<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Glob Archivi - NoReporter</title>
	<atom:link href="https://noreporter.org/glob/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://noreporter.org/glob/</link>
	<description>altrainformazione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 13:56:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://noreporter.org/wp-content/uploads/2023/07/cropped-noreporter-logo-32x32.png</url>
	<title>Glob Archivi - NoReporter</title>
	<link>https://noreporter.org/glob/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">224040297</site>	<item>
		<title>Noi, arsenale di primo livello</title>
		<link>https://noreporter.org/noi-arsenale-di-primo-livello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[analisi difesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 22:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39080</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla faccia dei detrattori!</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/noi-arsenale-di-primo-livello/">Noi, arsenale di primo livello</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In grande crescita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttore dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento (UAMA) del ministero degli Esteri, Giorgio Aliberti, in foto, è intervenuto in audizione in commissione Esteri alla Camera, nell’ambito dell’esame della Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento relativa all’anno 2025.<br>“La Relazione mostra che nel complesso il valore del 2025 per le autorizzazioni è stato di 11,14 miliardi di euro, di cui 9,16 miliardi in uscita dall’Italia con un aumento del 19% rispetto all’anno prima, e 1,9 miliardi in entrata. Si segnala l’incremento di quasi il 20% del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione. L’ammontare complessivo l’anno scorso è stato di 7,7 miliardi”, ha dichiarato il direttore.<br>“La costante crescita dell’export conferma la solidità dell’industria della difesa e la sua eccellenza a livello globale. In termini di andamento delle esportazioni nel settore – ha osservato – si rileva che la somma dei valori delle autorizzazioni nel quinquennio 2021-2025 è in calo rispetto al precedente. Questo è dovuto a picchi di valore del 2016, anno in cui c’era stata un’importante fornitura al Kuwait di 28 aerei da combattimento Eurofighter Typhoon per un valore di 14 miliardi complessivi e 7 miliardi per il Qatar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 i primi 5 Paesi sono il Kuwait, grazie a una licenza di 2,6 miliardi, Germania, Stati Uniti, Ucraina e Francia. In linea generale il 2025 ha confermato le direttrici di esportazione. Anche Turchia, Egitto e India sono mercati importanti. A livello regionale c’è un forte incremento dell’area dell’Africa settentrionale e Medio Oriente, 37%, Paesi Ue membri della Nato 31% e Asia 12%. Le importazioni da 1,9 miliardi di euro, provenienti da 31 Paesi – ha detto ancora Aliberti – sono cresciute molto rispetto all’anno prima, di oltre il 160%. I principali Paesi fornitori sono stati la Svizzera, gli Stati Uniti, il Regno Unito. L’aumento delle importazioni dimostra che l’industria della difesa italiana è integrata con l’industria di alcuni Paesi partner chiave”.<br>Aliberti ha confermato la liceità delle forniture di armi all’Ucraina in deroga alla Legge 185 che vieta le forniture militari alle nazioni in guerra.<br>“L’Ucraina è in stato di conflitto armato a causa dell’aggressione russa e sta esercitando, con il sostegno dell’Italia e di tanti altri Paesi, il suo diritto alla legittima difesa. Quindi le esportazioni di armi verso l’Ucraina sono autorizzate nel pieno rispetto della legge 185”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Circa le esportazioni verso Israele Aliberti ha dichiarato: “L’approccio del Governo rispetto all’export di armi verso Israele è stato da subito e resta oggi in linea con la normativa. Il Governo ha agito sin da subito nel pieno rispetto delle normative nazionali e internazionali, valutando con estrema prudenza la concessione di nuove autorizzazioni alle esportazioni verso Israele. Tenendo conto della normativa, e in assenza di embarghi Onu e sanzioni Ue, il Governo ha adottato un approccio molto restrittivo e non ha concesso nuove autorizzazioni alle esportazioni. Una sospensione che prosegue tutt’oggi”.<br>“È stato sospeso anche il rilascio delle autorizzazioni alla conclusione delle trattative contrattuali con Israele – ha aggiunto – L’Italia è uno dei pochi Paesi con un duplice sistema e prevede un controllo preventivo non solo sulla licenza ma anche al momento della stipula dei contratti. C’è una cautela particolare e un ulteriore blocco è stato posto anche su eventuali future forniture. Alla luce delle analisi condotte sulle licenze esistenti, autorizzate prima dell’intervento israeliano che presentavano residui non ancora completamente utilizzati, una licenza è stata prima sospesa e poi revocata in via cautelativa.<br>Le altre licenze già autorizzate sono state sospese in quanto i materiali non presentavano caratteristiche tali da poter essere impiegate verso la popolazione civile. Il Governo ha rispettato pienamente e continua a rispettare la normativa di riferimento e i meccanismi di controllo e vigilanza dell’esportazione di materiale di armamento sono pienamente applicati. È un approccio molto restrittivo – ha concluso. “Lo dimosrta la diminuzione nel tempo del valore delle esportazioni italiane di armamenti autorizzate da UAMA verso Israele sono passate da 28,7 milioni del 2019 a 0 del 2024 e 2025. L’approccio italiano è riconosciuto anche a livello internazionale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alle forniture agli Emirati Arabi Uniti Aliberti ha precisato che i materiali venduti dall’Italia “non possono essere riutilizzati o rivenduti, i contratti sono rigorosi, riguardano materiale di vario tipo ma non è pensabile che mentre noi vendiamo a loro prodotti nuovi, loro passano i vecchi in Sudan o in altri Paesi“. Gli Emirati Arabi Uniti “hanno un’industria fiorente, si tratta di collaborazioni industriali e dalla struttura della collaborazione non vedo il rischio di triangolazioni di prodotti italiani e neanche di prodotti vecchi loro. Riteniamo ci siano elementi di garanzia per cui questo non avvenga”.<br>In proposito ai transiti in Italia di materiali d’armamento stranieri diretti a paesi terzi Aliberti ha dichiarato che “rispetto ai transiti non c’è nessun vuoto normativo. I transiti che riguardano movimentazioni di società estere che passano per l’Italia e vanno in un altro Paese sono operazioni che non rientrano sotto il nostro controllo perché la legge è stata pensata per farci controllare le attività delle aziende italiane.<br>Sulle aziende italiane esercitiamo un controllo effettivo: ci sono circa 400 imprese iscritte al registro, le conosciamo, facciamo ispezioni e applichiamo sanzioni. Le società straniere non le possiamo seguire. In questi casi l’unico intervento possibile è da parte della prefettura. Quando si parla di merci di un Paese terzo verso un altro Paese terzo è il ministero dell’Interno che ha l’autorità di decidere e, secondo la norma, solo per ragioni di ordine pubblico e sicurezza nazionale può bloccare l’operazione.<br>Se parliamo invece di società italiane che ordina un prodotto dall’estero per un paese terzo lo fa spedire direttamente al Paese destinatario. In questo caso – ha osservato – parliamo di intermediazione e comunque ci devono chiedere l’autorizzazione, quindi i controlli ci sono“.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/noi-arsenale-di-primo-livello/">Noi, arsenale di primo livello</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39080</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;altra invasione tedesca della Polonia</title>
		<link>https://noreporter.org/laltra-invasione-tedesca-della-polonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 22:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39037</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ma questa è ben vista da Varsavia</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/laltra-invasione-tedesca-della-polonia/">L&#8217;altra invasione tedesca della Polonia</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una strana coppia</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Germania sviluppa, la Polonia produce, la Corea del Sud fornisce il telaio: nuovo accordo all&#8217;Eurosatory per sviluppare veicoli corazzati da recupero. Entro il 2030 la Polonia avrà più carri armati da combattimento della Germania, della Francia, del Regno Unito e dell&#8217;Italia messi insieme<br>Sullo sfondo di una situazione geopolitica tesa, Corea del Sud, Germania e Polonia rafforzano la cooperazione nel settore degli armamenti. A margine del salone internazionale degli armamenti Eurosatory 2026 a Parigi (15-19 giugno), il produttore sudcoreano di carri armati Hyundai Rotem e la tedesca FFG Flensburger Fahrzeugbau Gesellschaft mbH hanno firmato un accordo di cooperazione. Insieme svilupperanno e produrranno veicoli corazzati da recupero per le forze armate polacche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Know-how di Flensburg su un telaio coreano<br>Secondo quanto riferisce il portale specializzato polacco Portal Obronny, il nuovo veicolo corazzato da recupero si basa sul telaio del K2 Black Panther, il carro armato sudcoreano che la Polonia acquista in grandi quantità dal 2022. Il nuovo veicolo è denominato K2PL ARV (Armored Recovery Vehicle).<br>La scelta di coinvolgere FFG come partner tedesco viene motivata, secondo Portal Obronny, con la lunga esperienza dell&#8217;azienda di Flensburg nella costruzione di veicoli cingolati pesanti. Molti componenti provengono dal collaudato WiSENT 2, un carro recupero basato sul telaio del Leopard 2, in servizio tra l&#8217;altro in Germania e Canada. L&#8217;azienda di Flensburg dichiara di impiegare circa mille persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiara ripartizione dei compiti: sviluppo in Germania, produzione in Polonia<br>Nell&#8217;ambito della cooperazione FFG si occupa della progettazione e della fornitura di 31 veicoli corazzati da recupero, come riferisce la rivista specializzata Hartpunkt. Il pacchetto tecnologico comprende un argano principale con una forza di trazione di 40 tonnellate in tiro semplice, un argano ausiliario, una gru idraulica con una capacità massima di sollevamento di 32 tonnellate, una lama apripista e un sistema specializzato per il recupero sul campo di battaglia.<br>Il costruttore di carri sudcoreano Hyundai Rotem resta il contraente principale dell&#8217;intero programma. FFG integra l&#8217;equipaggiamento nel telaio e prepara un prototipo, come riferisce Portal Obronny citando un rappresentante anonimo dell&#8217;azienda coreana.<br>La produzione in serie dovrebbe poi svolgersi in Polonia. Secondo Focus il principale responsabile sarà lo stabilimento Bumar-Łabędy a Gleiwitz, in Slesia (pol. Gliwice), che sarà incaricato anche del supporto tecnico.<br>In origine lo sviluppo del carro recupero doveva essere affidato a un&#8217;azienda polacca. Secondo i media, però, il progetto è naufragato per problemi di tempo: le scadenze di completamento proposte dal committente polacco non avrebbero<br>garantito una consegna puntuale alle forze armate polacche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dati tecnici del carro recupero<br>Secondo i dati tecnici pubblicati da Portal Obronny, il K2PL ARV (Armored Recovery Vehicle) sarà lungo 9 metri, largo 3,6 metri e alto 3,4 metri. Il peso in combattimento è di 61,5 tonnellate e l&#8217;equipaggio sarà composto da tre militari. Per l&#8217;autodifesa sono previsti un modulo d&#8217;arma telecomandato e due gruppi di lanciagranate fumogene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">81 veicoli di supporto entro il 2031<br>Secondo la rivista specializzata Hartpunkt, il programma complessivo prevede in totale 81 veicoli di supporto su base K2PL: 31 carri recupero (K2PL ARV), 25 carri del genio e 25 carri gettaponti. Le consegne sono previste tra il 2029 e il 2031 e dovrebbero essere coordinate, sul piano temporale, con le forniture dei carri armati K2PL.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polonia sta ampliando massicciamente le proprie forze corazzate<br>L&#8217;accordo si inserisce nella cooperazione nel settore degli armamenti che la Polonia sta costruendo progressivamente con la Corea del Sud. Il punto di partenza è stato, nel 2022, un contratto quadro per la fornitura di 180 carri armati K2 direttamente dalla produzione sudcoreana: secondo diversi portali, i primi dieci esemplari sono stati consegnati già nello stesso anno.<br>Nel 2023 è seguito un accordo di cooperazione tra Hyundai Rotem e il ministero della Difesa polacco per la produzione su licenza, in Polonia, di fino a 820 carri del tipo K2PL. L&#8217;intesa includeva anche la produzione di veicoli di supporto, tra i quali rientra ora il K2PL ARV. In totale la Polonia prevede di acquisire fino a 1.000 carri armati del tipo K2.<br>Il quadro politico di questa cooperazione è stato ribadito ad aprile 2026 da Donald Tusk, primo ministro polacco, e dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung, in occasione del primo viaggio di un capo di governo polacco a Seul da 27 anni. In quell&#8217;occasione Tusk ha definito la Corea del Sud &#8220;il più importante alleato della Polonia dopo gli Stati Uniti, in particolare nel settore dell&#8217;industria della difesa&#8221;, come ha riportato Euronews. L&#8217;accordo bilaterale in materia di armamenti alla base di questa cooperazione ha un valore di 44,2 miliardi di dollari, pari a circa 38 miliardi di euro.<br>La portata del rafforzamento militare della Polonia è mostrata da un dato: entro il 2030 la Polonia avrà più carri armati da combattimento della Germania, della Francia, del Regno Unito e dell&#8217;Italia messi insieme. Secondo le stime della NATO, nel 2025 Varsavia ha destinato il 4,48 per cento del proprio PIL alla difesa, più del doppio dell&#8217;obiettivo precedente e la quota più alta all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza, davanti agli Stati Uniti, fermi al 3,22 per cento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/laltra-invasione-tedesca-della-polonia/">L&#8217;altra invasione tedesca della Polonia</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39037</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sovranità digitale europea</title>
		<link>https://noreporter.org/sovranita-digitale-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[wired.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 22:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39025</guid>

					<description><![CDATA[<p>È più di una semplice velleità</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/sovranita-digitale-europea/">Sovranità digitale europea</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci si prova</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea sta premendo sull&#8217;acceleratore della sovranità digitale. Il 3 giugno 2026 è stato presentato ufficialmente l&#8217;European technological sovereignty package, la mossa più ambiziosa e strutturata dell&#8217;Unione per ridurre le dipendenze da fornitori extraeuropei e garantire che le reti del continente tornino sotto il nostro controllo.<br>L&#8217;Europa sembra aver finalmente riconosciuto il valore strategico dell&#8217;infrastruttura digitale per la nostra società. Non è solo una questione vitale per un&#8217;economia ormai basata quasi esclusivamente su processi digitalizzati, ma è un requisito essenziale per la tenuta dei sistemi democratici e per la difesa dei valori europei. Già la Direttiva Nis2 (direttiva Ue 2022/2555), creata per rafforzare la cybersicurezza in tutta l&#8217;Unione, classifica le &#8220;Infrastrutture digitali&#8221; come un settore ad altissima criticità.<br>Le fondamenta tecnologiche sono vitali per un paese: per proteggere la propria indipendenza, uno stato deve averne il pieno controllo. Essere dipendenti da nazioni terze per queste architetture significa legarsi a doppio filo alle decisioni e agli umori di chi fornisce le tecnologie necessarie a costruirle e mantenerle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa deve partire da zero?<br>Come fare, se negli ultimi decenni abbiamo trascurato di far crescere aziende digitali locali, dando priorità all’acquisto di prodotti &#8220;chiavi in mano&#8221; sviluppati oltreoceano? Come si recuperano decenni di mancato sviluppo di prodotto?<br>La risposta è che l’Europa può costruire su tecnologia aperta: il software libero, o open source. L’Europa non ha bisogno di ricominciare daccapo. Può basarsi su un patrimonio tecnologico sviluppato a livello mondiale da una community sconfinata di sviluppatori indipendenti, ricercatori e aziende. Una rete diversificata che ha già imparato a collaborare e a creare innovazione condivisa.<br>È interessante, e quasi paradossale, notare che alla base di tantissime architetture globali ci sia proprio un progetto nato in Europa. Il celebre kernel Linux vide la luce nel 1991, grazie a Linus Torvalds all’Università di Helsinki, in Finlandia. Oggi, questo progetto di software libero è il motore di quasi tutti i prodotti delle big tech: le soluzioni cloud come Aws di Amazon o Azure di Microsoft, gli smartphone Android e i laptop ChromeBook di Google si basano sul kernel Linux. Dal più potente supercomputer al mondo fino ai minuscoli sensori IoT, Linux – un&#8217;intuizione europea poi sviluppata come tecnologia aperta globale – ha creato la piattaforma per eccellenza della ricerca internazionale ed è oggi la base delle reti più innovative al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione al &#8220;Washing&#8221;<br>Tuttavia, adottare una singola componente come Linux non basta per garantire che una soluzione sia davvero sovrana.<br>La spinta alla sovranità digitale sta creando un nuovo, ricchissimo mercato per far crescere le aziende europee. Questo, purtroppo, attira anche attori che cercano di partecipare con offerte poco trasparenti. La conseguenza di questo marketing aggressivo è la rapida diffusione di messaggi di Open Washing o Digital Sovereignty Washing: prodotti che vengono denominati &#8220;sovrani&#8221; nonostante non lo siano affatto, o lo siano solo in minima parte.<br>Come può, allora, l’Europa identificare soluzioni che siano e rimangano genuinamente europee nel tempo? Soluzioni che non rischino di diventare improvvisamente obsolete perché l’azienda fornitrice chiude o viene acquisita da un colosso extraeuropeo?<br>Per garantire che la tecnologia di base rimanga a disposizione, le licenze del software libero si confermano l&#8217;antidoto migliore per ridurre i rischi, perché garantiscono le 4 libertà fondamentali. Per prima, la libertà di utilizzare il software per qualsiasi scopo e senza restrizioni. Poi la libertà di studiare come funziona il programma per capire cosa fa e verificare che faccia esattamente ciò che promette (senza funzionalità o &#8220;backdoor&#8221; nascoste). Ma anche la libertà di distribuire il software per creare nuove soluzioni innovative e generare nuove offerte sul mercato e la libertà di modificare il software per adattarlo a nuove esigenze, ad esempio per aggiungere funzionalità o per rimuovere tempestivamente problemi di sicurezza.<br>Il software libero aiuta l’Europa a forgiare un&#8217;infrastruttura digitale sovrana senza dover partire da zero, garantendo una base sostenibile in cui le offerte europee possono rimanere indipendenti nel tempo.<br>Il momento per parlarne e per agire è adesso. Non a caso, il prossimo 13 e 14 novembre 2026 sviluppatori, ricercatori e decisori politici da tutta Europa si riuniranno al Noi Techpark di Bolzano per la Sfscon (South Tyrol free software conference). E il tema centrale di quest&#8217;anno, come annunciato sul sito ufficiale, sarà proprio la sovranità digitale.<br>È arrivato il momento di smettere di acquistare &#8220;scatole chiuse&#8221; opache e iniziare a fare rete: il futuro della nostra indipendenza tecnologica passa inevitabilmente per il codice aperto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/sovranita-digitale-europea/">Sovranità digitale europea</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39025</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Là in mezzo al mar ci stan camin che fumano</title>
		<link>https://noreporter.org/la-in-mezzo-al-mar-ci-stan-camin-che-fumano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 22:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38960</guid>

					<description><![CDATA[<p>E non solo</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-in-mezzo-al-mar-ci-stan-camin-che-fumano/">Là in mezzo al mar ci stan camin che fumano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Allarme cinese</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministero della Sicurezza della Cina ha accusato agenzie di intelligence straniere di utilizzare nuove tecnologie di spionaggio marittimo, tra cui boe di rilevamento, animali marini dotati di sensori, droni oceanici e dispositivi elettronici installati sulle navi, per sottrarre dati sensibili a Pechino. Come riportato da Global Times il ministero ha spiegato che in alcune aree marittime cinesi sarebbero state individuate boe equipaggiate con sensori acustici ad alta precisione, in grado di raccogliere dati in tempo reale, comprese le firme sonore dei sottomarini cinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pechino ha inoltre denunciato il ritrovamento di grandi animali marini, definiti &#8220;tartarughe spia&#8221; e &#8220;pesci spia&#8221;, equipaggiati con sensori per monitorare temperatura dell&#8217;acqua, salinità e correnti marine, con trasmissione dei dati via satellite all&#8217;estero. Secondo il ministero, anche alcune aziende straniere avrebbero promosso dispositivi elettronici per navi mercantili presentati come servizi marittimi, ma utilizzabili per monitorare attività portuali e raccogliere informazioni strategiche. Le autorità cinesi hanno invitato cittadini e armatori a segnalare dispositivi sospetti e a evitare installazioni di apparecchiature di origine sconosciuta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-in-mezzo-al-mar-ci-stan-camin-che-fumano/">Là in mezzo al mar ci stan camin che fumano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38960</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Romania contesa</title>
		<link>https://noreporter.org/la-romania-contesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[analisi difesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 22:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38904</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra Russia ed Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-romania-contesa/">La Romania contesa</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rheinmetall conquista in Romania uno dei pacchetti di contratti internazionali più rilevanti della sua storia recente. Il gruppo tecnologico tedesco con sede a Düsseldorf si è aggiudicato importanti progetti nel settore della difesa, per un valore complessivo di 5,7 miliardi di euro, nell’ambito del programma europeo SAFE – Security Action for Europe.<br>Al centro dell’operazione c’è la modernizzazione delle capacità militari rumene, con nuovi veicoli da combattimento, sistemi di difesa aerea, munizioni, componenti per munizioni e navi militari. Una parte significativa della commessa riguarda anche Rheinmetall Italia SpA, coinvolta nella fornitura di sistemi anti-drone e di difesa aerea a corto raggio per un valore vicino al miliardo di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Romania-Rheinmetall, contratti firmati per 5,7 miliardi di euro<br>Secondo quanto comunicato dal gruppo tedesco, il pacchetto di contratti è stato assegnato il 29 maggio 2026 dalla Direzione Generale per gli Armamenti della Romania. I relativi accordi sono stati firmati e rientrano nel quadro del programma SAFE dell’Unione Europea, pensato per rafforzare la sicurezza del continente.<br>Il valore totale dei contratti raggiunge 5,7 miliardi di euro. Si tratta di una commessa strategica per Bucarest, membro sia della NATO sia dell’Unione Europea, collocato sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica.<br>Le consegne dei sistemi e dei mezzi sono previste a partire dal 2028 e dovranno concludersi entro il 2030.<br>Dai Lynx agli Skyranger: cosa prevede la maxi commessa<br>Il pacchetto assegnato a Rheinmetall copre diversi segmenti della difesa terrestre, aerea e navale. I progetti attualmente commissionati includono 298 veicoli Lynx, famiglia di mezzi da combattimento di ultima generazione.<br>La maggior parte dei Lynx sarà costituita da veicoli trasporto truppe blindati, affiancati da varianti specialistiche: portamortaio, posto di comando e ambulanza.<br>La commessa comprende inoltre sistemi di difesa aerea Skyranger, anch’essi basati sulla piattaforma Lynx. Fino alla loro entrata in servizio, Rheinmetall continuerà a mantenere operativi i veicoli blindati antiaerei Gepard già in uso.<br>Nel pacchetto rientrano anche munizioni di medio calibro destinate alla difesa aerea e ai veicoli trasporto truppe blindati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difesa navale, previsti pattugliatori e navi di supporto<br>L’accordo tra Romania e Rheinmetall non si limita alla componente terrestre e antiaerea. Sono previsti anche progetti nel settore navale, con la realizzazione di due pattugliatori d’altura e due navi di supporto per sommozzatori.<br>Tutte le imbarcazioni si basano sul progetto sviluppato nel nuovo segmento Naval Systems del gruppo. La scelta conferma l’ambizione di Rheinmetall di rafforzare la propria presenza anche nel comparto marittimo, in un quadro europeo segnato da crescenti esigenze di protezione delle infrastrutture e delle frontiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rheinmetall investirà in Romania: migliaia di posti di lavoro e oltre 200 subappaltatori<br>Per soddisfare gli ordini, Rheinmetall amplierà in modo significativo le proprie capacità produttive in Romania, dove è già presente da molti anni. Il gruppo garantirà anche il trasferimento tecnologico.<br>Una parte consistente del valore aggiunto sarà generata direttamente in Romania. Secondo quanto previsto, Rheinmetall investirà nel Paese diverse centinaia di milioni di euro.<br>L’operazione dovrebbe creare migliaia di nuovi posti di lavoro e portare all’integrazione di oltre 200 subappaltatori nella rete di fornitura. La Romania si conferma così uno dei mercati principali per il gruppo tedesco.<br>La controllata Rheinmetall Automecanica, con sede a Medias, opera già da tempo nel Paese. I nuovi contratti saranno realizzati anche in altri siti.<br>Jurca: “Oltre il 50% della produzione in Romania o con aziende locali”<br>Il valore industriale dell’accordo è stato sottolineato da Mihai Jurca, Capo dell’Ufficio del Primo Ministro e Coordinatore del gruppo di lavoro interistituzionale per l’attuazione del Piano SAFE.<br>Jurca ha definito il contratto tra le autorità rumene e Rheinmetall non solo un’opportunità per modernizzare le capacità di difesa della Romania, ma anche “un passo importante verso la rivitalizzazione dell’industria della difesa nazionale”.<br>Il motivo è netto: oltre il 50% della produzione avverrà in Romania o in collaborazione con aziende locali. Per Jurca, l’intesa segna l’inizio di una nuova fase di sviluppo industriale, con il potenziale per diventare un motore della crescita economica rumena e dell’integrazione dell’industria locale nell’ecosistema europeo nel prossimo decennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papperger: “Successo significativo, la Romania ci ha dato fiducia”<br>Soddisfazione anche da parte di Armin Papperger, CEO di Rheinmetall AG, che ha parlato di un risultato di primo piano per il gruppo.<br>“Questo è un successo significativo per noi. Siamo grati per la fiducia che la Romania ci ha accordato per l’equipaggiamento e la modernizzazione delle sue forze armate”, ha affermato Papperger.<br>Il numero uno di Rheinmetall ha poi aggiunto che, insieme ai partner rumeni, il gruppo creerà nel Paese “un ecosistema della difesa di vasta portata”. Una scelta che, nelle sue parole, conferma l’ambizione di Rheinmetall di ampliare ulteriormente il proprio ruolo come uno dei pilastri industriali della sicurezza europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rheinmetall Italia nella commessa: contratto da 981,95 milioni di euro<br>Una parte rilevante dell’accordo rumeno coinvolge direttamente Rheinmetall Italia SpA. Il Ministero della Difesa rumeno ha reso noto che l’azienda italiana sarà impegnata nella fornitura di prodotti anti-drone e sistemi di difesa aerea.<br>Il valore del contratto assegnato a Rheinmetall Italia è di 981.950.000 euro, IVA esclusa.<br>L’intesa riguarda la fornitura di 7 sistemi SKYNEX, 2 sistemi SKYRANGER 35 e 2 sistemi Millenium. Si tratta di asset destinati a rafforzare le capacità rumene di difesa aerea a corto raggio e contrasto alle minacce provenienti da droni, razzi, artiglieria e mortai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Skynex, Skyranger 35 e Millenium: i sistemi per la difesa aerea rumena<br>I tre progetti SAFE collegati a Rheinmetall Italia mirano a dotare l’Esercito rumeno di sistemi di difesa aerea a corto raggio per la protezione diretta di forze, mezzi, navi ed elementi infrastrutturali.<br>Tra i sistemi indicati figurano il Sistema di artiglieria terrestre schierabile per la difesa aerea con capacità CRAM e CUAS SKYNEX, il Sistema mobile di difesa aerea a corto raggio VSR-CUAS SKYRANGER 35 e il Sistema di difesa aerea ravvicinata CIWS Millenium.<br>La sigla CRAM indica la capacità di contrasto a razzi, artiglieria e mortai, mentre CUAS riguarda la difesa contro sistemi aerei senza pilota. È una capacità oggi sempre più richiesta dagli eserciti europei, in uno scenario in cui droni e munizionamento circuitante hanno assunto un ruolo centrale nei conflitti contemporanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandro Ercolani: “Orgoglioso dell’accordo con la Romania”<br>A sottolineare il peso della commessa italiana è stato Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall Italia, intervenuto su LinkedIn.<br>“Sono particolarmente orgoglioso dell’accordo siglato con la Romania per la realizzazione di una nuova capacità di difesa aerea del valore di un miliardo di euro”, ha scritto Ercolani.<br>Il manager ha evidenziato il valore politico e industriale della scelta di Bucarest. “La decisione di un Paese alleato della NATO e membro dell’Unione Europea di affidare a Rheinmetall la fornitura di 33 sistemi di difesa aerea rappresenta un importante riconoscimento della nostra affidabilità, delle nostre competenze tecnologiche e della nostra capacità di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza del continente”, ha aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Proteggere persone, infrastrutture critiche e sovranità nazionale”<br>Nel suo messaggio, Ercolani ha richiamato anche il contesto internazionale in cui si inserisce la commessa.<br>“In uno scenario internazionale sempre più complesso, contribuire alla protezione delle persone, delle infrastrutture critiche e della sovranità nazionale dei nostri partner è una responsabilità che assumiamo con il massimo impegno”, ha scritto l’amministratore delegato di Rheinmetall Italia.<br>Poi il ringraziamento al gruppo di lavoro: “A tutto il team Rheinmetall va il più sincero ringraziamento per questo grandissimo risultato. Insieme continuiamo a lavorare per la sicurezza europea”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicurezza europea e industria della difesa: il segnale che arriva da Bucarest<br>La commessa rumena non è solo un contratto militare. È un segnale politico e industriale. Da un lato rafforza le capacità di difesa di un Paese NATO ed europeo sul fianco orientale dell’Alleanza; dall’altro consolida il ruolo di Rheinmetall come attore chiave nella sicurezza continentale.<br>Per l’Italia, la partecipazione di Rheinmetall Italia rappresenta un tassello rilevante in un settore ad alta tecnologia, quello della difesa aerea ravvicinata e anti-drone, sempre più decisivo per la protezione di truppe, infrastrutture strategiche e unità navali.<br>La Romania sceglie così una modernizzazione ampia, articolata e industrialmente radicata sul territorio. Rheinmetall incassa un risultato di peso. E la controllata italiana entra da protagonista in una partita da quasi un miliardo di euro, destinata a incidere sul futuro della difesa aerea europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo decisivo degli addetti militari: la diplomazia che lavora prima dei contratti<br>In operazioni di questa portata, il successo non nasce mai solo dalla firma finale. Prima dei contratti, dei comunicati e delle dichiarazioni ufficiali, c’è spesso un lavoro silenzioso ma decisivo di diplomazia militare, fatto di relazioni costruite nel tempo, lettura del contesto locale, interlocuzioni tecniche e capacità di trasformare un’esigenza strategica in una soluzione concreta.<br>È qui che il ruolo degli addetti militari diventa centrale: non semplici figure di rappresentanza, ma veri snodi operativi tra Difesa, industria, istituzioni nazionali e Paesi alleati. La vicenda rumena conferma quanto sia miope considerare queste funzioni come incarichi di passaggio. In uno scenario europeo segnato da minacce crescenti, competizione industriale e urgenza di rafforzare il fianco orientale della NATO, servono presenze stabili, competenti e riconosciute. Perché la sicurezza non si improvvisa, e nemmeno l’influenza. Si costruisce prima, lontano dai riflettori, proprio dove una rete qualificata può fare la differenza tra osservare una partita e riuscire davvero a giocarla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/la-romania-contesa/">La Romania contesa</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38904</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Questi non remigrano</title>
		<link>https://noreporter.org/questi-non-remigrano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 22:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38807</guid>

					<description><![CDATA[<p>Altre razze sconosciute</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/questi-non-remigrano/">Questi non remigrano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">wired.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il minuscolo polpo blu che vive nelle profondità marine a largo delle coste delle isole Galápagos è talmente piccolo da poter stare nel palmo di una mano. Ad annunciare la scoperta di questa nuova specie, chiamata ufficialmente Microeledone galapagensis, è stato un team di ricercatori coordinato dal Field Museum di Chicago che, sebbene in realtà abbia incontrato il polpo blu già nel 2015, ne ha descritto per la prima volta le caratteristiche solamente ora, in un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Zootaxa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo incontro con il polpo blu<br>Il minuscolo polpo blu è stato avvistato per la prima volta nel 2015 durante una spedizione in acque profonde a bordo della nave da ricerca E/V Nautilus. Da qui, i biologi marini hanno utilizzato un robot sottomarino a controllo remoto (Rov) per esplorare il fondale oceanico vicino all&#8217;isola di Darwin, un&#8217;isola all&#8217;estremità settentrionale dell&#8217;arcipelago delle Galápagos che prende il nome dal famosissimo biologo che formulò la teoria dell&#8217;evoluzione. Mentre la telecamera del Rov si muoveva sul fondale marino vicino a un pendio sottomarino, a 1.773 metri di profondità, hanno così notato il piccolo polpo dalla vivace colorazione blu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esemplare unico<br>Compiendo un&#8217;ispezione ravvicinata, i ricercatori sono riusciti a recuperare il polpo blu e a filmare altri due esemplari, conducendo poi, al termine della missione, un&#8217;analisi approfondita del campione che li ha però lasciati perplessi, non essendo certi a quale specie appartenesse. Hanno così contattato l&#8217;esperta del Field Museum di Chicago, Janet Voight, inviandole una foto dell&#8217;animale. “Ho capito subito che si trattava di qualcosa di davvero speciale”, ha ricordato Voight, autrice principale del nuovo studio. “Non avevo mai visto niente di simile”. Tuttavia, per stabilire se un animale appartiene a una nuova specie è necessaria un&#8217;analisi completa di tutte le sue parti del corpo, e dato che il polpo blu era l&#8217;unico campione mai raccolto, gli esperti non volevano sezionare e perdere quindi un esemplare così prezioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova specie<br>Per superare questo problema, gli autori si sono serviti della tomografia computerizzata a raggi X per creare e assemblare migliaia di micro-scansioni Tc che hanno poi permesso di ottenere un modello 3D del polpo blu, sia internamente che esternamente. I ricercatori, quindi, sono stati in grado di osservare i dettagli più minuti, dai tentacoli tozzi con poche ventose, alla pelle liscia quasi priva di pigmento sul dorso, al grande dente rachidiano e a uno specifico organo a forma di imbuto, ottenendo così le informazioni necessarie per classificarlo come una nuova specie e per collocarlo tra gli altri cefalopodi. &#8220;Dato che la tomografia computerizzata (TC) non è distruttiva, è particolarmente importante per gli esemplari come questo”, ha commentato la co-autrice Stephanie Smith. “E questo è fantastico per me, perché spesso le persone mi portano esemplari incredibilmente rari e di una bellezza straordinaria, che ho il privilegio di poter virtualmente sezionare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abissi inesplorati<br>Oltre a descrivere la nuova specie, il polpo blu ci ricorda quanto ancora non sappiamo sugli abissi oceanici e su quanto queste spedizioni e ricerche siano fondamentali per comprendere meglio questi ecosistemi ancora inesplorati e perché proteggerli sia così importante. &#8220;Si tratta di piccoli polpi che vivono nelle profondità marine e quasi nessuno sulla Terra ha mai avuto la fortuna di vedere”, ha concluso Voight. &#8220;Se prendessimo tutte le terre emerse e le unissimo, non riusciremmo a coprire l&#8217;Oceano Pacifico. Gli oceani sono così vasti e c&#8217;è ancora così tanto da esplorare”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/questi-non-remigrano/">Questi non remigrano</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38807</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Senza parole</title>
		<link>https://noreporter.org/senza-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 22:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38692</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le lingue che si estinguono</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/senza-parole/">Senza parole</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">focus.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando parliamo di rischio estinzione, il nostro pensiero va in automatico a essere viventi – piante o animali. E se vi dicessimo che quasi la metà delle lingue del mondo è classificata come a rischio estinzione?<br>Dal 1950 sono già scomparse 244 lingue, e nei prossimi quarant&#8217;anni si stima che, se non faremo qualcosa per fermare questa tendenza, la perdita linguistica triplicherà. Cerchiamo di capire perché è così importante evitare l&#8217;estinzione delle lingue minoritarie, e qual è il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è importante salvare le lingue minoritarie?<br>Delle oltre 7.000 lingue del mondo, il 44% è a rischio estinzione, e molte sono parlate da meno di 1000 persone. Ma perché è importante salvarle dall&#8217;oblio? «Dal mio lavoro di indagine sul linguicidio – la deliberata cancellazione di una lingua – emerge con chiarezza che i diritti linguistici e quelli umani vanno spesso di pari passo», spiega in un articolo del Guardian Sophia Smith Galer, giornalista e autrice di How to Kill a Language.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento<br>Le lingue cambiano, ma non a caso: ecco le 4 regole invisibili, ma universali dell’evoluzione linguistica<br>La perdita di una lingua, insomma, non è solo un fatto culturale, ma riflette spesso uno sradicamento più profondo. La storia degli Stati Uniti ne è un esempio emblematico: la marginalizzazione dei popoli indigeni ha portato alla scomparsa di molte lingue, e oggi diverse comunità che cercano di riappropriarsi della propria identità lo fanno a partire dall&#8217;idioma.<br>In Europa esiste la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, uno strumento che offre una promessa di tutela ma che molti Paesi (tra cui l&#8217;Italia) hanno firmato ma mai ratificato.<br>Oltre a ciò, studiando le lingue a rischio emerge che le popolazioni indigene possiedono spesso termini unici per designare piante e animali autoctoni, scoperti prima che la scienza occidentale ne venisse a conoscenza, oltre a vocaboli legati a pratiche tradizionali che scomparirebbero con la lingua stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anglocentrismo dell&#8217;IA<br>In un mondo in cui la diversità linguistica è sempre più scarsa, che ruolo giocano l&#8217;intelligenza artificiale generativa e i grandi modelli linguistici (LLM)? Secondo uno studio non sottoposto a revisioni tra pari pubblicato su arXiv, le lingue con abbondanti risorse digitali occupano stabilmente le posizioni di vertice nell&#8217;ecosistema dell&#8217;IA, mentre quelle minoritarie rimangono in fondo. L&#8217;inglese è addirittura sovrarappresentato, mentre quasi non esistono sistemi in grado di comprendere ed elaborare lingue parlate da milioni di persone come il Wolaytta in Etiopia o il Kwangali in Namibia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cultura<br>Su questa tavoletta abbiamo scoperto una nuova lingua? Il mistero di Bashplemi<br>La situazione di anglocentrismo digitale è confermata anche dai dati di un altro studio pubblicato su arXiv che ha analizzato tutte le lingue umane documentate classificandole in quattro categorie. Tra queste vi è quella degli Invisible Giants, letteralmente giganti invisibili, della quale fanno parte il 27% delle lingue del mondo parlate da milioni di persone ma completamente assenti dai dati di addestramento dei modelli IA. Gli autori avvertono: senza un cambio di rotta, la situazione già critica delle lingue a rischio estinzione verrà peggiorata dai sistemi di IA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/senza-parole/">Senza parole</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38692</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il nucleare da sotto il mare</title>
		<link>https://noreporter.org/il-nucleare-da-sotto-il-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 22:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38575</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un dopodomani rivoluzionario?</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-nucleare-da-sotto-il-mare/">Il nucleare da sotto il mare</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">hdblog.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sapevate che il combustibile nucleare necessario per alimentare i reattori nucleari potrebbe nascondersi tra le onde dei nostri oceani? Parliamo dell&#8217;uranio e la sfida è sempre stata quella di recuperarlo in modo efficiente. Eppure sappiamo che negli oceani ne sono sciolte circa 4,5 miliardi di tonnellate, il problema è che la sua concentrazione è talmente bassa che pescarlo è come cercare uno spillo in un pagliaio liquido. Pensate che la Cina voglia lasciarlo lì? Assolutamente no, e infatti lavora attivamente a soluzioni per estrarlo.<br>A tal proposito, un team di ricercatori dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze ha messo a punto una soluzione basata su minuscoli motori semoventi capaci di dare la caccia a questo elemento. Sviluppati presso l&#8217;Istituto dei Laghi Salati di Qinghai, questi dispositivi microscopici funzionano grazie a una struttura metallo-organica che trasforma la luce in movimento. A differenza dei vecchi sistemi, che restavano fermi aspettando che l&#8217;uranio vi si depositasse sopra, questi granelli spugnosi si muovono attivamente.<br>Pensate che hanno un diametro di appena 2 micrometri, e sono di fatto molto più sottili di un capello umano. Quando vengono immersi in acqua con una piccola quantità di perossido di idrogeno, iniziano a navigare a una velocità di circa 7 micrometri al secondo, ma sotto l&#8217;esposizione alla luce raddoppia quasi la loro velocità, dando loro una spinta energetica naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coordinatore della ricerca, Yongquan Zhou, ha spiegato che questi micro-motori non si limitano a vagare a caso e hanno comportamenti incredibilmente simili a quelli naturali, quasi come se fossero piccoli predatori che inseguono la preda. Questa capacità di navigazione attiva permette loro di raccogliere fino a 406 milligrammi di uranio per ogni grammo di materiale, trasformando poi l&#8217;elemento catturato in una forma minerale stabile, facile da separare e conservare in sicurezza.<br>Sappiamo che Pechino sta accelerando la costruzione di centrali nucleari, ma vuole nel contempo ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibile, e forse questo approccio potrebbe dare i soui frutti nel lungo termine. Tuttavia, la strada verso un utilizzo su larga scala è ancora lunga e ci sono ancora dei limiti tecnici, specialmente in ambienti ad altissima salinità come i laghi salati, che possono frenare i motori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-nucleare-da-sotto-il-mare/">Il nucleare da sotto il mare</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38575</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Non solo orologi e cioccolato</title>
		<link>https://noreporter.org/non-solo-orologio-e-cioocolato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 22:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38554</guid>

					<description><![CDATA[<p>E neppure solo conti in banca</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-solo-orologio-e-cioocolato/">Non solo orologi e cioccolato</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">hwupgrade.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Svizzera è in costruzione quello che viene descritto come il più potente sistema di accumulo energetico basato su tecnologia redox-flow. Il progetto è guidato dal gruppo FlexBase e sorgerà a Laufenburg, nel cantone Argovia. L&#8217;obiettivo è immagazzinare grandi quantità di energia rinnovabile e contribuire alla stabilità delle reti elettriche svizzere ed europee.<br>Per ospitare l&#8217;impianto, è in corso lo scavo di una struttura sotterranea profonda circa 27 metri e lunga oltre due campi da calcio. Secondo quanto dichiarato dal cofondatore Marcel Aumer, il sistema sarà in grado di assorbire o immettere fino a 1,2 gigawattora di elettricità in pochi millisecondi, una capacità paragonabile alla potenza della Centrale nucleare di Leibstadt.<br>L&#8217;infrastruttura farà parte di un più ampio centro tecnologico che includerà un data center dedicato all&#8217;intelligenza artificiale, oltre a uffici e laboratori, per una superficie complessiva di circa 20.000 metri quadrati. L&#8217;entrata in funzione è prevista per il 2029 e si stima che il progetto possa generare circa 300 posti di lavoro. L&#8217;investimento, interamente privato, è compreso tra 1 e 5 miliardi di franchi svizzeri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dettagli tecnici delle batterie redox-flow\<br>A differenza delle batterie agli ioni di litio, i sistemi redox-flow utilizzano elettroliti liquidi contenuti in grandi serbatoi. L&#8217;energia viene accumulata sotto forma chimica e poi convertita in elettricità attraverso celle dedicate. Questo tipo di tecnologia consente di immagazzinare energia prodotta da fonti rinnovabili, come sole e vento, per poi restituirla alla rete nei momenti di maggiore richiesta.<br>Il gestore della rete elettrica nazionale, Swissgrid, prevede di collegare l&#8217;impianto, segnando un passo importante per il sistema energetico svizzero. Secondo i rappresentanti dell&#8217;organizzazione, queste batterie avranno un ruolo fondamentale nel bilanciare la produzione variabile delle rinnovabili e garantire una fornitura stabile.<br>Oltre a migliorare la sicurezza energetica, tali sistemi possono contribuire a soddisfare la crescente domanda di elettricità, in particolare quella legata ai data center per l&#8217;intelligenza artificiale. Sebbene in Europa questa tecnologia sia ancora in fase di sviluppo, in Paesi come Giappone, Cina e Corea del Sud è già più avanzata, con un vantaggio stimato di diversi anni rispetto al continente europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-solo-orologio-e-cioocolato/">Non solo orologi e cioccolato</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38554</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Non sono come nel corrotto Occidente!</title>
		<link>https://noreporter.org/non-sono-come-nel-corrotto-occidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 22:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38429</guid>

					<description><![CDATA[<p>E qualche volta finiscono nelle  corrotte galere</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-sono-come-nel-corrotto-occidente/">Non sono come nel corrotto Occidente!</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Convivenze culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polizia di Stato ha arrestato in Svezia un cittadino iracheno di 52 anni, destinatario di un mandato di arresto europeo emesso nell&#8217;ambito di una indagine coordinata dalla Procura di Taranto. All&#8217;uomo vengono contestati i reati di maltrattamenti, lesioni personali aggravate e tentata costrizione a contrarre matrimonio commessi ai danni della figlia.<br>Le indagini erano partite lo scorso novembre dopo la denuncia della ragazza in seguito alla quale era stata attivata la procedura del &#8220;Codice Rosso&#8221;. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le pressioni del padre per farla sposare con uomini di etnia curda a lui graditi sarebbero cominciate al suo arrivo in Puglia, accompagnate da minacce di morte nel caso avesse tentato di ribellarsi o di scappare all&#8217;estero. L&#8217;uomo avrebbe ricevuto anche l&#8217;appoggio dell&#8217;intero nucleo familiare che considerava il comportamento &#8220;occidentale&#8221; della ragazza non in linea con i dettami della loro cultura.<br>Sarebbe stata segregata in un appartamento Davanti all&#8217;ennesimo &#8220;no&#8221; della figlia, l&#8217;uomo l&#8217;avrebbe segregata in un appartamento del capoluogo jonico usandole violenza fisica e provocandole lesioni con una prognosi di 15 giorni. Un regime di oppressione che avrebbe portato la ragazza a rinunciare anche a un impiego e che l&#8217;avrebbe fatta sprofondare in uno stato di frustrazione e paura per la sua incolumità fisica.<br>La vittima si trova in una struttura protetta La vittima, solo grazie ai rapporti instaurati nel tempo con il personale specializzato della Squadra Mobile, ha accettato l&#8217;inserimento in una struttura protetta dove è tuttora collocata.<br>Il padre arrestato in Svezia Le indagini hanno consentito agli investigatori tarantini di localizzare il 52enne in Svezia dove l&#8217;uomo si era nel frattempo trasferito trovando anche un impiego stabile. La localizzazione e la cattura del 52enne è stata realizzata all&#8217;esito di un&#8217;attività di coordinamento svolta su impulso della Squadra Mobile di Taranto tramite il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia &#8211; Enfast Italia, il Servizio Centrale Operativo, grazie al quale è stato interessato l&#8217;organo collaterale svedese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/non-sono-come-nel-corrotto-occidente/">Non sono come nel corrotto Occidente!</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">38429</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
