Russi sotto accusa anche in Mali Stampa
Scritto da insideover.com   
Giovedì 14 Aprile 2022 00:08


L'altro fronte dove combattono l'Europa

Nelle settimane in cui la guerra in Ucraina infuria e la Russia è accusata dal Paese da lei invaso di aver compiuto la strage di civili nella cittadina di Bucha un’altra accusa piove sugli uomini di Mosca e riguarda un teatro lontano, il Mali. Il quotidiano francese Libération ha accusato i miliziani del gruppo Wagner di aver compiuto un’operazione violentissima nel Paese africano tra il 27 e il 31 marzo scorso nella località di Moura, nella regione centrale di Mopti, causando tra i 200 e i 400 morti civili.

Moura è una città di circa 10 mila abitanti situata nell’area amministrativa di Djennè, nella regione centrale di Mopti, che dal 2015 è l’epicentro di violenze, abusi e sfollamenti legati ai conflitti. Wagner avrebbe colpito assieme alle forze del governo di Bamako contro i jihadisti locali ma l’operazione avrebbe causato forti contraccolpi sui civili.

Nella giornata del 2 aprile l’esercito maliano ha rivendicato di aver ucciso “203 combattenti” di “gruppi terroristici armati” effettuata nell’area saheliana dal 23 al 31 marzo. Nel corso dell’operazione “su larga scala”, avvenuta “nell’area di Moura, 17 chilometri a nord-est di Kouakjourou”, sono state anche arrestate 51 persone” e sono state recuperate “importanti quantità di armi e munizioni”, si legge in un comunicato dell’esercito. Bersaglio dell’operazione il Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani (Jnim), legato ad Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), autore di una brutale escalation negli ultimi mesi. a violenza jihadista ha ucciso nelle ultime settimane decine di civili nel Mali centro-orientale e nella cosiddetta regione dei tre confini (tra Mali, Niger e Burkina Faso), una vasta zona in cui, dunque, Bamako ha schierato truppe regolari e mercenari Wagner, impegnati nel sostegno al governo insediatosi dopo il golpe del maggio scorso.

I Wagner sono calati in forze nel Mali  su aperta richiesta della giunta militare al potere dopo il colpo di Stato dello scorso maggio. Una presenza ingombrante poiché nel Paese dal 2014 operavano contro la minaccia terrorismo fondamentalista le truppe francesi, impegnate nell’operazione Barkhane, e dal 2020 nella task force europea Takuba. Come ricordato su queste colonne da Lorenzo Vita, pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina la ritirata francese dal Mali è stata annunciata come una “sconfitta di fronte all’evidenza. La presa di coscienza che il Mali era cambiato al punto da considerare quelle forze francesi non più un supporto all’esercito per contrastare i jihadisti, ma un problema politico”. Spazio dunque a Wagner nel quadro di una profonda penetrazione in Africa. Ma poche settimane dopo, ecco che si apre il primo caso politico.

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All’accusa di Liberation si è aggiunta Human Rights Watch, secondo la quale le forze maliane e combattenti stranieri avevano ucciso 300 civili a Moura. Hrw ha definito il caso “la peggiore atrocità in un decennio di conflitto armato in Mali”. L’esperto indipendente di diritti umani, Alioune Tine, ha esortato la missione di pace delle Nazioni Unite in Mali, Minusma, a svolgere un’indagine indipendente e ha chiesto alle autorità del Paese africano di autorizzarla. “I risultati devono essere resi pubblici e i responsabili devono essere assicurati alla giustizia”, ha aggiunto Tine in una nota. Anche gli Stati Uniti, l’Unione europea, l’Onu e la commissione per i diritti umani del Mali hanno chiesto di indagare sulla presunta strage. Hrw ha sottolineato che il massacro sarebbe avvenuto durante lo svolgimento di una fiera del bestiame durante un’operazione militare in cui i civili sarebbero stati mitragliati dagli elicottrei e nelle perquisizioni casa per casa sarebbero stati uccisi a sangue freddo coloro identificati come jihadisti per via delle barbe lunghe o dell’accento fulani, etnia associata da molti militari alla protezione a Aqim.

Non si tratta del primo caso che getta ombre su Wagner. L’analista Stefano Mauro a metà marzo ha sottolineato che “sono numerosi i video sui social che ritraggono i cadaveri bruciati e accatastati durante un’incursione delle Forze armate maliane (Fama) insieme ai mercenari russi della compagnia Wagner, avvenuto presumibilmente la prima settimana di marzo” nella città di Niono, nel cuore del Mali. Hrw sul massacro di fine mese, che avrebbe proporzioni ancora maggiori, ha però aggiunto un elemento di dettaglio. In un report l’Ong ha parlato di “soldati stranieri associati”, che Hrw identifica, attraverso diverse testimonianze raccolte, come “russi”.

I vertici delle Fama negano ogni coinvolgimento di loro truppe. In un intervento trasmesso alla televisione nazionale e citato da Agenzia Nova, il capo di Stato maggiore delle Forze armate (Fama) Oumar Diarra ha difeso l’intervento delle truppe nella località.. “Grazie ad informazioni precise e convalidate le Fama sono state portate ad intervenire nella località di Moura dove si è tenuto un grande e importantissimo incontro dei vertici della katiba di Macina, con la finalità di pianificare attacchi contro le installazioni dell’esercito, oltre a continuare a fare pressione sulla popolazione civile”, ha detto il generale, negando le accuse di “massacro” rivolte da Human Rights Watch ai militari maliani. Il pubblico ministero presso il Tribunale militare di Mopti ha aperto un’inchiesta per far luce sui fatti. Come a Bucha, anche in Mali la razionalità deve prevalere sull’emotività. Difficile quando si tratta di discutere di massacri come quelli di cui i russi sono accusati in entrambi i casi: perlomeno in Mali, delle autorità provano a far luce sui crimini contro i civili. A Bucha, invece, solo una commissione internazionale indipendente potrà appurare i fatti, dato lo stato di guerra aperta tra due Stati sovrani in corso.