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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Polemos, padre di tutte le cose</title>
		<link>https://noreporter.org/polemos-padre-di-tutte-le-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 22:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Splendide oppure orribili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Letteralmente</p>



<p class="wp-block-paragraph">È nato nel cuore della prima esplosione nucleare della storia un materiale che l&#8217;uomo non aveva mai analizzato prima. La scoperta arriva da un team internazionale coordinato da Luca Bindi, docente di Mineralogia dell&#8217;Università di Firenze. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PNAS e si concentra sulla trinitite, il vetro formatosi nel deserto del New Mexico dopo il test Trinity del 1945, il primo esperimento atomico degli Stati Uniti. Gli studiosi hanno analizzato delle microscopiche gocce metalliche rimaste intrappolate nei frammenti di vetro. La nuova struttura cristallina è composta da calcio, rame e silicio e si tratterebbe di un clatrato, un materiale dalla particolare forma &#8220;a gabbia&#8221;. La sua creazione sarebbe avvenuta nelle condizioni estreme dell&#8217;esplosione, con temperature e pressioni elevatissime.<br>“<br>Materiali futuribili I clatrati sono considerati materiali strategici per numerose tecnologie avanzate. La loro composizione infatti può infatti intrappolare atomi e molecole, modificando le proprietà del materiale stesso. Gli studiosi li stanno sperimentando in diversi campi: dalla conversione del calore in elettricità ai semiconduttori di nuova generazione.<br>Il responsabile italiano &#8220;Capire il legame tra queste strutture aiuta gli scienziati a comprendere meglio come si organizzano gli atomi in condizioni estreme e ad ampliare le possibilità di progettazione di nuovi materiali avanzati&#8221; ha commentato Luca Bindi. Esplosioni atomiche e impatti di meteoriti possono diventare una fonte incredibile per la scienza. Le condizioni estreme di questi fenomeni umani e non, sono in grado di realizzare materiali impossibile da ottenere con metodi da laboratorio.<br>Il Trinity test L&#8217;esperimento nucleare statunitense fu condotto dall&#8217;Esercito degli Stati Uniti nell&#8217;ambito del progetto Manhattan. Il 16 luglio 1945, intorno alle 6 del mattino, nel deserto della Jornada del Muerto, in Nuovo Messico, vennero fatti detonare 25 chilotoni. Il nome fu assegnato dal fisico J. Robert Oppenheimer.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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		<title>Quelli che assaltano i morti</title>
		<link>https://noreporter.org/quelli-che-assaltano-i-morti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ennesima aggressione, stavolta a Trieste alla commemorazione di Almerigo Grilz</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non è un fatto politico.<br>O meglio, lo è per derivazione, per gusto, per sapori, per conseguenze, ma è un qualcosa di diverso, che trascende la politica: è una questione di natura delle anime e di profonda infelicità idrofoba.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hanno assalito la commemorazione di Almerigo Grilz</h2>



<p class="wp-block-paragraph">dirigente del Fronte della Gioventù di Trieste, poi reporter, ucciso trentanove anni fa in Mozambico mentre stava documentando una battaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A certuni è sembrata una cosa naturale assaltare la commemorazione di un inviato stampa caduto&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sono gli stessi che organizzano presidi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">per aggredire chi va alle commemorazioni di <strong>Acca Larentia</strong>, o che vogliono impedire il ricordo di<strong> Sergio Ramelli</strong>, uno studente liceale massacrato da un commando di adulti, spirato dopo ben quarantasette giorni di agonia per aver osato criticare le Brigate Rosse in un tema in classe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono i figli di quelli che cinquantuno anni fa, al consiglio comunale di Milano, esplosero in grida di giubilo e in applausi fragorosi quando sopraggiunse la notizia che quel ragazzo era morto. Che il ragazzo era morto!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Di che gente parliamo?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Della stessa che devastò le tombe dei martiri fascisti al <strong>Verano</strong> gettandone via i corpi. Dei medesimi che sette decenni più tardi profanarono ancora quattro tombe al <strong>Campo della Memoria </strong>a Nettuno, facendo anche sparire qualche salma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa gente che ha devastato recentemente la tomba di<strong> Jean-Marie Le Pen</strong> in Bretagna e imbrattato quella di <strong>Corneliu Codreanu</strong> in Romania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parliamo della gentaglia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">che assaltò il corteo funebre dell’eroe della prima guerra mondiale <strong>Enrico Toti</strong>, la cui sepoltura fu difesa con le unghie e con i denti da chi ne accompagnava il feretro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare del funerale di <strong>Horst Wessel</strong>, la SA di Berlino a cui sarebbe stato dedicato l’inno del partito. Sono disponibili i filmati che registrano gli attacchi massicci e furiosi al carro funebre, tirato da cavalli, la cui tenuta fu assicurata soltanto dai suoi camerati che strenuamente, in schiacciante inferiorità numerica, riuscirono a condurlo a stento fino alla meta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di quella stessa canaglia che scagliò bottiglie molotov contro il corteo funebre dei <strong>fratelli Mattei</strong>, bruciati vivi dai loro compagni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Di tutto questo essi hanno l’esclusiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è traccia di sepolture rosse profanate, di loro funerali assaliti. Mai. Perché è naturale che sia così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non c’è neppure la scusa dei saluti. A nessuno di noi è mai venuto in mente di assalire o neppure di disturbare il funerale di <strong>Gallinari</strong> che pure si tenne al suono dell’Internazionale e salutato a pugni chiusi.<br>Mai nella vita: noi proviamo rispetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ce ne vuole di perversione per comportarsi come fanno loro!<br>Bisogna non avere alcuna considerazione per la morte, per l’impegno, per il nemico, per il coraggio, per la fede e, soprattutto, per il sacro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché è proprio un fattore di sacralità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Che prescinde dalla fede religiosa, perché, il sentirla è connaturato all’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perfino se ateo o materialista, se dei Seplocri la visione che esso ha è quella di Ugo Foscolo.<br>Costoro non ce l’hanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che – voglio essere giusto – non significa che non possano averla.<br>Ho conosciuto e conosco ancora oggi comunisti o antifascisti che non sono così, e sarebbe davvero sciocco metterli tutti nello stesso mucchio. Ma sono in pessima compagnia, in compagnia di gente che si trova soltanto lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo analizzare quest’ulteriore fetenzia andata in scena ieri a Trieste con criteri politici. Potremmo dire che c’è una pericolosa – e unilaterale – deriva in cerca disperata di un revival di strategia della tensione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma non è sufficiente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è di più. Per essere così dis-graziati è necessario un profondo malessere esistenziale, si deve odiare a prescindere da chi si odi, bisogna rifiutare il rito, la forma, la norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una cattiveria idiota, possibilmente mascherata e giustificata con una causa da vigilantes repressivi, per poter esprimere il rifiuto di tutto quanto è alto e di tutto quanto trascende, di tutto quel che è oltre noi e più di noi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sono tutti sintomi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">di una possessione diabolica, non nel senso comune che le si dà, ma, come da etimo, del <em>dia-ballein</em> che significa slacciamento, disgregazione, rigetto di verticalità e di coscienza e che rende, chi ne è affetto, uno zombie, un seguace di un moloch, un miserabile che non può essere felice e si deve per forza ribellare a ogni serenità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le anime non sono uguali e – che corrispondano a diversi archetipi o che vaghino nel nulla – va da sé che di questo genere ce ne siano perché, loro malgrado, svolgono un ruolo negli equilibri generali, stimolando gli atri a mantenere la rotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La domanda è perché mai</h2>



<p class="wp-block-paragraph">da più di un secolo, questo genere di nature si senta attratta sempre dagli stessi simboli e dalla stessa parte.<br>La quale è così zeppa di ignominie che, per forza, si vede costretta a raccontare ogni verità capovolta e a spacciare la sua depravazione per una missione di virtù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dissacrazione non può stare in piedi senza la contraffazione e senza la religione della menzogna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la nuda verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>I nostri antenati hanno sempre avuto ragione</title>
		<link>https://noreporter.org/i-nostri-antenati-hanno-sempre-avuto-ragione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 22:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal vuoto la materia, dal caos il cosmo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">everyeye.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Nature, potrebbe aver rilevato per la prima volta le prove a sostegno della teoria secondo cui la materia può nascere (anche) dallo spazio vuoto.<br>Senza addentrarci in dettagli particolarmente complessi e cercando di semplificare il sorprendente studio guidato da Zhoudunming Tu del Brookhaven National Laboratory, iniziamo subito col ricordare come lo spazio non sia mai completamente vuoto. Vi sono infatti delle impercettibili fluttuazioni di energia, ipotizzate dalla teoria quantistica dei campi, secondo cui il cosiddetto vuoto quantistico è in realtà uno stato dinamico e instabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le particelle emerse dal vuoto<br>Sebbene fino ad oggi gli scienziati di tutto il mondo abbiano più volte ipotizzato l’esistenza di tale fenomeno, nessuno era mai stato in grado di rilevarlo sperimentalmente. Ora però, il team di esperti ha individuato coppie di particelle che emergono direttamente dal vuoto durante collisioni di protoni ad alta energia. Parliamo dunque di precise circostanze in cui l’energia disponibile può convertire queste fluttuazioni in particelle reali, direttamente osservabili.<br>All&#8217;interno di un&#8217;esplosione di detriti derivante dalla collisione di protoni, sono infatti apparse delle particelle lambda collegate tra loro con uno schema che corrisponde a quello delle coppie di quark che ci si aspetta si formino nel vuoto.<br>Tracciando questo schema attraverso le conseguenze della collisione, Tu e il suo team hanno dimostrato che l&#8217;allineamento originale persisteva nelle particelle rilevate. Ma non è tutto.<br>Gli esperti hanno inoltre esaminato altre possibili fonti di tali fenomeni, tra cui la scissione dei gluoni e le successive interazioni tra le particelle prodotte, concludendo però che sono trascurabili rispetto al segnale osservato, rafforzando così l’ipotesi di un’origine direttamente legata al vuoto quantistico. Ovviamente, questi risultati non pongono fine al dibattito, ma restringono il campo a spiegazioni più semplici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché lo studio può cambiare la fisica<br>Si tratta quindi a tutti gli effetti di uno studio in grado di ridefinire l&#8217;origine di gran parte della materia ordinaria. La rivelazione più importante però, è il fatto che lo spazio stesso può ora essere inteso come una fonte attiva piuttosto che come un mero ambiente passivo. Ad oggi, i fisici non conoscono ancora il meccanismo completo, ma finalmente ora c’è una strada da seguire.<br>Rimanendo in tema di curiosità legate al mondo della fisica, sapevate che il primo laser a neutrini è realmente sorprendente? Al contrario, cambiamo parzialmente argomento per citare un video mozzafiato divenuto virale. Ritrae la Terra che tramonta dietro la Luna. Si tratta del primo filmato in grado di immortalare tale momento.</p>
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		<item>
		<title>Modena tra il sangue e i ciarlatani</title>
		<link>https://noreporter.org/modena-tra-il-sangue-e-i-ciarlatani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 13:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché vogliono far passare a tutti i costi lo stragista come un semplice disagiato psichico?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lo stragista di Modena viene presentato come un caso psichiatrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può anche essere. I terroristi “Lone wolf”, ovvero i “lupi solitari” sono sempre pescati tra chi ha un disagio psichico e spesso è in cura psicanalitica: è un classico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo definiscono un pazzo autoreferenziale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà. 4 anni fa comunque aveva insultato per mail l’Università di Modena per la presenza di crocefissi, il che suggerisce un certo qual fondamentalismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Non risultano collegamenti con jihadisti? </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Può essere. Strana comunque l’amnesia di cui sembrano soffrire tutti. Il Governo Monti aveva permesso agli “jihadisti moderati” di fissare la loro sede di coordinamento esterno al Medio Oriente tra l’Emilia e le Marche (più o meno nel “triangolo della morte” partigiano). Di lì operavano ad esempio contro Damasco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora non abbiamo subito lo stesso numero attentati jihadisti che hanno insanguinato altre nazioni (Germania, Francia, Belgio, Inghilterra) però in più di un caso l’attentatore proveniva dall’Italia e aveva cercato nuovamente rifugio da noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi che avessimo patteggiato con loro: rifugio e impunità nell’agire purché non si facesse da noi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Forse, ultimamente, la politica italiana </h2>



<p class="wp-block-paragraph">allineata da pochissimi anni con quella europea e, quindi, meno appecoronata su Stati Uniti ed Israele, ha fatto saltare questo patto di non belligeranza?<br>Chissà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che più conta, però, è il tentativo di far passare da sinistra questa strage come l’effetto di un disagio psichico dovuto a dei problemi di una povera vittima.<br>Perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto semplice: perché la favoletta armonica, progressista e mondialista non funziona più; la gente la rigetta in modo sempre più massiccio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tentativo d’imporre a tutti i costi il loro dogma</h2>



<p class="wp-block-paragraph"> anche mediante il varo di leggi liberticide sul pensiero, non è altro che la prova della loro difficoltà e del loro disorientamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Essi sì che sono in disagio psicologico!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più strillano, più s’incattiviscono, più minacciano, più la buttano in caciara, più la distorcono, più il loro crollo si avvicina. Né si vede come potrebbe essere altrimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Tra Trump e Xi un vertice globale?</title>
		<link>https://noreporter.org/tra-trump-e-xi-un-vertice-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 14:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali prospettive si aprono nella realtà</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’incontro recentissimo fra Trump e Xi ha prodotto una serie di commenti grotteschi da parte degli “esperti”. Gli stessi che si affannavano a parlarci come di un dato acquisito di un “multipolarismo” invece impossibile, o ci parlano oggi dell’avvento del “bipolarismo”, oppure sostengono che il presidente americano si sia inchinato a Pechino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo passa il convento in termini di opinionisti, politologi e commentatori politici!</p>



<h2 class="wp-block-heading">In realtà non è accaduto nulla di nuovo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Trump è andato a trattare con la maggior controparte subito dopo essersi assicurato una serie di vantaggi momentanei, colti con il controllo del Venezuela e il blocco dello stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questa trattativa non ha prodotto granché: Pechino ha definito il colloquio come “nuova impostazione” dei rapporti bilaterali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due governi continueranno i negoziati (dicasi negoziati) su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>acquisti cinesi di prodotti energetici USA (petrolio e gas),</li>



<li>esportazioni agricole americane,</li>



<li>controllo dei precursori del fentanyl,</li>



<li>dialogo sull’intelligenza artificiale e sicurezza tecnologica</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Washington ha richiesto un aumento degli acquisti cinesi di energia americana, inclusa la possibilità di forniture dall’Alaska, ma non ha ricevuto risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è discusso di un possibile quadro di “reciproca moderazione” su Taiwan, però non è stato annunciato alcun accordo concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si comprende dove i commentatori abbiano trovato elementi per parlare di svolte.<br>Nemmeno su Taiwan, che gli americani non si sono mai impegnati a difendere militarmente e che i cinesi intendono annettere entro il 2049, ovvero non necessariamente domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È clamoroso come i commentatori inseguano sempre schemi datati e scenari sensazionalistici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eppure è chiaro fin dagli anni novanta </h2>



<p class="wp-block-paragraph">che se si è in presenza di un’egemonia mondiale americana, questa non è mai stata un “unipolarismo” e che l’ascesa cinese che suggerisce un confronto “bipolare” tra le due potenze, deve tener conto della mondiale “interdipendenza” e della fluidità dei rapporti tra i players che li vedono ora alleati, ora rivali tra loro su diversi scenari.<br>“Multiallineamento” lo definiscono gli indiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo così concepito, gli USA devono attirare e respingere al tempo stesso i cinesi e giocare con tutti gli altri players (UE, India, Giappone, Russia, Turchia, Israele, Petromonarchie) per farli rivaleggiare tra di loro mantenendoli subordinati ad essi, così come detta la “Dottrina Brzezinski”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ventiquattro anni fa in <em>Nuovo ordine mondiale tra imperialismo e Impero </em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">scrivevo: “L’orrore, la disintegrazione delle identità e delle culture, la degradazione al livello bestiale, possono paradossalmente verificarsi addirittura più per un fallimento dei dirigenti mondialisti che per un loro successo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proseguivo con: “La superpotenza tecnologica e politica degli Stati Uniti controllata dai capitali orientali potrà finire con il produrre un sistema uniformato, In questo quadro l’America senza volto e civiltà finirebbe con l’affidare la gestione psichica del mondo ai suoi partners dell’Est. Per ricoprire questo ruolo sono perfettamente funzionali i cinesi. (…) essi vantano sia la mentalità sia le abitudini plurisecolari adatte a far funzionare un immenso formicaio mondiale assorbendone tutte le scosse. Sono infatti adusi da millenni a vivere in sistemi di massa particolarmente dispotici ed i loro parametri mentali, sia in relazione all’esistenza che alla politica o all’economia, se a noi appaiono particolarmente robotici, sono però ottimali per un gestione fredda, funzionale ed infanticida financo maniacale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ventiquattro anni dopo tali mie considerazioni, Washington è al tempo stesso attratta e intimorita da questa prospettiva con la quale deve fare i conti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettavo un’alternativa </h2>



<p class="wp-block-paragraph">in gran parte abortita per l’insufficienza delle classi dirigenti europee e per la scelta scellerata dei russi che, pretendendo di voler tornare ad essere una potenza imperialista, hanno finito col servire Washington e Pechino ai danni nostri e loro. Si trattava dell’ormai defunta intesa tra Europa e linea eurasiatica del Cremlino di allora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nello stesso libro scrivevo: “Gli europei, se saranno riusciti a salvaguardarla, in quel frangente potranno imporre la propria pienezza culturale. Gli asiatici risponderanno con la loro plurimillenaria idea del vuoto come fondamento di tutte le cose”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ancora: “L’Europa potrà provare a svolgere un ruolo di compensazione nell’evoluzione del sistema mondiale tenendo testa, alla guida di una coalizione di culture e nazioni, ad USA e Cina”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il frangente è particolarmente favorevole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non nel senso che l’Europa – come Unione o come alleanza tra Stati &#8211; possa diventare a breve una potenza militare in grado di rivaleggiare con Pechino e Washington, ma in quello di moltiplicare gli accordi plurilaterali che ne garantiscono la centralità politica, diplomatica e perfino economica, mentre persegue la trasformazione tecnologica.<br>Il confronto che ha luogo tra intesa e ostilità tra le due superpotenze ci è in questo favorevole perché, per un certo tempo, entrambe avranno comunque bisogno di noi e potremo perfino sparigliare le carte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se gli “esperti” non lo hanno notato, da sei anni in qua in Europa si è iniziato a correre su tutti questi piani e, soprattutto, si sono stabiliti accordi così ampi con Giappone, India, entroterra eurasiatico, Canada, Singapore e verso l’Africa, riprendendo a occuparci dell’America Latina, che diventa possibile ricoprire lo stesso ruolo che, durante la “guerra fredda” ebbero i “paesi non allineati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vera e propria Terza Posizione, dal punto di vista delle politiche internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non, ovviamente, da quello della politica interna, sociale e culturale Su tutto questo c’è da lavorare e molto.<br>Chiaramente è la cosa più difficile a questo grado di sviluppo capitalistico mondiale, ma le cose sono così legate tra di loro che sono destinate ad agire reciprocamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’Europa agguerrita </h2>



<p class="wp-block-paragraph">e da Terza Via, deve finire con l’esporre al suo interno una cultura politica da Terza Posizione, e viceversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la buona notizia che ci viene dal vertice mondiale di Pechino, tutto sta nel recepirla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Non solo animale, anche minerale</title>
		<link>https://noreporter.org/non-solo-animale-anche-minerale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 22:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Suggestiva evoluzione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Uno scorpione ha due armi: il pungiglione sulla &#8220;coda&#8221; (metasoma), con cui inietta il veleno, e le chele frontali, con cui afferra e schiaccia la preda. Entrambe contengono metalli pesanti come zinco, manganese e ferro incorporati direttamente nell&#8217;esoscheletro. Non si tratta di una contaminazione ambientale ma una scelta evolutiva affinata in 450 milioni di anni. E uno studio appena pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, condotto dai ricercatori del National Museum of Natural History e del Museum Conservation Institute della Smithsonian Institution, guidati da Sam Campbell dell&#8217;Università del Queensland, ha che questi metalli non sono distribuiti a caso, ma seguono schemi precisi e diversi per ogni arma. Il ferro si trova solo nelle chele, il manganese quasi solo nel pungiglione, e lo zinco compare in entrambe ma in modo inversamente proporzionale. Dove ce n&#8217;è di più in un&#8217;arma, ce n&#8217;è di meno nell&#8217;altra. Come se ogni scorpione avesse un budget di risorse da spendere, e lo investisse sull&#8217;arma che usa di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché uno scorpione ha bisogno di metalli nelle armi<br>L&#8217;esoscheletro degli artropodi (insetti, ragni, scorpioni) è composto principalmente di chitina, uno zucchero strutturale. È un materiale resistente, ma da solo non basta a sopportare le forze in gioco durante la predazione degli scorpioni. La soluzione evolutiva è stata incorporare ioni metallici direttamente nella struttura. Il risultato è un materiale più duro e resistente all&#8217;usura.<br>Per capire come questi metalli vengono distribuiti, il team ha analizzato 18 specie di scorpioni provenienti da famiglie diverse, usando microscopia elettronica ad alta risoluzione e fluorescenza a raggi X (µXRF). I risultati mostrano schemi molto precisi.<br>Nel pungiglione (telson), lo zinco è concentrato all&#8217;estremità della struttura ad ago. Appena sotto questo punto, il manganese diventa il metallo dominante, creando un confine netto tra i due strati. Oltre quella zona di transizione, i metalli scompaiono: il bulbo che contiene il veleno ne è privo. Come ha descritto il co-autore dello studio Edward Vicenzi del Museum Conservation Institute, &#8220;sembra proprio un ghiacciolo a strati&#8221;.<br>Nelle chele, lo schema è diverso: i metalli compaiono solo lungo il bordo tagliente della tenaglia, rinforzando le parti che sopportano più stress. Qui lo zinco è presente in quasi tutte le specie, spesso affiancato dal ferro nelle specie della famiglia Buthidae.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il significato evolutivo<br>Gli scorpioni che &#8220;investono&#8221; molto zinco nel pungiglione tendono ad avere livelli più bassi di zinco nelle chele, e viceversa. Vicenzi parla esplicitamente di un &#8220;compromesso evolutivo&#8221; in cui una delle due armi viene rinforzata preferenzialmente.<br>La letteratura scientifica indica già da tempo che gli scorpioni con chele robuste usano il pungiglione meno frequentemente, preferendo schiacciare la preda, mentre quelli con chele sottili si affidano quasi esclusivamente al veleno. La distribuzione dei metalli sembra riflettere esattamente questa strategia di caccia.<br>Per rendere i dati più solidi, il team ha mappato le relazioni evolutive tra le specie analizzate, scegliendo scorpioni da famiglie diverse (la collezione del Museo Nazionale di Storia Naturale, comprende tra i 3.000 e i 4.000 esemplari). Il rischio era che, se più specie mostrano la stessa distribuzione di metalli ma sono tutte strettamente imparentate, il risultato non dice nulla di nuovo. &#8220;È stato un aspetto davvero innovativo di questo studio&#8221;, afferma la co-autrice Hannah Wood, curatrice di aracnidi al National Museum of Natural History.<br>Gli scorpioni non sono poi i soli artropodi con &#8220;armi metalliche&#8221;: anche formiche, vespe e centopiedi presentano parti del corpo arricchite di metalli. I metodi messi a punto in questo studio potrebbero offrire un modello per studiarli tutti. Conoscere cosa si cela dietro al loro arsenale potrebbe far sembrare questi animali più affascinanti che spaventosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Se davvero ci riuscirà&#8230;</title>
		<link>https://noreporter.org/se-davvero-ci-riuscira/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 22:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'IA potrebbe aiutare la nostra salute</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È forse il più micidiale d tutti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modello di intelligenza artificiale è in grado di individuare segnali &#8220;invisibili&#8221; del tumore al pancreas fino a oltre un anno prima della diagnosi clinica, aprendo la strada a una possibile identificazione precoce della malattia quando è ancora trattabile. E&#8217; quanto emerge da uno studio guidato da Ajit Harishkumar Goenka e colleghi, pubblicato sulla rivista Gut. Il sistema, chiamato REDMOD (Radiomics-based Early Detection Model), analizza immagini da tomografia computerizzata per rilevare sottili alterazioni della struttura del tessuto pancreatico non individuabili dall&#8217;occhio umano o dalle tecniche convenzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sintomi del cancro al pancreas<br>In media, il modello ha identificato la firma precoce del carcinoma duttale pancreatico circa 475 giorni prima della diagnosi. Il carcinoma pancreatico è tra le neoplasie con prognosi peggiore, spesso diagnosticato in fase avanzata a causa dell&#8217;assenza di sintomi e di segni visibili nelle fasi iniziali. Il nuovo approccio potrebbe consentire di intercettare la malattia allo stadio 0, migliorando sensibilmente le possibilità di cura.<br>&#8220;Questa finestra temporale è cruciale perché una diagnosi precoce aumenterebbe significativamente la probabilità di sopravvivenza&#8221;, osservano i ricercatori. Per valutare l&#8217;efficacia del modello, gli studiosi hanno analizzato scansioni di 219 pazienti inizialmente considerati sani, ma successivamente diagnosticati con tumore al pancreas, confrontandole con quelle di 1.243 soggetti di controllo.<br>REDMOD ha mostrato una sensibilità del 73% nell&#8217;individuare i cambiamenti precoci, quasi il doppio rispetto al 39% dei radiologi esperti. Nei casi identificati oltre due anni prima della diagnosi, l&#8217;accuratezza è risultata quasi tripla: 68% contro 23%. Il sistema ha inoltre dimostrato un&#8217;elevata affidabilità nel riconoscere i pazienti senza malattia, con tassi superiori all&#8217;81% e fino all&#8217;87,5% in set di dati indipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio<br>La coerenza dei risultati è stata confermata anche da scansioni ripetute, con concordanza tra il 90% e il 92%. Il modello integra un sistema automatico di segmentazione del pancreas, che delimita con precisione l&#8217;organo senza intervento manuale, riducendo variabilità e possibili errori.<br>Tuttavia, gli autori sottolineano che sono necessari ulteriori studi prospettici, in particolare su pazienti ad alto rischio, prima di un impiego clinico diffuso.<br>&#8220;Il framework REDMOD rappresenta un passo importante verso un cambio di paradigma, passando da una diagnosi tardiva a una individuazione precoce e preventiva&#8221;, evidenziano gli autori, pur riconoscendo alcune limitazioni, tra cui la scarsa diversità etnica del campione analizzato.</p>
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		<title>Pensavamo di sapere tutto</title>
		<link>https://noreporter.org/pensavamo-di-sapere-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 22:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma in fondo non sapevamo niente</p>
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<p class="wp-block-paragraph">geopop.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;enzima batterico (DRT3) ha una subunità capace di sintetizzare DNA senza alcun stampo genetico, usando la propria struttura proteica come guida. Lo studio dell&#8217;Università di Stanford documenta un&#8217;eccezione rivoluzionaria a una delle regole fondamentali della biologia molecolare ma non va sopravvalutata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Generata con AI a scopo puramente illustrativo.<br>Un team di ricercatori della Stanford University guidato da Alex Gao ha infatti scoperto un&#8217;eccezione al dogma centrale della biologia: DRT3, un enzima che i batteri usano per difendersi dai virus, è in grado di sintetizzare DNA partendo da una struttura proteica usata come stampo. Il &#8220;principio&#8221; formulato da Francis Crick nel 1957, descrive il flusso della vita in una sola, rigida direzione: dal DNA all&#8217;RNA, e dall&#8217;RNA alle proteine. Pur conoscendo l&#8217;eccezione della trascrittasi inversa, in grado di sintetizzare DNA partendo dall&#8217;RNA, la conversione a ritroso dalle proteine al DNA non era mai stata documentata. Lo studio, pubblicato su Science, descrive questo percorso alternativo inedito, anche se l&#8217;autore stesso invita alla cautela: la porzione dell&#8217;enzima coinvolta, Drt3b, produce soltanto una singola sequenza ripetitiva (ACACAC…). Non rappresenta quindi un meccanismo generale che consente alle proteine di &#8220;riscrivere&#8221; il codice genetico a piacimento, ma è sufficiente a dimostrare che la biologia ha ancora molte strade nascoste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;enzima DRT3 che ha rotto le regole della biologia: la ricerca dello Stanford University<br>I batteri vivono in un stato di guerra con i batteriofagi, specifici virus in grado di infettare solo loro. Per sopravvivere, nel corso dell&#8217;evoluzione hanno sviluppato diversi sistemi di difesa tra cui quello delle trascrittasi inverse associate alla difesa, abbreviate in DRT. Si tratta di enzimi che i batteri impiegano per bloccare l&#8217;infezione virale.<br>Il team di Stanford, guidato dal biochimico Alex Gao, ha deciso di studiare nel dettaglio uno di questi sistemi, il DRT3 in&nbsp;Escherichia coli. Composto da tre elementi, due proteine chiamate Drt3a e Drt3b, più un frammento di RNA non codificante, questo complesso produce un doppio filamento formato da GTGTGT… ripetuto molte volte legato al suo complementare, ACACAC. Come esattamente il DNA prodotto da Drt3b aiuti il batterio a respingere i fagi non è ancora del tutto chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come funziona la sintesi del DNA con DRT3: la proteina che fa da stampo<br>La porzione Drt3a si occupa di produrre la sequenza poli-GC partendo dallo stampo a RNA presente nel complesso. La vera particolarità risiede però nella porzione Drt3b: pur essendo una DNA polimerasi (l&#8217;enzima addetto alla sintesi del DNA), a differenza di tutte quelle conosciute finora non ha bisogno di un template di acido nucleico per funzionare. Per costruire la sua catena, infatti, non legge alcuna sequenza preesistente di DNA o RNA ma usa la forma della proteina stessa data dagli aminoacidi come stampo per determinare quale sequenza di DNA viene prodotta.<br>Come ha spiegato lo stesso Gao, &#8220;la proteina funge da progetto per la sequenza del DNA&#8221;. Il risultato è un flusso di informazione che va dalla proteina al DNA, esattamente l&#8217;inverso di quanto previsto dal dogma centrale.<br>È importante però non sopravvalutare questo meccanismo. Drt3b produce solo una sequenza ripetitiva specifica e fissa (poli-AC). Non si tratta di un meccanismo generale per cui qualsiasi proteina possa &#8220;scrivere&#8221; codice genetico arbitrario. Ma il principio che dimostra l&#8217;esistenza di un modo per produrre DNA senza stampo rimane rivoluzionario.<br>Per il dogma centrale della biologia l’informazione passa dal DNA, all’RNA e infine alle proteine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questa scoperta è importante<br>Dal punto di vista teorico, la scoperta non demolisce il dogma centrale della biologia molecolare, ma per ora lo arricchisce con un&#8217;eccezione inattesa. Dimostra che la vita, nel corso dell&#8217;evoluzione, ha trovato almeno una scorciatoia per costruire DNA senza partire da DNA.<br>Anche CRISPR-Cas9, la tecnologia di edting genetico che permette di modificare in modo preciso il DNA, nacque come sistema di difesa batterico contro i fagi. I batteri lo usavano da milioni di anni prima che i ricercatori capissero come funzionava e lo adattassero per modificare il genoma di qualsiasi organismo, dall&#8217;uomo alle piante. Oggi è considerato uno degli strumenti scientifici più potenti mai sviluppati.<br>È naturale chiedersi se DRT3 possa percorrere lo stesso cammino. In teoria, un enzima capace di produrre DNA senza template e con una sequenza dettata dalla propria struttura potrebbe diventare un mattone prezioso per la biologia sintetica. In pratica, la strada è ancora lunga, Drt3b per ora produce solo quella sua sequenza fissa e non è chiaro se e come potrebbe essere riprogrammato.</p>
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		<title>Na sera &#8216;e maggio</title>
		<link>https://noreporter.org/na-sera-e-maggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Montenero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 13:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra finzione e realtà</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br>Ipotizziamo una realtà fittizia dove America e Russia siano complici dei problemi europei. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la Russia fosse in difficoltà per un conflitto che doveva essere breve anzi brevissimo e invece dura da più di quattro anni e l’America volesse aiutarla puntando sulle forniture di prodotti energetici (petrolio, gas chissà?), cosa potrebbe inventarsi?  Un conflitto con l’Iran?  In modo che quest’ultimo scoprisse il suo vero potenziale bellico (chiudendo lo stretto di Hormuz?). i prezzi dei combustibili crescessero a dismisura e il petrolio russo divenisse ancora più appetibile? Se in questo modo le sanzioni applicate dall’Unione Europea alla Russia diventassero controproducenti e gli aiuti per l’aggredita Ucraina sempre più pesanti per l’Europa? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dare pennellate più fosche allo scenario supponiamo che i veri burattinai siano dei finanzieri speculatori multimiliardari apatridi ( Blackrock di Larry Fink per citarne una?). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questi ultimi finanziassero il debito israeliano e contemporaneamente fossero importanti investitori di aziende belliche (Lockheed Martin?) cioè indipendentemente dalle loro origini adorassero il Dio denaro al punto da non avere scrupoli a crearsi mercati di sangue per poter poi vendere le loro armi? E se dietro le guerre e l’immigrazione di massa che invade l’Europa e crea problemi finanziari alle famiglie assieme all’incremento di utenze e combustibili ci fosse un disegno, una strategia per far sì che l’indebitamento progressivo con le finanziarie diventi un’ulteriore fonte di guadagno per loro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe veramente un incubo una situazione così intricata di interessi senza scrupoli finalizzati ad ottimizzare i guadagni in barba alle persone, ai valori, alle identità nazionali. Ma per nostra fortuna sono solo ipotesi strampalate nate da visioni fantageopolitiche di una sera di maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Là dove i raggi cosmici s’inginocchiano</title>
		<link>https://noreporter.org/la-dove-i-raggi-cosmici-singinocchiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stavolta lo scoprono i cinesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Qualche nuova scoperta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso i dati raccolti dalla missione spaziale cinese Dampe, un team di ricerca internazionale del quale fanno parte anche l’Università di Ginevra, l’Infn e il Gssi ha potuto confermare per la prima volta che una caratteristica fondamentale nello spettro dei raggi cosmici – una diminuzione più ripida attorno a 15 teravolt – è legata alla carica elettrica delle particelle coinvolte e indipendente dalla loro massa</p>



<p class="wp-block-paragraph">I raggi cosmici sono particelle energetiche – molto più dei protoni accelerati nel Large Hadron Collider del Cern – in grado di attraversare il cosmo sotto forma di fasci ad alta energia. Vengono solitamente suddivisi in due classi: le specie primarie, accelerate dalle sorgenti, e le specie secondarie, prodotte dalla frammentazione dei raggi cosmici primari a seguito delle collisioni con il mezzo interstellare. Costituiti prevalentemente da nuclei di idrogeno ed elio e, in quantità minore, di carbonio, ossigeno e altri elementi più pesanti fino al ferro, i loro meccanismi di produzione e propagazione rimangono tuttora poco noti.<br>Ora, grazie all’analisi dei dati raccolti in nove anni – dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2024 – dalla missione spaziale cinese Dampe (Dark Matter Particle Explorer), è stato possibile ottenere lo spettro di queste particelle nelle fasce di energia più elevate. Spettro dal quale è emerso chiaramente un picco caratteristico di tutti i tipi di nuclei seguito – in corrispondenza del cosiddetto “ginocchio” – da una discesa. La diminuzione avviene – indipendentemente dalla massa dei nuclei – attorno a un valore di rigidità magnetica, pari a circa 15 teravolt, uguale per tutti i tipi di nuclei. Lo studio conferma le precedenti osservazioni su protoni e nuclei di elio, che già mostravano la discesa dello spettro attorno al valore di 15 teravolt, e mostra per la prima volta la medesima caratteristica anche nello spettro dei nuclei di carbonio, ossigeno e ferro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato, inseguito da decenni e riportato la settimana scorsa su Nature, offre dunque la prima conferma osservativa del fatto che la diminuzione dell’energia osservata non dipende dalla massa dei nuclei, come ipotizzato da alcuni modelli, bensì dalla loro carica – in particolare dalla rigidità magnetica, appunto, proprietà di una particella elettricamente carica che misura quanto sia difficile per un campo magnetico deviarne la traiettoria. E consolida l’idea che i raggi cosmici siano accelerati in sorgenti astrofisiche come supernove o pulsar, lasciando comunque aperte le domande su quale sorgente – o classe di sorgenti – sia responsabile dell’eccesso osservato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dampe è stato lanciato nel 2015 dall’Agenzia spaziale cinese, e alla sua realizzazione ha contribuito anche l’Italia, attraverso l’Infn e il Gssi. Il suo scopo principale è cercare indizi di materia oscura attraverso l’osservazione di raggi cosmici e particelle ad alta energia. Dampe, infatti, è in grado di misurare con precisione la carica, la direzione, l’energia e l’identità di particelle e raggi cosmici. In particolare, il suo calorimetro è progettato per osservare energie superiori a dieci teravolt con una risoluzione energetica molto elevata.</p>
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