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La lunga corsa per l'Eliseo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 26 Aprile 2022 01:51


Cosa sarà della Francia, dunque di noi europei tutti, lo si saprà tra due mesi


Macron è stato rieletto Presidente con 18.779.641 pari al 58,5%. Marine è stata battuta con uno scarto di 17 punti e di cinque milioni e mezzo di voti: 13.297.760 pari al 41,5%.
Come da copione si potrebbe dire, ma fino a un certo punto.

L'exploit di Macron
Macron è riuscito in un'impresa difficile per la Francia, la rielezione del Presidente uscente nella Quinta Repubblica. Era già accaduto qualche volta in passato ma solo Mitterrand può vantarsene seriamente; De Gaulle, rieletto con uno score deludente, era stato poi disarcionato in corsa mentre Chirac riuscì a farsi rieleggere solo perché si trovò di fronte il demonizzato Jean-Marie Le Pen, visto che i sondaggi lo davano battuto da ogni alro sfidante. Le analogie con la sfida Macron-Marine sono risibili perché quest'ultima non è mai stata realmente demonizzata e il suo avversario l'ha sempre affrontata sulle sue proposte politiche.
È peraltro la seconda volta nella storia della Quinta Repubblica che si ripete il secondo turno della campagna precedente. Accadde tra Giscard d'Estaing e Mitterrand e il risultato si capovolse.
Macron è riuscito a sconfiggere ancora la sfidante, e ciò dopo un mandato così burrascoso che nessun predecessore aveva mai dovuto sopportare, un quinquennio in cui ha dovuto affrontare gilets gialli, covid, pass sanitario, crisi economica postpandemica, guerra in Ucraìna con il contorno di tre schiaffi russoamericani: sommergibili australiani, Mali e pugnalata in pubblico da parte di Putin.
Si può detestare Macron ma la sufficienza con cui un certo mondo “sovranista” lo tratta è la prova della cecità assoluta e dell'incapacità d'intendere e di volere.

Valutare oggettivamente non significa immedesimarsi
Una digressione è d'obbligo ed è dedicata a quelli che vogliono in qualche modo assumere criteri politici, base di ogni ragionamento rivoluzionario che nulla ha a che vedere con il marginalismo, l'estremismo, l'infantilismo così come con il trasformismo e il camaleontismo. Nel valutare gli uomini politici non è necessario lasciarsi andare ai sentimenti di amore o di odio, spesso fuori posto, ma si devono considerare le loro azioni, le loro linee e soprattutto gli effetti di queste sulla base oggettiva, facendo anche distinzione tra i campi in cui la loro azione è (stata) positiva e quelli in cui l'effetto è (stato) opposto.
Gronchi, Mattei, Fanfani, Moro, Craxi, Berlusconi, Adenauer, Schmidt, Kohl, Merkel, De Gaulle, Mitterrand, sono dei classici esempi. Tra questi possiamo parzialmente identificarci in Mattei, Craxi e Kohl ma mai del tutto, quasi per niente negli altri, eppure in alcune delle loro linee di azione sì e avremmo dovuto percorrerle.
Macron oggi è, insieme a Schaüble, il solo statista rimasto nel continente europeo, con tutti i danni collaterali che vogliamo, specie dal punto di vista societario.
Liquidarlo con sufficienza come un nano, psicopatico, cameriere dei Rothschild è perciò meno che infantile.
Digressione nella digressione, dopo Napoleone, con l'eccezione del periodo 1940-44, la Banca Rothschild ha sempre dettato legge in Francia, con chiunque, e la maggior parte di quelli che risolvono l'equazione di Macron in tal senso appartengono a un campo, quello della Restaurazione, che instaurò proprio la Dinastia Rothschild in tutta Europa.

Marine che non poteva vincere
Marine ha raccolto una marea di voti ma non avrebbe mai potuto andare all'Eliseo perché – more solito – è mancato tutto il lavoro precedente di occupazione del terreno e di creazione di strutture di potere, quello che le chiese, le moschee, le logge, i comunisti, fanno da anni.
Se avesse vinto si sarebbe trovata isolata all'Eliseo e ostaggio di un Parlamento che avrebbe espresso una maggioranza assoluta di estrema sinistra; costretta a convivervi umiliata o a dare le dimissioni per far eleggere entro dicembre o Mélénchon o un salvatore della patria, propabilmente Edouard Philippe.
Si può forse lamentare per lo scarto, ma le è andata sostanzialmente bene anche stavolta.
Ora bisognerà vedere se gli elettori andranno in depressione come nel 2017 e il partito finirà allo sbando alle legislative di giugno.
Se sarà nuovamente così questa volta potremo però seppellire il populismo definito di estrema destra (ma nel caso di Marine è davvero inesatto), altrimenti assisteremo alla condensazione di tre blocchi sociopolitici differenziati anche per fasce d'età.
E qui si gioca quello che abbiamo definito terzo turno da parte di Macron.

La nuova carta del Presidente
Perché la Francia non rallenti, il Presidente deve ottenere nuovamente una maggioanza parlamentare ma il partito, a differenza sua, è allo sbando.
La mossa più probabile è il rientro in gioco del primo premier macroniano, Edouard Philippe, caratterizzato a destra e papabile di essere il suo successore all'Eliseo.
Centrifugato il partito LR (destra classica) che, affidato alla Pécresse è andato in fallimento economico benché detenga la maggoranza delle Regioni, una nuova alleanza presidenziale, nazionale, di centro-destra non dichiarato, è la mossa più probabile per la corsa elettorale di giugno.
Se Marine si lascerà schiacciare nello scontro tra i leaders, l'esito della sfida tra i due nuovi blocchi sarà decisivo.
Più precisamente, sarà decisivo se vincerà Macron perché in caso contrario potrà modificare la legge elettorale e apparecchiarsi una nuova maggioranza dopo alcuni mesi di complicata coabitazione.
Come nano psicopatico e come cameriere ci sa fare un pochino...

 

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