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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 16 Gennaio 2022 13:28


Con Djokovic come pallina assistiamo a un fallimento collettivo

Con Djokovic abbiamo perso tutti, ma proprio tutti, non solo quelli che tifano per lui.
È la sconfitta di una società teminale che vive distanza e tempo zero, collegata in un qui e ovunque mediante la Rete. Una società ridotta alla stupidità binaria delle posizioni irriducibilmente contrapposte, inconcilibili, in cui si passa la vita ad augurare le disgrazie peggiori a chi ha scelto l'atra faccia del delirio rispetto alla propria.
Anche il campione è stato afferrato dalle logiche idiote e feroci di questa società imbecille ed è diventato la pallina di un altro tennis.

Troppo ghiotta per gli sponsores e per le dirigenze sportive la popolarità di Djokovic nel suo “sfida il pass e il vax” perché perdessero l'occasione di mandarlo allo sbaraglio ottenendo per lui delle condizioni speciali di ammissione all'Open australiano, incuranti dell'assurdità che quella eccezione eccellente significava.  Che sarebbe stato ovviamente inchiodato alla frontiera che gliene importava? Avrebbe fatto scalpore e quindi del bene al movimento sportivo.
Eppure era impensabile che l'Australia cedesse sulla sua sovranità per compiacere il tennis.
Ovviamente ci si è inserita la Magistratura, sempre più protagonista e sempre meno responsabile, a sospendere la decisione governativa fino a quando questa, com'era logico, è diventata definitiva.
Djokovic ha fatto da pallina per tutti. E oggi, espulso, è incolpevolmente imprigionato in una figura che non è più la sua: eroe dei novax e quindi demonio per i vax. Complimenti!

La morale è semplice: la rete c'impiglia, siamo piazzati da questa o da quella parte della medesima a tifare pro o contro (e quando si tifa contro, ormai, augurare la morte è diventata la regola) il personaggio-pallina del momento.
E ci preoccupiamo della covid o dei vaccini, come se potesse esistere qualcosa che possa peggiorarci dal come siamo diventati.