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Veli o Veline? PDF Stampa E-mail
Scritto da fonte: FDA 19/5/04   
Giovedì 20 Maggio 2004 01:00

Non si placano in Francia le polemiche sulla famosa circolare che proibisce, a partire da Settembre prossimo, l’ostentazione di simboli religiosi nella Scuola di Stato, Laica e Repubblicana.

In pratica e soprattutto, le studentesse musulmane dovranno levarsi il foulard dalla testa ed eventualmente il velo per recarsi a scuola.

Una delle principali associazioni di mussulmani “francesi” la FNMF, per bocca di tale Mohammed Béchari, arriva a minacciare non tanto velatamente (!): la circolare sarà causa di tensione tra genitori mussulmani e insegnanti. Un altro islamista residente Oltralpe “consiglia” ai Presidi di applicare con saggezza la circolare ministeriale, mentre il CFCM (consiglio francese del culto musulmano), unione delle varie entità islamiche in Francia, assicura: a Settembre forti tensioni e promette che difenderà a spada (scimitarra?) tratta tutti gli allievi che verranno sanzionati ed espulsi. Era meglio l'autunno caldo.
 
«Solo l'idrogeno potrà salvarci» PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della Sera   
Giovedì 20 Maggio 2004 01:00

Jeremy Rifkin, celebre economista-futurologo americano, lancia il suo grido d’allarme. «Tocca all'Europa dare forza a un nuovo sogno per l'umanità. La rivoluzione energetica riguarda anche la democrazia»

ROMA - Soltanto una «terza rivoluzione industriale», capace di unire la produzione di energia «pulita» e informatica, potrà salvare l'umanità da immani catastrofi «naturali» nel prossimo futuro. Sembra la locandina del film «L'alba del giorno dopo» (nei cinema anche in Italia il 28 maggio), invece è uno scenario preso molto sul serio dall'economista americano Jeremy Rifkin, presidente della Foundation of Economic Trends e autore di libri nei quali viene analizzato l'impatto del progresso su ambiente ed economia, invitato in Italia dai Verdi.

CAMPANELLO D'ALLARME - «Qualcuno vedendo il film dirà questa è un'esagerazione, ma è invece un campanello d'allarme. Si deve andare oltre lo spettacolo e dare il via a una discussione a livello globale», ha detto Rifkin, secondo il quale è necessario cambiare «le nostre fonti di energia e puntare sull'idrogeno, ottenuto da fonti rinnovabili. La razza umana deve mobilitarsi per avere un futuro vivibile per i propri figli e per le altre creature del globo». Secondo Rifkin non ci resta molto tempo per agire: «I dati geologici dimostrano che la temperatura non aumenta in modo costante. Circa un terzo del cambiamento della temperatura registrata dalla fine dell'era glaciale 15 mila anni fa a oggi si è verificato in appena dieci anni».

ACCUSE A BUSH - «Quando gli Usa furono messi sotto pressione per firmare gli accordi di Kyoto, Bush chiese all'Accademia nazionale delle scienze di fare altre ricerche per avere un secondo punto di vista. Ma il rapporto arrivò alle stesse conclusioni sul surriscaldamento globale. Bush disse che si trattava di «un rapporto di burocrati», ha detto Rifkin. «Esistono le tecnologie per superare il regime attuale, esclusivamente basato su combustibili fossili, e passare in 25-50 anni a un nuovo sistema basato sull'idrogeno verde», è la speranza dell'economista-futurologo. «Si deve realizzare una rete di diffusione di energia». Rifkin, che ha lavorato per l'Ue, ha indicato nell'Europa la protagonista che potrà realizzare questa rivoluzione. «L'Unione europea deve diventare il maggior leader mondiale. Tocca all'Europa dare forza a un nuovo sogno per l'umanità. Questo è il vostro momento per salvare tutti noi altri», è la speranza di Rifkin. «La rivoluzione energetica riguarda la democrazia. Ci sono tre grandi problemi a livello globale: il surriscaldamento, il debito del Terzo mondo e la tensione in Medio oriente. Sono tutti problemi che hanno a che fare con i Paesi produttori di petrolio. L'unica via d'uscita è stabilire un nuovo regime energetico realizzato in sinergia con il nuovo sistema di comunicazioni».

 
Ricordando il sogno americano PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

Cimema: Marlon Brando torna sullo schermo per interpretare se stesso. La storia di un giovane partito per gli Usa per incontrare l’attore.

Marlon Brando torna sullo schermo. A 80 anni compiuti da poco e con molti acciacchi fisici, il divo americano interpretera' se stesso in un film a basso costo. Il film, secondo quanto si e' appreso al Festival di Cannes, si intitolera' 'Brando and Brando' e racconta la storia di un giovane che parte per gli Stati Uniti alla ricerca dell'attore. Il film, che sara' girato la prossima estate, sara' diretto dal regista tunisino Ridha Behi (gia' autore di 'La boite magique') e costera' circa 5 milioni di dollari. Oltre a recitare, Brando e' stato coinvolto anche nello sviluppo del progetto, compreso un lavoro sulla revisione della sceneggiatura assieme al regista. La produttrice del film, Norma Heyman, ha spiegato che la sceneggiatura ''e' una delle migliori che abbia mai letto. Marlon Brando rinuncia sempre ma lo script di Ridha ha fatto centro''. L'ultima interpretazione di Brando risale al 2001 con il film 'The score', assieme a Robert De Niro: per il cameo l'attore incasso' 3 milioni di dollari.
 
Off licence PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

Diplomi venduti: secondo I carabinieri una vera e propria associazione a delinquere operava in tutta Italia. Aveva colto lo spirito delle nuove riforme: la cultura intesa come valore aziendale.

VERONA - I carabinieri della Compagnia di Verona stanno arrestando 23 persone, tra insegnanti, presidi e direttori didattici, e gestori di istituti scolastici, distribuiti in undici regioni italiane nell'ambito di un'inchiesta della Procura scaligera su ''diplomi facili''.
Il blitz e' scattato contemporaneamente in una quarantina di scuole. I carabinieri di Verona stanno operando, con l'ausilio dei colleghi dei comandi di territorio di competenza, a Roma, Napoli, Foggia, Crema, Cassino, Reggio Emilia, Palermo, Trapani, Agrigento, Vibo Valentia, Lanciano (Chieti), Torino, Imperia e Cesena.
Le accuse, a vario titolo, e' rilevato nell'ordinanza del gip, sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di piu' delitti di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d'ufficio di insegnanti, con funzioni di pubblico ufficiale o di incaricati di pubblico servizio, tendente a favorire il conseguimento, con modalita' palesemente illecite ed in totale violazione dela normativa scolastica, diplomi di maturita' a favore di numerosi candidati, nonche' alla falsita' di atti pubblici e privato, sostituzione di persona e di rivelazione di segreti d'ufficio.

 
Matrimoni alla carta PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

La Cei ha rivisto la formula matrimoniale. Ora è più elastica, va bene, a seconda dei casi, per cristiani, semicristiani e cristiani di comodo. Il fai da te del neo/confessional.

ROMA - Cambia la formula del matrimonio: non si dira' piu' il tradizionale ''prendo te in sposo o in sposa'', ma la nuova formula dello scambio del consenso sara': ''accolgo te...''. E' questa una delle novita' previste dall'adattamento e dalla traduzione italiana della seconda edizione latina del rito del matrimonio che e' stata varata dalla Cei e che e' stata presentata oggi dal segretario generale dei vescovi, mons. Giuseppe Betori. Il testo del nuovo rito arrivera' in libreria verso settembre e potra' entrare a regime per la prima domenica di Avvento, ha spiegato mons. Betori.
Mons. Betori, a margine dell'assemblea generale della Cei in Vaticano, ha aggiunto che il testo che e'stato varato verra' stampato inizialmente in una ''versione da combattimento'', in quanto la Cei e' ancora in attesa della 'recognitio', del decreto della congregazione per il culto sui nuovi lezionari, in pratica sulle letture che vengono lette durante la messa. Quando si avra' anche la nuova versione della Bibbia si potra' avere il nuovo rito del matrimonio completo con tanto di letture.
L'adattamento e la traduzione italiana della seconda edizione latina del rito del matrimonio (del 1990) e' stata data il 29 aprile dalla congregazione vaticana. ''Non si tratta di un nuovo rito - spiegano dalla Cei - ma di una revisione del rito esistente. Non e' soltanto una traduzione del testo originale latino, ma di un suo adattamento alla situazione pastorale italiana, tendendo presente le diverse situazioni di coloro che chiedono di celebrare il matrimonio cristiano''.
Tre sono infatti le ''tipologie'' identificate: il matrimonio tra persone che hanno gia' compiuto un significativo cammino di fede nella comunita' parrocchiale. C'e' poi chi pur essendo battezzato e non rifiutando esplicitamente la fede desidera la celebrazione di un matrimonio religioso, ''pur non avendo maturato un chiaro orientamento cristiano e non vivendo una piena appartenenza alla chiesa''. Infine sono considerati i matrimoni con una delle due parti che non e' battezzata. Per questo specifico caso, non ci sono state novita' rispetto alla traduzione latina.
Negli altri due casi ci sono stati due diversi capitoli nel nuovo rito. Il primo capitolo, per chi e' religioso, si presenta ''rispetto a quello attualmente in uso e all'edizione latina, con arricchimenti testuali e gestuali''. In particolare, la Cei segnala ''la memoria del Battesimo, la possibilita' di collocare la benedizione sugli sposi dopo lo scambio degli anelli, la presenza di una nuova formula di preghiera di benedizione, diverse possibilita' di scelta di formule sia per la manifestazione degli impegni, sia per lo scambio del consenso''. E' questo il caso del cambiamento della formula ''io prendo te'' in ''io accolgo te''.
Per chi e' solo ''vicino'' alla religione, il secondo capitolo offre la possibilita', per altro gia' prevista, di celebrare il matrimonio della liturgia della parola, cioe' senza la parte relativa all'eucarestia. Ha una articolazione con una ''sequenza rituale piu' semplice e utilizza un linguaggio piu' immediato. Non si sono voluti pero' tralasciare gesti e testi significativi, quali la memoria del battesimo, lo scambio della pace e la consegna della bibbia. Tali elementi rituali intendono orientare gli sposi verso l'eucarestia che rimane sempre - conclude la Cei - fonte e culmine della vita cristiana''.

 
Da oggi mangeremo Ogm PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

La commissione europea ha autorizzato il mais BT-11 della Sygenta tagliando il nodo che contrapponeva ministeri dei paesi membri: quello italiano aveva espresso parere favorevole.

La Commissione europea ha autorizzato l’importazione del mais geneticamente modificato BT-11 della Sygenta.

Un prodotto reso tollerante all’erbicida glufosinato e resistente agli insetti per l’introduzione del gene Btk

Un mais che sarà venduto in scatola o sotto forma di pop corn.

Questa decisione emblematica avrà nell’immediato una portata limitata perché i consumatori europei tendono a rigettare gli Ogm..

Sei paesi (Irlanda, Regno Unito, Olanda, Svezia, Finlandia e Italia) avevano caldeggiato il via libera agli Ogm.

Francia, Austria, Lussemburgo, Danimarca, Portogallo e Grecia avevano invece votato contro.

Il WTO e gli Stati Uniti premevano nel senso della liberalizzazione adottato dalla Commissione.

Altre 33 procedure di autorizzazione di Ogm sono in corso nella UE.

 
URBANI AFFONDA I PIRATI:I PADRONI DEL VAPORE ( CINEMA,MUSICA) APPLAUDONO LA LEGGE LIBERTICIDA PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

Pirati di fronte al Senato. La legge vuole che si chiamino così. Sono quei cittadini che scaricano da internet «opere d’ingegno» (vale a dire film, musica, scritti coperti da diritto d’autore).

Tutto materiale utilizzato a fine personale, naturalmente, e senza fini di lucro. Ma per la legge (il decreto Urbani approvato poche settimane fa dalla Camera e ora in discussione al Senato) compiono un reato paragonabile alla violenza privata o ai maltrattamenti verso bambini. Le pene? Quattro anni di reclusione, una multa fino a 15.493 euro, la confisca delle apparecchiature informatiche, la pubblicazione del nome del trasgressore su uno o più giornali a tiratura nazionale.

Come si è arrivati a questa assurdità? Merito di un emendamento approvato a Montecitorio che ha sostituito la dicitura "a fini di lucro", con quella "per profitto". E "profitto", spiegano gli esperti di diritto è anche il risparmio. Come quello di chi scarica un file per uso personale.

Per fortuna il "popolo della rete" si è subito accorto del pericolo (errore o scelta voluta, non si sa), e si è mobilitato. In rete e nelle piazze, perché, vale la pena ricordarlo, si tratta di persone in carne e ossa, non solo di byte. Una protesta che è proseguita fino ad oggi, con un presidio davanti a palazzo Madama per chiedere ai senatori di modificare la legge su tre punti fondamentali: l’aumento delle tasse sui supporti (masterizzatori, hard disk, cd, dvd...), l'obbligo di apporre un bollino su ogni software, anche gratuito, e soprattutto le sanzioni per gli utenti.

E alla fine un accordo si è raggiunto. Lo ha annunciato il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, il più attivo in questi giorni al termine di un incontro con il ministro della cultura Giuliano Urbani. Il decreto è stato approvato così com'è, ma contemporanemante è stato anche approvato un ordine del giorno che impegna il governo a modificare i punti controversi. Quando? La scadenza è ravvicinata. Il ministro ha infatti garantito che i correttivi saranno contenuti nel decreto annuale che regola le spese dei beni culturali, a cui verrà aggiunto un articolo che disporrà l'abrogazione di tasse e bollini e il ripristino della dizione "a fini di lucro".

«A quanto sembra - afferma Fiorello Cortiana - siamo riusciti a fermare un provvedimento sbagliato. Naturalmente non basta. La Rete vigilerà in queste settimane per verificare che le promesse si trasformino in fatti. Ma biosgnerà anche creare un'unica commissione che abbia il compito di armonizzare questo decreto con la normativa italiana ed europea e di divenire un riferimento costante per tutte le questioni che hanno a che fare con Internet».

Non è la prima volta che il Parlamento si trova a dover modificare più volte i decreti del governo su internet. Ora si tratta di sapere se il governo manterrà l'impegno preso o se si procederà con le sanzioni previste dalla legge. In tal caso sarà un giro di vite micidiale per la libertà in rete.

 
Commissione 11 settembre: le responsabilità di Cheney PDF Stampa E-mail
Scritto da EIR   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

di Paolo Raimondi, presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà

Roma, 7 maggio 2004 -- Ci sono voluti un anno e sette mesi di battaglie, ma all'inizio di aprile la Commissione Parlamentare del Congresso americano sull'11 settembre ha cominciato a operare. E subito la verità è esplosa in faccia a Cheney e a Bush. L'effetto psicologico provocato dallo choc dell'11 settembre aveva paralizzato la popolazione americana e una efficiente orchestrazione dei mass media aveva mantenuto alto il livello di terrore. Poi l'emergenza della preparazione della guerra in Iraq e la prospettiva di una prolungata guerra preventiva generalizzata e di una guerra al terrorismo infinita aveva eccitato un falso patriottismo accecante. Un anno dopo il preannunciato fallimento dell'invasione dell'Iraq molte cose sono cambiate e i neo conservatori di Dick Cheney sono sulla difensiva.
Il momento è arrivato di far chiarezza sull'11 settembre. Come è stato possibile? Chi lo ha fatto? Chi non ha voluto vedere? E perché? Queste sono alcune delle domande che molti americani, anche settori dell'establishement politico e militare, si stanno ponendo.
La Commissione, presieduta dal repubblicano Tom Kean e dal democratico Lee Hamilton e composta da parlamentari di entrambi i partiti, dopo i primi tre giorni di audizioni ha espresso parole di condanna per l'amministrazione Bush, concludendo che se i vertici del governo si fossero comportati diversamente, la tragedia poteva essere prevenuta. Le accuse dei membri della Commissione sono apparse sulla prima pagina del Washington Post del 17 aprile fianco a fianco con il primo annuncio del libro "Plan of Attack" di Bob Woodward, il noto giornalista che denunciò il caso Watergate che costrinse Nixon alle dimissioni, in cui Cheney è identificato come l'architetto "febbricitante" dell'iniziativa guerrafondaia contro l'Iraq.
In un'audizione l'ex responsabile del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) per l'antiterrorismo Richard Clarke ha riferito alla Commissione come Cheney non abbia tenuto neanche un solo incontro della sua task force per l'antiterrorismo prima che si verificasse la tragedia dell'11 settembre. Clarke, che è stato al governo con Bush senior, Clinton e Bush junior, ha pubblicato a marzo un libro intitolato "Contro tutti i nemici" in cui spiega di aver personalmente indicato il pericolo terrorismo ai principali esponenti del governo, ma che erano troppo presi dall'ossessione "Saddam". Subito dopo la sua testimonianza, Cheney è corso a telefonare alla trasmissione radiofonica del fondamentalista crisitiano Rush Limbaugh per dire che Clarke "non era del gruppo" del NSC. Si era dimenticato che Condoleeza Rice aveva nominato Clarke a capo della "gestione della crisi" proprio l'11 settembre, come prima decisione della giornata. Clarke venne dimissionato molto più tardi, dopo che aveva ripetuto più volte a Bush che l'Iraq non c'entrava niente con l'11settembre.
Il libro di Woodward, pubblicato a puntate sulle pagine del Washington Post, dà supporto ai primi risultati della Commissione dettagliando anche come Cheney nel maggio 2001 avesse ricevuto il mandato di coordinare l'antiterrorismo e la sicurezza territoriale ma avrebbe ignorato la montagna di indicazioni e di prove raccolte dalla CIA e dalla FBI tra la primavera e l'estate, prove che parlavano di gravi rischi di attacco terroristico di vaste dimensioni.
Il 18 aprile, ospite della trasmissione "60 minutes" della CBS, Woodward ha rincarato la dose contro Cheney accusandolo di aver trascinato gli USA nella guerra in Iraq adducendo pretesti che adesso risultano chiaramente screditati, come i presunti legami dell'Iraq con l'11 settembre e come i presunti arsenali di armi di distruzione di massa di Saddam. Per scrivere il suo libro Woodward ha consultato almeno 75 esponenti dell'amministrazione e ha tra l'altro scritto che Cheney è stato anche l'architetto di ciò che il Segretario di Stato Colin Powell ha definito un governo paralle
 
Le torture del professor Wolffsohn infiammano Berlino PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido Ambrosino   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

Michael Wolffsohn, ordinario di storia contemporanea all'università militare di Monaco, ha difeso la tortura.

«Secondo me la tortura o la minaccia della tortura è un mezzo legittimo nella lotta al terrorismo», ha detto il 5 maggio a un talk-show. «Con metodi da gentleman», ha aggiunto, non se ne potrà venire a capo, perché «il terrorismo non ha nulla a che fare con le norme del nostro ordinamento civile». Queste parole hanno giustamente suscitato una tempesta. L'accademia militare di Monaco, insieme a quella di Amburgo, forma gli ufficiali della Bundeswehr. Il deputato democristiano Willy Wimmer ha scritto al ministro della difesa per sapere «se le tesi del professore facciano parte dei programmi di studio». Il socialdemocratico Peter Struck assicura che quelle tesi sono «intollerabili». Il ministro ha convocato per questa settimana Wolffsohn a Berlino, ma dovrà probabilmente limitarsi a una ramanzina. Il professore si sente protetto dalla libertà d'insegnamento e di ricerca.

La biografia e la personalità di Wolffsohn, non nuovo a formulazioni estreme, complicano la disputa. E' nato a Tel Aviv nel 1947 da genitori ebrei emigrati dalla Germania. Nel `54 la famiglia si trasferì a Berlino ovest, dove Wolffsohn ha studiato, con una interruzione per il servizio militare in Israele. Mentre la comunità ebraica si definisce come rappresentanza degli ebrei in Germania, Wolffsohn ci tiene a presentarsi come ebreo tedesco. Ai tedeschi rimprovera la rinuncia a pensare in termini nazionali. Per questo riscuote simpatie tra i conservatori. Ignatz Bubis, presidente della comunità ebraica scomparso da qualche anno, lo accusò di essere «l'ebreo modello per gli estremisti di destra». Ma ciò non toglie che Wolffsohn, come altri ebrei con un ruolo pubblico, sia bersaglio di risentimenti nazisti. In seguito al dibattito televisivo sulla tortura è stato sommerso da messaggi «con i peggiori insulti e perfino con minacce di morte», come ha detto a un settimanale.

Il professore ha innestato la retromarcia. Si rammarica per non aver marcato la differenza tra le sue «riflessioni scientifiche» e le notizie che giungono dalle carceri irachene. E «per non aver chiarito al di là di ogni dubbio la mia condanna morale e di principio di sadiche torture (come in Iraq e a Guantanamo)».

Pare che Wolffsohn deprechi maltrattamenti punitivi. E che rivendichi la tortura come estrema risorsa preventiva, per sventare piani terroristici, in circostanze d'«emergenza». Niente di nuovo. Quanti hanno praticato la tortura in passato l'hanno sempre giustificata come risposta d'«eccezione» a minacce incombenti, che fosse il complotto del diavolo o quello giudaico-bolscevico, o l'accerchiamento imperialistico, o la guerriglia comunista.

Né Wolffsohn è il solo a invocare l'«emergenza». A chi insiste per provvedimenti disciplinari contro il docente, perché la libertà d'insegnamento non esimerebbe dalla fedeltà alla costituzione (che considera «inviolabile» la dignità della persona), l'avvocato di Wolffsohn replica che lo stesso rimprovero si potrebbe muovere al ministro degli interni. Otto Schily, in un'intervista allo Spiegel, ha alluso all'uccisione «preventiva» di terroristi, a cui manda a dire: «Se amate la morte, potete averla».

Gli inviti a abbandonare i «metodi da gentleman» si moltiplicano. Durante un'audizione parlamentare nel 2002 l'allora responsabile della Cia per l'antiterrorismo, Cofer Black, dichiarò: «Dopo l'11 settembre ci siamo tolti i guanti». Nessuno avanzò obiezioni. Il 23 aprile la nostra camera dei deputati ha stabilito che la tortura è esecrabile solo «se ripetuta». Il professor Wolffsohn sfonda una porta aperta. Non si capisce cosa resti da discutere sul piano «intellettuale»: siamo alle esercitazioni pratiche

 
Bobby Sands Street PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter.org   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

A Teheran una via dedicata al celebre martire nazionalista irlandese sta creando un caso diplomatico con gli inglesi

Bobby Sands al posto di Winston Churchill: è lo strano destino di una strada di Teheran, che alcuni anni fa è stata ribattezzata per ricordare il martire dell'indipendentismo irlandese. Gli scherzi della toponomastica hanno ottenuto intenti ancora più beffardi poiché la strada in questione si trova nelle immediate vicinanze dell'ambasciata britannica della capitale iraniana. Da qui le recenti pressioni da parte della diplomazia inglese per convincere il governo Khatami a rimuovere il fastidioso riconoscimento nei confronti di colui che Londra non ha mai smesso di considerare un semplice terrorista.

Un punto di vista difficilmente condivisibile da parte di chi ricorda che il 27enne di Belfast era stato condannato a 14 anni di galera solo per possesso di arma da fuoco, non per strage di civili inermi. In ogni caso nel 1981 Bobby Sands è assurto a simbolo della lotta di liberazione irlandese dopo essersi lasciato morire di fame in carcere al termine di un lungo braccio di ferro col governo di Margareth Thatcher per ottenere lo status di prigioniero politico. Nelle ultime settimane di carcere, ormai in fin di vita, Sands era stato anche eletto deputato a Westminster ottenendo oltre 30.000 voti. Risale a quell'epoca il legame tra il moderno eroe dell'indipendentismo irlandese e quello che alcuni considerano uno Stato-canaglia. Il governo iraniano si recò in via ufficiale ai funerali di Sands donando anche una targa commemorativa alla famiglia del giovane. Adesso, sebbene il ventennale della sua morte sia trascorso da tempo e nonostante un processo di pace in corso da anni, il ministro degli esteri inglese Jack Straw sta intensificando gli sforzi diplomatici per convincere l'Iran a cancellare quel nome scomodo dal quartiere dove ha sede l'ambasciata.

Fonti del ministero avevano inizialmente negato l'esistenza di pressioni in tal senso su Teheran: "vi sono problemi ben più importanti del nome di una strada", aveva assicurato un portavoce dello stesso Straw. Salvo essere poi smentito da un collega che in un'altra occasione dichiarava che "gli iraniani possono dimostrare la loro volontà di combattere il terrorismo anche cambiando il nome di una strada". Il ministro degli esteri iraniano Kamal Kharazi ha confermato che Straw si è rivolto personalmente a lui nelle visite in Iran degli ultimi due anni. E se l'ambasciata irlandese non ha preso una posizione ufficiale limitandosi a ricordare che Bobby Sands street è un'attrazione turistica per gli irlandesi che visitano il paese degli ayatollah, molto più decisa è stata la reazione della comunità nazionalista del nord Irlanda, secondo la quale il governo iraniano non deve cambiare la denominazione della strada anche per ricordare a Londra il suo passato di oppressione e violenza nei confronti del popolo irlandese. "Bobby non è morto da terrorista, ma da combattente per la libertà del nostro paese", ha affermato Danny Morrison, direttore della fondazione di Belfast intitol

 
Ciao Darwin PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 19 Maggio 2004 01:00

Revival Evoluzionista

ROMA, 19 MAG - Nelle scuole medie e superiori di tutta Italia il prossimo 27 maggio verra' celebrato il Darwin Day. Artefice dell'iniziativa e' l'Associazione nazionale degli insegnanti di scienze naturali, per rafforzare l'iniziativa delle Universita' di Bologna, Firenze e Padova, nella stessa data ha organizzato una giornata pro Darwin.
Nelle lezioni verra' illustrata agli allievi l'importanza della teoria dell' evoluzione sia sotto il profilo scientifico sia sotto quello culturale. 'Pensare evolutivamente' per un giovane - sostengono gli insegnanti coinvolti nell'operazione - vuol dire arricchire le sue possibilita' di decifrazione e d'interpretazione del mondo.
Laddove possibile, sono stati organizzati anche incontri con scienziati, studiosi del pensiero di Darwin, giornalisti e
uomini di cultura nelle scuole stesse o nelle universita' in
modo da allargare il dibattito il piu' possibile.
 
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