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Faranno la pace contro di noi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 23 Novembre 2022 01:44


Gli americani hanno già incassato la posta e i russi non possono fare altro che i secondini


Ho descritto ripetutamente le ragioni per cui l'attuale conflitto è una guerra mossa all'Europa, combattuta dalla Russia, ma a tutto vantaggio americano e parzialmente cinese. Ho detto e ripetuto che l'invasione dell'Ucraìna va considerata in un unicum strategico nel quale i russi nel Sahel e in Libia fungono da reparto celere per le superpotenze contro noi europei. (1)
Ho anche ricordato quali accordi e contratti tra Unione Europea ed Ucraìna hanno convinto gli americani che fosse loro interesse lasciare all'invasione russa il compito di farli saltare in aria affinché le ricchezze minerarie del Donbass non cadessero in mani produttive ma rimanessero in quelle di storici predoni mendicanti, incapaci cronici di sviluppi organici. Nulla di diverso dal ragionamento per cui fin dal 1917 favorirono la rivoluzione bolscevica e la conquista russa di mezza Europa. Considerate le storiche capacità russe, praticamente di livello zero, si congelarono così le potenzialità di metà continente in un sottosviluppo che permise agli americani di non avere più dei seri concorrenti quali potevano essere gli europei.

Una “pace” contro tutta Europa
Nulla di nuovo sotto il sole, ed ecco che le voci di una “ragionevole pace” cominciano a levarsi dal campo americano, perché il traguardo è stato raggiunto.
Si noti che non si tratta tanto della separazione tra Berlino e Mosca dato che la Russia non è altro ormai che un fornitore, essendo diventato un player strategico di seconda o terza serie, ma più precisamente dell'allontanamento delle risorse del Donbass dalla macchina industriale, economica e di riflesso diplomatica, politica - e proiettata nel soft power - rappresentata dalla Ue.

Litio, cobalto, Donbass, Jalta
Da qualche tempo l'intera ristrutturazione industriale e tecnologica, con collegate modifiche strategiche sugli scenari mondiali, è legata al controllo dei metalli rari e in particolare del litio del cobalto che si trovano, spece il secondo, proprio in quel Donbass che gli accordi del 2021 ci consentivano di mettere a frutto. (2)
Il 18 aprile scorso Il Fatto Quotidiano, che non può essere considerato ostile ai russi, faceva il punto.
Il Donbass, storicamente, è ricco di miniere per l’estrazione del carbone, di ferro ma anche metano, manganese, cobalto e quei metalli rari che sono sempre più preziosi per lo sviluppo tecnologico. Il riferimento è ai giacimenti con cui si recuperano gli “ingredienti” per costruire gli smartphone e le fibre ottiche, o il titanio e il litio per l’automotive elettrico. “Le motivazioni per le quali questo territorio è fondamentale per Putin sono variegate – spiega Marco Di Liddo, analista “senior” del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionale.
L’Ucraina vanta 8.500 depositi minerari di rilevanza industriale e circa 110 tipi di minerali diversi; l’industria estrattiva, fino al 2014, generava 15 miliardi di dollari l’anno. Nell’estrazione del carbone, di cui il Donbass è particolarmente ricco, il Paese è al decimo posto al mondo. “E poi – prosegue Di Liddo – ci sono grafite, titanio, ferro, uranio e le cosiddette terre rare fra cui il litio oltre ad alluminio e rame, tanto preziosi nello sviluppo dell’hi-tech”.
Fin qui il Fatto.
Ecco perché, oltre alle condizioni oggettivamente ingiuste che verrebbero imposte al popolo ucraìno, una “ragionevole pace” oggi non sarebbe per noi che un ulteriore prezzo, carissimo, pagato ai soci di Jalta che hanno allegramente stracciato i nostri accordi bilaterali.

La partita africana
Ma la partita si gioca soprattutto in Africa dove da qualche tempo la Francia cerca di coinvolgere gli europei nella tenuta della cintura strategica del Sahel che ha un triplice valore. Oltre a quello intrinseco delle ricchezze locali, ha quelli del contenimento delle migrazioni verso nord che, per quanto se ne sia pavoneggiato Salvini, erano state frenate dal cambiamento delle leggi in Niger imposto da Macron, e anche quello della prossimità con le regioni africane ricche di metalli rari che né la Cina né gli Usa gradiscono possano essere sfruttati da noi.

Il Sahel
Si legge su wikipedia la seguente discrezione.
Il Sahel (dall'arabo Sahil, "bordo del deserto") è una fascia di territorio dell'Africa subsahariana, estesa tra il deserto del Sahara a nord, la savana sudanese a sud, l'oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est, e che copre (da ovest a est) gli Stati della Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell'Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sudan del Sud e l'Eritrea. Costituisce una zona di transizione tra l'ecozona paleartica e quella afrotropicale, ovvero un'area di passaggio climatico dall'area arida del Sahara a quella fertile della savana arborata sudanese.
Fin qui wikipedia.
Oltre alla sua importanza geopolitica di prim'ordine, esistono indubbie ricchezze contenute nella fascia ancora sotto influenza francese. Ad esempio nel Senegal il sottosuolo fornisce fosfati minerali di titanio e recentemente sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi. In Nigeria (però a controllo angloamericano) e in Ciad (Francia), così come in Sudan (ancora Francia) abbiamo petrolio e prodotti petroliferi.
Nella destabilizzata Eritrea ci sono importanti giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio e altri minerali.
L'azione russa di sostegno alle manovre sovversive ha intanto avuto luogo in Mali (dove è riuscita a sostituire Parigi);  vi si annoverano industrie diamantifere.
Attualmente i russi combattono gli interessi europei anche in Burkina Faso (rame, ferro, manganese  e oro) e proprio in quel Niger che funge da freno delle migrazioni subsahariane a nord e dove si trova anche l'uranio.

Metalli preziosi in Africa
Ricacciare francesi ed europei verso nord e spezzare la fascia del Sahel comporterebbe ben due effetti di grande rilievo.
Il primo effetto sarebbe quello di allontanarci dalla ricerca e dallo sfruttamento di metalli rari in Africa, che cominciano ad essere abbastanza attivi e che si concentrano immediatamente a sud del Sahel. In Burundi è attiva la prima miniera di terre rare dell’Africa. Anche Malawi, Gabon, Tanzania e Madagascar potrebbero lanciarsi nel business. Ma la Repubblica Democratica del Congo è al centro della partita per il controllo delle terre rare e dei minerali preziosi. Il secondo effetto che ne deriverebbe è una grave minaccia ben più che potenziale.

Libia e migranti
L'influenza russa in Libia, favorita dagli americani, è un ulteriore elemento destabilizzante perché apre al ricatto migratorio. Se il Sahel cede, le masse dall'Africa subsahariana a dirigersi verso nord saranno di proporzioni mai viste. Con l'arma del grano con cui li affama a piacimento, Mosca potrebbe sospingere miriadi di subsahariani sulle rive del Mediterraneo e quindi di lì sommergerci.
Lo ha già minacciato. In ogni caso può contenerci nelle nostre proiezioni e ricattarci pesantemente. Tenuto conto delle sue endemiche incapacità, tutto questo avviene a vantaggio americano e/o cinese. In pratica è un player di serie C che ci aggredisce muscolarmente per bloccare l'ascesa  europea al primo livello. Per Pechino questo può avere anche non tutti i risvolti positivi, per Washington è invece perfetto. Per Ankara poi è strepitoso. Mosca anche quando con la consueta mediocrità persegue degli interessi miopi e controversi non fa che il gioco di altri.

Sulla “pace ragionevole”
Non si dica quindi che la guerra in Ucraìna non ci riguarda, che è isolata o che è un affare locale. E neppure che è una guerra della Nato (che peraltro non la combatte). Si dica pure che è una guerra americana all'Europa ma non si dimentichi che Washington la combatte tramite l'esercito russo e che l'azione si svolge a tenaglia, in Ucraìna ma anche in Africa.
Quindi andiamoci piano con la “pace ragionevole” di cui si straparla perché oggi questa non sarebbe una vera pace e non sarebbe affatto ragionevole. Non per noi. Non se non si recuperano la sovranità ucraìna sulle terre invase e i nostri rapporti politici e commerciali con Kiev, quanto meno in una misura che si possa definire, correttamente, ragionevole.


(1) Potete trovare i miei articoli sull'argomento cercando in www.noreporter.org cliccando sulle rubriche Alterview e Conflitti e andando a ritroso

(2) Sugli accordi bilaterali tra Ucraìna e Ue dal 2014 in poi e sull'accordo strategico stipulato a proposito delle risorse del Donbass nel luglio 2021 ho scritto qui: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/29239-2022-11-15-15-51-28

 

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