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Scritto da insideover.com   
Martedì 09 Febbraio 2021 00:13


La strategia europea e la ricettività giapponese e indiana costringono gli Usa a rivedere la loro linea imperialistica sull'Indopacifico

La nuova agenda politica della Casa Bianca procede speditamente: dopo aver aggiustato il tiro sulla Russia di Putin e aver delineato la nuova strategia per il nucleare iraniano – due dei più dossier caldi sul tavolo dello Studio Ovale – ora il presidente Biden ha aggiustato la rotta anche nei rapporti con la Cina. Sarebbe meglio dire che, più che una correzione di rotta, si tratti del proseguimento sulla stessa linea. La nuova amministrazione statunitense, infatti, ha intenzione di trasformare quella che considera una rete a maglie ancora troppo larghe di alleati statunitensi nel Pacifico in qualcosa di più di un semplice rapporto informale tra le quattro democrazie dell’Indopacifico che fanno parte del Quad (Quadrilateral Security Dialogue), ha detto venerdì il nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan.

Il Quad è un accordo tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia che è stato recentemente riesumato dai rispettivi governi per cercare di coordinare i propri sforzi nell’intento di porre un freno all’aggressività cinese in quel settore del globo. Già nel 2007 il premier Shinzo Abe, al suo primo, breve mandato, affermò l’esigenza che le quattro nazioni si “consorziassero” stringendo ulteriormente le loro relazioni ed espandendo il livello di cooperazione per opporre una visione geopolitica “occidentale” a quella cinese, in modo da limitare il tentativo di dominazione politica, economica e commerciale di Pechino nella regione e permettere alle altre democrazie asiatiche di avere un altro punto di riferimento forte e stabile.
Quell’idea, però, allora fu messa da parte: i tempi non erano ancora maturi sebbene sia notevole rimarcare la lungimiranza del premier nipponico. Negli ultimi anni è stato effettuato un cambio di rotta a 180 gradi proprio per via dell’espansionismo di Pechino, che ha causato serie preoccupazioni nelle maggiori democrazie dell’Indopacifico compresa quella statunitense. La stessa Cina, che dapprima aveva ridicolizzato la nascita del Quad definendolo “schiuma di mare”, ora è molto infastidita dalla maggiore interconnessione dei Paesi che ne fanno parte, arrivando a definire il meccanismo di cooperazione internazionale una “Nato indo-pacifica” sebbene l’alleanza non abbia – per il momento – nulla di militare. Una situazione, questa, che forse sarà transitoria se l’assertività cinese non cesserà, ed il cambiamento di status forse si vede già, in embrione, nelle recenti esercitazioni navali che proprio i quattro Paesi del Quad hanno tenuto lo scorso novembre con la promessa di tenerne altre in futuro.

Tornando alla decisione della nuova amministrazione, venerdì, parlando a un forum online dell’Istituto Statunitense per la Pace, Jake Sullivan ha affermato che la Casa Bianca “vuole davvero portare avanti” il lavoro iniziato sotto il presidente Donald Trump.
I ministri degli Esteri del Quad si sono anche incontrati per discutere delle sfide condivise e dei modi in cui possono lavorare insieme dal punto di vista economico, diplomatico e militare per opporre un contrappeso alla Cina. Finora, però, l’accordo rimane lontano da quella che si potrebbe considerare una vera e propria alleanza per la sicurezza: un ostacolo verso questa possibilità è la costituzione del Giappone, che limita l’attività militare oltre la difesa della patria.
L’amministrazione Usa precedente aveva già individuato come essenziale l’accordo quadrinazionale: l’allora consigliere per la Sicurezza Nazionale, Robert O’Brien, l’aveva definito "il rapporto più importante che abbiamo sviluppato” dalla Seconda Guerra Mondiale.
Sullivan ha aggiunto che la Cina sta dicendo che il modello americano “non funziona” e sta facendo “una dichiarazione esplicita che esiste un’alternativa alla democrazia rappresentativa”, portando ad esempio la sua crescita economica e le sommosse che hanno circondato le elezioni presidenziali americane.
Il nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale ha detto che gli Stati Uniti devono “essere al passo con gli alleati e i partner” e questo si traduce nel difendere iprincipi della democrazia, imponendo quindi “costi” alla Cina per le sue flagranti violazioni dei diritti umani e della sovranità di altre nazioni. In questa competizione con la Cina gli Stati Uniti “devono mantenere il loro vantaggio tecnologico” in vari settori tecnologici, come quello dell’intelligenza artificiale e dell’informatica quantistica per dimostrare che rimane una potenza e un modello.
Occorre quindi, nei piani della Casa Bianca, offrire un’alternativa credibile a Pechino, altrimenti il settore dell’Indopacifico rischia seriamente di essere compromesso dall’attività cinese, che tende a influenzare e pilotare le decisioni degli Stati a cui si lega sfruttando la propria penetrazione economico/commerciale, arrivando anche a utilizzare l’indebitamento, generato dalle infrastrutture che costruisce, per controllarne le sorti e l’utilizzo.

Nessun cambiamento rispetto all’amministrazione Trump quindi, anzi, la politica statunitense verso la Cina resta fermamente nel solco tracciato precedentemente, puntando molto proprio sul Quad e sulla sua implementazione. L’accordo quadrilaterale, pertanto, potrebbe davvero diventare qualcosa di più di un semplice tavolo di discussione diplomatica, ma tutto dipenderà da un delicato gioco di pesi e contrappesi che hanno il loro fulcro tra i due giganti asiatici: Cina e India.
Se Pechino continuerà a tenere una politica aggressiva verso Nuova Delhi, molto probabilmente la spingerà sempre più verso Washington facendole perdere quello status di “potenza non allineata” che le ha permesso di legarsi anche a Mosca, un’eventualità forse anche auspicata dal Politburo che ha dimostrato di voler isolare i suoi “nemici”. Uno status, il “non allineamento”, già comunque fortemente compromesso, a nostro giudizio, proprio per la serie di accordi militari e di intelligence recentemente sottoscritti tra India e Stati Uniti.
Anche se il Quad non dovesse diventare un organismo militare, comunque rappresenta un efficace strumento, per i suoi aderenti, per coordinare l’attività di contenimento della Cina, che non passa solo ed esclusivamente per la canna del fucile, ma soprattutto deve essere capace di offrire un “sistema” socio/economico differente e credibile.

 

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