<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Colored Archivi - NoReporter</title>
	<atom:link href="https://noreporter.org/colored/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://noreporter.org/colored/</link>
	<description>altrainformazione</description>
	<lastBuildDate>Sat, 09 May 2026 18:08:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://noreporter.org/wp-content/uploads/2023/07/cropped-noreporter-logo-32x32.png</url>
	<title>Colored Archivi - NoReporter</title>
	<link>https://noreporter.org/colored/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">224040297</site>	<item>
		<title>Football americano</title>
		<link>https://noreporter.org/football-americano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 22:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38511</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da noi ci riprendiamo la palla</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/football-americano/">Football americano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un po&#8217; eccessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavano giocando a calcio tra amici vicino a un parco giochi di una scuola elementare a Grand Rapids, in Michigan, quando un giovane di qualche anno più grande di loro si è avvicinato e ha chiesto loro se poteva unirsi. I ragazzini, tra i 13 e i 14 anni, si sono guardati e hanno rifiutato. Il 18enne avrebbe allora estratto una pistola e aperto il fuoco contro uno di loro, continuando a premere il grilletto anche contro una donna che era intervenuta schierandosi per i ragazzini. Il 14enne è morto sul colpo, l&#8217;adulta è deceduta in un secondo momento dopo essere stata portata d&#8217;urgenza in ospedale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lite per la parttia e gli spari L&#8217;allarme è scattato intorno alle 18.40 del pomeriggio di martedì 5 maggio nei pressi della Southwest Elementary School. &#8220;C&#8217;erano almeno sette o otto ragazzi qui fuori, tutti minorenni. Ma anche ragazzi più grandi che hanno assistito a una scena semplicemente orribile da vedere per chiunque, figuriamoci per dei minorenni&#8221;, ha detto Joe Trigg, capo della polizia ad interim a Grand Rapids. Secondo la prima ricostruzione delle forze dell&#8217;ordine, i ragazzi stavano facendo una partitella a calcio quando un ragazzo 18enne ha chiesto di essere incluso: &#8220;Per qualche motivo è stato respinto. Non gli è piaciuto il fatto di essere stato respinto, quindi è iniziato un alterco verbale che ha portato il sospettato a estrarre un&#8217;arma da fuoco e sparare&#8221;. Durante l&#8217;alterco, una donna era intervenuta in difesa dei ragazzi. Per questo motivo, sarebbe stata presa di mira a sangue freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arresto del sospettato e la comunità sconvolta Il sospettato, subito dopo aver aperto il fuoco, è fuggito. Di lì a poco le forze dell&#8217;ordine lo hanno catturato e arrestato. Il distretto scolastico di Grand Rapids ha deciso di annullare le lezioni di mercoledì alle due scuole Southwest Elementary e Southwest Middle School per permettere ai giovani studenti di &#8220;elaborare ciò che è successo nel nostro quartiere&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/football-americano/">Football americano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38511</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Due padri in contemporanea</title>
		<link>https://noreporter.org/due-padri-in-contemporanea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 22:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38384</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando si dice condivisione...</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/due-padri-in-contemporanea/">Due padri in contemporanea</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si spera che si trattò di un&#8217;orgia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo due anni dalla nascita dei suoi due figli, gemelli eterozigoti, una donna si è recata al laboratorio di Genetica del suo Paese per scoprire chi fosse il padre. Fin qui è una storia come tante, ma a renderla una vera rarità è l&#8217;esito del test di paternità: i bambini, messi al mondo contemporaneamente dalla stessa madre, hanno due papà diversi. Si tratta di un fatto straordinario, accaduto finora soltanto una ventina di volte al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è iniziato quando la donna si è presentata al laboratorio di Genetica e Identificazione delle popolazioni dell&#8217;università Nazionale della Colombia con una richiesta: due anni prima aveva avuto due gemelli e voleva confermare la loro paternità. I medici hanno eseguito il test di routine, ma alla lettura del primo risultato il personale sanitario era così sorpreso che ha voluto ripetere l&#8217;esame, per avere la certezza. Anche il secondo test ha riportato lo stesso esito: i gemelli avevano la stessa madre, ma padri diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicole Kidman ha iniziato il percorso per diventare una &#8220;doula della morte&#8221;<br>Il fenomeno Si tratta di un evento estremamente raro, noto come superfetazione eteropaternale: a seguito di rapporti sessuali ravvicinati durante lo stesso ciclo ovulatorio, due ovuli distinti vengono fecondati da spermatozoi di uomini diversi. I gemelli condividono la stessa madre, ma hanno patrimoni genetici paterni differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene sapessero che una cosa del genere fosse possibile, gli esperti dell&#8217;Università Nazionale non si erano mai imbattuti in un caso simile in prima persona. Per determinare la paternità di una persona, gli scienziati colombiani hanno utilizzato una tecnologia chiamata &#8220;marcatori microsatellitari&#8221;. In linea generale, si tratta di analizzare e confrontare minuscoli frammenti di Dna del bambino, della madre e del presunto padre. &#8220;Preleviamo il Dna da ciascuno di loro, analizziamo tra 15 e 22 punti, chiamati microsatelliti, e li confrontiamo uno per uno&#8221;, spiega il professor William Usaquén, direttore del laboratorio.<br>In questo caso hanno analizzato 17 microsatelliti nel Dna della madre, dei due neonati e del presunto padre che si è sottoposto al test. Hanno scoperto che il Dna del presunto padre corrispondeva a quello di uno dei bambini, ma non a quello dell&#8217;altro. A detta di tutti, è stato qualcosa di straordinario. &#8220;Sono a capo del laboratorio da 26 anni, e questo è il primo caso che abbiamo visto, e finora l&#8217;unico&#8221;, afferma William Usaquén.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/due-padri-in-contemporanea/">Due padri in contemporanea</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38384</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Non sono gnomi, però</title>
		<link>https://noreporter.org/non-sono-gnomi-pero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 22:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38291</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si divertono e ci possono beffare</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-sono-gnomi-pero/">Non sono gnomi, però</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">focus.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui in Italia i procioni non sono ancora residenti fissi, si contano solo poche popolazioni sparse soprattutto tra Lombardia e Toscana. Per questo, a differenza di chi vive negli Stati Uniti, non siamo abituati ai loro scherzetti: sono animali estremamente curiosi, famosi ad esempio per la loro passione per i bidoni della spazzatura. Ora un nuovo studio pubblicato su Animal Behaviour rivela che la loro curiosità è una spinta potentissima, più impellente anche della ricerca di cibo. Gli autori hanno dimostrato infatti che questi animali si divertono a risolvere enigmi, anche quando l&#8217;unica ricompensa è la soddisfazione di avercela fatta.<br>L&#8217;importante è il puzzle, non il premio. Come facciamo a conoscere le motivazioni dietro al comportamento dei procioni? Il team della University of British Columbia che ha condotto lo studio ha messo alla prova un gruppo di procioni, proponendo loro un puzzle box, una scatola contenente un singolo marshmallow (del quale questi animali vanno ghiotti) e dotata di nove diversi ingressi possibili, ciascuno sbarrato da una qualche forma di enigma. Si andava da semplici chiavistelli a sistemi più complessi che prevedevano l&#8217;uso di leve e porte scorrevoli. Ogni enigma era classificato come &#8220;facile&#8221;, &#8220;medio&#8221; o &#8220;difficile&#8221; da risolvere.<br>Per la sorpresa di nessuno dei presenti, i procioni sono riusciti a risolvere tutti i puzzle. Quello che ha stupito i ricercatori, però, è che una volta recuperato il marshmallow i procioni non smettevano di cimentarsi negli enigmi: alcuni esemplari li hanno risolti addirittura tutti e nove, pur sapendo di avere già recuperato l&#8217;unica ricompensa presente all&#8217;interno. Secondo gli autori dello studio, è un segnale molto chiaro del fatto che ai procioni interessi assimilare informazioni e che per loro sia una ricompensa valida tanto quanto un marshmallow.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione di arrampicata di mamma procione<br>Come al ristorante. Un&#8217;altra peculiarità del metodo dei procioni è che è flessibile. Di fronte agli enigmi più semplici, i soggetti studiati hanno sperimentato una vasta gamma di soluzioni per scoprire quale fosse la più efficace. I puzzle più difficili sono invece stati risolti sempre nello stesso modo. Gli autori dello studio paragonano questa differenza alla scelta che facciamo quando andiamo in un ristorante: «Ordini il tuo piatto preferito o qualcosa di nuovo? Quando il rischio è alto &#8211; scrivono &#8211; per esempio di fronte a un piatto sconosciuto e costoso, è più facile che la soluzione sia la prima, perché è più sicura».<br>I procioni fanno lo stesso ragionamento: quando esplorare non comporta grandi rischi (nel caso dell&#8217;esperimento, ad esempio, quando risolvere gli enigmi era facile), ci si dedicano con gusto. Quando le cose si fanno più difficili, invece, preferiscono prima assicurarsi di avere la loro ricompensa. Secondo gli autori, uno studio del genere è fondamentale: i procioni hanno una reputazione secolare, con aneddoti che sfiorano il folklore, ma ci sono pochissime prove empiriche e scientificamente documentate di quanto siano intelligenti. E soprattutto curiosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-sono-gnomi-pero/">Non sono gnomi, però</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38291</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il Duce si diverte</title>
		<link>https://noreporter.org/il-duce-si-diverte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 22:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38211</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era la vigilia del pesce d'aprile</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-duce-si-diverte/">Il Duce si diverte</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In anticipo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;aula del Senato dove il 31 marzo si è tenuta la riunione col Commissario Ue per il Clima Wopke Hoekstra per accedere alla Wi-Fi bisognava digitare una password contenente la parola &#8216;Dux&#8217;. Omaggiare il Duce &#8211; anche se lo si fa per scherzo, cosa peraltro tutto da dimostrare &#8211; denota cattivo gusto ragguardevole e scarso rispetto delle istituzioni.<br>Siamo sicuri che anche il presidente del Senato La Russa la pensa come noi e diamo per scontato che si sia già adoperato per evitare che una simile ridicolaggine si ripeta&#8221;.<br>Lo dice il senatore del Pd Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali.<br>Secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Madama, le password dei sistemi wifi al Senato sono generate in maniera automatica da un software che assembla caratteri e numeri in maniera del tutto casuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-duce-si-diverte/">Il Duce si diverte</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38211</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Veloce come un tomawok</title>
		<link>https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37971</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non voleva lasciare l'ascia</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/">Veloce come un tomawok</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Al volante</p>



<p class="wp-block-paragraph">È fuggito all&#8217;alt dei carabinieri a bordo di un&#8217;auto sulla cui aveva caricato un&#8217;ascia e, per di più, senza patente. Per questo, lo scorso 13 marzo, un 30enne tunisino è stato arrestato dai militari dell&#8217;Arma in provincia di Mantova. L&#8217;uomo, al volante di un&#8217;auto che non avrebbe potuto guidare, ha eluso il posto di blocco dei carabinieri dando vita a un inseguimento di circa dieci chilometri. Dopo aver bloccato il fuggiasco dopo una breve fuga a piedi, gli agenti hanno rinvenuto, nascosta sotto il sedile dell&#8217;auto, un&#8217;ascia. Oltre all&#8217;arresto, l&#8217;uomo è stato denunciato per porto abusivo di oggetti atti a offendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le accuse Il 30enne è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e del nuovo reato introdotto dal decreto sicurezza appena entrato in vigore. Quest&#8217;ultimo prevede pene più severe per chi, non fermandosi all&#8217;alt delle forze dell&#8217;ordine, fugge mettendo in pericolo l&#8217;incolumità altrui. I carabinieri hanno infatti contestato al tunisino di aver causato, dandosi alla fuga, una serie di rischi per gli altri automobilisti e i pedoni &#8220;ignorando ogni regola del codice della strada&#8221;. Oltre all&#8217;arresto, il giovane è stato denunciato per porto abusivo di oggetti atti a offendere e sanzionato per la lunga serie di infrazioni al codice della strada. Il tribunale ha convalidato l&#8217;arresto e disposto l&#8217;obbligo di dimora in provincia di Mantova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/veloce-come-un-tomawok/">Veloce come un tomawok</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37971</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Arte anche culinaria</title>
		<link>https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37734</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si mangia al museo</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/">Arte anche culinaria</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Specie da noi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passo lento, silenzio quasi religioso, occhi che si perdono nella meraviglia dell’arte. C’è stato un tempo in cui al museo si andava solo per ammirare la cultura. Oggi le cose invece sono un po’ cambiate. Il museo è diventato un luogo da vivere, da attraversare senza fretta. E sempre più spesso, anche da assaporare. Perché il cibo è diventato parte dell’esperienza: un’estensione del percorso espositivo, un modo diverso di restare dentro l’atmosfera del luogo. Mangiare al museo significa prendersi una pausa che non spezza l’incanto, ma lo prolunga. Sedersi a tavola con ancora negli occhi un quadro, una scultura, un’installazione. E scoprire che anche il piatto, in fondo, può essere una forma di racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco cinque indirizzi dove l’arte non finisce all’uscita della mostra, ma continua a tavola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Enrico Bartolini al MUDEC, Milano<br>È il caso più emblematico in Italia: un ristorante tre stelle Michelin dentro un museo. Al MUDEC, il Museo delle Culture, Enrico Bartolini ha costruito un’esperienza unica. Qui la cucina dialoga con lo spirito del luogo: apertura al mondo, contaminazioni, eleganza contemporanea. La sala è luminosa, affacciata sull’architettura del museo e il menù è un percorso gastronomico che richiede tempo e attenzione, proprio come una mostra importante. Non è solo una destinazione per gourmet: è la dimostrazione che oggi alta cucina e alta cultura possono condividere lo stesso spazio e lo stesso pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bar Luce e Ristorante Torre, Fondazione Prada, Milano<br>Alla Fondazione Prada il cibo è parte del progetto culturale, non un semplice contorno. Il Bar Luce, disegnato da Wes Anderson, è diventato un’icona: un set cinematografico anni Sessanta dove fermarsi per un caffè, una fetta di torta o un pranzo informale, circondati da un’estetica che sembra uscita da un film. In alto alla Fondazione Prada, al sesto piano, svetta invece il Ristorante Torre, che aggiunge un altro livello all’esperienza: vista sulla città, cucina curata, atmosfera sospesa tra design e arte contemporanea. Qui la pausa diventa parte della visita, quasi una sala in più del museo, solo con i piatti al posto delle opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da Giacomo Arengario, Museo del Novecento, Milano<br>Mangiare con il Duomo davanti agli occhi è già di per sé un’esperienza. Farlo dentro uno dei musei simbolo della città lo rende ancora più speciale. Da Giacomo Arengario è il posto giusto per chi ama l’idea di un pranzo lento dopo una visita al Museo del Novecento. Qui la cucina italiana è riconoscibile, l’atmosfera elegante ma rassicurante e c’è la sensazione di essere sospesi tra la Milano storica e quella culturale. Il museo quindi non è solo un contesto, ma una cornice che amplifica il piacere della pausa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Modern al MoMA, New York (in foto)<br>Se c’è un luogo che ha reso naturale l’incontro tra arte contemporanea e alta cucina, è il MoMA. The Modern, il ristorante del museo, è una destinazione gastronomica a tutti gli effetti, con due stelle Michelin e una vista privilegiata sul giardino delle sculture. Qui si viene anche senza visitare le mostre, ma l’esperienza migliore resta quella completa: prima le sale del museo, poi il tavolo, con piatti che riflettono la stessa idea di contemporaneità, ricerca e precisione. È uno di quei posti che dimostrano come il confine tra esperienza culturale ed esperienza gastronomica sia ormai sempre più sottile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nerua al Guggenheim di Bilbao<br>Dentro l’architettura spettacolare firmata Frank Gehry, Nerua, una stella Michelin, è un esempio perfetto di come cucina e spazio possano dialogare. Il ristorante, guidato dallo chef Josean Alija, propone una cucina essenziale, pulita, profondamente legata al territorio basco. L’idea è la stessa del museo che lo ospita: sorprendere senza gridare, emozionare attraverso la forma e la sostanza. Qui mangiare diventa un’estensione naturale della visita al Guggenheim, un altro modo per esplorare la creatività, questa volta nel piatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché, in fondo, il successo dei ristoranti nei musei racconta qualcosa di più ampio: il nostro modo di vivere la cultura è cambiato. Non vogliamo più solo “vedere”, ma restare, attraversare gli spazi, farli nostri. E il cibo, con la sua capacità di creare tempo, relazione e memoria, è diventato uno degli strumenti più potenti per farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/arte-anche-culinaria/">Arte anche culinaria</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37734</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il medio evo sotto il neolitico</title>
		<link>https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 22:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Misteri che affiorano</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/">Il medio evo sotto il neolitico</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">hdblog.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Archeologia e rinnovabili possono avere qualche forma di attinenza? Assolutamente no, ma a volte i lavori di realizzazione dei nuovi impianti riservano qualche sorpresa, come avvenuto di recente in Germania. Durante i lavori preliminari per la realizzazione di un parco eolico gli archeologi si sono imbattuti in una scoperta inattesa, una di quelle in grado di dare il via a una pellicola stile !Il Mistero dei Templari&#8221;, o simili. Nell’area a est di Reinstedt, nello stato della Sassonia-Anhalt, un team del Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie stava indagando un vasto fossato di epoca neolitica, risalente ad almeno 6.000 anni fa, quando ha notato un’anomalia nel terreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fossato, di forma trapezoidale, appartiene al Neolitico medio ed era già di per sé un ritrovamento di rilievo. Ma nel settore meridionale del sito, sotto una lastra di pietra collocata accanto a una fossa ovale, è emerso qualcosa di molto più recente: stiamo parlando di un passaggio sotterraneo stretto e basso, scavato nel terreno. Se in un primo momento si era pensato a una sepoltura, ipotesi presto abbandonata quando lo scavo ha rivelato un vero e proprio erdstall, un tunnel medievale alto circa un metro e largo tra 50 e 70 centimetri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che si intende con questo termine? Gli erdstall sono gallerie sotterranee diffuse in molte regioni d’Europa, soprattutto in area germanica e alpina, e rappresentano uno dei fenomeni archeologici più enigmatici del Medioevo. Sono passaggi angusti, spesso vuoti, privi di elementi che ne chiariscano la funzione. Anche in questo caso, gli oggetti rinvenuti sono pochi e curiosi: un ferro di cavallo, lo scheletro di una volpe e alcune ossa di mammiferi. Sul fondo del tunnel sono state individuate tracce di un piccolo fuoco, acceso per un breve periodo, mentre all’ingresso alcune pietre sembrano indicare una chiusura intenzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque una scoperta che crea più domande di quante ne chiarisca. Le analisi suggeriscono una datazione compresa tra il X e il XIII secolo, ma resta il mistero di questa apertura aldi sotto di un sito neolitico. Forse il luogo fosse percepito nel Medioevo come un’area antica e carica di significato o di sacralità? E&#8217; una possibilità che gli studiosi tengono in considerazione, come quella che possa trattarsi di un banale rifugio temporaneo.<br>La struttura del tunnel è complessa e in alcuni punti è percorribile solo chinandosi o strisciando, e tutto ciò non può che alimentare l&#8217;alone di mistero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-medio-evo-sotto-il-neolitico/">Il medio evo sotto il neolitico</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37605</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La pila di Baghdad</title>
		<link>https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 22:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37585</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fonte energetica o a uso rituale?</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/">La pila di Baghdad</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">everyeye.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quasi un secolo, un oggetto ritrovato in Iraq continua a dividere archeologi, chimici e storici della scienza. È passato alla storia come la “batteria di Baghdad”: un semplice vaso di terracotta che, secondo alcuni, potrebbe nascondere una delle scoperte più sconcertanti dell’antichità.<br>All’interno, infatti, si trovavano un cilindro di rame e una barra di ferro. Una combinazione che, forse non per caso, ricorda sorprendentemente il principio di una cella galvanica, lo stesso che millenni dopo avrebbe portato Alessandro Volta a inventare la pila.<br>Il problema è che l’oggetto originale è andato perduto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, costringendo i ricercatori a lavorare su ricostruzioni basate su documenti storici. Ed è proprio una nuova serie di esperimenti, citata dalla rivista Chemistry World, a riaccendere il dibattito. Secondo il ricercatore indipendente Alexander Bazes, il vaso potrebbe aver generato fino a 1,4 volt: una tensione paragonabile a quella di una comune batteria AA.<br>Nel suo modello, la porosità della terracotta avrebbe permesso la separazione di un elettrolita – forse una soluzione alcalina – dall’aria, mentre il ferro e il rame avrebbero creato una doppia reazione elettrochimica. Un sistema semplice, ma sorprendentemente efficace. Bazes, tuttavia, scarta l’idea più sensazionalistica: niente gioielli placcati elettricamente.<br>Piuttosto, ipotizza un uso rituale, in cui la corrosione visibile di preghiere scritte su carta sarebbe stata interpretata come prova tangibile di un’energia divina in azione. Non tutti sono convinti. Per l’archeologo William Hafford dell’Università della Pennsylvania, si trattava semplicemente di un contenitore sacro per offerte e invocazioni, simile ad altri ritrovati nella stessa area. I chiodi di ferro? Parte del rituale, non elettrodi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-pila-di-baghdad/">La pila di Baghdad</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37585</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Una scuola per una bambina sola</title>
		<link>https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 22:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37457</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orgoglio locale</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/">Una scuola per una bambina sola</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sembra una favola</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ginostra, la piccola frazione di Lipari sull&#8217;isola di Stromboli alle Eolie (nella foto), toglierà lo scettro di scuola più piccola d&#8217;Europa alla vicina Alicudi: avrà una classe elementare con una sola alunna.<br>E&#8217; stato dato infatti il via libera all&#8217;istituzione del plesso scolastico nel piccolo abitato sul mare con 30 abitanti dall&#8217;Ufficio scolastico regionale per la Sicilia nell&#8217;ambito del Piano di dimensionamento della rete scolastica per l&#8217;anno 2026/2027 nella provincia di Messina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo oltre vent&#8217;anni riapre una scuola nella frazione che sarà frequentata, nella prima classe elementare, da una bambina che compirà sei anni nei prossimi mesi. La bimba è figlia di una donna di origini ginostresi, casalinga e delegata comunale, e di un tunisino, trasferito a Ginostra nel 2018, dove gestisce un&#8217;impresa edile. La giunta municipale di Lipari, presieduta dal sindaco Riccardo Gullo, nell&#8217;ottica di garantire il diritto all&#8217;istruzione anche in quella piccola comunità, aveva deliberato la proposta di apertura del plesso scolastico, avanzandola all&#8217;Ufficio scolastico provinciale di Messina e al dirigente scolastico dell&#8217;Istituto comprensivo Isole Eolie.<br>Lo stesso Ufficio scolastico ha anche autorizzato l&#8217;istituzione della scuola dell&#8217;infanzia nel Comune di Leni (Salina). Dev&#8217;essere ancora deciso dove sarà aperta la classe e chi sarà la maestra che andrà a lavorare nel borgo. Ad Alicudi, circa 100 abitanti, la mini scuola è frequentata da due bambini. Anch&#8217;essa fa parte dell&#8217;istituto comprensivo statale isole Eolie che ha 17 plessi sparsi per le isole: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. La dirigente scolastica è Patrizia Muscolino che a inizio anno scolastico rivolgendosi agli alunni ha detto: &#8220;Non abbiate paura delle difficoltà: ogni sfida è una tappa preziosa del cammino e ogni traguardo raggiunto vi renderà più forti e consapevoli&#8221;.<br>Per arrivare alla scuola di Alicudi bisogna salire 350 scalini che partono dalla stradella. La scuola è considerata una vera e propria conquista dagli isolani che la curano e in quelle stanze d&#8217;estate si svolgono incontri culturali e concerti. Sono tante le scolaresche che giungono ad Alicudi per una visita. Dal prossimo autunno però la scuola più piccola d&#8217;Europa sarà a Ginostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-scuola-per-una-bambina-sola/">Una scuola per una bambina sola</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37457</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Superciuk</title>
		<link>https://noreporter.org/superciuk-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 22:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colored]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=37445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Guida spericolata</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/superciuk-3/">Superciuk</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Manovre pericolose, cambi di corsia improvvisi e sorpassi in pieno centro nel cuore della notte, il tutto a una velocità di ben oltre 110 chilometri orari e in stato di ebbrezza. Per questo la polizia locale di Genova, durante un servizio di pattugliamento nella zona Foce, ha fermato, dopo un intervento complesso, il conducente di un&#8217;auto per sottoporlo ai controlli di rito. L&#8217;accertamento ha evidenziato un tasso alcolemico compreso tra 0,8g/l e 1,5g/l, configurando una guida in stato di ebbrezza di rilievo penale. Gli agenti hanno immediatamente ritirato la patente di guida dell&#8217;uomo e lo hanno poi denunciato e sanzionato, con conseguente azzeramento del punteggio penale.<br>&#8220;L&#8217;intervento si inserisce nell&#8217;ambito delle attività di controllo notturno svolte dalla polizia locale, finalizzate alla prevenzione e al contrasto dei comportamenti maggiormente pericolosi per la sicurezza stradale in ambito cittadino&#8221; ha dichiarato l&#8217;assessora alla Sicurezza del Comune di Genova Arianna Viscoglisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/superciuk-3/">Superciuk</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">37445</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
