Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Dicembre 2022  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
     1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
262728293031 

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
False flag PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Venerdì 05 Agosto 2022 00:49


I maestri

Dicono i saggi che la beffa più grande che il Maligno abbia mai fatto sia stata quella di convincere l’Uomo che non esiste. È così che il Demonio riesce ad addossare agli altri le colpe di ogni sua malefatta. È così che può muoversi inosservato, indurre in tentazione il macchiato dal peccato originale di turno e, di colpo, sparire come nebbia, ridacchiando, quando la vittima è caduta nel tranello.
Uno stratega che si rispetti, similmente all’astuto Satana raffigurato da John Milton nel poema epico Paradiso perduto, è chiamato a fare di necessità virtù, a cogliere l’attimo e, se possibile, a creare dal nulla opportunità ogniqualvolta se ne presenti l’occasione. Uno stratega che si rispetti, similmente al navigato diavolo tentatore simpaticamente tratteggiato da C. S. Lewis ne Le lettere di Berlicche, conosce i talloni d’Achille altrui e sa quali machiavelli potrebbe impiegare per condannare la vittima di turno al quinto cerchio infernale.
Vincere senza combattere. Osservare due o più litiganti e godere nell’attesa di poter raccogliere i frutti da loro seminati. Costringere il nemico a fare ciò che non vorrebbe, ciò che non dovrebbe. Dirsi ed essere (reali) conoscitori dell’arte della guerra, in effetti, non significa che questo: avere la capacità di conseguire il massimo risultato col minimo sforzo, ad esempio architettando delle mefistofeliche operazioni sotto falsa bandiera.

Inganno, la più antica delle armi
Le operazioni sotto falsa bandiera, altresì note con l’anglicismo false flag, sono vecchie come il mondo. Se ne ha notizia dall’antichità – si pensi al Grande incendio di Roma, falsamente attribuito da Nerone ai cristiani – e rappresentano l’inganno fatto arma par excellence.
Le false flag vengono spesso identificate con il terrorismo di stato, cioè con gli auto-attentati, ma la storia insegna che non esistono limiti alle dimensioni che può assumere l’inganno perpetrato da uno stratega ai danni dell’ignara vittima e degli inconsapevoli testimoni. Può trattarsi di un incidente, di un’aggressione e di un rogo, così come può trattarsi di un omicidio, di un’esplosione o di una strage.
Quello che conta, che la false flag consista nell’appiccare un rogo alla sede di un partito o nello scaricare le responsabilità di un’aggressione ad un innocente, è la modalità dell’esecuzione: la messinscena dev’essere teatrale, in grado di suscitare indignazione, ma il regista è chiamato a non lasciare né prove né indizi del proprio coinvolgimento sul luogo del misfatto – pena l’aborto del grande disegno intelligente di cui il falso d’autore sarebbe la sorgente.

False flag, il motore della storia
Esiste una storia che la storiografia ufficiale non insegna, perché non trova spazio nelle scuole secondarie superiori e soltanto di rado viene toccata nelle università, ed è la storia delle false flag. Un racconto che meriterebbe una cattedra ad hoc, perché le operazioni sotto falsa bandiera sono state e sono il motore della storia umana: hanno legittimato guerre ingiustificabili e generato consensi altrimenti irraggiungibili.
Fu orchestrando una false flag – degli svedesi travestiti da russi all’assalto di un avamposto militare a Puumala – che Gustavo III riuscì a trovare il supporto popolare, ma soprattutto istituzionale, necessario a cominciare una guerra offensiva contro la Russia nel 1788.
Fu facendo saltare in aria una sezione ferroviaria di proprietà della Compagnia ferroviaria della Manciuria meridionale, nel famigerato incidente di Mukden, che l’Impero giapponese trovò il pretesto adatto a giustificare l’invasione della Manciuria contro l’impreparata Repubblica di Cina.
Fu fabbricando il famigerato incidente di Gleiwitz che la Germania nazista trovò il motivo, apparentemente valido e incontestabile, per invadere la Polonia. Le cose, però, andarono in senso contrario al rischio calcolato di Adolf Hitler: Gran Bretagna e Francia non abboccarono all’amo, dichiarando guerra alla Germania e decretando l’avvio della Seconda guerra mondiale.
Pochi mesi dopo, in novembre, un’altra potenza avrebbe impiegato un finto incidente per giustificare un’altra guerra in Europa: l’Unione Sovietica di Stalin, che attribuì alla Finlandia la responsabilità del bombardamento di un proprio villaggio, Mainila, dando inizio alla Guerra d’inverno.

False flag made in USA
Le false flag sono tipiche delle potenze più grandi e lungimiranti, per le quali la brama della guerra è importante quanto il mantenimento della reputazione. E le operazioni sotto falsa bandiera servono precisamente l’obiettivo di cui sopra: il traviamento dell’opinione pubblica, alla quale una guerra offensiva viene venduta come preventiva e l’evitabile viene fatto passare per ineluttabile e indispensabile.
Gli Stati Uniti, nel corso della loro breve ma intensa storia, hanno fatto ricorso alle false flag più di ogni altra grande potenza del sistema internazionale. Una tradizione cominciata dapprima che diventassero una superpotenza, come (di)mostra il caso della USS Maine – una corazzata auto-silurata nel 1898 per dare vita alla guerra contro il decadente Impero spagnolo.
Nel secondo dopoguerra, memori del successo dell’operazione UUS Maine, gli Stati Uniti avrebbero rispolverato l’arma dell’inganno per legittimare alcune delle loro più importanti operazioni di polizia nel globo. Celebre è – perlomeno tra gli addetti ai lavori – la natura del casus belli della guerra del Vietnam: l’incidente del golfo di Tonchino, un falso conclamato.
Prima del Vietnam, nel 1953, la Central Intelligence Agency fece ampiamente ricorso a false flag nell’Iran sobillato dall’operazione Ajax, ad esempio appiccando roghi nelle moschee poi attribuiti ai comunisti. E prima del Vietnam, nel 1962, la Central Intelligence Agency era pronta a piazzare bombe e a consumare stragi nelle principali metropoli degli Stati Uniti, nel contesto della scioccante operazione Northwoods, pur di incoraggiare l’opinione pubblica e la presidenza a chiudere definitivamente il dossier Cuba con una guerra su larga scala.
False flag, la storia ne è piena, e insegna che governi e servizi segreti sono disposti a tutto pur di perseguire l’Interesse nazionale e/o pur di abbattere uno scomodo rivale. Disposti a tutto, letteralmente, anche ad uccidere il proprio sangue.


 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.