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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Una barriera invisibile che protegge la vita</title>
		<link>https://noreporter.org/una-barriera-invisibile-che-protegge-la-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 22:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I diamanti super-profondi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">geopop.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un team internazionale di ricercatori&nbsp;ha pubblicato uno studio rivoluzionario sulla rivista GeoScienceWorld: analizzando diamanti super-profondi, gli scienziati hanno scoperto dettagli inediti sul ciclo del fosforo, uno dei mattoni fondamentali del DNA e di ogni organismo vivente, rivelando un meccanismo protettivo planetario finora sconosciuto. La ricerca, guidata dallo scienziato Qiwei Zhang – allora all&#8217;Università dell&#8217;Alberta e oggi alla Carnegie Institution for Science – ha dimostrato ancora una volta come i diamanti spesso agiscano come vere e proprie capsule del tempo, racchiudendo frammenti microscopici di minerali formatisi a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scoperta della tuite<br>Per comprendere la Terra profonda, gli scienziati si spingono dove l&#8217;uomo non potrà mai arrivare con le trivelle. Se il pozzo più profondo scavato dall&#8217;umanità si ferma ad appena 12 km, i diamanti super-profondi analizzati in questo studio si sono formati tra i 410 e i 700 km di profondità. Durante le analisi di laboratorio su un diamante rinvenuto nella regione di Juína, in Brasile, il dottor Zhang si è imbattuto in qualcosa di mai visto prima. Analizzando le microscopiche inclusioni del minerale attraverso la spettroscopia Raman, ha notato un&#8217;anomalia&nbsp;e ha dichiarato<br>Quello che ho trovato era uno spettro che il software non riusciva ad associare a nulla nel suo database.<br>Si trattava della tuite, un rarissimo fosfato ad alta pressione. Insieme a questo minerale, la presenza di stishovite – una forma densissima di quarzo – ha confermato che l&#8217;inclusione si era formata a temperature di almeno 500 °C inferiori rispetto al mantello circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una barriera invisibile che protegge la vita<br>La scoperta della tuite dimostra che il fosforo può effettivamente viaggiare fino al mantello inferiore, ma i modelli termodinamici sviluppati dal team rivelano che questo processo è incredibilmente inefficiente. Richiede infatti una subduzione – lo sprofondamento di una placca tettonica sotto un&#8217;altra – eccezionalmente fredda e ricca di calcio. Se queste condizioni insolite non si verificano, la placca fonde precocemente e rilascia il fosforo molto prima, rimandandolo verso l&#8217;alto. Il geologo Graham Pearson, co-autore dello studio, ha spiegato &nbsp;l&#8217;importanza di questo &#8220;freno&#8221; geologico:<br>Se il 90% del fosforo venisse subdotto nel mantello inferiore, avremmo una vera e propria crisi del fosforo sulla Terra. Al contrario, quasi tutto questo elemento viene letteralmente ‘riscaldato e strappato via&#8217; dalle placche oceaniche che affondano, rimanendo bloccato nella parte più superficiale del nostro pianeta.<br>Questa inefficienza nel riciclo profondo è in realtà una fortuna biologica. Senza questa barriera, la tettonica delle placche avrebbe pian piano &#8220;inghiottito&#8221; e sequestrato i nutrienti necessari alla biosfera, lasciando la superficie sterile. Secondo i ricercatori, questo effetto protettivo era ancora più forte nelle prime fasi della storia terrestre. Miliardi di anni fa, l&#8217;interno del pianeta era molto più caldo di oggi, il che rendeva quasi impossibile per le placche scendere in profondità senza fondere e rilasciare immediatamente il fosforo. Come conclude lo stesso Qiwei Zhang:<br>&#8220;Cerchiamo di comprendere meglio la Terra profonda per capire cosa accade in superficie. Ora che sappiamo perché è così difficile spingere il fosforo nel mantello profondo, comprendiamo meglio anche perché questo processo sia stato fondamentale per l&#8217;origine stessa della vita&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ceuta: anche i russi</title>
		<link>https://noreporter.org/ceuta-anche-i-russi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 10:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ci sono innocenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un corollario a quanto scritto ieri riguardo la cooperazione tra Russia, USA e Israele nella crisi ispano-marocchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo citato i finanziamenti della destra governativa americana al Marocco per la conquista di Ceuta e per ottenere il sabotaggio delle cooperazioni energetiche tra le due sponde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo ricordato come quest’ultimo sia un obiettivo primario di Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E la Russia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo fatto notare che la crisi di Ceuta è stata preceduta dall’improvvisa cessione di 30.000 tonnellate di benzina alla Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una coincidenza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altro giorno è stata scoperta l’esistenza di un sistema di gallerie sotterranee per avviare migranti dalla Bielorussia alla Polonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione Europea, che da qualche tempo ha modificato il suo atteggiamento verso i flussi, aveva dichiarato di essere preoccupata che Mosca avrebbe adoperato i migranti come arma spingendoli verso l’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non è una sorpresa. Da quando i russi hanno preso influenza nel Niger, hanno imposto che la legge che puniva i trafficanti di uomini venisse abrogata: il che ha rilanciato le migrazioni subsahariane che erano state ridotte da Macron che aveva, appunto, fatto introdurre quella legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il traffico di uomini verso il nord attraversa zone in cui sono presenti i russi, come il Sudan, e normalmente sbocca sul Mediterraneo dalla Libia, dalla parte che è controllata da Haftar, l’agente americano che i russi sostengono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lavrov e Putin</strong> hanno più volte ripetuto che avrebbero favorito le migrazioni africane per punire gli europei del colonialismo e per portarci al grado definito supremo di civiltà: quello meticcio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Ceuta non hanno fatto irruzione solo i marocchini ma parecchi subsahariani e africani di varie provenienze. Nelle interviste televisive si è notata la prevalenza proprio di sudanesi, ma anche la presenza di etiopi, gente di un paese che ha relazioni particolari con la Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro che sostenere che si tratti di un’operazione russa sarebbe errato, dato che è palesemente un’operazione americana, alla quale i russi si sono – come al solito – prestati con grande compiacimento. Ed è un’operazione gradita ad Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tant’è.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascio a chi si diverte a schierarsi in squadre di orchetti stabilire chi credano di combattere, mentre servono sempre lo stesso padrone e si perdono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Vem står bakom Ceuta?</title>
		<link>https://noreporter.org/vem-star-bakom-ceuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Det är alltid Jaltapartiets hantlangare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nemesis – det oundvikliga straffet – existerar.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Låt oss utgå från det.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Varje land i Mellanöstern som deltog i angreppet på Irak och i dödandet av Saddam Hussein fick förr eller senare betala priset för sitt deltagande – och till och med för sin de facto-medverkan, som i Syriens fall – genom politiska omvälvningar, inbördeskrig, regimkollapser eller regelrätta krig.</p>



<p class="wp-block-paragraph">De socialistiska regeringarna i Spanien införde&nbsp;<em>lagen om det historiska minnet</em>, som i praktiken förbjuder även minnet av de spanjorer som segrade i inbördeskriget mot den socialistisk-kommunistiska och frimurarstyrda internationalen, som ville förgöra Spanien. De lät till och med gräva upp kvarlevorna efter Francisco Franco och José Antonio och påbörjade nedmonteringen av&nbsp;<em>De stupades dal</em>, där människor från båda sidor av konflikten ligger begravda, innan Högsta domstolen satte stopp för det.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Både José Luis Rodríguez Zapatero, som inledde denna skamliga ikonoklastiska kampanj, och Sánchezklanen har fått betala priset genom omfattande brottsutredningar om misstänkt olaglig förmögenhetsuppbyggnad.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Samme Pedro Sánchez, som lättade på Spaniens invandringskontroller och nyligen drev igenom lagstiftning för att dela ut spanskt medborgarskap, är nu själv fångad av den våg av migranter som har strömmat in i Ceuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nemesis förlåter inte.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Om vi nu går ned på en lägre nivå – eftersom det jag nyss har behandlat är avsevärt viktigare; det fysiska är i slutändan, om än omedvetet, beroende av det metafysiska – finns det också konkreta förklaringar till den paramilitära aktionen i Ceuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Den första är, som jag nämnde i går*, att omintetgöra – eller åtminstone begränsa – energi- och industriavtalen mellan Spanien och Marocko. Den andra är att bidra till att tränga undan de euromediterrana länderna (Spanien, Frankrike, Italien och Grekland) från Medelhavets södra kust, en process som hänger samman med att det franska inflytandet drivs bort från Afrika.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Att den flagranta aktionen i Ceuta – som snarare var ett test än något annat – organiserades av delar av den marockanska säkerhetsapparaten är enligt min mening uppenbart och skamlöst. Men vem står bakom dem?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I går pekade jag på amerikanerna. I dag hävdar&nbsp;<em>Corriere della Sera</em>&nbsp;att den Trumpallierade högern – ett av de många &#8220;fyrtorn&#8221; för den yttersta högerns självdestruktiva dumhet – har tillhandahållit 20 miljoner dollar för att finansiera Marockos anspråk på Ceuta. Därtill är Marocko en av USA viktigaste allierade i Afrika och spelar en central roll i landets strategi att stycka upp kontinenten och samtidigt stänga ute européerna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Och knappast av en slump utnyttjade Andrea Stroppa, Elon Musks talesperson i Italien, Ceutakrisen i dag för att angripa Italiens Mattei-plan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Israel gläder sig dessutom över det som har hänt – inte bara därför att det ökar spänningarna mellan Europa och arabvärlden, utan också därför att landet, som sedan länge har utvecklats till ett energinav, ser Rabat som en strategisk partner. Som en kommentator skrev under min artikel i går:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>”Rabat utgör en grundläggande partner för att stärka Israels diplomatiska och kommersiella närvaro i Nordafrika och i hela Sahelregionen. De bilaterala handelsavtalen omfattar sektorer som högteknologiskt jordbruk, vattenförvaltning, förnybar energi och digital innovation.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Slutligen finns nyheten från häromdagen. Strax före händelserna i Ceuta importerade Ryssland – trots vad som bara kan beskrivas som allvarliga energiproblem, hur absurt det än kan låta – 30 000 ton bensin från Marocko, det vill säga från USA och Israels närmaste allierade i regionen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hur man än ser på saken – och jag beklagar att så många går vilse i sina egna politiska rollspel medan de jagar inbillade förkämpar – hamnar USA, Ryssland och Israel alltid på samma sida. De agerar var för sig, men i slutändan alltid mot oss.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Det är avgörande att förstå vilka aktörerna är och vilket spel de spelar, och att vi alltid värnar vår egen suveräna handlingsfrihet samtidigt som vi förblir vaksamma mot dem alla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Chi c&#8217;è dietro Ceuta?</title>
		<link>https://noreporter.org/chi-ce-dietro-ceuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 10:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre i compari del partito di Jalta</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Nemesi esiste e partiamo da questo postulato.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i paesi mediorientali che aggredirono l’Iraq e assassinarono Saddam hanno finito col pagare la loro partecipazione &#8211; e perfino la loro complicità di fatto, penso alla Siria – con rivolgimenti, guerre civili, crolli dei regimi, guerre vere e proprie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I governi socialisti hanno imposto in Spagna la “Ley de memoria” – che mette fuorilegge perfino il ricordo degli spagnoli che vinsero la guerra conto l’Internazionale socialcomunista e massonica che la voleva demolire. Hanno perfino dissepolto le spoglie di Francisco Franco e di José Antonio e iniziato a demolire il Valle de los Caídos, dove riposano Caduti di ambo i fronti, fino a che non sono stati fermati dalla Corte Suprema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia Zapatero, che iniziò questo ignobile procedimento inconoclastico, che il clan Sanchez, ne hanno pagato il prezzo con pesanti incriminazioni per sospetti arricchimenti illeciti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso Sanchez che ha allentato le reti d’ingresso per gli immigrati e ha recentemente promosso una legge per regalare la nazionalità spagnola, è ora inchiodato dalla massa di migranti che si è riversata su Ceuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Nemesi non perdona.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendendo su un piano più basso – perché quello che ho appena affrontato è di gran lunga il più importante visto che il fisico dipende anche inconsapevolmente dal metafisico – l’azione paramilitare di Ceuta ha a sua volta delle precise spiegazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima, ne accennavo ieri, è far saltare o almeno ridimensionare gli accordi energetici e industriali che legano Spagna e Marocco. La seconda è contribuire alla fuoriuscita delle nazioni euromediterranee (Spagna, Francia, Italia, Grecia) dalla sponda sud, il che si collega all’espulsione dei francesi dall’Africa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che l’invasione plateale, più che altro un test, di Ceuta sia stata organizzata da settori delle stesse forze dell’ordine marocchine è cosa evidente e sfacciata. Ma chi hanno dietro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri parlavo degli <strong>americani</strong>. Sul Corriere della Sera di oggi si sostiene che la destra trumpiana – uno dei tanti “fari” dello stupidismo destroterminale – abbia versato 20 milioni di dollari per finanziare la causa della conquista marocchina di Ceuta. In sopraggiunta il Marocco è uno dei principali alleati americani nell’Africa e nel suo progetto di spartizione con estromissione degli europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non a caso, Stroppa, il portaparola di Musk, oggi ha approfittato della crisi di Ceuta per attaccare il Piano Mattei</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Israele</strong> poi è felicissimo di quanto accaduto, non soltanto per l’aumento di tensione euro-arabe ma perché, da tempo divenuto hub energetico, cito da un commento al mio articolo di ieri: “Rabat rappresenta un partner fondamentale per rafforzare la propria presenza diplomatica e commerciale nel Nord Africa e verso la regione del Sahel. Settori produttivi: gli accordi commerciali bilaterali toccano campi come l&#8217;agricoltura hi-tech, la gestione idrica, le energie rinnovabili e l&#8217;innovazione digitale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine la notizia dell’altro giorno. Proprio nell’imminenza dell’attacco a Ceuta, la <strong>Russia</strong>, in piena difficoltà energetica – fa ridere ma è così – ha importato 30.000 tonnellate di benzina proprio dal Marocco. Ovvero dal migliore alleato di USA e Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gira che ti rigira – spiacente per quelli che si perdono nei propri giochi di ruolo appresso a un campione immaginario – USA, Russia e Israele sono sempre assieme e manovrano separate ma sempre contro di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale capire quali sono i giocatori e i giochi e perseguire sempre e comunque la nostra sovrana autonomia, guardandoci da tutti loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ceuta addio?</title>
		<link>https://noreporter.org/ceuta-addio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È  stata  o sarà venduta al Marocco?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nelle relazioni bilaterali promosse da Sanchez si parla di contenimento marocchino dell&#8217;immigrazione, ma questo è quanto è davvero successo! Perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli accordi stipulati a partire dal 2022 sembrano favorevoli per la Spagna perché le assicurano in teoria l&#8217;accesso all&#8217;elettricità rinnovabile, tramite una connessione con il Marocco, fornitissimo di eolico e solare, nonché l&#8217;utilizzo preferenziale dell&#8217;idrogeno verde prodotto in Marocco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accordo prevede anche che le imprese spagnole si occupino della costruzione e dello sviluppo dei nuovi impianti in Marocco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque della due l&#8217;una O Sanchez ha venduto Ceuta in cambio di questi risultati, oppure degli antagonisti della Spagna (inglesi ma più probabilmente americani), facendo esplodere la crisi difficilmente risolvibile di Ceuta, vogliono impedire che le imprese spagnole s&#8217;impiantino in Africa e vogliono sostituirle. Peraltro lo sviluppo di un polo energetico tra Spagna e Marocco non conviene agli interessi americani.</p>
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		<title>Neutrini e antineutrini</title>
		<link>https://noreporter.org/neutrini-e-antineutrini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 22:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie al gadolinio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">elettronici</p>



<p class="wp-block-paragraph">I neutrini sono particelle con caratteristiche particolari: interagiscono con la materia solo attraverso l’interazione debole, senza subire l’effetto della gravità né interagire con la luce, e hanno massa trascurabile. Queste peculiarità permettono loro di viaggiare quasi indisturbati nello spazio, e allo stesso tempo li rendono particolarmente difficile da rilevare. Tra i processi che li producono ci sono le esplosioni di supernove. In particolare, il flusso integrato di neutrini provenienti da tutte le supernove nel corso della storia cosmica, dall’universo primordiale ad oggi, costituisce il fondo diffuso di neutrini da supernova (Dsnb, dall’inglese diffuse supernova neutrino background).<br>Ora per la prima volta è stata rilevata una traccia di questo fondo diffuso. Il merito del traguardo è della Collaborazione Super-Kamiokande, un gruppo internazionale costituito da circa 250 ricercatori provenienti da 60 università e istituti di ricerca. I risultati della ricerca sono stati presentati il 25 giugno scorso in occasione di Neutrino 2026: XXXII International Conference on Neutrino Physics and Astrophysics, conferenza sui neutrini tenutasi presso l’Università della California, Irvine, negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sin dalla nascita dell’universo, i neutrini emessi dalle supernove si sono diffusi nello spazio e si sono accumulati nel corso del tempo. Crediti: Kamioka Observatory, Institute for Cosmic Ray Research, Università di Tokyo<br>«L’osservazione della prima traccia al mondo della presenza di un fondo diffuso di neutrini da supernova è un risultato di grande significato ed è stato un obiettivo a lungo perseguito sin dall’inizio del progetto Super-Kamiokande», dice Hiroyuki Sekiya dell’Università di Tokyo, portavoce dell’esperimento.<br>Super-Kamiokande è un enorme osservatorio sotterraneo situato a mille metri di profondità nella prefettura di Gifu, in Giappone. Rileva la radiazione Čerenkov prodotta quando i neutrini interagiscono con l’acqua, utilizzando una vasca da 50mila tonnellate di acqua e circa 13mila tubi fotomoltiplicatori installati sottoterra. Questo permette di poter rilevare i neutrini e ridurre al minimo il rumore di fondo prodotto ad esempio dai raggi cosmici.<br>Per sintonizzarsi sul segnale, il team di ricerca ha condotto un’analisi dettagliata di circa cinquemila giorni – quasi 14 anni – di dati osservativi, combinando due fasi di raccolta dati che prevedevano l’uso di acqua ultrapura o di acqua ultrapura con l’aggiunta di gadolinio, un metallo che migliora la rilevazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impianto Super-Kamiokande.<br>L’aggiunta di gadolinio consente di distinguere e rilevare in modo più efficace i segnali provenienti dagli antineutrini elettronici, l’antiparticella del neutrino elettronico. Crediti: Kamioka Observatory, Institute for Cosmic Ray Research, Università di Tokyo<br>Il team ha individuato un segnale in eccesso statisticamente significativo nella fascia di energia dei neutrini compresa tra 13,3 e 81,3 megaelettronvolt. Il segnale viene descritto come un’indicazione, piuttosto che come una rilevazione definitiva, perché, sebbene non possa essere spiegato come una fluttuazione casuale, la sua significatività a 2,6 sigma non soddisfa ancora la soglia di scoperta, fissata a 5 sigma.<br>«Stiamo già pianificando di integrare le osservazioni in corso presso Super-Kamiokande con quelle del suo successore, Hyper-Kamiokande, per migliorare ulteriormente la sensibilità nei futuri studi collaborativi», dice Yosuke Ashida dell’Università di Tohoku. Rilevare il fondo diffuso di neutrini da supernova fornirebbe uno strumento osservativo per ricostruire quantitativamente la storia della nucleosintesi e della formazione stellare nell’universo, e perciò anche di verificare i modelli teorici. I risultati attuali potranno quindi contribuire a una migliore comprensione dell’evoluzione chimica dell’universo.</p>
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		<title>Il Martello di Thor</title>
		<link>https://noreporter.org/il-martello-di-thor-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 22:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Demolitore, Creatore di fulmini</p>
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<p class="wp-block-paragraph">storicang</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mjölnir, un martello così potente da poter distruggere montagne ed eserciti interi, è senza dubbio uno dei simboli più conosciuti della mitologia norrena, oggi reso popolare da film e serie TV. Nonostante ciò, in pochi conoscono le sue vere origini, così come i molteplici poteri dell’arma che manteneva al potere gli dei di Asgard.<br>La sua storia inizia, come non potrebbe essere altrimenti, con uno scherzo pesante di Loki. Il dio dell’inganno invidiava profondamente l’amore che Thor provava per sua moglie Sif e decise di vendicarsi intrufolandosi in casa loro mentre dormivano per rasare la testa della dea. Infuriato, il dio del tuono inseguì Loki attraverso i nove regni finché questi, messo alle strette, gli promise di offrirgli un dono con cui compensare l’offesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forgiato dai nani<br>Con la sua vita appesa a un filo, il furbo Loki si recò a Nidavellir, la dimora dei nani, dove sfidò i fratelli Sindri e Brok a forgiare tre tesori migliori di quelli che i loro colleghi fabbri avevano già consegnato agli dei. Se avessero fallito, il dio li avrebbe portati via senza pagare nulla, ma se li avessero superati Loki avrebbe dovuto pagare con la sua testa.<br>I due nani si misero dunque al lavoro nella loro fucina, disturbati da una mosca che in realtà non era altro che Loki trasformato. Sindri iniziò mettendo una pelle di maiale sul fuoco e lavorandola mentre suo fratello azionava il mantice, nonostante i morsi della mosca-Loki al braccio. Da questo primo lavoro nacque Gullinbursti, un cinghiale magico che avrebbero poi donato alla dea Freya.<br>Di nuovo i fratelli si rimisero al lavoro, gettando oro nella forgia e fondendolo fino a formare l’anello Draupnir, che possedeva il potere di moltiplicarsi all’infinito. Il terzo e ultimo tesoro sarebbe stato un martello, perciò, dopo aver portato all’incandescenza alcuni lingotti di ferro, Brok tornò ad azionare il mantice. Disperato, Loki punse il nano in un occhio, cosa che lo distrasse per un istante dall’incudine e lasciò il manico dell’artefatto incompleto.<br>Nonostante ciò, l’arma risultante superava di gran lunga tutte le esistenti, e gli dei proclamarono i nani vincitori del concorso, i quali donarono felicemente il martello a Thor.<br>Il furbo Loki, da parte sua, riuscì a salvarsi sostenendo che, sebbene avesse promesso la sua testa, non aveva detto nulla del collo, quindi non poteva essere decapitato. Infuriati, i fratelli presero un ago e gli cucirono la bocca con un cordoncino di cuoio, affinché smettesse di ingannare tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’arma leggendaria<br>La nuova arma fu battezzata con il nome di Mjölnir &#8211; “demolitore” o “creatore di fulmini” a seconda delle fonti &#8211; e possedeva poteri tanto straordinari quanto quello di tornare sempre alla mano del suo proprietario dopo essere stata scagliata, oltre a essere completamente indistruttibile e poter diventare così piccola da entrare nella tasca di Thor. Il suo unico difetto era avere il manico troppo corto, ma per aiutare il dio a impugnarlo i nani gli donarono dei guanti magici che miglioravano la presa e una cintura che raddoppiava la sua forza.<br>Così equipaggiato, il dio del tuono divenne il guerriero più temibile di Asgard, sconfiggendo numerosi giganti e mostri che sfidavano gli dei. Ma Mjölnir non aveva solo il potere di distruggere: poteva anche garantire fertilità ai novelli sposi e persino resuscitare le capre che trainavano il suo carro, che Thor mangiava quando gli veniva fame durante i viaggi.<br>Un artefatto così potente suscitò naturalmente il desiderio e l’invidia di molti, come il gigante Thrym, che lo rubò a Thor mentre questi dormiva nel suo palazzo di Asgard. Sconvolto, il dio si rivolse a Loki, il quale, dopo aver scoperto il colpevole, gli chiese cosa potessero offrire gli dei in cambio. Senza esitazione, Thrym pretese di sposare la più bella tra loro: Freya.<br>Un simile matrimonio era impensabile per gli dei, così Loki convinse Thor a fingersi la dea e a recuperare il martello durante le nozze. Il dio del tuono fu quindi costretto a travestirsi in modo piuttosto comico, indossando abiti femminili, rasandosi e assumendo una voce acuta, del tutto diversa dalla sua.<br>Che fosse per la recitazione di Thor o per gli incantesimi di Loki, Thrym credette all’inganno, anche se si stupì della mancanza di buone maniere della sua sposa a tavola. Terminato il banchetto, i suoi uomini portarono il martello per deporlo sul grembo della nuova sposa e così benedire il matrimonio: in quel momento Thor colse l’occasione per afferrarlo e uccidere tutti i presenti.<br>Dato il suo grande significato nella mitologia norrena, non sorprende che i vichinghi fossero soliti portare amuleti a forma del martello di Thor come protezione contro malattie e tempeste, oltre a usarli per favorire la fertilità delle loro mogli e del bestiame.<br>Per questo motivo gli archeologi hanno ritrovato numerosi pendenti di Mjölnir in tutta la Scandinavia, in Islanda e in Inghilterra: un simbolo che veniva anche inciso sulle pietre runiche per proteggere i defunti nel loro passaggio verso l’aldilà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il martello di Thor era così popolare che sopravvisse persino dopo l’adozione del cristianesimo, quando i nuovi credenti portavano un “martello-croce” con cui potevano evitare le persecuzioni religiose. Ancora oggi viene utilizzato, sia come gioiello sia come simbolo della comunità neopagana che cerca di rivitalizzare i miti e le leggende del mondo vichingo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Perché un sì gran pianto di stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>per l'aria tranquilla arde e cade</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella notte di San Lorenzo, in un prato di montagna a lume del firmamento, a caccia di stelle cadenti. “Eccola! Tu l’hai vista?”. Chiaramente no. Troppo veloci, troppo rare, troppo piccole le strisciate perché due occhi, casualmente, si posino sullo stesso millimetro di cielo. Troppo veloci, soprattutto. Un po’ come i gamma ray burst (Grb): lampi rapidissimi catturati e segnalati da uno strumento apposito a cui gli astronomi cercano di dare un volto guardandoli, il più velocemente possibile, con altri occhi diversi fra loro. Il 26 gennaio 2026, per la prima volta, sono riusciti a osservarne uno a lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche pochi minuti dopo la sua scoperta, grazie a una nuova modalità di risposta rapida implementata al Submillimeter Array (Sma), alle Hawaii. I risultati sono pubblicati su The Astrophysical Journal Letters.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’allerta dell’evento in questione, il Grb 260127A, è arrivata in maniera automatica dal satellite Neil Gehrels Swift Observatory. L’intera sequenza si è svolta quasi completamente senza intervento umano. Entro 90 secondi l’operatore di turno era stato avvisato, e in meno di quattro minuti il telescopio era già in movimento per avviare le osservazioni, iniziate 12,6 minuti dopo il segnale di Swift. Contemporaneamente, il fenomeno era stato osservato anche nell’ottico e ai raggi X, e Sma è riuscito a individuare una sorgente proprio in prossimità dei bagliori rilevati nelle altre lunghezze d’onda. Due giorni dopo, le osservazioni sono state ripetute, ma questa volta non si è visto nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Grb sono le esplosioni più luminose dell’universo: brevi ma straordinariamente intense emissioni prodotte dai getti di materia generati durante il collasso di stelle massicce o dalla fusione di oggetti compatti, come le stelle di neutroni. Alla prima esplosione segue un bagliore residuo (chiamato afterglow) che i telescopi nei raggi X e nell’ottico riescono da tempo a osservare nel giro di pochi secondi o minuti, a differenza degli strumenti operanti alle lunghezze d’onda millimetriche che finora arrivavano con un ritardo notevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio di fenomeni come i Grb fa parte di una branca dell’astronomia, chiamata time-domain astronomy, che studia gli oggetti e i fenomeni che cambiano nel tempo, osservandoli nel momento in cui avvengono e seguendone l’evoluzione. L’idea riflette un po’ la differenza tra una fotografia e un film: l’astronomia tradizionale scatta una fotografia del cielo, mentre la time-domain astronomy realizza un film, cercando di individuare fenomeni improvvisi o transienti e seguendone l’evoluzione minuto dopo minuto, giorno dopo giorno o anno dopo anno. Nel caso dei Grb, i tempi sono strettissimi e rispondere prontamente all’avviso generato in seguito alla loro individuazione è fondamentale. Per questo la nuova funzionalità di Sma è così preziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il tempo di risposta di 13 minuti rappresenti un traguardo senza precedenti – il nuovo sistema riduce i tempi di risposta di circa due ordini di grandezza rispetto a quelli tipici dei telescopi operanti alle lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche – i ricercatori si aspettano di riuscire a implementare ulteriori miglioramenti al sistema per ridurre i tempi di risposta fino ad appena 2-3 minuti, con la possibilità di raggruppare in serie le osservazioni di più oggetti per garantire un’elevata produttività. Non solo: questa nuova modalità consente di alternare, in modo semiautomatico, le osservazioni in risposta agli alert con osservazioni più “standard”, permettendo all’array di effettuare misurazioni con la precisione dei millijansky nel giro di pochi minuti, e con un impatto minimo sugli altri programmi scientifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È stato straordinario assistere a tutto questo in tempo reale», dice Garrett Keating, astrofisico del Center for Astrophysics | Harvard &amp; Smithsonian (CfA), nel Massachusetts, e vice direttore dello Sma, primo autore dell’articolo che descrive lo sviluppo del sistema di risposta rapida. «Essere in grado di reagire e processare i dati con questa velocità rappresenta un cambiamento radicale rispetto al normale funzionamento dello Sma, ma era fondamentale per osservare un fenomeno in cui ogni minuto conta. Era la prima volta che l’intero sistema operava nella sua configurazione completa. Abbiamo imparato molto da questa esperienza e pensiamo di poter ridurre ulteriormente il tempo di risposta fino a soli due o tre minuti.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che le osservazioni di follow-up effettuate due giorni più tardi abbiano mostrato che la sorgente si era affievolita, inoltre, rafforza l’ipotesi che lo Sma abbia effettivamente osservato il bagliore residuo di un evento transiente e non una galassia di fondo a emissione costante. Superata con successo la prima prova, parte ufficialmente Sma Sprints (Sma Sub/millimeter Program to Rapidly Investigate Novel Time-domain Sources), un programma progettato per sfruttare lo Sma e il suo aggiornamento a larga banda, denominato wSma, al fine di effettuare osservazioni di follow-up rapide, sensibili e flessibili degli eventi transienti nel cielo variabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Peppino di Capri e Donna Rachele</title>
		<link>https://noreporter.org/peppino-di-capri-e-donna-rachele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 23:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Graffiti di un'epoca garbata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Era l’estate in cui a Castiglioncello girarono “Il sorpasso”, con <strong>Gassman</strong>, <strong>Trintignan</strong> e <strong>Catherine Spaak</strong>, ma era anche l’anno in cui “a Saint-Tropez la luna si alzava con te e ballava il twist”. Passò di lì per una serata quello che tutti consideravano un mostro sacro, <strong>Peppino di Capri</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me, che villeggiavo (come si diceva allora) in quella località marina della Toscana, egli era un vecchio, come tutti gli adulti. Ho scoperto poi che allora non aveva ancora compiuto 23 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Praticamente dalla mia infanzia fino ad oggi c’è stato sempre in sottofondo uno straordinariamente mutevole <strong>Peppino di Capri</strong>, che ha cambiato più volte stile, sempre con molto estro e grande professionalità. Innovatore, modernissimo, si ripropose in varia veste anche dopo l’esplosione dei beat e della musica elettronica e con successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è di questo che voglio parlarvi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tempo fa qualcuno – forse <strong>Benizzi Ferrini</strong>, ma non ci giuro &#8211; mi raccontò che da giovane, il cantante caprese andò a trovare più volte <strong>Donna Rachele</strong> ad Ischia, e probabilmente anche la figlia <strong>Edda</strong>, che aveva una casa a Capri. Possibile? Sì. E dopo qualche giorno di ricerca devo ringraziare <strong>Curzio Vivarelli</strong> per avermi fornito la chiave per capire come mai ciò possa essere accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Donna Rachele </strong>visse in una sorta di soggiorno coatto ad Ischia dal 1945 al 1957. Percepiva una pensione piuttosto grama, ma era amata dagli isolani, sia capresi che ischitani. Che non solo le offrivano pesce, frutti di mare e formaggi ma che, quando aveva bisogno di qualche lavoretto si facevano in quattro per svolgerlo e poi, al momento di essere pagati, sparivano per non incassare. Un po’ come la storia della maestra in <em>Don Camillo</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla di strano quindi che <strong>Peppino di Capri </strong>andasse a trovare <strong>Donna Rachele</strong> e che, magari, le cantasse le sue canzoni. Non era necessario essere fascisti per farlo: a quei tempi il rispetto reciproco si sapeva cosa fosse e, comunque, l’amore per la moglie del Duce era diffuso e trasversale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è però, forse, qualcosa di più. Con la sua passione per i motori e le macchine fuori serie, Peppino di Capri era diventato molto amico del fascistissimo <strong>Enzo Ferrari</strong> e di <strong>Ferruccio Lamborghini</strong> che, a Creta, nel 1943 aveva scelto di non tradire la patria e di non seguire il re fuggiasco alla corte degli invasori angloamericani. Qualsiasi fosse l’orientamento politico del giovane cantante, le sue principali amicizie erano molto, ma molto, vicine a <strong>Donna Rachele</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace ricordarlo così, insieme a quei giganti e a quella grande donna.<br>A prescindere da cosa votasse, che non è dato sapere, quel modo di essere e di fare resta gigantesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Era, ribadisco, un’altra epoca. A Roma, alla Casina dei Pini, a Villa Massimo, giocavano a carte insieme<strong> Giorgio Almirante</strong>, il comunista <strong>Eduardo De Filippo </strong>e vari registi del cinema realista. E questo lo so perché con loro giocavano anche i miei genitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era uno slancio verso il futuro che non era prigioniero dell’odio e del rancore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era quell’Italia bellissima e perfino educata che bene hanno rappresentato sugli schermi <strong>Ugo Tognazzi</strong>, <strong>Raimondo Vianello</strong>, <strong>Walter Chiari</strong>, <strong>Mario Carotenuto</strong>. Oddio, è vero che parliamo di tutta gente che nel 1943 aveva scelto la RSI…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, diciamo che era qualcosa di più ampio e di meno microcefalo di oggi, abbastanza trasversale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era un’Italia che voleva ricostruirsi dopo la guerra e confidava nel futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo però era ostaggio di una classe politica corrotta e meschina che è stata una prerogativa nazionale fin dal 1861 con ben poche eccezioni personali e una sola eccezione temporale oggettiva che si colloca tra le due guerre mondiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prima Italia corrispondeva, come anima, stile e comportamenti, <strong>Peppino di Capri</strong> e il suo legame <strong>alla Guareschi</strong> con <strong>Donna Rachele</strong> ne è un esempio garbato, onesto e silenzioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se oggi non si usa più – o non si usa ancora – comportarsi così, ragion di più dobbiamo rendergli omaggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cameriere: champagne!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La materia e la matematica</title>
		<link>https://noreporter.org/la-materia-e-la-matematica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 22:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla soglia critica dove impazzisce lo spazio-tempo</p>
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<p class="wp-block-paragraph">O un frattale concentrico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginate di concentrare una quantità immensa di energia in un singolo punto. I destini possibili sembrano essere solo due: o l’energia si disperde nuovamente nello spazio vuoto, oppure la gravità ha la meglio, facendola collassare in un buco nero. Ma cosa succede esattamente sulla linea di confine tra questi due scenari? A dare una risposta matematica a questo interrogativo è ora uno studio puramente teorico, condotto da ricercatori delle università di Vienna e Francoforte, pubblicato su Physical Review Letters il mese scorso.<br>Fino a oggi, il comportamento della materia su questo confine precario era un mistero quasi impenetrabile. Negli anni ’90, il fisico Matthew Choptuik scoprì che su questa soglia critica è come se lo spaziotempo impazzisse, creando uno stato intermedio altamente instabile. «A volte basta una causa minuscola, apparentemente insignificante, per innescare un cambiamento enorme e drammatico. Prendiamo ad esempio l’acqua liquida a zero gradi Celsius», dice Daniel Grumiller, tra gli autori del nuovo studio. «È sufficiente un cambiamento minimo perché l’acqua si congeli. A quel punto, le molecole d’acqua si dispongono spontaneamente in una struttura regolare e formano un cristallo di ghiaccio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che le equazioni di Einstein in quattro dimensioni sono così complesse che questo “collasso critico” poteva essere studiato solo tramite pesanti simulazioni al computer. Per aggirare l’ostacolo e trovare finalmente una soluzione analitica esatta, con carta e penna, gli autori della nuova ricerca hanno utilizzato una scorciatoia matematica tanto elegante quanto insolita: hanno imposto la condizione di energia alla soglia critica utilizzando un campo scalare privo di massa, calato in uno spaziotempo a infinite dimensioni. La necessità di usare un campo non massivo deriva dal fatto che solo così si evita di introdurre una lunghezza fissa (lunghezza d’onda Compton), preservando l’esattezza matematica della soluzione. Ma perché aggiungere dimensioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il nostro universo ha quattro dimensioni: tre spaziali e una temporale», spiega Christian Ecker, primo autore dello studio. «Ma in linea di principio, nulla ci impedisce di scrivere equazioni fisiche per un numero maggiore di dimensioni: cinque, quarantadue o persino un numero infinito». L’aver portato le dimensioni a infinito è servito per “arginare” matematicamente le onde gravitazionali. In uno spaziotempo a quattro dimensioni, infatti, le continue oscillazioni del campo tra implosione ed esplosione genererebbero turbolenze che modificherebbero il campo stesso, rendendo il calcolo impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato di questo stato critico isolato è una soluzione analitica chiamata autosimilarità discreta: un frattale concentrico che mantiene lo stesso pattern via via che si fa zoom verso il centro del collasso. Questo schema geometrico che si ripete su scale di grandezza sempre più piccole è il motivo per cui ci si riferisce a esso come a un cristallo spaziotemporale<br>«Questo cristallo è un oggetto davvero singolare e affascinante», riprende Grumiller. «Si tratta di una sorta di stato intermedio, un punto instabile che può evolversi in due direzioni diverse. Potrebbe dissolversi di nuovo, lasciando uno spaziotempo ordinario. Ma se viene aggiunta una minuscola quantità di energia, l’evoluzione prende una piega completamente diversa: l’insignificante cristallo spaziotemporale si trasforma in un buco nero».<br>Siccome il pattern si ripete a scale via via più microscopiche prima che l’equilibrio si rompa, queste soluzioni dimostrano la possibilità teorica di generare buchi neri di dimensioni infinitesime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente le ipotesi di partenza sono delle astrazioni matematiche, ma il risultato fornisce uno strumento formidabile per sondare i limiti della relatività generale e capire come la gravità si comporti in condizioni estreme. Inoltre, questa dinamica teorica potrebbe offrire nuovi indizi sulla formazione dei buchi neri primordiali, nati dal caos dell’universo neonato.<br>«La nostra tecnica si è rivelata straordinariamente stabile. A seconda della precisione desiderata, possiamo migliorare sistematicamente le nostre formule ricorrendo a ulteriori metodi di approssimazione», conclude Florian Ecker. «Questo ci offre un nuovo metodo per studiare fenomeni legati ai buchi neri che in precedenza non potevano essere analizzati analiticamente».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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