Stragisti Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 23 Marzo 2021 00:49


Cento anni fa il massacro anarchico al Teatro Diana

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Anarco-comunismo e prassi partigiana

Con tutto quello che si è imputato ai fascismi in tutte le latitudini, si noti che nessun'ascesa al potere e nessuna opposizione radicale da parte loro fu mai accompagnata da attentati con esplosivi: non sono mai stati accusati di questo neppure i nazisti.
L'anarco-comunismo ha tutt'altra tradizione in materia. Una tradizione prolungata di attentati e di morti che non conduce all'equazione automatica anarcocomunismo = stragismo, in quanto il quadro fu composito ed eterogeneo. Ma c'è una tradizione bombarola su quel versante. In Russia esisteva addirittura una setta stragista, denominata Norodnaia Volia, ossia Volontà del popolo, che praticava il suicidio negli attentati esplosivi, inteso come un'ascesi, un po' come avviene oggi in certe formazioni islamiste. Oltre ad essa, operava un'altra organizzazione stragista dell'estrema sinistra russa, chiamata Novelle da Sion.
In Italia, il 23 marzo 1921, a Milano nel teatro Diana, un attentato anarchico fece 19 vittime e oltre cento feriti. Gli autori, rei confessi, si chiamavano Agugini, Boldrini e Mariani.
Ancora a Milano, per protestare contro la riforma corporativa dello Stato, gli antifascisti, il 12 aprile 1928, con una bomba piazzata in un lampione in piazza Giulio Cesare, assassinarono 18 passanti ferendone un'altra quarantina. Quel giorno altri tre ordigni, sempre a Milano, alla stazione ferroviaria, all'Arcivescovado e nel parco, non fecero vittime
Nella seconda guerra mondiale gli attentati esplosivi furono appannaggio della Resistenza, soprattutto comunista ma non solo. Viceversa la Rsi non concepì mai di attuarli nei territori invasi, neppure effettuò bombardamenti aerei.
Una delle persone su cui verte la ricostruzione della strage di Bologna, Thomas Kram, vanta una nonna che commetteva stragi sui treni dei soldati tedeschi.
Nel nuovo millennio, l'Italia ha collezionato attentati dinamitardi ad opera degli anarchici insurrezionalisti che non hanno causato morti, ma comunque mutilati e feriti.