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La guerra all'Ucraìna è guerra all'Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Zampini - Domus Scaligera   
Mercoledì 23 Marzo 2022 00:59


Da qualunque parte la si guardi

La guerra in corso in Ucraina, al netto dell'encomiabile spirito di solidarietà e di accoglienza dimostrato in questi giorni da molte nazioni europee, dall'Italia e dal nostro Veneto, e al netto anche della propaganda che inevitabilmente imperversa sui fronti contrapposti, dovrebbe imporre anche altre considerazioni, perché è politicamente limitato e limitante concepire l’Europa come un immenso campo d’accoglienza per profughi - prospettiva miope e castrante - e valutare il significato del conflitto alla luce di letture preconfezionate.
La prima considerazione è ovviamente legata alla possibilità che per via diplomatica le parti in causa e i mediatori internazionali trovino in extremis la strada per fermare le armi; ma l’auspicio principe, per quanto ora improbabile, è che tra questi mediatori vi sia l’Unione Europea (in cui non mi riconosco, ma che è quella sovrastruttura che oggi oggettivamente ci rappresenta nel mondo, purtroppo).
A mio avviso, appare innegabile quanto la colpa, oggi, sia da imputare all'aggressore, la Russia (a fronte comunque di responsabilità internazionali più ampie); ed è una "doppia colpa" - se così vogliamo dire - per non aver la Russia voluto accettare le ragionevoli e perseguibili (seppur con difficoltà) proposte avanzate da Germania e Francia; proposte successivamente tornate sul tavolo dei negoziati per altre bocche; sull'Italia stenderei un pietoso velo, anche se è evidente come il rapido incalzare degli eventi, e la natura degli stessi, abbia sbugiardato la vulgata circa la stima e la statura internazionale di Draghi.
La Russia ha portato la guerra in Europa, ciononostante non si può non rilevare che in un recente passato fu invece la NATO (ossia il soggetto atlantico diffusamente ritenuto – a ragione? -antagonista alla Russia) a portare la guerra sul suolo europeo, con il criminale attacco alla Serbia; oggi in troppi dimenticano i titoli - di tutt'altro tenore e accondiscendenza verso l'allora aggressore - dedicati dai mezzi d'informazione nazionali e internazionali a chi bombardava i serbi.
Per questo ritengo che schierarsi come dei tifosi per USA/UK/NATO da una parte oppure con la Federazione Russa dall’altra, è operazione sciocca e servile, che nulla porta se non l’assecondamento dei desiderata dei guardiani dello status quo e il persistere di narrazioni a senso unico.
Personalmente - sempre in una ottica di patriottismo continentale - non più di una decina d’anni fa auspicavo con fiducia che la Russia di Putin potesse finalmente consolidare una vitale sinergia con l’Europa, in chiave multipolare. Vedevo nella Russia l’occasione di un potenziale riscatto europeo.
Oggi sembra invece di essere tornati alla plumbea logica spartitoria di Yalta, imposta dai vecchi vincitori della Seconda Guerra Mondiale, magari una nuova Yalta e più livelli, vedremo.

La personale sensibilità politica mi porta a non credere che possa esservi una sola area di legittimità politica che ha, quale unica opzione, l’adesione ferrea e senza ambiguità a Nato/Occidente (come affermato, per esempio, dal giornalista Marco Gervasoni il 24 febbraio 2022, su Il Giornale); così come non credo che interessi nazionali ed europei coincidano forzatamente con la fedeltà all’alleanza atlantica, e che tale orizzonte sia appunto l’unica – o la migliore – prospettiva.
Allo stesso modo non riconosco nelle politiche espansionistiche “difensive” russe una alternativa, ma casomai una posizione complementare e solidale al versante Nato/Occidente, sempre a scapito dell’Europa, che non deve incatenarsi - come una triste entità sottomessa e priva di una propria volontà - al sordido dualismo russo-americano.
Non posso dimenticare le illuminanti parole del grande cantore del fascino e dell’attualità dell’idea europea, Pierre Drieu La Rochelle, che affermava “Preferisco essere europeo che vassallo di chiunque altro.”
C’è un popolo europeo, quello ucraìno, invaso, che vuol essere indipendente, che emotivamente guarda a noi e che in noi coltiva fiducia; un popolo che di fronte alla seconda potenza militare mondiale, a cui non si vuole più sottomettere, sta dimostrando - con un coraggio portato fino alle estreme conseguenze - di avere in sé fortissimo il senso della Patria, il senso del sangue, il senso della storia e della dignità. Già questo dovrebbe bastare alle latitudini politiche in cui sono cresciuto e ho militato, ma…
Stento a credere che vi sia chi, nel perimetro del mondo ideale cui appartengo, arrivi a negare l’innegabile, a non vedere il reale, il vitale, il fondamentale, nella reazione di gran parte del popolo ucraìno, lordando il loro sacrificio con l’accusa di essere pedine di questo, quello e quell’altro solo per tenere in piedi astratti e cervellotici teoremi ciechi da un occhio.
Ritengo inaccettabile la logica della prepotenza del più forte esercitata sul più debole per imporre una agenda geopolitica (anche se sarebbe ora di sfatare o quanto meno rivedere certi miti geopolitici) a senso unico o di interessi altri; e questo vale ovviamente per l’operato della Federazione russa, ma anche, più in generale, per quello del cosiddetto Occidente. E non vi è per me “denazificazione” o altra giustificazione dialettica che possa derogare a questo concetto e rendere accettabile qualsivoglia imperialismo (parodia coloniale e mondialista dell’idea imperiale).
Le tragiche vicende di questi giorni mettono ancor più in evidenza come il nostro continente (in gravissimo ed imperdonabile ritardo rispetto alle dinamiche mondiali) debba puntare a divenire una grande nazione continentale, ben diversamente e ben oltre l'apparato burocratico elefantiaco quale è oggi, tanto caro a liberali, liberisti e progressisti nostrani, quelli del “più Europa” ma nel senso di pantano paralizzante e non di volontà di potenza e indipendenza.
Figli del nostro tempo dobbiamo vivere e pensare da europei, e non leggere qualsiasi accadimento mondiale con gli altrui occhi, che siano questi occhi angloamericani o russi o cinesi o turchi o israeliani o indiani.

Urge un cambiamento di prospettiva per questa Europa stupidamente avvinta da sensi di colpa strumentalmente indotti o imposti da interessatissimi soggetti terzi.
Sono dell’idea che se le iniziali trattative diplomatiche per frenare la guerra, avanzate da Germania e Francia, fossero state fatte ad una sola voce comune, non esitante, e con alle spalle una super potenza europea, avrebbero probabilmente sortito altro esito, riconducendo Putin e la Russia - che oggi lui rappresenta - ad una intesa e collaborazione euro-russa che dovrebbe essere di reciproco interesse, evitando il trionfo delle altre potenze dell’odierno mondo multipolare.
A chi torna utile una ferita sanguinante in Europa? Chi si è prestato a questo gioco criminale?
Non occorre un fine analista per rilevare che da questa tragedia traggono i maggiori benefici gli Usa (e la NATO che si rafforza come elemento di deterrenza), il Regno Unito, la Turchia, ma soprattutto la Cina.
L’Europa per essere ancora soggetto storico deve superare il falso mito funzionalista ed economicista - evidentemente considerati uniche opzioni possibili - e proiettarsi verso un domani, quanto più prossimo possibile, più intensamente politico, nella direzione dell’autonomia strategica.
L’Europa si affretti quindi, con intelligenza e pragmatismo, a metter mano a quel potere militare da troppo tempo relegato in un angolo della mente europea, e lo renda parte dell’architettura continentale, perché quando la storia si ripresenta prepotentemente sulla scena mondiale, non accetta ritardi o scuse, e non fa sconti. Senza la capacità di fare la guerra non esiste soggetto di relazioni internazionali. Piaccia o non piaccia.
Non lo scrive qui un guerrafondaio, un invasato militarista, ma un semplice italiano d’Europa, che non vuole cancellare la storia, ma che da essa cerca di trarre insegnamenti.
Un italiano d’Europa che non vuole scaricare ipocritamente sulla criticabilissima UE, colpe, responsabilità, schifezze, nefandezze già radicate e ampiamente rappresentate da questa repubblica italiana.
Un italiano d’Europa che rende onore ad un popolo fiero, che si vuole nazione, per una più grande nazione europea in un domani che non può e non deve essere troppo lontano.

Slava Ukraïni!
Herojam slava!

 

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