<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Colored Archivi - NoReporter</title>
	<atom:link href="https://noreporter.org/colored/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://noreporter.org/colored/</link>
	<description>altrainformazione</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Mar 2026 19:52:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://noreporter.org/wp-content/uploads/2023/07/cropped-noreporter-logo-32x32.png</url>
	<title>Colored Archivi - NoReporter</title>
	<link>https://noreporter.org/colored/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">224040297</site>	<item>
		<title>Veloce come un tomawok</title>
		<link>https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37971</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non voleva lasciare l'ascia</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/">Veloce come un tomawok</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Al volante</p>



<p>È fuggito all&#8217;alt dei carabinieri a bordo di un&#8217;auto sulla cui aveva caricato un&#8217;ascia e, per di più, senza patente. Per questo, lo scorso 13 marzo, un 30enne tunisino è stato arrestato dai militari dell&#8217;Arma in provincia di Mantova. L&#8217;uomo, al volante di un&#8217;auto che non avrebbe potuto guidare, ha eluso il posto di blocco dei carabinieri dando vita a un inseguimento di circa dieci chilometri. Dopo aver bloccato il fuggiasco dopo una breve fuga a piedi, gli agenti hanno rinvenuto, nascosta sotto il sedile dell&#8217;auto, un&#8217;ascia. Oltre all&#8217;arresto, l&#8217;uomo è stato denunciato per porto abusivo di oggetti atti a offendere.</p>



<p>Le accuse Il 30enne è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e del nuovo reato introdotto dal decreto sicurezza appena entrato in vigore. Quest&#8217;ultimo prevede pene più severe per chi, non fermandosi all&#8217;alt delle forze dell&#8217;ordine, fugge mettendo in pericolo l&#8217;incolumità altrui. I carabinieri hanno infatti contestato al tunisino di aver causato, dandosi alla fuga, una serie di rischi per gli altri automobilisti e i pedoni &#8220;ignorando ogni regola del codice della strada&#8221;. Oltre all&#8217;arresto, il giovane è stato denunciato per porto abusivo di oggetti atti a offendere e sanzionato per la lunga serie di infrazioni al codice della strada. Il tribunale ha convalidato l&#8217;arresto e disposto l&#8217;obbligo di dimora in provincia di Mantova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/">Veloce come un tomawok</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37971</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Arte anche culinaria</title>
		<link>https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37734</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si mangia al museo</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/">Arte anche culinaria</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Specie da noi</p>



<p>Passo lento, silenzio quasi religioso, occhi che si perdono nella meraviglia dell’arte. C’è stato un tempo in cui al museo si andava solo per ammirare la cultura. Oggi le cose invece sono un po’ cambiate. Il museo è diventato un luogo da vivere, da attraversare senza fretta. E sempre più spesso, anche da assaporare. Perché il cibo è diventato parte dell’esperienza: un’estensione del percorso espositivo, un modo diverso di restare dentro l’atmosfera del luogo. Mangiare al museo significa prendersi una pausa che non spezza l’incanto, ma lo prolunga. Sedersi a tavola con ancora negli occhi un quadro, una scultura, un’installazione. E scoprire che anche il piatto, in fondo, può essere una forma di racconto.</p>



<p>Ecco cinque indirizzi dove l’arte non finisce all’uscita della mostra, ma continua a tavola.</p>



<p>Enrico Bartolini al MUDEC, Milano<br>È il caso più emblematico in Italia: un ristorante tre stelle Michelin dentro un museo. Al MUDEC, il Museo delle Culture, Enrico Bartolini ha costruito un’esperienza unica. Qui la cucina dialoga con lo spirito del luogo: apertura al mondo, contaminazioni, eleganza contemporanea. La sala è luminosa, affacciata sull’architettura del museo e il menù è un percorso gastronomico che richiede tempo e attenzione, proprio come una mostra importante. Non è solo una destinazione per gourmet: è la dimostrazione che oggi alta cucina e alta cultura possono condividere lo stesso spazio e lo stesso pubblico.</p>



<p>Bar Luce e Ristorante Torre, Fondazione Prada, Milano<br>Alla Fondazione Prada il cibo è parte del progetto culturale, non un semplice contorno. Il Bar Luce, disegnato da Wes Anderson, è diventato un’icona: un set cinematografico anni Sessanta dove fermarsi per un caffè, una fetta di torta o un pranzo informale, circondati da un’estetica che sembra uscita da un film. In alto alla Fondazione Prada, al sesto piano, svetta invece il Ristorante Torre, che aggiunge un altro livello all’esperienza: vista sulla città, cucina curata, atmosfera sospesa tra design e arte contemporanea. Qui la pausa diventa parte della visita, quasi una sala in più del museo, solo con i piatti al posto delle opere.</p>



<p>Da Giacomo Arengario, Museo del Novecento, Milano<br>Mangiare con il Duomo davanti agli occhi è già di per sé un’esperienza. Farlo dentro uno dei musei simbolo della città lo rende ancora più speciale. Da Giacomo Arengario è il posto giusto per chi ama l’idea di un pranzo lento dopo una visita al Museo del Novecento. Qui la cucina italiana è riconoscibile, l’atmosfera elegante ma rassicurante e c’è la sensazione di essere sospesi tra la Milano storica e quella culturale. Il museo quindi non è solo un contesto, ma una cornice che amplifica il piacere della pausa.</p>



<p>The Modern al MoMA, New York (in foto)<br>Se c’è un luogo che ha reso naturale l’incontro tra arte contemporanea e alta cucina, è il MoMA. The Modern, il ristorante del museo, è una destinazione gastronomica a tutti gli effetti, con due stelle Michelin e una vista privilegiata sul giardino delle sculture. Qui si viene anche senza visitare le mostre, ma l’esperienza migliore resta quella completa: prima le sale del museo, poi il tavolo, con piatti che riflettono la stessa idea di contemporaneità, ricerca e precisione. È uno di quei posti che dimostrano come il confine tra esperienza culturale ed esperienza gastronomica sia ormai sempre più sottile.</p>



<p>Nerua al Guggenheim di Bilbao<br>Dentro l’architettura spettacolare firmata Frank Gehry, Nerua, una stella Michelin, è un esempio perfetto di come cucina e spazio possano dialogare. Il ristorante, guidato dallo chef Josean Alija, propone una cucina essenziale, pulita, profondamente legata al territorio basco. L’idea è la stessa del museo che lo ospita: sorprendere senza gridare, emozionare attraverso la forma e la sostanza. Qui mangiare diventa un’estensione naturale della visita al Guggenheim, un altro modo per esplorare la creatività, questa volta nel piatto.</p>



<p>Perché, in fondo, il successo dei ristoranti nei musei racconta qualcosa di più ampio: il nostro modo di vivere la cultura è cambiato. Non vogliamo più solo “vedere”, ma restare, attraversare gli spazi, farli nostri. E il cibo, con la sua capacità di creare tempo, relazione e memoria, è diventato uno degli strumenti più potenti per farlo.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/">Arte anche culinaria</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37734</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il medio evo sotto il neolitico</title>
		<link>https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 22:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Misteri che affiorano</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/">Il medio evo sotto il neolitico</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>hdblog.it</p>



<p>Archeologia e rinnovabili possono avere qualche forma di attinenza? Assolutamente no, ma a volte i lavori di realizzazione dei nuovi impianti riservano qualche sorpresa, come avvenuto di recente in Germania. Durante i lavori preliminari per la realizzazione di un parco eolico gli archeologi si sono imbattuti in una scoperta inattesa, una di quelle in grado di dare il via a una pellicola stile !Il Mistero dei Templari&#8221;, o simili. Nell’area a est di Reinstedt, nello stato della Sassonia-Anhalt, un team del Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie stava indagando un vasto fossato di epoca neolitica, risalente ad almeno 6.000 anni fa, quando ha notato un’anomalia nel terreno.</p>



<p>Il fossato, di forma trapezoidale, appartiene al Neolitico medio ed era già di per sé un ritrovamento di rilievo. Ma nel settore meridionale del sito, sotto una lastra di pietra collocata accanto a una fossa ovale, è emerso qualcosa di molto più recente: stiamo parlando di un passaggio sotterraneo stretto e basso, scavato nel terreno. Se in un primo momento si era pensato a una sepoltura, ipotesi presto abbandonata quando lo scavo ha rivelato un vero e proprio erdstall, un tunnel medievale alto circa un metro e largo tra 50 e 70 centimetri.</p>



<p>Che si intende con questo termine? Gli erdstall sono gallerie sotterranee diffuse in molte regioni d’Europa, soprattutto in area germanica e alpina, e rappresentano uno dei fenomeni archeologici più enigmatici del Medioevo. Sono passaggi angusti, spesso vuoti, privi di elementi che ne chiariscano la funzione. Anche in questo caso, gli oggetti rinvenuti sono pochi e curiosi: un ferro di cavallo, lo scheletro di una volpe e alcune ossa di mammiferi. Sul fondo del tunnel sono state individuate tracce di un piccolo fuoco, acceso per un breve periodo, mentre all’ingresso alcune pietre sembrano indicare una chiusura intenzionale.</p>



<p>Dunque una scoperta che crea più domande di quante ne chiarisca. Le analisi suggeriscono una datazione compresa tra il X e il XIII secolo, ma resta il mistero di questa apertura aldi sotto di un sito neolitico. Forse il luogo fosse percepito nel Medioevo come un’area antica e carica di significato o di sacralità? E&#8217; una possibilità che gli studiosi tengono in considerazione, come quella che possa trattarsi di un banale rifugio temporaneo.<br>La struttura del tunnel è complessa e in alcuni punti è percorribile solo chinandosi o strisciando, e tutto ciò non può che alimentare l&#8217;alone di mistero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/">Il medio evo sotto il neolitico</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37605</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La pila di Baghdad</title>
		<link>https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37585</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fonte energetica o a uso rituale?</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/">La pila di Baghdad</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>everyeye.it</p>



<p>Da quasi un secolo, un oggetto ritrovato in Iraq continua a dividere archeologi, chimici e storici della scienza. È passato alla storia come la “batteria di Baghdad”: un semplice vaso di terracotta che, secondo alcuni, potrebbe nascondere una delle scoperte più sconcertanti dell’antichità.<br>All’interno, infatti, si trovavano un cilindro di rame e una barra di ferro. Una combinazione che, forse non per caso, ricorda sorprendentemente il principio di una cella galvanica, lo stesso che millenni dopo avrebbe portato Alessandro Volta a inventare la pila.<br>Il problema è che l’oggetto originale è andato perduto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, costringendo i ricercatori a lavorare su ricostruzioni basate su documenti storici. Ed è proprio una nuova serie di esperimenti, citata dalla rivista Chemistry World, a riaccendere il dibattito. Secondo il ricercatore indipendente Alexander Bazes, il vaso potrebbe aver generato fino a 1,4 volt: una tensione paragonabile a quella di una comune batteria AA.<br>Nel suo modello, la porosità della terracotta avrebbe permesso la separazione di un elettrolita – forse una soluzione alcalina – dall’aria, mentre il ferro e il rame avrebbero creato una doppia reazione elettrochimica. Un sistema semplice, ma sorprendentemente efficace. Bazes, tuttavia, scarta l’idea più sensazionalistica: niente gioielli placcati elettricamente.<br>Piuttosto, ipotizza un uso rituale, in cui la corrosione visibile di preghiere scritte su carta sarebbe stata interpretata come prova tangibile di un’energia divina in azione. Non tutti sono convinti. Per l’archeologo William Hafford dell’Università della Pennsylvania, si trattava semplicemente di un contenitore sacro per offerte e invocazioni, simile ad altri ritrovati nella stessa area. I chiodi di ferro? Parte del rituale, non elettrodi.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/">La pila di Baghdad</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37585</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Una scuola per una bambina sola</title>
		<link>https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 22:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37457</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orgoglio locale</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/">Una scuola per una bambina sola</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sembra una favola</p>



<p>Ginostra, la piccola frazione di Lipari sull&#8217;isola di Stromboli alle Eolie (nella foto), toglierà lo scettro di scuola più piccola d&#8217;Europa alla vicina Alicudi: avrà una classe elementare con una sola alunna.<br>E&#8217; stato dato infatti il via libera all&#8217;istituzione del plesso scolastico nel piccolo abitato sul mare con 30 abitanti dall&#8217;Ufficio scolastico regionale per la Sicilia nell&#8217;ambito del Piano di dimensionamento della rete scolastica per l&#8217;anno 2026/2027 nella provincia di Messina.</p>



<p>Dopo oltre vent&#8217;anni riapre una scuola nella frazione che sarà frequentata, nella prima classe elementare, da una bambina che compirà sei anni nei prossimi mesi. La bimba è figlia di una donna di origini ginostresi, casalinga e delegata comunale, e di un tunisino, trasferito a Ginostra nel 2018, dove gestisce un&#8217;impresa edile. La giunta municipale di Lipari, presieduta dal sindaco Riccardo Gullo, nell&#8217;ottica di garantire il diritto all&#8217;istruzione anche in quella piccola comunità, aveva deliberato la proposta di apertura del plesso scolastico, avanzandola all&#8217;Ufficio scolastico provinciale di Messina e al dirigente scolastico dell&#8217;Istituto comprensivo Isole Eolie.<br>Lo stesso Ufficio scolastico ha anche autorizzato l&#8217;istituzione della scuola dell&#8217;infanzia nel Comune di Leni (Salina). Dev&#8217;essere ancora deciso dove sarà aperta la classe e chi sarà la maestra che andrà a lavorare nel borgo. Ad Alicudi, circa 100 abitanti, la mini scuola è frequentata da due bambini. Anch&#8217;essa fa parte dell&#8217;istituto comprensivo statale isole Eolie che ha 17 plessi sparsi per le isole: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. La dirigente scolastica è Patrizia Muscolino che a inizio anno scolastico rivolgendosi agli alunni ha detto: &#8220;Non abbiate paura delle difficoltà: ogni sfida è una tappa preziosa del cammino e ogni traguardo raggiunto vi renderà più forti e consapevoli&#8221;.<br>Per arrivare alla scuola di Alicudi bisogna salire 350 scalini che partono dalla stradella. La scuola è considerata una vera e propria conquista dagli isolani che la curano e in quelle stanze d&#8217;estate si svolgono incontri culturali e concerti. Sono tante le scolaresche che giungono ad Alicudi per una visita. Dal prossimo autunno però la scuola più piccola d&#8217;Europa sarà a Ginostra.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/">Una scuola per una bambina sola</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37457</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Superciuk</title>
		<link>https://noreporter.org/superciuk-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 22:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Guida spericolata</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/superciuk-3/">Superciuk</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Manovre pericolose, cambi di corsia improvvisi e sorpassi in pieno centro nel cuore della notte, il tutto a una velocità di ben oltre 110 chilometri orari e in stato di ebbrezza. Per questo la polizia locale di Genova, durante un servizio di pattugliamento nella zona Foce, ha fermato, dopo un intervento complesso, il conducente di un&#8217;auto per sottoporlo ai controlli di rito. L&#8217;accertamento ha evidenziato un tasso alcolemico compreso tra 0,8g/l e 1,5g/l, configurando una guida in stato di ebbrezza di rilievo penale. Gli agenti hanno immediatamente ritirato la patente di guida dell&#8217;uomo e lo hanno poi denunciato e sanzionato, con conseguente azzeramento del punteggio penale.<br>&#8220;L&#8217;intervento si inserisce nell&#8217;ambito delle attività di controllo notturno svolte dalla polizia locale, finalizzate alla prevenzione e al contrasto dei comportamenti maggiormente pericolosi per la sicurezza stradale in ambito cittadino&#8221; ha dichiarato l&#8217;assessora alla Sicurezza del Comune di Genova Arianna Viscoglisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/superciuk-3/">Superciuk</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37445</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lasciate che i medici vengano a me</title>
		<link>https://noreporter.org/lasciate-che-i-medici-vengano-a-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 22:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37435</guid>

					<description><![CDATA[<p>Favoletta molisana</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/lasciate-che-i-medici-vengano-a-me/">Lasciate che i medici vengano a me</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come in una commedia brillante</p>



<p>Fronteggiare la cronica carenza di personale medico e, nello stesso tempo, incentivare i camici bianchi a scegliere come sede di lavoro l&#8217;ospedale Caracciolo di Agnone, comune in provincia di Isernia.<br>È questo, in sostanza, il contenuto di una delibera della giunta comunale che prevede benefici integrativi rispetto alla remunerazione contrattuale stabilita dall&#8217;Azienda sanitaria regionale.<br>L&#8217;amministrazione comunale, dunque, contribuirà alle spese dei canoni di fitto per coloro che si trasferiranno nella città alto molisana attraverso un incentivo di 4 mila euro annui per ogni medico.<br>Prevista anche una contribuzione al 50% sulle spese documentate di acqua, luce e gas, la concessione gratuita dell&#8217;uso di strutture sportive comunali, l&#8217;accesso gratuito a corsi e attività culturali organizzate dal Comune o da enti convenzionati. Tra gli altri incentivi, anche un abbonamento gratuito alla stagione del teatro Italo Argentino, l&#8217;esonero dal pagamento dei parcheggi blu e altre forme di agevolazione che potranno essere individuate, volte a favorire l&#8217;integrazione e la permanenza dei professionisti sul territorio. La delibera, inoltre, non esclude l&#8217;introduzione di ulteriori agevolazioni in futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/lasciate-che-i-medici-vengano-a-me/">Lasciate che i medici vengano a me</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37435</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lo strano ponte</title>
		<link>https://noreporter.org/lo-strano-ponte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 22:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37350</guid>

					<description><![CDATA[<p>In margravia di Toscana</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/lo-strano-ponte/">Lo strano ponte</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>turistipercaso.it</p>



<p>Può un luogo essere celebre, e desideroso di essere visitato dai turisti, solamente per un ponte? Ci sono tanti esempi di città che attraggono con singoli luoghi, intorno ai quali è nata una vera e propria accoglienza turistica, ma nel caso di questo borgo è il passaparola che ha reso celebre un monumento antichissimo. Siamo a Borgo a Mozzano, un piccolo paese di circa 7000 abitanti protetto dalle montagne verdi e dagli spazi incontaminati della Garfagnana.<br>L’Alta Toscana, fortunatamente risparmiata dai flussi di massa, ha saputo mantenere la sua atmosfera autentica, i ritmi compassati e le testimonianze di un passato antico e glorioso, non quello certo “provinciale” che oggi la caratterizza. Ci troviamo, peraltro, lungo lo scorrere della Linea Gotica, uno dei percorsi di resistenza delle truppe naziste che, invasa l’Italia durante la Seconda guerra mondiale, tentavano di bloccare l’avanzata delle truppe alleate. Luoghi di testimonianza viva e di profondo percorso nella storia italiana ma che, a Borgo, arrivano ancora più indietro nel tempo. Addirittura all’anno Mille, perché è a questo tempo che risalirebbe il monumento, il simbolo di Borgo a Mozzano, una presenza tanto semplice quanto legata a una leggenda che fa tremare le gambe.</p>



<p>Siamo nell’XI secolo, durante la lunghissima tenure di Matilde di Canossa come duchessa di Mantova. La sua è una figura su cui si è scritto tanto, tantissimo: nobile, feudataria, strenua alleata del papato durante la lotta per le investiture. A lei è legata l’espressione andare a Canossa, ovvero arrendersi in maniera umiliante al nemico, quello che impose all’imperatore Enrico IV nel 1077 costringendolo a sostare per 3 giorni fuori dal suo castello pur di ottenere la revoca della scomunica da parte di Papa Gregorio VII.<br>Come margravia di Toscana (un ruolo paragonabile a quello del duca), il suo potere si espandeva anche nella Garfagnana di Borgo a Mozzano. E proprio durante quegli anni, per permettere di attraversare il fiume Serchio, si decise di costruire un ponte. Una struttura non semplice, realizzata con il modello a schiena d’asino, ovvero con una grande gobba nella parte più alta che permetteva sia il passaggio delle imbarcazioni che di superare il dislivello tra le due sponde.</p>



<p>Tanto complesso il progetto, quanto il lavoro di chi era stato chiamato a realizzarlo. E così il capomastro, stanco dei continui ritardi dovuti alle piene del fiume, decise che l’unico modo per portare a termine i lavori in tempo era quello di vendere l’anima al Diavolo. Non la sua, ovviamente, ma quella della prima persona che avrebbe attraversato il ponte una volta completo. In cambio, il ponte sarebbe stato completato da Satana in una sola notte.<br>Il capomastro, però, volle ingannare il Diavolo, e il primo ad attraversare il ponte fu un cane, un pastore maremmano la cui ombra sembra comparire nelle notti più buie di Borgo a Mozzano. Una leggenda, ovviamente, ma il Ponte della Maddalena (o Ponte del Diavolo) è ancora oggi un luogo che suscita interesse e stupore e che in molti arrivano a visitare, anche grazie alla presenza della stazione ferroviaria (linea Lucca-Aulla), da ogni parte d’Italia. Del resto, è proprio l’aspetto fiabesco, le acque limpide e la serenità di questo luogo che invogliano alla visita.</p>



<p>Cosa vedere nel borgo<br>Abbiamo visto che Borgo a Mozzano è anche un luogo segnato dai tragici anni della guerra. Ecco perché, tra i luoghi da visitare nel borgo, non può mancare il Museo della Memoria, interessante collezione inaugurata nel 1955 dal Comitato per il Recupero e la Valorizzazione della Linea Gotica. Un luogo che, insieme alla visita delle fortificazioni e delle trincee, costituisce una interessante esperienza da fare in questo luogo così bello dell’alta Toscana.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/lo-strano-ponte/">Lo strano ponte</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37350</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Oggi va di moda il nucleare</title>
		<link>https://noreporter.org/oggi-va-di-moda-il-nucleare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 22:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37317</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ed è guerra</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/oggi-va-di-moda-il-nucleare/">Oggi va di moda il nucleare</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le zanzare tigre nel mirino</p>



<p>L&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica e la città austriaca di Graz si sono unite per combattere uno dei nemici più fastidiosi e difficili da sconfiggere: la zanzara-tigre asiatica. Durante sette settimane, nel periodo compreso fra agosto e settembre, è stato rilasciato, e successivamente ricatturato, un numero consistente di zanzare maschio sterili. Queste ultime, marcate con polveri colorate, sono state liberate in un&#8217;area definita al fine di analizzare la popolazione locale e valutare la fattibilità tecnica e l&#8217;accettazione pubblica dell&#8217;applicazione della &#8220;tecnica dell&#8217;insetto sterile&#8221;, una tecnologia di origine nucleare utilizzata per la gestione delle popolazioni di insetti nocivi.<br>Lo studio Circa 800mila zanzare maschio sterili sono state prodotte dal laboratorio per il controllo di questo insetto vettore del Centro congiunto Fao-Aiea delle tecniche nucleari per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura. Questo nucleo di insetti sono stati sterilizzati attraverso l&#8217;impiego di radiazioni per non permettere che l&#8217;accoppiamento con esemplari femmine selvatiche producesse dei discendenti. Tra agosto e settembre i campioni sterili sono stati rilasciati in un&#8217;area di 15 ettari di orti urbani a sud della città di Graz.</p>



<p>Zanzare: le cose da evitare in caso di puntura di insetto<br>L&#8217;espansione della presenza della zanzara-tigre Le popolazioni di zanzara-tigre stanno, in Europa e nel mondo, crescendo rapidamente. Cambiamenti climatici, urbanizzazione e intensificazione del commercio internazionale sono le tre cause principali di questa continua espansione. Per quanto riguarda il clima, temperature in aumento e variazioni nelle precipitazioni creano condizioni favorevoli alla riproduzione degli insetti e consentono a specie un tempo limitate alle regioni tropicali di trovare terreno fertile in aree temperate. Questo comporta un aumento dei rischi per la salute pubblica legati a malattie come la chikungunya, la dengue e il virus Zika.<br>&#8220;Maschi sterili altamente efficaci&#8221; L&#8217;esame sugli insetti ricatturati a settembre ha fornito dati scientifici di rilievo sulla dimensione della popolazione selvatica, sulla distanza di dispersione dei maschi sterili, sulla loro sopravvivenza in condizioni naturali e sulla competitività negli accoppiamenti. &#8220;I risultati preliminari ci forniscono la base per determinare come applicare al meglio la tecnica dell&#8217;insetto sterile a Graz&#8221; ha detto Hanano Yamada, entomologa del Centro Congiunto Fao-Aiea. I primi dati, infatti, indicano che i maschi sterili rilasciati sono stati altamente efficaci. È stata osservata una sterilità di circa il 70% delle uova e il numero di zanzare femmina catturate nelle trappole è diminuito nel corso dello studio rispetto a un&#8217;area non trattata.</p>



<p>Una speranza per il futuro<br>I risultati indicano che i maschi sterili riescono a competere con quelli selvatici e che il loro rilascio può ridurre in modo significativo le popolazioni di zanzare in contesti urbani ad alta densità. In base ai risultati raggiunti, Aiea e città di Graz stanno preparando alcune raccomandazioni sui prossimi passi in vista della stagione delle zanzare del 2026.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/oggi-va-di-moda-il-nucleare/">Oggi va di moda il nucleare</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37317</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Riscoperta dell&#8217;acqua calda</title>
		<link>https://noreporter.org/riscoperta-dellacqua-calda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 22:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37048</guid>

					<description><![CDATA[<p>D'inverno e con il freddo non è come d'estate al caldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/riscoperta-dellacqua-calda/">Riscoperta dell&#8217;acqua calda</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Orari di cena che variano con il clima</p>



<p>Cena &#8216;alla spagnola&#8217;, quasi alle 22, o &#8216;all&#8217;inglese&#8217;, ovvero alle 18? In Italia si sceglie sempre una via di mezzo in base alle esigenze lavorative e di famiglia, ma d&#8217;inverno ci potrebbero essere altre variabili per far anticipare il pasto serale. A suggerire la soluzione è l&#8217;immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum. &#8220;E&#8217; una scelta che incide direttamente sulla nostra salute intestinale e sul nostro benessere generale. In particolare nei mesi invernali, quando le giornate si accorciano e l&#8217;organismo è naturalmente predisposto al riposo, l&#8217;orologio interno (il ritmo circadiano) amplifica il suo messaggio: è ora di rallentare. La letteratura scientifica sostiene che consumare lo stesso pasto &#8216;tardi&#8217; (ad esempio alle 22) rispetto a &#8216;presto&#8217; (alle 18) porta a una glicemia post-pasto più alta e a una minore capacità di bruciare grassi&#8221;, dice all&#8217;Adnkronos Salute.</p>



<p>Secondo i principi della crononutrizione, &#8220;il nostro metabolismo non è una macchina che lavora alla stessa velocità 24 ore su 24. E&#8217; come un ufficio &#8211; spiega Minelli &#8211; Mattina-pranzo: l&#8217;ufficio è a pieno regime. Gli ormoni, come l&#8217;insulina, lavorano in modo efficiente per gestire zuccheri e grassi. Sera-notte: l&#8217;ufficio chiude. L&#8217;organismo si prepara al sonno, la sensibilità insulinica diminuisce e la capacità di bruciare calorie si riduce. Cenare tardi (dopo le 20 o 21) in inverno significa costringere il &#8216;personale metabolico&#8217; a lavorare fuori orario. Oltretutto &#8211; avverte l&#8217;immunologo &#8211; l&#8217;intestino e il suo operoso inquilino, ovvero il microbiota, sono estremamente sensibili al ritmo circadiano. Una cena pesante o troppo tardiva, specialmente se ricca di grassi, sottopone l&#8217;intestino a un carico eccessivo proprio quando le sue funzioni digestive stanno rallentando. Il cibo permane nello stomaco e nell&#8217;intestino più a lungo, aumentando il rischio di reflusso, gonfiore e cattiva digestione&#8221;.</p>



<p>Cosa cambia se ceniamo tardi?<br>L&#8217;orario del pasto influenza direttamente le oscillazioni quotidiane del microbiota. &#8220;Un&#8217;alimentazione sregolata o troppo serale può alterare l&#8217;equilibrio della flora batterica, che è fondamentale per mantenere in buona funzionalità il sistema immunitario e la produzione di sostanze benefiche. Per favorire al massimo la salute intestinale e il riposo, il suggerimento è quello di terminare la cena almeno 2-3 ore prima di andare a dormire. Quindi la fascia oraria ottimale in inverno è tra le 18 e le 19.30 con un limite massimo consigliato delle 20&#8221;, sintetizza Minelli.</p>



<p>Come fare per cambiare abitudini?<br>&#8220;Se cenare alle 19 sembra un obiettivo irraggiungibile in funzione di altri abitudini già consolidate &#8211; suggerisce l&#8217;esperto &#8211; si potrebbe intanto spostare l&#8217;orario della cena di soli 10-15 minuti ogni 3-4 giorni. Il corpo si adatterà senza traumi. Inserite uno spuntino bilanciato a metà pomeriggio (yogurt, frutta secca, o un frutto) per non arrivare affamati a cena ed evitare abbuffate tardive &#8211; consiglia inoltre il medico nutrizionista &#8211; Privilegiate proteine magre (pesce, legumi, carni bianche) e verdure cotte (più digeribili la sera) e moderate la porzione di carboidrati complessi. In sintesi, il &#8216;quando&#8217; è importante quanto il &#8216;cosa&#8217;. Dare ascolto all&#8217;orologio biologico: in inverno cenare presto è una piccola scelta quotidiana che regala grandi benefici a metabolismo, sonno e, soprattutto, al benessere dell&#8217;intestino&#8221;.</p>



<p>La ricetta serale<br>Minelli propone anche una ricetta: la zuppa leggera di lenticchie rosse e curcuma con spinacino fresco. &#8220;E&#8217; perfetta perché le lenticchie rosse decorticate cuociono velocemente e sono più digeribili, la curcuma aiuta l&#8217;azione antinfiammatoria e lo spinacino fresco apporta fibre e nutrienti senza appesantire &#8211; elenca il medico &#8211; Ingredienti (per 2 persone): lenticchie rosse decorticate; brodo vegetale (o acqua) 500 ml; curcuma in polvere (1 cucchiaino raso); zenzero fresco (un pezzetto di 1 cm circa); spinacino fresco 50 g, aggiunto a fine cottura per mantenerlo croccante e digeribile; olio Evo (1 cucchiaino a crudo). Infine, sale e pepe quanto basta.</p>



<p>&#8220;Sciacquare velocemente le lenticchie rosse decorticate sotto acqua corrente fredda &#8211; indica Minelli &#8211; In una pentola, portare a ebollizione il brodo vegetale (o l&#8217;acqua). Aggiungere le lenticchie, la curcuma e il pezzetto di zenzero sbucciato e tagliato a fettine sottili. Abbassare la fiamma e lasciate cuocere per circa 15-20 minuti, o fino a quando le lenticchie non si saranno sfaldate creando una consistenza cremosa. Salare verso fine cottura. Spegnere il fuoco e togliete le fettine di zenzero (se non gradite). Aggiungere lo spinacino fresco e mescolare: il calore residuo lo ammorbidirà leggermente, mantenendolo digeribile. Servire la zuppa tiepida. Finire il piatto con un filo di olio Evo a crudo e una macinata di pepe nero, che aiuta anche l&#8217;assorbimento della curcuma. Le lenticchie rosse decorticate &#8211; conclude &#8211; non provocano gonfiore quanto gli altri legumi, minimizzando lo stress digestivo (a meno di problematiche allergiche, come ad esempio l&#8217;allergia al nichel del quale la lenticchia è un ricco serbatoio). E&#8217; una zuppa che si prepara in meno di 25 minuti, rendendola ideale per cenare entro le 19.30&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/riscoperta-dellacqua-calda/">Riscoperta dell&#8217;acqua calda</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37048</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
