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		<title>Eccellenze ucraìne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[analisi difesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 22:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una rete di sensori acustici per una formidabile difesa</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/eccellenze-ucraine/">Eccellenze ucraìne</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Droni tattici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il polo di ricerca e sviluppo dell’azienda ucraina Octava Defence ha aggiornato il sistema di rilevamento acustico e tracciamento di minacce aeree e terresti FENEK, utilizzato da Kiev per contrastare gli attacchi russi che colpiscono i centri abitati e le infrastrutture critiche da oltre quattro anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto pubblicato dalla testata giornalistica Militarnyi – portale web indipendente dedicato a notizie, analisi e approfondimenti sul mondo della difesa e della tecnologia militare – i sistemi acustici FENEK sono ora in grado di intercettare un’ampia gamma di minacce: dai missili da crociera, siano essi lanciati da piattaforma aeree, navali o terresti, ai droni kamikaze, gli Shahed-136 di produzione iraniana e la versione russa Geran-2. Inoltre, FENEK riesce a localizzare e tracciare gli UAV comandati tramite cavi in fibra ottica, i micidiali “FPV a filo”, velivoli a controllo remoto che non emettono segnali radio e rimangono invisibili ai comuni sistemi radar e ai sistemi di rilevamento intelligence (ELINT) e guerra elettronica (EW).<br>La caratteristica principale del FENEK è il suo principio di funzionamento passivo che si limita ad “ascoltare” lo spazio circostante utilizzando la triangolazione TDOA (Time Difference of Arrival), la tecnica matematica e fisica utilizzata da molti sistemi di localizzazione per individuare la posizione esatta di una minaccia basandosi sul suono. Con il progredire della guerra, entrambe le parti sono state costrette a studiare contromisure sempre più sofisticate, azioni finalizzate a mimetizzare e contrastare le reciproche capacità di utilizzo e rilevamento elettronico.<br>In questa ottica il sistema FENEK si basa su uno dei principi cardine della guerra elettronica: l’ascolto passivo, unico modo efficace per individuare i droni FPV (First Person View) a filo in fibra ottica. Il sistema non emette nulla: nessun segnale radar, nessuna emissione di radiofrequenza, nessun output elettronico, niente che i sistemi di guerra elettronica possano rilevare, localizzare o sopprimere. In un contesto militare saturo di disturbi e intercettazioni di segnali, questa invisibilità non è una caratteristica secondaria, bensì il principale vantaggio operativo del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’architettura alla base di FENEK è una rete di sensori acustici, ciascuno dotato di una serie di microfoni e di un modulo di elaborazione integrato che analizza il suono in arrivo, filtra il rumore ambientale e determina la direzione del segnale rilevato. Il metodo TDOA utilizzato misura i minuti di ritardo tra il momento in cui lo stesso suono raggiunge i diversi microfoni della rete e, poiché il suono si propaga a una velocità nota e ogni microfono si trova, rispetto agli altri, in una determinata posizione, queste differenze di tempo consentono al modulo di calcolare l’angolo di provenienza del suono.<br>Dato che un singolo sensore può determinare la direzione, ma non la posizione precisa, l’architettura di rete diventa quindi fondamentale.<br>Quando più sensori FENEK in una rete distribuita rilevano simultaneamente la stessa sorgente acustica, ognuno fornendo i propri dati direzionali, il sistema triangola le misurazioni sovrapposte e calcola le coordinate del bersaglio.<br>Il risultato non è semplicemente l’allerta per un un drone in arrivo, ma la possibilità di tracciarne la posizione in tempo reale, visualizzata sulla postazione destinata all’operatore con coordinate, traiettoria, direzione e velocità del velivolo. Inoltre, la postazione operatore non richiede una connessione Internet, un aspetto fondamentale per le unità dislocate in aree in cui la connettività è scarsa o assente.<br>Dal punto di vista operativo, le specifiche capacità evidenziate dal produttore collocano la rete di sensori FENEK in una finestra temporale significativa: un preavviso di tre chilometri per i droni di tipo Shahed e Geran-2 (arco di tempo sufficiente per allertare le squadre di terra o i sistemi di difesa aerea e per adottare le misure di protezione previste prima che l’arma raggiunga il bersaglio) e di cinque chilometri contro i missili da crociera (finestra di rilevamento più breve data la differente velocità, ma che fornisce un prezioso pre-allarme che va ad integrare i sistemi di rilevamento basati su radar.<br>Infine, viene posta particolare attenzione alla capacità di contrastare i droni controllati tramite un sottile cavo in fibra ottica, loitering munitions che non emettono alcuna radiofrequenza e sono invisibili ai sistemi di Intelligence che monitorano lo spettro radio ed immuni al disturbo delle radiofrequenze, principale contromisura elettronica utilizzata contro i droni convenzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio acustico del FENEK aggira completamente la dimensione dei problemi legati appunto alle radiofrequenze: indipendentemente dal fatto che un drone utilizzi il radiocomando, il collegamento satellitare, la programmazione autonoma o un cavo in fibra ottica, produce comunque un suono, un rumore generato dai motori e dalle eliche che i sensori acustici sono comunque in grado di rilevare.<br>Il sistema acustico passivo che rileva la presenza fisica del drone attraverso la sua firma sonora è perciò la soluzione che, nel contesto ucraino, permette ai sensori di proteggere sia una postazione militare che un’infrastruttura critica o le aree civili circostanti.<br>L’introduzione della fibra ottica nei droni rappresenta una delle evoluzioni più significative e letali nel panorama tecnologico degli attuali conflitti, in particolare in Ucraina e, più recentemente, in Medio Oriente. Sebbene il termine “Shahed” sia solitamente associato ai grandi droni kamikaze a lungo raggio (guidati via GPS/Satellitare), l’integrazione della fibra ottica riguarda principalmente una nuova classe di droni tattici (spesso chiamati “FPV a filo”) che risolvono il problema principale della Electronic Warfare.<br>A differenza dei droni tradizionali che comunicano via onde radio, questi modelli srotolano durante il volo una sottilissima bobina di fibra ottica spesso lunga da10 a 20 km (test recenti estendono il range fino a 50 km).<br>Poiché i dati passano attraverso il cavo fisico, i sistemi di analisi e interpretazione dei segnali elettronici o di comunicazione SIGINT (Signal Intelligence) e gli stessi disturbatori di frequenza EW sono del tutto inefficaci. Inoltre, la fibra trasmette immagini ad altissima risoluzione, senza ritardi e fino all’istante dell’impatto, permettendo al pilota di colpire con estrema precisione.<br>Non emettendo segnali radio, il drone diventa invisibile e per i sistemi di difesa è praticamente impossibile localizzare il pilota tramite il segnale di controllo: anche se un carro armato è protetto da un sistema di disturbo, il FPV a filo continua a volare e a trasmettere immagini perfettamente nitide, fino a mettere l’operatore in condizione di colpire il punto più vulnerabile del mezzo.<br>Recentemente la Russia ha sviluppato modelli FPV a filo che legano la filosofia dei droni Shahed (raggio d’azione di circa 2000 km ed autonomia in volo di 12 ore) alle tecnologie di guida “man-in-the-loop”, concetto che lascia all’automazione il compito di eseguire gran parte del lavoro e demanda all’uomo il ruolo di anello finale della catena decisionale, mantenendo il controllo diretto nelle fasi critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di droni tattici è diventato il simbolo dell’adozione della fibra ottica sul campo di battaglia. Il più conosciuto, il Knyaz Vandal Novgorodskiy (spesso abbreviato in Vandal o KVN), è nato dall’esigenza russa di superare la densa “bolla” di guerra elettronica prodotta dalle Forze armate Ucraine, un muro che rendeva quasi impossibile l’uso dei normali droni FPV radio-comandati in settori critici.<br>Apparso per la prima volta su vasta scala nell’agosto 2024, durante l’offensiva ucraina nella regione di Kursk, il Vandal è stato sviluppato e realizzato da KB Ushkuynik, istituto di ricerca specializzato in sistemi unmanned e guerra elettronica con sede a Veliky Novgorod.<br>Il cuore del sistema d’arma è il meccanismo di srotolamento della fibra, caratteristica che offre due grandi vantaggi: essendo collegato fisicamente tramite un cavo sottilissimo (simile a una lenza da pesca trasparente), non può essere disturbato da alcun jammer; la qualità video in 4K/HD, praticamente perfetta, permette all’operatore di ricevere l’immagine del bersaglio fino ad un millesimo di secondo prima dell’impatto. Il KVN-35 (Modello 2026), ha un range di 35 km ed è armato con una testata da 3 kg, ma esistono varianti che arrivano fino a 50-65 km.<br>Una delle capacità più letali del Vandal è la modalità Ambush (Imboscata): il drone può atterrare in una posizione strategica, ad esempio vicino a una strada, e spegnere i motori (dato che il collegamento è in fibra, può rimanere in attesa lasciando che il pilota monitori la zona per ore e in perfetto silenzio elettronico); nel momento in cui appare un bersaglio, il drone decolla istantaneamente e colpisce il bersaglio.<br>Nel cyberspazio del campo di battaglia questo tipo di droni sta segnando l’inizio di un’era, un nuovo modello in cui la “connessione fisica” torna a essere più sicura di quella wireless. Per questo, il sistema di rilevamento acustico FENEK rappresenta una prima risposta valida alla minaccia dei sistemi d’arma utilizzati nei moderni conflitti: un “orecchio” capace di distinguere tra un rumore ambientale e un’intrusione umana o meccanica, anche se invisibile ai più conosciuti sistemi di difesa. (IT Log Defence)</p>
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