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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Sono quasi umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 22:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Darwin aveva torto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Evoluzione?</p>



<p>Documentato il primo caso di &#8216;guerra civile&#8217; tra scimpanzé, che ha portato alla scissione della più grande comunità conosciuta al mondo in due gruppi rivali: un evento rarissimo che, secondo studi genetici, si verificherebbe in media ogni 500 anni.<br>Il conflitto, segnato anche dall’uccisione di esemplari adulti e cuccioli, è stato ricostruito grazie a trent’anni di osservazioni sul campo nel Parco Nazionale di Kibale, in Uganda. I risultati dello studio, che offrono nuove chiavi di lettura per comprendere le dinamiche dei conflitti anche tra gli esseri umani, sono pubblicati su Science da un gruppo di ricerca guidato dall&#8217;antropologo Aaron Sandel dell&#8217;Università del Texas a Austin.</p>



<p>La comunità di scimpanzé di Ngogo si è dimostrata coesa per i primi vent&#8217;anni dello studio. Nel 2015, però, sono emersi i primi segnali di polarizzazione: i gruppi occidentale e centrale hanno iniziato a evitarsi sempre più. Questo cambiamento ha coinciso con una riorganizzazione della gerarchia di dominanza maschile ed è avvenuto un anno dopo la morte di diversi maschi adulti, che probabilmente fungevano da &#8216;ponti&#8217; mantenendo coesa la comunità più ampia. La scissione si è completata nel 2018, quando gli scimpanzé hanno dato vita a due gruppi distinti (occidentale e centrale) con territori separati. A quel punto è seguita una serie di attacchi mortali da parte del gruppo occidentale contro membri di quello centrale. Tra il 2018 e il 2024, i ricercatori hanno osservato direttamente, o ricostruito con alto grado di certezza, sette attacchi contro maschi adulti e 17 contro cuccioli. &#8220;Ciò che colpisce particolarmente &#8211; sottolinea Sandel &#8211; è che gli scimpanzé stanno uccidendo ex membri del proprio gruppo. Le nuove identità di gruppo stanno prevalendo su relazioni cooperative che esistevano da anni&#8221;.</p>



<p>In molte specie di primati, i grandi gruppi si dividono regolarmente in gruppi più piccoli, spesso riducendo la competizione per le risorse. Ma negli scimpanzé, le scissioni permanenti sono molto rare. L&#8217;unico caso precedentemente segnalato risale agli anni Settanta a Gombe, in Tanzania, durante il lungo studio di Jane Goodall. Ma quel caso è rimasto oggetto di dibattito, in parte perché gli scimpanzé venivano nutriti dai ricercatori.<br>&#8220;Se le dinamiche relazionali da sole possono generare polarizzazione e conflitti letali negli scimpanzé, senza linguaggio, etnia o ideologia, allora negli esseri umani questi marcatori culturali potrebbero essere secondari rispetto a qualcosa di più fondamentale&#8221;, afferma Sandel. &#8220;Se ciò fosse vero, potremmo avere la possibilità di ridurre i conflitti sociali nelle nostre vite personali&#8221;.</p>



<p></p>
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		<title>Imagine</title>
		<link>https://noreporter.org/imagine-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I wonder if you can</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è solo cervello</p>



<p>L&#8217;immaginazione non è la mera riproduzione nel cervello di determinate percezioni sensoriali, bensì un’attività più complessa che coinvolge funzioni cognitive di livello superiore che ci aiutano a imparare, pianificare ed evitare pericoli senza doverne necessariamente fare esperienza diretta.<br>Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Neuron dai ricercatori della Nothwestern University negli Stati Uniti.<br>&#8220;Quando si chiede a qualcuno di immaginare il suono di una festa di compleanno per bambini, non si limita a sentirlo, ma visualizza automaticamente anche la scena&#8221;, osserva il neurologo Rodrigo Braga, coordinatore dello studio. &#8220;È logico che l&#8217;immaginazione operi in questo spazio olistico di livello superiore, dato che la usiamo per pianificare, comprendere e ipotizzare&#8221;.<br>+<br>I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver sottoposto otto volontari alla risonanza magnetica funzionale per valutare l&#8217;attività del loro del cervello mentre immaginavano diversi scenari. Per ciascun partecipante sono state mappate le reti sensoriali e associative nel cervello, confrontando poi l&#8217;attività cerebrale durante l&#8217;immaginazione con l&#8217;attività durante la percezione effettiva. Si è così scoperto che l&#8217;attività cerebrale correlata all&#8217;immaginazione e quella legata alla percezione si sovrappongono nelle aree associative di livello superiore, non nelle aree sensoriali primarie. &#8220;<br>Quando le persone immaginano scene complesse o un dialogo interiore, la maggiore sovrapposizione con la percezione si verifica nelle fasi successive, dove la sensazione è già stata trasformata in significato&#8221;, sottolinea Braga. &#8220;Queste aree associative sono particolarmente interessanti perché sono notevolmente più estese nel cervello umano rispetto ai nostri antenati evolutivi più prossimi; inoltre permettono agli esseri umani di fare cose in cui siamo particolarmente avanzati, come comunicare usando il linguaggio&#8221;.<br>I partecipanti allo studio hanno riferito di percepire immagini mentali molto più vivide durante l’immaginazione di scene e sensazioni uditive altrettanto realistiche quando pensavano a discorsi o parole.</p>
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		<title>Paint in black</title>
		<link>https://noreporter.org/paint-in-black/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cuore nero</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>wired.it</p>



<p>Si è formato nella prima frazione di secondo dopo il Big Bang. È questo ciò che rende speciale un buco nero primordiale. E che ora, grazie a un recente segnale del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (Ligo), potremmo aver finalmente ottenuto la prima prova diretta della sua esistenza. A raccontarlo in uno studio pubblicato sul server pre-print arXivsono stati gli astrofisici Alberto Magaraggia e Nico Cappelluti, dell&#8217;Università di Miami, che, sebbene potrebbero volerci ancora tempo per dimostrarlo, potrebbero essere sul punto di scoprire l&#8217;esistenza dei buchi neri primordiali e il ruolo che svolgono in uno dei più grandi misteri della cosmologia.</p>



<p>I buchi neri primordiali<br>I buchi neri, ricordiamo brevemente, sono solitamente causati dal collasso di una stella supernova, ma gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che i buchi neri primordiali potessero essere esistiti anche nei primissimi istanti dell&#8217;Universo, senza la necessità di una stella. Fino ad oggi, tuttavia, questi fenomeni cosmici sono puramente teorici, ma se confermati potrebbero finalmente aiutarci a spiegare diverse cose, tra cui la natura della materia oscura, la sostanza invisibile che costituisce circa l&#8217;85% di tutta la materia nell&#8217;Universo. &#8220;Crediamo che il nostro studio contribuirà a confermare la loro effettiva esistenza&#8221;, ha commentato Cappelluti.</p>



<p>Il segnale captato da Ligo<br>Il nuovo studio si basa sulla recente potenziale scoperta di un buco nero subsolare, quando un segnale insolito captato da Ligo ha indicato una collisione in cui uno degli oggetti pesava meno di una massa solare, suggerendo la potenziale presenza di un buco nero primordiale. &#8220;I buchi neri più comuni si formano a seguito di una supernova, ovvero la morte di una stella massiccia&#8221;, ha spiegato l&#8217;esperto. &#8220;Pertanto, le loro masse possono variare da poche volte la massa del Sole a miliardi di masse solari”. I buchi neri primordiali, d&#8217;altra parte, dovrebbero avere masse molto inferiori.</p>



<p>Il rilevamento di un buco nero primordiale<br>Sebbene non sia escluso che il segnale sia un falso allarme dovuto al rumore generato dai giganteschi rivelatori di Ligo, gli autori del nuovo studio sono convinti che l&#8217;esistenza di un buco nero primordiale con massa subsolare sia la spiegazione più probabile. Stimando quanti buchi neri primordiali possono esistere nell&#8217;Universo e quanti di questi Ligo dovrebbe essere in grado di rilevare, sono infatti giunti alla conclusione che i buchi neri subsolari come quello che Ligo potrebbe aver osservato dovrebbero essere effettivamente rari, coerentemente con la scarsa frequenza con cui tali eventi sono stati osservati finora. “Il nostro studio suggerisce che la spiegazione più plausibile per il segnale Ligo, che non trova alcuna spiegazione astrofisica convenzionale, sia il rilevamento di un buco nero primordiale&#8221;, ha commenta Cappelluti. &#8220;E la nostra ricerca indica che questi buchi neri primordiali potrebbero rappresentare una parte significativa, se non la totalità, della materia oscura”.</p>



<p>Studi futuri<br>Dato che servirà ancora molto lavoro per far luce sul segnale di Ligo, bisognerà aspettare sperando che l&#8217;osservatorio rilevi un altro segnale insolito proveniente da quello che potrebbe essere un buco nero primordiale. Inoltre, con il continuo aggiornamento di Ligo e l&#8217;entrata in funzione di nuovi strumenti, come l&#8217;Interferometer Space Antenna (LISA) dell&#8217;Agenzia spaziale europea, un rilevatore di onde gravitazionali il cui lancio è previsto per il 2035, potremmo riuscire a individuare un numero maggiore di buchi neri primordiali per verificarne l&#8217;esistenza. “Ligo ha raccolto prove molto forti dell&#8217;esistenza di questi tipi di buchi neri. Ma dovremo rilevare un altro segnale simile, o anche diversi altri, per avere la conferma definitiva della loro esistenza&#8221;, ha concluso Cappelluti. &#8220;Quel che è certo è che non si può escludere la loro esistenza&#8221;.</p>
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		<title>Rigettare l&#8217;ideologia dell&#8217;impotenza!</title>
		<link>https://noreporter.org/rigettare-lideologia-dellimpotenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 23:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Idealizzare ogni distorsione e qualsiasi brutalità per mascherare la propria intima debolezza è patologico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Presunzione salottiera ma con i modi sguaiati delle bettole: a questo si è generalmente ridotta la mentalità “politica” delle estreme autoemarginate.<br>Esse si fanno forti di una “saggezza” politica assunta dalla lettura, spesso effettuata senza riflessione ma per ricavarne piuttosto delle verità fossilizzate, di testi e dottrine fuori contesto, di cui si è smarrito lo spirito originario.</p>



<p><strong>Ma re travicello non è mai stato un re e l’asino delle reliquie al massimo raglia.</strong></p>



<p>Come l’ultimo uomo nicciano, in sostegno delle certezze acquisite, molti ammiccano e ogni cosa che mette in discussione gli schemini preconfezionati diventa per loro sospetta, risibile, inventata…</p>



<h2 class="wp-block-heading">È una patologia contagiosa: la chiamo religione dell’impotenza.</h2>



<p>Ovviamente alcune delle “verità” fossili provengono da verità effettive, solo che è ben raro che le si riconoscano così come sono effettivamente se le si fissa aprioristicamente in rappresentazioni astratte e rozze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eppure…</h2>



<p>Esiste una verità che ci potrebbe orientare sul serio e che ci tramandiamo da prima che noi stessi nascessimo, ovvero l’unità spirituale e sistemica di comunismo e capitalismo. Una verità talmente scontata e proprio per questo non approfondita, che i più l’hanno addirittura dimenticata, e magari, se qualcuno gliela ricorda, ghignano replicando – in una società capitalista che si è sviluppata sulla falsariga de <em>Il Manifesto</em> – che il comunismo non c’è più.</p>



<p>Sono solitamente gli stessi che sostengono con scherno che non esiste più Jalta e non hanno compreso come sia evoluta, ma pur sempre sugli stessi architravi e perfino con le stesse strutture.</p>



<p><strong>Questa verità sacrosanta può comunque produrre anch’essa un grave errore di valutazione e rivelarsi fuorviante.</strong></p>



<p>Nella simbiosi capital-comunista la parte più efficace, intelligente e pervasiva la fanno la finanza e i vertici storici di quest’ermafrodita che si trovano più a Londra e New York che non nelle roccaforti della rozzezza, a loro utili e da loro dipendenti, piazzate ad est e a sud del pianeta.</p>



<p>Ma questo non deve suggerire una lettura rovesciata, per la quale il dipendente rozzo e incapace diventa un oppositore vero o, addirittura, migliore del suo superiore.</p>



<p>Prima di scadere in quella scempiaggine che consiste nell’individuare nelle subculture dei capitalisti arretrati, gelosi e rancorosi &#8211; a Mosca, a Caracas o a Pyongyang &#8211; delle opposizioni reali e perfino virtuose dell’Occidente fino a tifare per queste congreghe di sgangherati, si era affermato che gli USA, il capitalismo e l’alta finanza sono più pericolosi dell’orrore trinariciuto che si pretenderebbe d’opporre loro.</p>



<p>Vero. Proprio perché rappresentano un comunismo riuscito e non un capitalismo fallito, a differenza di quei sottosviluppati che li contrastano strillando mentre dipendono da loro in tutto e per tutto e li servono regolarmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciò non andava interpretato nel modo riduttivo che poi prese piede, ma in tutt’altro</h2>



<p>Non si doveva tifare per gli scarti della civiltà e per i fallimenti endemici pretendendoli migliori di un sistema dominante, bensì apprendere da altri modelli che risultarono migliori – e quindi anche più seducenti e vincenti nel confronto – al fine di proporre alternative positive. Perché, invece tramutarsi in hooligans delle pattumiere? Che tali sono e tali si dimostrano ogni giorno.</p>



<p>Non è vero che qualunque cosa è meglio di quello che domina, e ce lo dicono i fatti, non le teorie o gli ammiccamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esiste una cartina di tornasole pressoché infallibile</h2>



<p>ed è il sentimento dei popoli, che saranno pure ignoranti (lo sono poi davvero?) ma le cose le sentono e le capiscono.</p>



<p>Se il malcontento nel mondo occidentale è diffuso ma non esasperato come lo è altrove, va colto per offrirvi soluzioni positive e serene, non per opporvi quelle deformi dei suoi presunti nemici.</p>



<p>Perché si ha un bel dire che le cose vengono raccontate da media main stream che – in teoria ma non sempre in pratica – dovrebbero demonizzare gli sfidanti reali o presunti, ma nessuno può inventare né coltivare, e meno ancora mantenere a lungo in vita, le reazioni di massa alle tirannie “antioccidentali” come alcuni si raccontano per esorcizzare la caduta delle maschere e continuare a vivere con il prosciutto sugli occhi e l’autoinganno come droga.</p>



<p><strong>Se si resta, o si ritorna, semplicemente normali,</strong> il buon senso ci suggerisce che le presunte alternative all’Occidente non solo sono oggettivamente peggiori di esso ma forniscono, per esclusione, una forza assoluta al sistema dominante che non può essere modificato nel nome o nel modello di quei fallimenti, per muscolari e prepotenti che siano, tanto poco seducente si dimostrano e tanta repulsione ispirano.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sistema dominante va affrontato andando verso il meglio, non nella difesa in mala fede di quanto è palesemente peggio</h2>



<p>Quest’ultima era la logica dei comunisti dagli anni venti agli ottanta: la logica della falsità.<br>Con una differenza non irrilevante: essi allora avevano una fede e una volontà di potenza, sia pur delegata e intrisa di invidia e rancore. Oggi, a chi l’ha contratta, restano solo la delega, l’invidia e il rancore.</p>



<p>Le alternative al cosiddetto Occidente sono tutte fallite o stanno fallendo nel sentimento generale di chi ci vive dentro. Non è difficile rendersene conto, non è un mistero per nessuno.</p>



<p>Se si vuole proporre un’alternativa non è certo lì che la si può cercare.</p>



<p>Né si deve passare all’estremo opposto per il quale – dato l’orrore di queste alternative &#8211; non bisogna crearne altre ma si deve esaltare per difetto il modello dominante.</p>



<p><strong>Abbiamo spesso detto che il capitalismo è più insidioso del comunismo</strong>.<br>Sarà, anche se la loro unità spirituale e culturale mi rende difficile stabilire che siano alternativi tra loro. Ma, quand’anche fosse, questa conclusione è intellettualistica ed è negata dalle esperienze umane,</p>



<h2 class="wp-block-heading">è sufficiente vedere come reagiscono i popoli</h2>



<p> ai sistemi comunisti o gestiti da comunisti.</p>



<p>La gente scappava da est ad ovest e non al contrario. Il comunismo a Berlino dovette issare un muro per impedire che la sua popolazione si esaurisse. In pochi anni un quinto dei tedeschi orientali (quasi 3 milioni) erano fuggiti ad Ovest.</p>



<p>Il Venezuela di Maduro ha fatto di peggio: oltre otto milioni su di una popolazione di trentadue: uno su quattro!</p>



<p>Il sistema sovietico aveva retto leggermente meglio, grazie ai privilegi di Mosca acquisiti sui propri satelliti, ma si disintegrò comunque da solo e l’implosione rovinosa venne tenuta faticosamente assieme con i cerotti di Clinton.</p>



<p>Il crollo fece emergere che il fastidio per l’imperialismo russo era tale laddove lo si era sperimentato che gli stessi russofoni di Ucraìna decisero – contro le pressioni americane… &#8211; di distaccarsi da Mosca. A volervi restare legati furono una forte minoranza – ma pur sempre minoranza – in Crimea (45%) e un’esigua porzione nel Donbass (19%).</p>



<p>Non sono state manovre occidentali o americane (quelle anzi andarono in senso opposto), bensì i sentimenti popolari a far rigettare Mosca.</p>



<p>Più tardi, nel 2014, non ci fu nessun golpe della Cia a Kiev ma un’insurrezione popolare che si oppose allo smembramento in atto della propria nazione per svenderla al Cremlino che aveva gettato definitivamente la maschera da almeno sei anni.</p>



<p>E da quel giorno le elezioni furono sempre massicce e chiarissime. La volontà nazionale è sempre stata trasparente.</p>



<p>Se tutti i popoli limitrofi alla Russia richiedono l’ahimé fasullo scudo della Nato, non è perché sono stati comprati, ma perché temono e detestano il loro prepotente vicino che non sta facendo più nulla per mascherare le sue mire. Anzi, quanto più la sua offensiva fallimentare lo mette in crisi, tanto più diventa aggressivo e volgare con toni da bullo.</p>



<p>Se in Ungheria le piazze sono traboccate di gente che cantava le lodi del 1956 e hanno sloggiato quello che ormai era visto come il governatore di Putin, Orban, non è che siano state convinte da un Soros di turno: è che sanno e che sentono nella pelle, nei nervi, nel cuore.</p>



<p>Poi noi possiamo pure, comodamente seduti sulle nostre poltrone e chattando su social americani, sostenere che sono state manipolate. Non si vede né come né da chi, né, soprattutto, come si possa creare di sana pianta un sentimento simile, così saldo e perfino entusiasta.</p>



<p>C’è di più: i popoli orfani delle prigioni comuniste hanno anche subito dei contraccolpi, nelle loro fasce più sfavorite e sono oggi nostalgiche dell’assistenzialismo passivo. Ma neppure questo riesce a tramutarsi in un sentimento filo-russo diffuso, si estrinseca in una pretesa pentastellata di vivere da parassiti nel capitalismo e niente più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tanto diversamente va in altre tirannie</h2>



<p>sia pur meglio organizzate economicamente e con maggior cultura. Prendiamo ad esempio quella iraniana.</p>



<p>Comprendo che alcuni simpatizzino per essa perché opposta al sistema israeliano, quantomeno in reazione alla macelleria di palestinesi e libanesi che è in atto in modo sfacciato e che ha procurato una generale indignazione, oggi forse mitigata da un diffuso sentimento antislamico.</p>



<p>Non pretendo che si conosca o si comprenda il ruolo che il sistema iraniano ha svolto contro le cause arabe, i nazionalismi, quanto sia stato ignobilmente imperialista, come sia stato cooperativo e associato a lungo con Tel Aviv e quanto abbia contribuito a spianare la strada alla Grande Israele.</p>



<p>Si può non sapere, non capire, o ci si può rifiutare di ammetterlo.</p>



<p>Si può non tenerne in conto. Non io, ma ammetto che si possa. Di qui, però, a simpatizzare per quella tirannia o pretendere che il suo volto infame sia una montatura occidentale, ce ne corre e parecchio.</p>



<p>Se, in un regime altamente repressivo, ogni volta che si manifesta si rischia così tanto la vita, o perché falciati dalle forze di polizia o perché impiccati a migliaia nelle carceri e, dopo quarantasette anni di terrore, c’è ancora chi continua disperatamente a rischiare la pelle e la tortura, non si può delirare venendoci a raccontare che tutti costoro sono stati comprati o che sono agenti nemici.</p>



<p>Vi ricordate qualcosa di simile altrove, chessò in Iraq o nell’Italia fascista?</p>



<p>Non c’è discussione che tenga: l’esasperazione è al massimo.</p>



<p>Si può infischiarsene o criticare, dal nostro comodo e ben nutrito nulla, i loro indirizzi politici, ma ignorare che si tratta di una tirannia contro cui migliaia e migliaia e migliaia di persone mettono in gioco la vita perché non ne possono più, non è ammissibile né decoroso. E neppure aiuta a tracciare linee politiche che non siano psicotiche e/o servili.</p>



<p>Fin quando le “alternative” al capitalismo occidentale saranno queste, esso apparirà ai più come un paradiso o, al massimo, un purgatorio fuori dall’inferno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Creare alternative migliori, felici, radicate nella nostra cultura e nella nostra storia, si può e si deve fare</h2>



<p>Sbandierare le schifezze altrui come modelli antagonisti e mentire a noi stessi e agli altri per rifiutare la realtà che le inchioda, non è cosa accettabile per chi abbia rispetto di se stesso e sia intellettualmente onesto.</p>



<p>L’antagonismo binario e l’esaltazione di ogni brutalità sottosviluppata servono solo la tenuta del potere che conosciamo: è un modo perverso, diagonale e indecoroso di servirlo e di negarne le alternative possibili e reali.<br>Farlo come i trinariciuti di Guareschi è poi il colmo!</p>



<p>Oltre a fornire la prova di non avere più niente da dire o da contrapporre sul serio.</p>



<p>Insomma è la religione dell’impotenza.</p>



<p>Ed è una pessima illusione di viagra la rabbia della frustrazione che l’accompagna sovente.</p>



<p></p>
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		<title>Le rose di Budapest</title>
		<link>https://noreporter.org/le-rose-di-budapest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa accade in Ungheria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’avevo scritto ben prima delle elezioni di domenica 12 aprile.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="vJ94v5wtJk"><a href="https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/">Prima che vi vendano una storia capovolta</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Prima che vi vendano una storia capovolta&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/embed/#?secret=ZE1HPVt7P1#?secret=vJ94v5wtJk" data-secret="vJ94v5wtJk" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Sostenevo che la sconfitta di <strong>Orban</strong> non sarebbe stata un dramma, e in effetti essa rappresenta un’opportunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vediamo di capirla meglio</h2>



<p>Non possiamo sapere se <strong>Magyar</strong> sarà all’altezza del compito e neppure quanto dritta abbia la schiena. Non conoscendolo, possiamo rimandare il responso al suo operato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intanto atteniamoci ai programmi del vincitore</h2>



<p>Si presentano molto più interessanti di quelli dello sconfitto.</p>



<p>Raddoppio dei fondi per la natalità, restrizione sulla politica d’immigrazione, rifiuto – tranne in casi eccezionali e giustificabili – di assunzione di mano d’opera non europea.</p>



<p>Poi: partito degli ungheresi, come popolo e patria, al di là della destra e della sinistra. (Vi ricorda qualcosa?). Lotta alla corruzione a al sistema mafioso che ha imposto degli oligarchi nelle autocrazie liberal-sovietiche, lì come in Russia.</p>



<p>Posizionamento centrale di Budapest tra Est ed Ovest e piena assunzione dell’identità europea senza alcuna deferenza nei confronti di Bruxelles.</p>



<p>Se son rose fioriranno, ma sono comunque rose.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Passiamo ora a spiegare la vittoria </h2>



<p>di questo premier di quarantacinque anni che ha sfidato e sbaragliato <strong>Orban</strong> sul fronte patriottico.</p>



<p><strong>Magyar</strong> ha messo l’accento sulla di lui servitù nei confronti degli stranieri e in particolare dei russi e sulla corruzione dilagante in un paese gestito da tre famiglie di oligarchi.</p>



<p>La causa ha preso alla grande, tanto che <em>Tisza</em>, il partito dello sfidante, ha riportato oltre i due terzi dei seggi e dato circa sedici punti di scarto a quello di <strong>Orban</strong> che colleziona meno della metà di eletti rispetto al vincitore. Terzo ed ultimo in parlamento l’etno-nazionalista Movimento Nostra Patria che, intorno al 6%, ottiene un pugno di deputati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Magyar ha schiantato Orban?</h2>



<p>Perché ha interpretato il sentimento d’indignazione popolare nei confronti del servilismo del proprio governo nei riguardi dell’imperialismo moscovita e per l’offesa consequenziale al ricordo e al sentimento nazionale.</p>



<p>In tutti i comizi e in tutti i cortei la gente ripeteva senza cessa gli slogan antirussi del 1956.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Orban aveva tenuto fino ad allora?</h2>



<p>Sostanzialmente per due ragioni.</p>



<p>La prima è che le scorse elezioni si tennero poco dopo l’invasione russa in Ucraìna, quando ancora la posizione del leader poteva apparire equilibrata e pragmatica, poi con il tempo <strong>Orban</strong> si è sempre più connotato come un satrapo di Mosca, una specie di <strong>Lukashenko</strong>.</p>



<p>Se si aggiunge che questa volta non è stato sfidato da un fronte globalista o woke o lgbt, ma da un fronte patriottico, illudersi che potesse tenere era quantomeno sciocco.</p>



<p>Né le continue intromissioni straniere nella campagna elettorale hanno finito con l’aiutare il premier uscente. Il sostegno moscovita non poteva che essere il bacio della morte.</p>



<p>Ma c’è stato di più: sono andati a sostenerlo in chiusura di campagna il vicepresidente americano <strong>Vance</strong> e il nipote di <strong>Netanyahu</strong> quando la macelleria mediorientale è in piena attuazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Va registrata una carenza di capacità di analisi</h2>



<p>Mi riferisco un po’ a tutti quelli che – da una parte o dall’altra – hanno osservato la battaglia elettorale e il posizionamento reale dei soggetti in causa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Orban è così sottomesso ai russi, agli americani, agli israeliani e ai cinesi?</h2>



<p>Per chi abbia un minimo sia di conoscenza storica che delle tecniche operative dei soggetti in gioco, non doveva essere difficile capire che, con il crollo dell’Urss, l’apparato sovietico si è mosso benissimo sul solo piano sul quale è eccezionale, ovvero la menzogna e la sovversione, e che ha ottenuto la collaborazione delle diverse Stay Behind.</p>



<p><strong>Bisognava che tutto cambiasse affinché non cambiasse niente.</strong></p>



<p>Sicché sono stati sostenuti politici piazzati al centrosinistra, tra i quali quello <strong>Schroeder</strong> che da cancelliere tedesco si è poi tramutato in un finzionario Gazprom.</p>



<p>Ma – riprendendo una strategia già definita nel 1957 – gli apparati sovietici hanno infiltrato il nascente populismo, piazzando quadri formati nel comunismo e forniti di apparati e mezzi, alla testa di partiti improvvisati. Col compito di sottometterne le creature.</p>



<p><strong>Orban</strong> come la <strong>Merkel </strong>hanno paralizzato le autonomie energetiche nazionali e sottomesso le proprie nazioni a Mosca, fino allo sputare platealmente sulla storia dei propri popoli.</p>



<p>Nello stesso tempo – parlo del 1991 – i servizi russi inviarono diversi “dissidenti” a contattare le estreme destre. Tra questi fecero strada <strong>Dugin</strong> e <strong>Limonov</strong> che, almeno, a differenza di tutti gli altri, hanno il merito di essere agenti del loro paese e non servi di un paese altrui.</p>



<p>Particolare menzione merita la pattumiera AfD che, dopo aver lasciato fare a dei nazionalrivoluzionari tedeschi, affinché si potesse mascherare il loro sovietismo dietro una presunta estrema destra, ha fatto la sintesi tra la Scuola di Francoforte e gli apparati della Stasi, divenendo la quintessenza della porcheria. Un Cinque Stelle all’ennesima potenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quella sfacciata confluenza di tutti i nostri nemici</h2>



<p>Se Cremlino, Casa Bianca e Knesset si sono scoperti tutti assieme nel tentativo disperato di salvare il proprio burattino di Budapest, dovrebbe essere ben chiaro – e d’altronde LORO lo dicono, siamo noi che non vogliamo sentirlo – che sono i nemici dell’Europa e che il sovranismo, così come lo chiamiamo noi, è uno dei principali strumenti contro le sovranità dei nostri popoli.</p>



<p>Non dovrebbe essere difficile da capire. Il fatto è che molti si rifiutano di capire.</p>



<p>Ormai in certe aree si “ragiona” sulla base di feticci, parole d’ordine confezionate da altri, ignoranza, piattezza e presunte corruzioni che di volta in volta spiegano con i <strong>Soros</strong> di turno le cocenti sconfitte dei servi dei padroni.</p>



<p>A prescindere da quello che potrà avvenire da domani in Ungheria, il rigetto popolare di <strong>Orban</strong>, le oceaniche in piazza e nelle urne, sono una prova chiara e indiscutibile di quale sia il sentimento condiviso. I sentimenti possono essere cavalcati, interpretati, distorti, ma non si creano dal nulla.</p>



<p>Non è un caso se i nostri nemici – dell’est e dell’ovest – hanno capito per tempo e hanno occupato con assoluto tempismo il terreno di quel populismo che vedevano arrivare all’orizzonte e che di certo non avevano auspicato.</p>



<p><strong>Hanno provato – con successo – a utilizzarlo contro se stesso.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ora però questo “sovranismo” è spaccato</h2>



<p>e sono soprattutto i dirigenti di quaranta, cinquant’anni, ovvero formatisi sul campo e non nelle scuole quadri dei comunisti e di Stay Behind (che poi sono la stessa cosa) a spaccare in senso europeo e con un soffio di aria nuova, un ambiente politico lottizzato fin dalla nascita dagli agenti e dai servi dei nostri padroni. I quali oggi perdono colpi e pezzi e questa è la notizia migliore in assoluto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nè Fronte Rosso né Reazione!</h2>



<p>E nemmeno quel Frankenstein che unisce entrambi sotto varie declinazioni, tra le quali la menzogna rossobruna e lo scambiare agenti dello straniero per dirigenti sovrani.</p>



<p></p>
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		<title>Questo sì che è super quark!</title>
		<link>https://noreporter.org/questo-si-che-e-super-quark/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il toponio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>wired.id</p>



<p>Il toponio, una particella subatomica che fino a poco tempo fa era confinata solamente alla teoria, esiste. A confermarlo è stata una nuova misurazione effettuata dall&#8217;esperimento Cms (Compact Muon Solenoid) presso il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, che si è dimostrata coerente appunto con l&#8217;esistenza del toponio, la particella composta più massiccia mai osservata, l&#8217;unione momentanea di un quark top e del suo antiquark. Questo risultato, presentato la settimana scorsa alla conferenza Rencontres de Moriond, un appuntamento accademico di diffusione dei risultati di ricerche nel mondo della fisica, rafforza quindi l&#8217;osservazione dello scorso anno secondo cui i quark top potrebbero effettivamente accoppiarsi brevemente con le loro controparti di antimateria.</p>



<p>La materia<br>La maggior parte della materia, ricordiamo brevemente, è composta da atomi, nei quali gli elettroni sono legati ai protoni tramite la forza elettromagnetica. I protoni, tuttavia, non sono particelle elementari, ma appartengono a una famiglia di particelle subatomiche chiamate adroni (suddivisi in barioni e mesoni), a loro volta formati dai quark (che si differenziano in up, down, charm, strange, top e bottom), legati tra loro tramite la forza nucleare forte.<br>Tra questi, le più semplici sono le coppie di un quark con il proprio antiquark. Da decenni questi stati sono noti per ogni tipo di quark tranne il più sfuggente: il quark top, la particella elementare più pesante e dalla vita più breve conosciuta, scoperta per la prima volta più di 30 anni fa dall&#8217;acceleratore Tevatron vicino a Chicago.</p>



<p>Il quark top<br>La comunità scientifica, infatti, ha a lungo ipotizzato che il quark top decadesse troppo rapidamente per formare stati legati. Nonostante, infatti, gli esperimenti al Large Handron Collider siano riusciti a misurare l&#8217;entanglement quantistico tra quark top e antiquark, anche quando prodotto insieme al suo antiquark, il quark top decade prima che si possa formare uno stato legato. Tuttavia, le centinaia di milioni di coppie quark top-antiquark prodotte dal Lhc hanno fornito un insieme di dati così enorme che anche i fenomeni più rari hanno lasciato una traccia rilevabile.</p>



<p>Il toponio, la particella composta più massiccia<br>In questa ultima misurazione, i ricercatori sono riusciti a fornire, grazie a una nuova tecnica assistita dall&#8217;intelligenza artificiale, ulteriori prove dell&#8217;esistenza del toponio, la particella subatomica in cui il quark top e la sua controparte si legano fugacemente, completando così la famiglia di stati quark-antiquark legati dalla forza nucleare forte.<br>&#8220;Il toponio è più pesante del nucleo atomico più pesante conosciuto, l&#8217;oganesson, il che lo rende lo stato legato più massiccio mai osservato&#8221;, ha commentato Regina Demina, responsabile del gruppo Cma presso l&#8217;Università di Rochester. E ha aggiunto: &#8220;La sua scoperta approfondisce la nostra comprensione della forza nucleare forte e della sua capacità di legare i costituenti fondamentali della materia”.</p>



<p></p>
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		<title>A quale erre corrisponde il tuo sentire?</title>
		<link>https://noreporter.org/a-quale-erre-corrisponde-il-tuo-sentire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 23:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché nel caos odierno si perde facilmente la bussola</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nemmeno in <em>1984</em> andava così. Sono in atto diversi conflitti di cui si sa poco e nulla, tra censure, propagande incrociate, falsificazioni con l’IA, connivenze, interdipendenze, doppi e tripli giochi.</p>



<p>Tra silenzi alle fonti (russa, iraniana, israeliana, americana ecc) e totale impreparazione degli “esperti”, oltre agli inquinamenti da parte degli agenti d’influenza, le visioni che ci confezioniamo sono del tutto assurde, irreali. Fino al rappresentarci blocchi contrapposti o scontri di civiltà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece assistiamo all’evoluzione di un sistema globale erede del 1945</h2>



<p> che deve fare i conti con alcune importanti varianti, prima tra tutti quella demografica e poi la crescita d’influenza europea, il tramonto russo, ma, soprattutto, l’assurgere della Cina a secondo polo di potenza. Scrivevo un quarto di secolo fa in <em>Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero</em> che la sostituzione di Mosca con Pechino avrebbe creato problemi per la leadership americana in quanto l’intelligenza cinese è molto più acuta di quella rozza delle steppe.</p>



<p>Assistiamo anche a un grosso problema di credibilità delle classi dirigenti, incapaci di gestire un passaggio così drastico senza perderne il controllo ideologico. Dal che possiamo registrare la ferocia dell’autodifesa delle autocrazie tiranniche e del marciume democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una situazione ottimale</h2>



<p>Ma….</p>



<p>&#8230;ma sfugge quasi a tutti perché le rappresentazioni dei conflitti (esteri come interni), rigorosamente in veste di imbecillità binaria, eccita e mobilita stupidità contrapposte.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Innanzitutto per carenza di formazione. Sia di formazione analitica, scientifica, che di formazione mentale <strong>di tipo radicale o rivoluzionario</strong>, che si collega con una conoscenza storica ben precisa ed è in grado di ravvisarne la continuità.</p>



<p>Poi per ragioni di indole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa ha spinto o spinge a fare politica in senso ideale?</h2>



<p>Innanzitutto la difesa etica ed esistenziale, ma questo appartiene soprattutto ai giovani e ai giovanissimi i quali, in effetti, sono quelli che oggi sbagliano di meno nell’autorappresentazione o nella delega dei sogni a un settimo cammelleria esotico. Ciò è più proprio ai boomers.</p>



<p>Poi c’è un’insofferenza caratteriale. Essa si esprime in tre categorie diverse, anche se gli eventi le fanno convivere quando c’è tensione fisica, reale, ma non quando, in normalità, c’è una ricerca di soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono tre diverse R</h2>



<p>La prima è quella dei <strong>“Rivoltati”</strong>; ovvero di chi, per ragioni giuste o sbagliate, è insofferente verso quanto lo circonda e ne enfatizza tutti i lati negativi, esaltando al contempo ogni cosa che gli è lontano. È un’immaturità adolescenziale che può durare per tutta la vita.</p>



<p>Se si ritrovano senza una guida seria, i rivoltati hanno solo l’anelito di sedizione e scadono nella democrazia di folla.</p>



<p>Le barricate per le barricate. Questo non può che trascinare in basso in un vortice e che dare specularmente dignità a quanto viene osteggiato da una cagnara di canaglia.</p>



<p>Non è una teoria, né un’ipotesi: è la registrazione di ogni precedente storico analogo, da quando abbiamo memoria di società.</p>



<p>Peraltro, così come ammoniva Gaber “la gente s’incontra per un autobus che aveva perduto”, e allora i rivoltati insoddisfatti di ogni colore s’incontrano spesso in ammucchiate scomposte che non durano neppure il tempo di vedersi. Ma continuano a delirare che l’unione di più frustrazioni possa un giorno diventare una forza.</p>



<p>La seconda R è quella dei <strong>“Ribelli”</strong>. Il ribelle in qualche modo è un anarca. Egli può provare un’empatia meno forte per poli d’attrazione esistenziale e guerriera che pure dovrebbero parlare al suo cuore e può perfino sentirsi equidistante – non eticamente o moralmente ma emotivamente – tra la Russia che invade e gli ucraìni che combattono con onore, o anche fregarsene se la tirannia giudiziaria viene confermata o se le condizioni economiche e sociali della sua nazione peggiorano.<br>In fondo in fondo per il ribelle conta in misura schiacciante la sua scelta di vita aristocratica (non nel senso del ceto sociale) e molto di meno il resto.</p>



<p>La terza R è quella dei <strong>“Rivoluzionari”</strong>. Che non significa pretendere di fare la rivoluzione in senso insurrezionale o di cambiamento dei rapporti di produzione. Queste sono delle interpretazioni del termine.</p>



<p>Qualora ci si attenga all’essenziale, rivoluzionario è qualcuno che persegue un cambiamento rivoluzionario in primis delle mentalità. Non lo può fare senza un preciso faro ideale, senza una conoscenza storico-politica e senza un’analisi del reale che si coniughi con entrambi.<br><strong>Il rivoluzionario non può essere estremista o rivoltato perché dev’essere realista.</strong></p>



<p>E dev’essere inserito nel suo mondo: sia in quello della sua famiglia politica – direi anzi antropologica – che in quella del suo popolo e della sua terra. Deve essere fedele al suo Genius Loci, al suo ethnos e ai suoi riferimenti celesti.</p>



<p><strong>Inoltre dev’essere votato all’impersonalità.</strong></p>



<p>Non può quindi – proprio non può – schierarsi in favore di un qualsiasi soggetto esotico che gli sembri poter fare da castigamatti nei confronti di suo padre. Questa pulsione adolescenziale sessantottina può appartenere al rivoltato e a nessun altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ribelle può essere anche un rivoluzionario?</h2>



<p>Certo e viceversa.</p>



<p>Un rivoltato può, forse, essere stato un rivoluzionario, ma poi ha perso la bussola. Che non significa che doveva scegliere questo piuttosto che quello, in quanto ciò rientra almeno in parte nella soggettività di ognuno, ma che non sa più quali siano i riferimenti del suo cammino, tanto che sceglie per negazione: s’identifica nel presunto nemico del suo presunto maggior nemico.</p>



<p>E dimentica sempre di definire in nome di quale stirpe parla: <strong>non può, perché la sta negando</strong>.</p>



<p>Un rivoltato è irrecuperabile? Non necessariamente, purché si riesca a recuperare il filo di Arianna in questo labirinto e che lui se ne avveda.</p>



<p>Non pretendo di essere Teseo, ma il mio ce lo metto:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-noreporter wp-block-embed-noreporter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CN7NYJQxqv"><a href="https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/">Tu chiamala se vuoi rivoluzione</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Tu chiamala se vuoi rivoluzione&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/embed/#?secret=pp5OmiFV51#?secret=CN7NYJQxqv" data-secret="CN7NYJQxqv" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p></p>
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		<title>L&#8217;egocerebro</title>
		<link>https://noreporter.org/legocerebro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'utilitarista</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quello che non ti fa essere generoso</p>



<p>Individuata la regione del cervello dove nasce l&#8217;incoerenza morale di chi predica bene e razzola male: si tratta della corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC), che ha il compito di integrare le informazioni pesando onestà e tornaconto personale per guidare le nostre azioni.<br>Il risultato, che potrebbe avere importanti implicazioni per l&#8217;istruzione e l&#8217;intelligenza artificiale, è pubblicato sulla rivista Cell Reports dai ricercatori dell&#8217;Università della scienza e della tecnologia della Cina.<br>&#8220;La coerenza morale è un processo biologico attivo&#8221;, osserva il ricercatore Xiaochu Zhang. &#8220;Essere una &#8216;persona morale&#8217; richiede che il cervello integri la conoscenza morale nel comportamento quotidiano, un processo che può fallire anche in persone che conoscono perfettamente il principio morale&#8221;.</p>



<p>Per identificare le regioni cerebrali associate all&#8217;incoerenza morale, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per scansionare il cervello di alcuni volontari durante un compito che richiedeva loro di valutare l&#8217;onestà e il profitto. I partecipanti potevano guadagnare più denaro essendo disonesti, ma dovevano anche valutare il proprio comportamento su una scala da 1 a 10 che andava da &#8216;estremamente immorale&#8217; a &#8216;estremamente morale&#8217;. Il team ha poi monitorato l&#8217;attività cerebrale dei partecipanti mentre giudicavano la moralità di altre persone impegnate nello stesso compito.</p>



<p>Nelle persone moralmente coerenti, ovvero che giudicavano se stesse e gli altri secondo gli stessi standard morali, la corteccia vmPFC si attivava in modo simile sia durante il compito comportamentale che durante quello di giudizio. Tuttavia, nei partecipanti moralmente incoerenti (coloro che giudicavano immorale l&#8217;imbroglio altrui ma valutavano il proprio in modo più indulgente) la vmPFC risultava meno attiva durante il compito comportamentale e meno connessa alle regioni cerebrali coinvolte nel processo decisionale e nella moralità. Per scoprire se l&#8217;attività della vmPFC avesse un ruolo causale, i ricercatori l&#8217;hanno stimolata in alcuni partecipanti, tramite un metodo non invasivo chiamato stimolazione transcranica a interferenza temporale, prima che questi eseguissero compiti comportamentali e di giudizio. I risultati hanno dimostrato che la stimolazione della vmPFC ha portato a livelli più elevati di incoerenza morale.<br>&#8220;Gli individui che mostrano incoerenza morale &#8211; sottolinea Zhan &#8211; non sono necessariamente ciechi ai propri principi morali; semplicemente, a livello biologico, non riescono a considerarli e applicarli nel proprio comportamento morale&#8221;.</p>
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		<title>Prima che vi vendano una storia capovolta</title>
		<link>https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 23:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È questo in realtà lo scontro elettorale in Ungheria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La sinistra è convinta di avere il vento in poppa.<br>Ha vinto il referendum sulla giustizia, ed è certa che chi ha votato No sosterrà poi il Campo Largo, il che è tutto da verificare.<br>Ora si appresta a cantare vittoria alle prossime elezioni in Ungheria, laddove, effettivamente, <strong>Orban</strong> viene dato in svantaggio di 18 punti percentuali.<br>Non sappiamo se andrà così, ma chiariamo subito la sua situazione.</p>



<p>Il suo avversario è <strong>Péter Magyar</strong>, di quarantacinque anni. Costui è uscito due anni fa dal partito di <strong>Orban</strong>, <em>Fidesz</em>, accusando il leader di gestione mafiosa e di corruzione. Sostiene che le famiglie <strong>Orban</strong>, <strong>Mészaros</strong> e <strong>Tiborcz</strong> si sarebbero spartite le ricchezze del paese, lottizzandolo.<br>Ritiene anche che l’attuale premier abbia tradito l’Ungheria, sottomettendola alla Russia e calpestando la memoria del 1956.<br>Di certo ha reso economicamente ed energeticamente dipendente la nazione dalla Russia.<br>Questo non gli ha però impedito di continuare a stare nella Nato e a percepire finanziamenti Ue.<br>Non è certamente l’unico cialtrone, ma sempre di quella categoria fa parte.</p>



<p>Per come la vedo io <strong>Magyar</strong> non ha torto. <strong>Orban</strong> apparteneva al partito comunista, così come la <strong>Merkel</strong> era vicina alla <em>Stasi</em> e, casualmente, entrambi hanno operato per vincolare unilateralmente le loro nazioni alle forniture russe. La <strong>Merkel</strong> aveva addirittura sabotato il nucleare tedesco. L’operazione di infiltrazione di quadri sovietici a destra è iniziata fin dal 1991 e sono stati capaci di prenderne spesso il possesso con un camaleontismo eccezionale. Ormai la contraffazione è di regola molto spesso e un po’ ovunque.<br>Non pretendo che si condivida questa mia convinzione maturata da tempo, ma sembra che  l’abbia anche <strong>Magyar</strong>.</p>



<p>Non possiamo dire se le elezioni rispetteranno i sondaggi, sappiamo però che le piazze ungheresi sono stracolme quando parla <strong>Magyar</strong> e che i temi da lui sollevati sono patriottici.</p>



<p>D’altronde il partito che ha fondato, <em>Tisza</em>, è apertamente nazionalista e si situa a destra.<br>Se dovesse effettivamente vincere, i trionfalismi della sinistra sarebbero una vera e propria appropriazione indebita. Non vengono messi in discussione temi patriottici e visioni esistenziali; nessun woke, nessun gender, nessun immigrazionismo e nessun globalismo, chiunque vinca.</p>



<p>Possiamo sostenere che si sta per assistere a un duello serrato tra opzioni nazionalistiche in Ungheria.<br>Uno dei due contendenti, però, <strong>Orban</strong>, ha un sostegno internazionalista notevole, dato che oltre a <strong>Putin</strong>, che di lui ha assoluto bisogno, sono entrati a gamba tesa nella campagna elettorale a suo favore <strong>Trump</strong>, <strong>Vance</strong> e il figlio del suo fraterno amico <strong>Netanyahu</strong>, recatosi addirittura in Ungheria a fare campagna elettorale per l&#8217;attuale premier, insistendo sul legame strettissimo tra questi ed Israele.</p>



<p>Staremo a vedere.</p>



<p></p>
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		<title>Siamo figli delle stelle</title>
		<link>https://noreporter.org/siamo-figli-delle-stelle-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 22:37:00 +0000</pubDate>
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<p>focus.it</p>



<p>Un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy porta a compimento un quadro scientifico che si stava costruendo da anni: i campioni dell&#8217;asteroide Ryugu (in foto) contengono tutte e cinque le basi azotate che compongono il DNA e l&#8217;RNA, le molecole alla base di ogni forma di vita conosciuta. Si tratta di adenina, guanina, citosina, timina e uracile, le stesse lettere dell&#8217;alfabeto genetico che codificano le informazioni biologiche di ogni organismo vivente.</p>



<p>La vita è nata sotto un bombardamento di asteroidi?<br>Le basi azotate sono componenti fondamentali del DNA e dell&#8217;RNA, le molecole che costituiscono il fondamento della vita sulla Terra. La loro presenza nel materiale extraterrestre non contaminato è cruciale per comprendere come questi composti possano formarsi in assenza di processi biologici e venire successivamente trasportati sulla Terra. La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati giapponesi guidati da Toshiki Koga dell&#8217;Agenzia giapponese per le scienze marine e terrestri, arriva a distanza di circa due anni dalla prima rilevazione parziale: analisi precedenti dei campioni di Ryugu avevano già individuato la presenza dell&#8217;uracile, ma solo ora l&#8217;intero set di nucleobasi è stato confermato.<br>Tutto ha avuto inizio nel 2014, quando la sonda spaziale giapponese Hayabusa-2 è decollata per raggiungere Ryugu, un asteroide di circa 900 metri di diametro che orbita vicino alla Terra. Per raccogliere i campioni, la sonda ha utilizzato una tecnica originale: dopo aver abbassato la propria orbita a pochi metri di altitudine, ha sparato un proiettile di rame sulla superficie e ne ha convogliato i detriti direttamente in una camera a vuot<br>Il risultato sono stati 5,4 grammi di materiale originario, restituiti alla Terra nel dicembre 2020. Un aspetto fondamentale di questi campioni è la loro purezza: a differenza delle meteoriti cadute al suolo, che erano sempre state oggetto di dubbi per via della possibile contaminazione con l&#8217;ambiente terrestre, i campioni di Ryugu sono arrivati in capsule sigillate, escludendo ogni rischio di alterazione.</p>



<p>Un confronto tra rocce spaziali<br>Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato due campioni distinti dell&#8217;asteroide, identificando in entrambi tutte le canoniche nucleobasi. Li hanno poi confrontati con i risultati ottenuti dalle meteoriti Murchison e Orgueil, e con i campioni dell&#8217;asteroide Bennu. Dal confronto emerge che Ryugu contiene quantità quasi equivalenti di purine (adenina e guanina) e pirimidine (citosina, timina e uracile). Gli altri campioni mostrano invece composizioni diverse: Bennu e la meteorite Orgueil risultano più ricchi di pirimidine, mentre la meteorite Murchison contiene una maggiore quantità di purine.<br>Queste differenze non sono casuali. Gli scienziati ritengono che possano dipendere dai livelli di ammoniaca presenti nei corpi progenitori degli asteroidi, che avrebbero influenzato i processi chimici responsabili della formazione delle nucleobasi. Proprio il ruolo dell&#8217;ammoniaca rappresenta uno degli aspetti più inediti dello studio: secondo Koga, la correlazione rilevata tra le proporzioni delle nucleobasi e la concentrazione di ammoniaca potrebbe indicare un meccanismo di formazione finora sconosciuto per questi composti nei materiali primordiali del sistema solare.</p>



<p>Il parallelo con Bennu<br>Nei campioni di Bennu, la concentrazione di N-eterocicli è risultata circa cinque-dieci volte superiore rispetto a quella rilevata su Ryugu. Oltre alle cinque basi azotate canoniche, i ricercatori hanno trovato anche xantina, ipoxantina e acido nicotinico, ovvero vitamina B3. Entrambi gli asteroidi appartengono alla categoria dei corpi carboniosi di tipo C, considerati tra i più antichi e primitivi del sistema solare. Il fatto che strutture molecolari così simili siano state rinvenute su due asteroidi distinti, oltre che nelle meteoriti Orgueil e Murchison, rafforza l&#8217;ipotesi che questi composti non siano una rarità cosmica ma piuttosto una caratteristica diffusa della materia primordiale.</p>



<p>Precursori, non organismi: cosa ci dicono davvero Ryugu e Bennu<br>Gli scienziati sono cauti nel trarre conclusioni affrettate. Koga ha sottolineato che la presenza di queste molecole non implica che la vita sia mai esistita su Ryugu. Indica piuttosto che gli asteroidi primitivi sono ambienti capaci di produrre e conservare i precursori chimici della biologia. Cesar Menor Salvan, astrobiologo dell&#8217;Università di Alcalá, ha chiarito che questi risultati non suggeriscono che la vita abbia avuto origine nello spazio, ma che grazie a scoperte come questa — sia su Ryugu che su Bennu — è ora possibile farsi un&#8217;idea molto più precisa di quali molecole organiche si possano formare in condizioni prebiotiche in qualsiasi punto dell&#8217;universo. La scoperta di tutti questi composti negli asteroidi suggerisce più che mai che i mattoni della vita non si siano formati sulla Terra bensì altrove, forse proprio su corpi come Ryugu o Bennu, per poi raggiungere il nostro pianeta attraverso impatti avvenuti nelle primissime fasi della storia del sistema solare.</p>



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