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Tu te lo pierdes PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 20 Aprile 2022 16:03


Le ultime ore di Mariupol non ti trovino impreparato

Venti anni fa Jean-Marie Le Pen accedeva a sorpresa al secondo turno delle elezioni presidenziali sfidando Chirac. La Francia per due settimane fu percorsa da brividi di terrore; prigioniera della propaganda di sistema, la gente temeva l'avvento della dittatura.
Furono quindici giorni di piacere infinito a cui non volli mancare.
Molti dei miei camerati francesi non poterono godersela perché, da ingenui cronici, credendosi rivoluzionari, avevano seguito la scissione di Bruno Mégret, orchestrata dall'Eliseo due anni e mezzo prima.
Ho sempre provato dispiacere per quella gioia rimasta in gola a persone che l'avrebbero meritata.
In Francia, in questi casi, si dice passer à coté ovvero passare a lato delle occasioni senza accorgersene e senza coglierle. Più diretti gli spagnoli con il loro tu te lo pierdes che in italiano possiamo tradurre peggio per te.

Oggi è a voi che mi rivolgo
a voi camerati che per ingenuità cronica, per preconcetto dogmatico e schematico, per superficiale conoscenza della realtà, per informazioni limitate, per tifo astratto non ben riposto, per condizionamento d'ambiente, o per qualche altra ragione, non riuscite a vibrare per l'esempio di Azov: il primo di questo genere dopo oltre sette decenni, né a provare empatia per il popolo ucraìno (del governo ce ne fottiamo tutti, Azov compreso e della Nato di più).
A voi dal cuore puro, non ai marci e ai corrotti dentro, che sono quelli incattiviti che abboccano alle tecniche leninistiche di propaganda e si sommano alla plebaglia urlante e acclamante il boia. Quelli sono gentaglia. Subito pronti a credere a ciò che i nipoti dei partigiani e dei commissari politici non ci risparmiano mai. Prima legge leninista per combattere qualcuno è calunniarlo, seconda legge calunniare un soggetto preciso (o un uomo o un movimento o un battaglione), terza legge fare ironia sugli esempi del nemico. La quintessenza della Sovversione nel suo esprimersi e nella sua efficacia. Riuscirono a dire a suo tempo che la Decima e le Brigate Nere si facevano scudo dei civili, si nascondevano vestiti da donne, il tutto dopo aver consumato massacri esecrabili.
Per i processi sommari dell'Epurazione c'erano sempre testimoni, rigorosamente donne, che inventavano i crimini degli imputati che venivano poi massacrati. Non è cambiato niente, è così che  parlano di Azov. Loro, quando lo dicono, non ci credono nemmeno, ma chi sta male dentro, chi è subumano, ci crede perché vuole crederci, perché è l'esempio altrui che lo mette a nudo e si vede orrendo. Quindi deve sporcare la bellezza e la virtù in quanto, non potendosi innalzare,  deve abbassare tutto al suo infimo livello.

In queste ore epiche e tragiche
in questi momenti magnificamente disperati, non tutti saranno probabilmente eroi; diciamo che anche gli stessi eroi non lo saranno sempre, non in ogni momento. Pure i cuori indomiti hanno istanti di timore, ed è proprio quel timore che dà valore al loro esempio senza speranze.
Chi ha vissuto lo sa; sono quelli che la vita se la disegnano in salotto che fanno fatica a capirlo.
Questi valorosi, abbandondati dal loro stesso governo come avevano preventivato, difendono con le unghie e con i denti ogni palmo della loro terra da chi gliela vuole strappare, così come vuole strappar loro la vita dopo averli torturati e maciullati.
E il loro esempio sta facendo vibrare e rinascere giovani in tutte le nazioni del mondo, anche se voi non ve ne siete accorti.
Non c'è gioia nell'assistere a questa tragedia, ma c'è la felicitas che ci proviene da loro.
Lo dico a voi, camerati, ma soprattutto lo dico per voi: non perdete quest'attimo, non girate le spalle a questa comunione di spirito celebrata dal loro sangue e dal nostro amore per il loro sangue!

È a te che parlo
Non credo che oggi si possa essere filorussi senza sbagliare alla grande, ma questo è il mio pensiero. So che ci siete anche voi che non siete pidocchi, avvoltoi, iene, bastardi. Voi che non godete per il sangue versato, voi che sognate ancora un'intesa tra Russia ed Europa e che non avete capito che è la Russia che non la vuole.
Con molti di voi, dopo, ci sarà modo d'intendersi, con i subumani non più.
Ma non è la ferita da cicatrizzare che mi preoccupa o che m'interessa, io parlo a voi, anzi parlo a te che sei una persona retta e pura, a te che sei un camerata che sogna, non so perché, dietro alla propaganda di Putin o di qualche suo giullare che si spaccia per ideologo o per filosofo.
Parlo a te che sei sano e retto: non perdere questa comunione, in particolare in questo giorno.
Nella vita forse non ti capiterà mai più. Trova il coraggio e ammira!
Con noi!

 

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