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	<title>RaiNews, Autore presso NoReporter</title>
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	<title>RaiNews, Autore presso NoReporter</title>
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		<title>Non è striscia la notizia</title>
		<link>https://noreporter.org/non-e-striscia-la-notizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 22:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una beffa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Germania</p>



<p>Allo zoo di Norimberga si festeggia la nascita di un raro tapiro malese. Il 25 marzo “Indy” ha dato alla luce una cucciola, ancora senza nome, in un parto rapido e senza complicazioni. Come spiegato dalla curatrice ed esperta Diana Koch, la piccola si è alzata e ha iniziato a muoversi pochi secondi dopo la nascita, un comportamento tipico per la specie. Pesava tra gli otto e i nove chili. Considerati “fossili viventi”, i tapiri hanno comportamenti fortemente istintivi. La madre si prende cura della cucciola, che resta con lei fino a due anni e mezzo, nutrendosi di latte ma iniziando già ad assaggiare rami e vegetali.</p>



<p></p>
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		<title>Noi i più vecchi d&#8217;Europa</title>
		<link>https://noreporter.org/noi-i-piu-vecchi-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 22:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo per natalità ma per senilità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>E tra i più vecchi nel mondo</p>



<p>Al 1° gennaio 2026 si stima un’età media della popolazione residente di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto al 1° gennaio 2025. Il Centro si conferma la ripartizione più anziana (47,7 anni, oltre sei punti decimali sopra la media nazionale), seguita dal Nord (47,3 anni), mentre il Mezzogiorno rimane la ripartizione più giovane (46,4 anni). È quanto emerge dagli Indicatori demografici dell&#8217;Istat pubblicati oggi.<br>La popolazione fino a 14 anni è pari a 6 milioni 852mila individui (11,6% del totale), in calo di 168mila unità rispetto al 2025. La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2% del totale), con una riduzione di 73mila individui sull’anno precedente. Gli over 65enni sono 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Crescono gli ultra-ottantacinquenni che raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale. Infine, gli ultracentenari ammontano a 24mila e 700 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente.</p>



<p>Il processo di invecchiamento interessa l’Unione europea nel suo insieme. Diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni. Al 1° gennaio 2025, nell’Ue27, i giovani di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentano il 14,4%, le persone in età attiva il 63,6%, gli anziani il 22,0%. Le quote più elevate di giovani si osservano in Irlanda (18,5%), Svezia (16,8%) e Francia (16,6%). L’Italia presenta la percentuale più bassa di giovani (11,9%) e la maggiore di anziani (24,7%), Questo squilibrio si riflette nell’età mediana, pari a 49,1 anni in Italia, oltre quattro anni in più rispetto alla media Ue27 (44,9 anni), quasi 10 anni in più rispetto all’Irlanda (39,6) che presenta il valore minimo.<br>Anche se diffusamente accettato, il concetto di invecchiamento della popolazione basato sul mero conteggio delle persone che superano i 65 anni rappresenta una semplificazione, retaggio del passato. L’anziano di oggi conduce uno stile di vita diverso e gode di una salute migliore rispetto ai coetanei del passato. La soglia di ingresso nella cosiddetta terza età tende infatti a spostarsi in avanti, progredendo con le capacità fisiche e intellettuali del capitale umano che si riflettono anche sulle condizioni socio-economiche.<br>Come misura alternativa, il processo di invecchiamento si può misurare, tra le varie possibilità, con indicatori dinamici basati sulla speranza di vita residua. Ad esempio, se si assumesse come parametro fisso la speranza di vita residua a 65 anni degli uomini nel 1960 (pari a 13,1 anni), nel 2025 sarebbero considerati anziani coloro che hanno un’età pari a 74 anni per gli uomini e a 77 per le donne. In tale circostanza, la quota di popolazione anziana, quella che cioè insiste su tali soglie, sarebbe solo del 12,3%, ovvero la metà rispetto al 24,7% basato sul concetto anagrafico della quota di individui di 65 anni e più (Figura 7). Ciò evidenzia come una soglia dinamica permetta di valutare l’invecchiamento tenendo conto dei mutamenti reali nel tempo della sopravvivenza, pervenendo a un ordine di grandezza del fenomeno sensibilmente inferiore, con la possibilità di valutarne meglio l’impatto.</p>



<p>Il numero medio di figli per donna scende a 1,14<br>Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14, in calo rispetto all’1,18 del 2024. L’uniforme diminuzione sul territorio nazionale è tale che le differenze tra le aree geografiche restano invariate. Il Centro ha la fecondità più bassa (1,07 figli per donna; 1,11 nel 2024), seguito dal Nord con 1,15 (da 1,19) e dal Mezzogiorno con 1,16 (da 1,20). Prosegue la posticipazione delle nascite. L’età media al parto sale da 32,6 a 32,7 anni, con un incremento omogeneo di un decimo di anno per tutte le ripartizioni geografiche. Il Centro si conferma l’area in cui i figli si fanno più tardi: 33,1 anni, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno l’età media al parto è pari, rispettivamente, a 32,8 anni e a 32,4 anni. È quanto emerge dagli Indicatori demografici dell&#8217;Istat pubblicati oggi.<br>La regione con la fecondità più bassa continua a essere la Sardegna che, per il sesto anno consecutivo, presenta una fecondità inferiore all’unità, pari a 0,85 e in diminuzione sul 2024 (0,91). Seguono Molise e Lazio, con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente, a 1,02 e 1,05. Al Trentino-Alto Adige spetta, ancora una volta, il primato di regione con la fecondità più elevata, con un numero medio di figli per donna di 1,40. Seguono, su livelli più bassi, Sicilia (1,23) e Campania (1,22).</p>



<p>Al primo gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all&#8217;anno precedente, con un&#8217;incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. L&#8217;Istat spiega poi che &#8220;la crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto da un forte saldo migratorio con l&#8217;estero (+348mila), cui si accompagna un saldo naturale di entità inferiore ma positivo (+36mila). Unica voce in perdita per gli stranieri residenti (ma meramente da un punto di vista definitorio, essendo riferita a individui che continuano a risiedere nel Paese) è quella relativa alle acquisizioni della cittadinanza italiana che si attestano a 196mila&#8221;.<br>La presenza straniera si concentra soprattutto al Nord, dove risiedono 3 milioni 230mila individui (pari al 58,1% degli stranieri residenti in Italia), per un&#8217;incidenza rispetto al totale dei residenti pari all&#8217;11,7%. Nel Centro risiedono un milione 344mila stranieri (24,2% del totale) con un&#8217;incidenza dell&#8217;11,5%. Piu&#8217; contenuta la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 986mila unita&#8217; (17,7%), che rappresentano appena il 5,0% della popolazione residente in questa area geografica&#8221;.<br>La popolazione di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui rispetto al primo gennaio 2025: &#8220;il bilancio negativo dei residenti italiani &#8211; spiega l&#8217;Istat &#8211; si deve principalmente a un saldo naturale ampiamente negativo, a cui si associa anche un saldo migratorio con l&#8217;estero che, tra rimpatri ed espatri, si attesta sul valore di -53mila&#8221;.<br>Il calo di residenti italiani, comune a tutte le ripartizioni, raggiunge il massimo nel Mezzogiorno con 118mila connazionali in meno. Nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza italiana (196mila) risultano in diminuzione rispetto ai livelli degli anni precedenti (214mila nel 2023 e 217mila nel 2024).<br>Calo &#8220;da imputare principalmente alle modifiche del quadro normativo introdotte dal dl 36/2025 (convertito nella legge 74/2025) che prevede restrizioni all&#8217;acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis&#8221;. Nel 2025 i cittadini albanesi e marocchini mantengono il primato per volume di acquisizioni (rispettivamente 26mila e 23mila casi), seguiti dai cittadini rumeni (16mila) che si confermano al terzo posto: circa un terzo del totale delle acquisizioni è detenuto da queste tre nazionalità originarie.<br>Il confronto anno su anno dei flussi di acquisizione della cittadinanza italiana mette in luce variazioni negative tra le comunità storicamente più importanti: si registrano forti cali rispetto al 2024 tra gli albanesi e gli argentini (-6mila), i marocchini (-4mila), i brasiliani (-3mila), gli indiani (-3mila) e i moldavi (-2mila). In controtendenza risultano invece le acquisizioni da parte di cittadini pachistani (+2mila), filippini (+1500) e rumeni (+1000). (AGI)Bas</p>



<p>Diminuiscono matrimoni nel 2025, -8 mila rispetto al 2024<br>In base a dati provvisori, nel 2025 i matrimoni, che da tempo non rappresentano un necessario passaggio preliminare alla nascita di un figlio, sono 165mila, 8mila in meno sul 2024. Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%) e, lievemente, anche quelli celebrati con rito civile (-0,2%). Il tasso di nuzialità è pari a 2,8 per mille (2,9 nel 2024) e il valore più alto continua a osservarsi nel Mezzogiorno (2,9 per mille). Nel Nord e nel Centro è pari a, rispettivamente, 2,8 e 2,7 per mille.</p>



<p>Si riduce a quattro anni divario di genere per la vita media<br>Nel panorama europeo l’Italia è notoriamente uno dei Paesi con la più alta aspettativa di vita. In base ai dati Eurostat relativi al 2024, gli ultimi disponibili per un confronto, gli uomini italiani si collocano al secondo posto grazie a una speranza di vita di 81,5 anni, superati dai soli svedesi con 82,6 anni a fronte di una media Ue27 di 79,2 anni. Le italiane, a loro volta, si collocano al terzo posto con 85,6 anni, superate dalle francesi (85,9) e dalle svedesi (86,5), per una media Ue27 di 84,4 anni.</p>



<p>A favorire questi importanti traguardi concorre naturalmente l’andamento dei decessi che, superata la vicenda pandemica, hanno riacquisito il loro naturale trend storico. Nel 2025 essi sono stati 652mila, in linea con il dato del 2024 quando se ne registrarono 653mila. In rapporto al numero di residenti si hanno 11,1 decessi ogni mille abitanti, come nell’anno precedente.<br>Istat: si riduce a quattro anni divario di genere per la vita media-2-</p>



<p>Il numero contenuto di decessi favorisce un aumento della speranza di vita alla nascita rispetto al 2024. Nel 2025 questa è stimata in 81,7 anni per gli uomini (2 decimi di crescita) e in 85,7 anni per le donne (un decimo in più). Ciò fa sì che nel 2025 la differenza di genere sia scesa ad appena 4 anni, un livello che per ritrovarlo indietro nel tempo occorre risalire al 1953. Agli inizi del secolo scorso, infatti, la differenza donna-uomo era inferiore a un anno. Con gli anni, tale valore è andato progressivamente aumentando, fino a toccare un massimo di 6,9 anni nel 1979. Da lì in avanti la differenza di speranza di vita tra donne e uomini è andata via via riducendosi.</p>



<p>Storicamente le donne vivono più a lungo, anche per un riconosciuto vantaggio biologico, ma oggi gli uomini hanno iniziato a recuperare grazie a una combinazione di fattori sociali, comportamentali e sanitari. In primo luogo, contano i cambiamenti negli stili di vita maschili (es: attitudine al fumo diminuita, che ha consentito di ridurre morti premature per tumori e malattie cardiovascolari). In secondo luogo, i miglioramenti nella prevenzione e nella medicina consentono oggi diagnosi più precoci e cure migliori per malattie tipicamente maschili (per es. gli infarti). Sul versante delle donne, invece, conta il cambiamento del loro ruolo sociale. Le donne oggi lavorano di più fuori casa e sono più esposte a stress e a fattori di rischio. I fattori biologici a loro vantaggio ancora sussistono ma contano meno che in passato, in quanto sostituiti dal peso prevalente dei fattori sociali e sanitari che portano il divario di genere a ridursi.</p>
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		<title>Quando uno ama fare il delatore&#8230;</title>
		<link>https://noreporter.org/quando-uno-ama-fare-il-delatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 22:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver fatto liberare Ilaria Salis...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ecco di cosa si vana Bonelli</p>



<p>È stata arrestata a Roma Carla Zambelli, la deputata brasiliana di origini italiane ricercata dall&#8217;Interpol per una condanna a dieci anni di carcere in Brasile.<br>Zambelli (in foto), membro del partito dell&#8217;ex presidente Jair Bolsonaro, ha la cittadinanza italiana. Era fuggita dal Brasile dopo che nel maggio scorso era stata condannata con l&#8217;accusa di aver partecipato a un attacco hacker al sistema giudiziario nazionale.</p>



<p>La Corte suprema verde-oro aveva richiesto, a giugno, la sua estradizione in Brasile ma, secondo quanto riporta il sito del quotidiano Folha de São Paulo, non dovrebbe tornare immediatamente nel suo paese. Prima la giustizia italiana dovrà esaminare la richiesta del Brasile e decidere se soddisfa i requisiti dei trattati firmati tra i due paesi. La richiesta di estradizione brasiliana è stata fatta dal giudice della Corte suprema, Alexandre de Moraes, che ha disposto la detenzione definitiva di Zambelli, oltre alla perdita del mandato parlamentare, impegnandosi tuttavia a non sottoporre la parlamentare a condizioni degradanti, come riporta la giornalista Mônica Bergamo della Folhade São Paulo.</p>



<p>Dopo il suo arrivo in Italia, il 5 giugno scorso, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra aveva scritto sui social: &#8220;Carla Zambelli è in una casa a Roma. Ho comunicato alla polizia l&#8217;indirizzo ed in questo momento la polizia ha identificato Zambelli&#8221;. In un&#8217;intervista a Repubblica la deputata aveva ribadito la sua innocenza: &#8220;Non c&#8217;è nessuna prova contro di me. Sono stata incastrata. Io sono la più votata in Brasile, ho preso un milione di voti. Sono una perseguitata politica. Il giudice che mi ha condannato è un dittatore&#8221;.</p>
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		<title>Terap IA</title>
		<link>https://noreporter.org/terap-ia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 22:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Evoluzione scontata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci governeranno gli algoritmi</p>



<p>Produrre vaccini precisi in tempi record grazie anche all&#8217;Ia. E&#8217; la promessa della Reverse Vaccinology 3.0, tecnologia al descritta su &#8216;Nature Reviews Microbiology&#8217; in un articolo firmato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Emanuele Andreano, responsabile del Laboratorio di Sierologia della stessa Fondazione, insieme a Jason McLellan dell&#8217;università del Texas, Usa. &#8220;Negli ultimi 25 anni abbiamo visto evolvere profondamente il modo di sviluppare i vaccini &#8211; spiega Rappuoli &#8211; Con la Reverse Vaccinology 3.0 integriamo genomica, immunologia e intelligenza artificiale per identificare antigeni e progettare vaccini in modo molto più rapido e razionale. L&#8217;Ia ci permette di analizzare grandi quantità di dati biologici e di individuare nuovi bersagli vaccinali in tempi che fino a pochi anni fa erano impensabili. E&#8217; un cambiamento profondo nel modo in cui possiamo studiare i patogeni e sviluppare nuove strategie di prevenzione&#8221;.</p>



<p>Da un quarto di secolo a oggi, ricostruisce lo scienziato, &#8220;la vaccinologia ha vissuto tre grandi rivoluzioni. La prima è stata la Reverse Vaccinology introdotta nel 2000, che ha utilizzato l&#8217;analisi genomica per individuare antigeni protettivi dei patogeni. La seconda fase ha sfruttato lo studio degli anticorpi monoclonali umani per comprendere quali parti del virus o del batterio siano davvero responsabili della protezione immunitaria. La Reverse Vaccinology 3.0 aggiunge a questi strumenti la potenza dell&#8217;intelligenza artificiale e della modellistica strutturale. I dati sugli anticorpi e sugli antigeni possono essere analizzati con modelli computazionali avanzati, riducendo drasticamente i tempi necessari per identificare nuovi bersagli vaccinali e allo stesso tempo aumentando la qualità, sicurezza e stabilità dei prodotti che vengono disdegnati. Il metodo è stato applicato allo studio del virus Mpox, consentendo di identificare un nuovo antigene neutralizzante, denominato OPG153, attraverso modelli di previsione strutturale basati su AlphaFold e successivamente confermato con tecniche di microscopia strutturale&#8221;.</p>



<p>&#8220;L&#8217;integrazione tra biologia e IA potrebbe aprire una nuova fase nella progettazione di vaccini, anticorpi, e terapie immunologiche&#8221;, prospetta il Biotecnopolo. &#8220;Questo approccio rappresenta un campo ancora emergente, ma con un grande potenziale per il futuro della medicina. Le stesse tecnologie potrebbero essere applicate anche ad altri ambiti della ricerca biomedica, dalla progettazione di anticorpi terapeutici fino allo sviluppo di nuove strategie contro tumori e malattie autoimmuni. La pubblicazione su Nature Reviews Microbiology &#8211; si legge in una nota &#8211; conferma il contributo della Fondazione alla ricerca internazionale sulle nuove tecnologie vaccinali e sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nella biomedicina&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/terap-ia/">Terap IA</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
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		<title>Fortunatamente non c&#8217;era la Sharia</title>
		<link>https://noreporter.org/fortunatamente-non-cera-la-sharia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una porca fortuna!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Esperimento cinese</p>



<p>Un uomo di 56 anni con grave insufficienza epatica è rimasto quasi 3 giorni collegato chirurgicamente a un fegato di maiale in attesa di un trapianto di fegato da donatore sano.<br>La procedura senza precedenti (detta di perfusione extracorporea) non è stata ancora oggetto di una pubblicazione scientifica ma è anticipata sul sito della rivista Nature.</p>



<p>I chirurghi hanno collegato l&#8217;uomo a un fegato di maiale esterno al suo corpo, in modo che potesse filtrare i prodotti di scarto nocivi del sangue. Scollegato dal sistema, il paziente ha poi ricevuto un fegato umano e si sta riprendendo bene, afferma Lin Wang, uno dei chirurghi che hanno guidato l&#8217;intervento svolto a gennaio presso l&#8217;Ospedale Xijing dell&#8217;Università Medica dell&#8217;Aeronautica Militare di Xi&#8217;an, in Cina.<br>La procedura di perfusione è una terapia ponte salvavita, che consente al paziente di aspettare un organo da un donatore umano. Finora questo tipo di procedura era stata tentata sperimentalmente solo su pazienti in coma irreversibile.<br>Il ricevente in Cina soffriva di epatite B cronica, una grave malattia epatica e il suo fegato presentava danni causati dall&#8217;alcol, con conseguente e improvvisa insufficienza epatica.<br>Era stato ricoverato a Shanghai per un mese prima che l&#8217;équipe di Wang lo curasse. In assenza di un organo da donatore disponibile, i chirurghi hanno deciso, con il consenso dell&#8217;uomo e della sua famiglia, di testare se un fegato di maiale potesse sostituire le funzioni del suo fegato in difficoltà.<br>Il fegato di maiale conteneva sei modificazioni genetiche per renderlo compatibile e quindi ridurre il rischio di reazioni di rigetto, ed è stato fornito dall&#8217;azienda ClonOrgan Biotechnology di Chengdu. Per collegarlo al corpo del paziente i chirurghi hanno &#8216;collegato&#8217; dei tubi a una vena della gamba dell&#8217;uomo. Il suo sangue è stato deviato attraverso il fegato di maiale per rimuovere i prodotti di scarto nocivi che si accumulano a causa dell&#8217;insufficienza epatica. I medici hanno affermato che non vi erano segni di rigetto dell&#8217;organo e che la funzionalità epatica dell&#8217;uomo aveva iniziato a migliorare.<br>Naturalmente, si legge su Nature, bisognerà aspettare di conoscere i dettagli della sperimentazione per capire se la procedura è sicura e riproducibile.</p>
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		<title>Saltare la burocrazia</title>
		<link>https://noreporter.org/saltare-la-burocrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 22:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È dunque vero che sabbiamo cambiato marcia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi la UE prova a imporlo</p>



<p>Costituzione di una società entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro, procedure completamente digitali e un piano europeo di azionariato per i dipendenti che consentirà alle imprese di offrire stock option con un unico schema valido in tutta l&#8217;Ue. Sono i pilastri della EU Inc., il nuovo quadro societario che la Commissione europea si appresta a svelare il 18 marzo con la proposta sul 28esimoregime.</p>



<p>Lo schema, secondo una bozza visionata dall&#8217;ANSA, sarà opzionale e prevede una società europea a responsabilità limitata con regole armonizzate per rafforzare la competitività di startup e scale-up.<br>La proposta non modifica il fisco né le leggi sul lavoro ma mira a superare la frammentazione burocratica, uno dei maggiori ostacoli alla competitività dei 27.</p>
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		<title>Nasce un mito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 22:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra eroismo e romanticismo</p>
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<p>Il 22 marzo 1831 viene istituita la Legione straniera francese.</p>
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		<title>Il futuro è dottoressa</title>
		<link>https://noreporter.org/il-futuro-e-dottoressa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 22:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia</p>
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<p>Forse anche il presente</p>



<p>Tra cinque anni sei medici su dieci, tra quelli in attività, saranno donne. È quanto emerge da una proiezione sui dati della demografia medica elaborati, come ogni anno, dal Ceo e della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, in occasione dell’8 marzo.</p>



<p>“Due sono i risultati che saltano all’occhio guardando i numeri – spiega il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli – il primo è che abbiamo raggiunto l’apice della cosiddetta ‘gobba pensionistica’, siamo cioè nel pieno dell’ondata di pensionamenti, anzi la curva ha già iniziato a scendere. Sono infatti ben 52563 i colleghi, uomini e donne, nella fascia di età tra i 65 e i 69 anni, il 12% dei medici italiani. Addirittura, quelli nella fascia di età tra i 70 e 74 anni, che sono andati in pensione da poco o hanno scelto, a vario titolo, di prolungare la loro attività sono il 14%. È in queste fasce che gli uomini sono la maggioranza. Già oggi, tra i medici con meno di 65 anni, le colleghe costituiscono quasi il 59%. Se a questi dati aggiungiamo la considerazione che gli iscritti a medicina sono in maggioranza donne, possiamo prevedere, nei prossimi anni, una Professione medica sempre più declinata al femminile”.</p>



<p>“Nel nostro Servizio sanitario nazionale le colleghe sono comunque già da anni la maggioranza – aggiunge Anelli – soprattutto nelle fasce di età dove va costruita la carriera e in cui aumentano le responsabilità professionali e quelle familiari. I modelli organizzativi, gli orari di lavoro devono sempre più tener conto di questa realtà, valorizzando le professioniste e i professionisti, prevedendo modelli organizzativi che permettano a donne e uomini di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata e della famiglia e che tengano in debito conto, non facendole pesare sugli organici già ridotti, le possibili assenze per maternità. Occorre, poi, investire sulla sicurezza. Il 12 marzo, a Perugia, celebreremo la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari e continueremo con il sostegno e la richiesta di politiche di prevenzione e di rafforzamento della sicurezza”.</p>



<p>Guardando al totale dei medici italiani, 431.150, sono ancora gli uomini la maggioranza, anche se si sta andando verso la parità: costituiscono infatti il 52,5%, mezzo punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno. Se però guardiamo ai medici ancora sicuramente in attività, con meno di 70 anni, sono le donne a detenere la maggioranza, con il 55%: solo lo scorso anno erano il 53%. L’onda rosa, dunque avanza: tra i medici con meno di 60 anni le dottoresse sono il 59%, il 58,7% se guardiamo tra gli under 65. La forbice si amplia nelle fasce tra i 40 e 50 anni, dove le donne medico costituiscono il 63%, raggiungendo quasi il 64% tra i 45 e i 49 anni. La situazione si appiana un po’ nelle fasce tra i 30 e i 39 anni, con percentuali tra il 56 e il 57%, ma il gap aumenta tra gli under 30, dove le donne medico tornano a essere il 60%.</p>



<p>La tendenza si inverte nelle fasce di età più alta: se tra i 55 e i 59 anni le donne sono il 53%, tra i 60 e i 64 anni la stessa maggioranza è detenuta, in maniera speculare, dagli uomini. Tra i 65 e i 69 anni sono invece gli uomini a essere la maggioranza con il 59%, percentuale che sale al 66% tra i 70 e i 74 anni e, addirittura, all’81% tra gli over 75 che rimangono iscritti agli albi.</p>



<p>Sono donne, però, le due iscritte più longeve d’Italia, entrambe classe 1922. A detenere il primato è Isabella Picciotto, nata ad aprile, iscritta all’Ordine di Messina dal 1947, dove ha esercitato come Odontoiatra. La segue a ruota Natalia Prada, di ottobre dello stesso anno, pediatra e neonatologa, iscritta all’Ordine di Como dal 1949 e autrice di diversi libri di poesie.</p>



<p>Sino a pochi giorni fa, era Perugia a vantare l’iscritta più anziana d’Italia, sempre donna: Maria Antonietta Caterini era infatti nata il 6 dicembre del 1921 e avrebbe festeggiato quest’anno gli ottant’anni di laurea ma purtroppo è recentemente scomparsa e verrà cancellata dall’Albo il 9 marzo, nella prossima riunione del Consiglio Direttivo. Verena De Angelis, Presidente dell’OMCeO di Perugia, la ricorda come “un grande medico, che ha operato anche durante la Seconda Guerra mondiale, affrontando scenari per certi versi simili a quelli della pandemia”. Ci ha lasciati a settembre 2025 anche Leonardo Cappa, il medico nato “per caso” in Francia ma albese da sempre, che, nato il 13 aprile del 1921, deteneva lo scettro sino allo scorso anno, rimanendo iscritto all’Ordine di Cuneo e informandosi, fino all’ultimo, su riviste mediche e scientifiche per mantenersi aggiornato.</p>



<p>Sono due donne e un uomo i medici più giovani d’Italia, tutti nati nel 2002: tra loro, la dottoressa Douaa Kachtouli, nata a Dubai il 7 settembre 2002 e iscritta dal luglio dello scorso anno all’Ordine dei Medici di Milano.<br>Discorso diverso per gli odontoiatri, che sono per il 69% uomini, contando anche i doppi iscritti – all’albo dei medici e a quello, appunto, degli odontoiatri – tra i quali la percentuale sale all’84%. Numeri in ogni caso in calo di un punto percentuale ogni anno: erano il 70% nel 2025, il 71% l’anno precedente. Questo perché, se il gap è evidente nelle fasce di età più mature, tra i più giovani c’è una sostanziale parità: tra i 30 e 34 anni gli uomini sono il 52%. Tra i 25 e 29 anni, invece, prevalgono le colleghe donne, 1712 contro 1538.</p>
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		<title>Gli algoritmi di Giordano Bruno</title>
		<link>https://noreporter.org/gli-algoritmi-di-giordano-bruno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 22:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Federico II</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;IA ricalca i solchi della nostra antichità</p>



<p>Il progetto “Cosmi Algoritmici”, ideato e coordinato dal Prof. Aniello Murano, Ordinario di Intelligenza Artificiale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresenta una delle iniziative più ambiziose nel panorama europeo delle Digital Humanities: tradurre il pensiero speculativo di Giordano Bruno in un framework logico-matematico alimentato in Artificiale. Non si tratta di una semplice digitalizzazione dei testi bruniani, ma della costruzione di un vero e proprio “DNA speculativo” computazionale, capace di simulare il metodo di ragionamento del filosofo nolano. Il progetto, che ha ottenuto il massimo punteggio dalla Commissione Europea nel bando Horizon CL2 2025-01-Heritage 05, coinvolge sette nazioni, università e aziende tech e integra tecnologie di frontiera — Knowledge Graph, Digital Mentor con AI generativa, gamification in Unreal Engine 5.4 e turismo culturale digitale — in un ecosistema replicabile a qualsiasi personaggio storico. Con Antonino Caffo, giornalista esperto di IA, analizziamo la portata tecnica, i limiti e le implicazioni culturali di questa rivoluzione nelle scienze umane digitali.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Codificare il DNA speculativo di Bruno: dalla digitalizzazione all’ontologia computazionale<br>In questo progetto si parla di “codificare il DNA speculativo” di Giordano Bruno, non semplicemente di digitalizzarne i testi. Da esperto di AI, qual è la reale portata tecnica di tradurre un sistema filosofico rinascimentale in un framework logico-matematico?<br>Tradurre il pensiero di Giordano Bruno in un framework logico-matematico rappresenta una sfida che va ben oltre il Natural Language Processing tradizionale. La portata tecnica risiede nel passaggio da una “rappresentazione testuale” a una “rappresentazione ontologica”. Mentre la digitalizzazione si limita a rendere i testi ricercabili, la codifica del DNA speculativo implica la costruzione di un’architettura di relazioni logiche, dove i concetti di Bruno (come l’infinità dell’universo o l’animismo universale) vengono trasformati in parametri e vincoli operativi. Tecnicamente, ciò significa mappare le sue tesi come nodi e archi in una struttura vettoriale che rifletta la gerarchia semantica del filosofo. Questo processo permette alla macchina non solo di citare Bruno, ma di simulare il suo metodo di associazione mentale, rendendo il sistema capace di elaborare nuove informazioni secondo le regole del suo specifico sistema di pensiero, trasformando la filosofia in un algoritmo generativo.<br></li>



<li>Deduzioni mai scritte: coerenza dell’AI e confine tra pensiero originale e macchina<br>Il Digital Mentor di Bruno sarebbe in grado di “dedurre conclusioni mai scritte” dal filosofo. Come si valuta, dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, la coerenza di queste deduzioni? Dove finisce il pensiero originale e dove inizia la macchina?<br>La valutazione della coerenza in un sistema del genere si basa su metriche di allineamento semantico e probabilità logica all’interno dello spazio latente del modello. Quando l’AI deduce conclusioni mai scritte, opera tramite un processo di interpolazione: essa naviga tra i concetti esistenti seguendo le traiettorie logiche stabilite nel corpus originale. La coerenza viene misurata attraverso test di validazione incrociata, dove la “nuova” conclusione viene messa a confronto con i princìpi cardine del sistema bruniano per verificare che non vi siano contraddizioni logiche. Il confine tra il pensiero originale e quello della macchina si trova nel passaggio dalla “verità storica” alla “verosimiglianza speculativa”. Il pensiero originale è il set di dati che definisce i confini del mondo possibile di Bruno, mentre la macchina inizia laddove il modello estrapola una risposta a un contesto contemporaneo che Bruno non avrebbe potuto conoscere, agendo come una proiezione probabilistica della sua identità intellettuale.<br></li>



<li>Il Palazzo della Memoria come Knowledge Graph: corrispondenza tecnica o suggestione narrativa?<br>Il “Palazzo della Memoria” di Bruno viene trasformato in un Knowledge Graph, e le sue ruote mnemoniche paragonate agli antenati dei database grafici. Quanto c’è di corrispondenza tecnica reale e quanto di suggestione narrativa in questo parallelismo?<br>Esiste una corrispondenza tecnica sorprendentemente solida dietro questa suggestione narrativa. Le ruote mnemoniche di Bruno, descritte in opere come “De Umbris Idearum”, funzionavano come sistemi combinatori progettati per generare infinite relazioni tra concetti attraverso la rotazione di cerchi concentrici. Questo è, a tutti gli effetti, un antenato concettuale dei moderni Knowledge Graph, dove l’informazione non è statica ma definita dalla sua posizione relativa e dai suoi collegamenti con altri nodi. Entrambi i sistemi rifiutano la gerarchia lineare a favore di una rete multidimensionale. La suggestione narrativa risiede nel fatto che le ruote di Bruno erano strumenti per la mente umana potenziata dall’immaginazione, mentre il Knowledge Graph è un’architettura di dati per la macchina; tuttavia, la struttura logica sottostante — ovvero l’idea che la conoscenza sia un’architettura dinamica di connessioni — è tecnicamente identica.<br></li>



<li>Gamification e filosofia: Unreal Engine 5.4 e il Remote Debate nelle scuole<br>Il progetto integra un videogioco in Unreal Engine 5.4 e un “Remote Debate” che ricostruisce il processo a Bruno nelle scuole. La gamification può davvero rendere accessibile un pensiero filosofico così complesso senza banalizzarlo?<br>La gamification, se supportata da un motore grafico avanzato e da un’architettura narrativa rigorosa, non banalizza il pensiero ma lo rende esperienziale. La complessità di Bruno risiede spesso nella natura astratta e visuale delle sue cosmologie; l’utilizzo di Unreal Engine 5.4 permette di tradurre queste astrazioni in ambienti immersivi dove lo studente non legge una lezione, ma “abita” il sistema di pensiero del filosofo. Il “Remote Debate” trasforma l’apprendimento passivo in un esercizio di dialettica attiva, costringendo l’utente a comprendere i presupposti filosofici per poter sostenere un confronto critico. Il rischio della banalizzazione viene evitato mantenendo l’AI del Digital Mentor ancorata al corpus testuale originale: il gioco funge da interfaccia di accesso, ma il contenuto rimane di alta fedeltà accademica, permettendo una stratificazione della conoscenza che va dal coinvolgimento visivo all’approfondimento ontologico.<br></li>



<li>Scalabilità del modello: limiti e potenzialità per altri personaggi storici<br>“Cosmi Algoritmici” si presenta come un modello replicabile a qualsiasi personalità storica. Ma non tutti i pensatori hanno lasciato un corpus così strutturato. Quali sono, a tuo avviso, i limiti reali di questa promessa di scalabilità?<br>I limiti della scalabilità risiedono principalmente nella densità e nella coerenza dei dati di addestramento. Giordano Bruno è un candidato ideale perché la sua filosofia è intrinsecamente geometrica, combinatoria e sistematica, rendendo più agevole la traduzione in codice. La promessa di scalabilità incontra ostacoli significativi con pensatori i cui scritti sono frammentari, aforistici o volutamente contraddittori. In assenza di un corpus strutturato, l’AI rischia di colmare i vuoti con allucinazioni o con un “appiattimento” della personalità basato su pregiudizi linguistici del modello di base. Inoltre, per molti personaggi storici mancano i dati necessari per mappare quello che potremmo definire il loro “stile di ragionamento”, rendendo la replica meno un’operazione di precisione e più una caricatura sintetica. La scalabilità è dunque possibile per sistemi di pensiero chiusi, ma diventa problematica per figure storiche la cui eredità è più biografica che dottrinale.<br></li>



<li>Sette nazioni e il massimo punteggio europeo: le priorità di Bruxelles nelle Digital Humanities<br>Sette nazioni, università e aziende tech unite in un progetto che fonde filosofia, AI, game design e turismo culturale: cosa rende questa formula così convincente da ottenere il massimo punteggio dalla Commissione Europea, e cosa ci dice sulle priorità di Bruxelles nelle Digital Humanities?<br>La formula è vincente perché risponde perfettamente all’esigenza europea di coniugare la conservazione del patrimonio culturale con l’innovazione tecnologica d’avanguardia, creando un ecosistema economicamente sostenibile. Il massimo punteggio riflette l’apprezzamento per l’interdisciplinarità estrema, dove la tecnologia non è un fine, ma un mezzo per riattualizzare l’identità culturale europea. Bruxelles sta chiaramente privilegiando progetti che dimostrino come l’AI possa essere “antropocentrica” e “etica”, trasformando l’alta cultura in un asset per il turismo digitale e l’istruzione moderna. Questo approccio suggerisce che la priorità delle Digital Humanities non sia più solo l’archiviazione del passato, ma la sua trasformazione in un’esperienza interattiva e scalabile che possa generare valore sociale e industriale, posizionando l’Europa come leader in una “terza via” tecnologica che non rinuncia alle sue radici umanistiche.</li>
</ol>
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		<title>Il trapianto a specchio</title>
		<link>https://noreporter.org/il-trapianto-a-specchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 22:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un miracolo italiano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Clamoroso!</p>



<p>Un trapianto cuore-fegato “a specchio”, cioè con gli organi invertiti. Sono riusciti a portarlo a termine con successo i professionisti dell&#8217;ospedale Molinette di Torino. Un intervento senza precedenti su un paziente di 32 anni nato con una rarissima condizione anatomica, il “situs viscerum inversus”, in cui gli organi interni sono disposti in modo speculare rispetto alla posizione normale.<br>Il ragazzo, originario della Campania, era affetto fin dalla nascita da una grave cardiopatia congenita che aveva richiesto tre interventi a cuore aperto durante l’infanzia e l’adolescenza. Sebbene questi interventi gli avessero permesso di raggiungere l’età adulta, nel tempo avevano provocato un progressivo deterioramento del fegato, evoluto in cirrosi. Nell’ultimo anno la situazione si era ulteriormente aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico. Terapie interventistiche locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso urgente un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza.</p>



<p>L’ostacolo dell’anatomia “a specchio”<br>Il situs viscerum inversus rappresentava una sfida enorme: la disposizione invertita degli organi rendeva difficilissimo l’impianto di organi donati con anatomia normale. Per questo motivo, i medici campani hanno indirizzato il paziente alla Città della Salute di Torino.<br>Qui, un’équipe composta dai cardiochirurghi Carlo Pace Napoleone, Mauro Rinaldi e Massimo Boffini, dall’epatologa Silvia Martini e dal chirurgo epatico Renato Romagnoli ha pianificato una strategia innovativa: inserire il paziente in lista per un trapianto cuore-fegato “in blocco”.</p>



<p>Una corsa contro il tempo<br>Il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile. Mentre il paziente veniva preparato nella sala operatoria, l’équipe ha prelevato il blocco cuore-fegato dall’ospedale del donatore, mantenendo costante comunicazione con Torino.<br>All’arrivo degli organi, la sala operatoria era pronta per l’impianto. Sotto la supervisione di Mauro Rinaldi, i cardiochirurghi hanno eseguito l’impianto del cuore mantenuto in continuità con il fegato, mentre l’équipe epatica ha posizionato il fegato nella sua sede fisiologica.<br>L’intervento è durato complessivamente diciassette ore, di cui oltre dodici di chirurgia effettiva. L’anatomia invertita ha imposto soluzioni creative: nuove connessioni vascolari, utilizzo di segmenti di vasi del donatore e percorsi tecnici mai sperimentati prima. Alla fine, il blocco cuore-fegato ha ripreso a funzionare correttamente.</p>



<p>Il decorso post-operatorio<br>Il paziente, ora ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato, ha affrontato un decorso post-operatorio complesso ma gestito con successo dall’équipe di Cardio-Rianimazione, con il supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. La riabilitazione procede positivamente.<br>“I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che sembrava impossibile», ha commentato il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida. «Un doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia”.<br>L’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha aggiunto: “Il Sistema Trapianti del Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei. Questo intervento apre una nuova frontiera nei trapianti combinati, grazie all’abilità e alla dedizione dei nostri professionisti”.</p>



<p></p>
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