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Scritto da insideover.com   
Martedì 28 Settembre 2021 00:27


Il Presidente francese in lite con gli Stati Uniti

Emmanuel Macron è furibondo con gli Stati Uniti dopo l’affare Aukus e le sue conseguenze politiche e strategiche. Il presidente francese ha visto la proeizione geopolitica del suo Paese ridimensionata dall’accordo tra Usa, Australia e Regno Unito e l’industria transalpina ha subito un colpo durissimo in seguito al passaggio di Canberra dalla Republique agli Stati Uniti come fornitori dei nuovi sottomarini per la sua flotta. Ma anche l’Unione Europea non ha, nel suo complesso, avuto molto da sorridere per quanto avvenuto.
L’Ue è sembrata messa una volta di più all’angolo e la Gran Bretagna, che pure era sembrata tra le nazioni più colpite dal caos afghano e dalle sue conseguenze, rivitalizzata come potenza per il post-Brexit. La strategia Indo-Pacifica dell’Unione del Vecchio Continente è passata in secondo piano di fronte alla formalizzazione dell’asse tra i tre Paesi del blocco anglosassone e, al tempo stesso, l’Ue è prossima a rischiare un’altra marginalizzazione. Nonostante la velata insoddisfazione di India e Giappone, che chiedono un dialogo più sostanziale sul fronte strategico, il prossimo vertice del Quad che si terrà venerdì in presenza a Washington mira a formalizzare l’impegno delle due nazioni con gli Usa e l’Australia per creare catene del valore autonome e integrate nel settore dei chip e delle nuove tecnologie.
Una proposta di alleanza tecnologico-industriale, quella sul campo e in discussione, che non guarda all’Europa come a un partner fondamentale. E anzi in un certo senso si sovrappone e marginalizza la strategia comunitaria da 30 miliardi di euro con cui Bruxelles intende promuovere il mercato interno dei chip, istituire le sue nuove filiere industriali e cercare quell’alleanza di interdipendenza con i Paesi più strategici nei nuovi comparti di frontiera che è alla base dell’accordo nel Quad. Un proposito per cui anche Angela Merkel si è spesa ritenendolo un presupposto per un’autentica sovranità digitale e in vista della cui strutturazione Ursula von der Leyen e la Commissione europea, sostenute dall’asse franco-tedesco, hanno provato a imbastire un approfondito dialogo su Washington. Ora apparentemente finito ai margini.

A giugno, tra grandi fanfare, Bruxelles e Washington hanno annunciato al summit bilaterale tenutosi nella capitale belga la nascita del Trade and Technology Council (Ttc), avente l’obiettivo di riunire allo stesso tavolo i principali decisori strategici in materia di entrambe le sponde dell’Atlantico per coordinare le discussioni sulla risposta alla sfida cinese, alle problematiche dell’innovazione di frontiera, al consolidamento della gamba europea dell’alleanza occidentale. Ma l’operatività reale del Ttc è messa in discussione in partenza e proprio sul suo avvio potrebbe abbattersi la tensione generata dalla crisi per lo schiaffo subito da Macron.
Il  29 settembre a Pittsburgh dovrebbe tenersi la sessione introduttiva del Ttc, ma la Commissione nicchia e non intende tagliare la faccia a Parigi, pur presentando in prima linea una faccia dialogante. “Quanto è stato deciso e il modo in cui questa decisione è stata assunta è irritante e non fa riflettere soltanto la Francia”, ha fatto notare ai margini dell’assemblea dell’Onu il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, certo però che non ci sia motivo per puntare a un “inasprimento” della relazione con gli Usa. “Stiamo analizzando le conseguenze dell’annuncio di Aukus in termini di un suo impatto possibile sulla data”, ha dichiarato a proposito del vertice di Pittsburgh Eric Mamer, portavoce della von der Leyen.
La ripicca europea contro Washington potrebbe riportare alla luce un dibattito fondamentale sulla natura duale del rapporto tra Ue e Usa in campo tecnologico. Mentre in Europa molti Paesi pensano a come ottenere una maggiore sovranità in ambito tecnologico, vi è chi non esclude questa sovranità come rivolta esplicitamente a rafforzare l’asse transatlantico. Per questo lo schiaffo subito dalla Francia in ambito militare è in un certo senso percepito come l’attestazione di una definitiva retrocessione europea nella gerarchia delle potenze agli occhi del patrono di oltre Atlantico. Facendo venire in mente a pensatori e decisori quanto decisivo per le sorti del Vecchio Continente sia stato il passaggio, decenni prima della sfida cinese, della “sfida americana” che ha portato al declino assoluto e relativo del Vecchio Continente come potenza tecnologica di fronte all’egemone di Oltre Atlantico. Una condizione di subalternità che alleanze come Aukus in un certo senso certificano ma non creano certamente ex novo. La Francia e l’Europa potranno anche boicottare i dialoghi bilaterali con Washington: ma senza un deciso discorso sul reale obiettivo e i progetti decisivi per l’autonomia strategica tali ripicche non produrranno esiti costruttivi.

 

 

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