UNA VITA PER LA PALESTINA Stampa
Scritto da Claudio Mutti   
Mercoledì 26 Maggio 2004 01:00

Come il Gran Muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, mobilitò le forze del mondo islamico a fianco dell’Europa.

All'albergo Palace di Gedda, dove nel 1964 alloggiò per qualche giorno prima di compiere il Pellegrinaggio alla Mecca, Malcolm X fu testimone degli affettuosi omaggi di cui era destinatario un altro pellegrino, suo vicino di stanza. "Una folla gli si raccolse intorno per baciargli la mano -scrive il capo dei Black Muslims nella sua Autobiografia- (...) Più tardi, nell'albergo, avrei avuto occasione di parlare con lui per una mezz'ora. Era un uomo di grande dignità, dai modi molto cordiali, al corrente su tutte le questioni internazionali, compresi gli ultimi sviluppi della situazione americana"1. Quell'uomo era al-Hâj Muhammad Amîn al-Husaynî, Gran Muftì di Gerusalemme. Ventitré anni prima di Malcolm X, era stato Adolf Hitler a parlarne in maniera ammirata, sottolineando la nobiltà della sua figura e la "superiorità della sua intelligenza"2 e concedendogli un privilegio mai concesso a nessuno: lo ospitò nel Palazzo Imperiale di Berlino e diede disposizioni affinché sull'edificio la bandiera della Palestina sventolasse più in alto di quella del Reich.

Muhammad Amîn al-Husaynî era nato nel 1897 a Gerusalemme. La famiglia di discendenti del Profeta di cui era originario annoverava tra i propri membri tutti quegli esperti di diritto sacro che negli ultimi due secoli avevano ricoperto la carica di muftì nella città santa. Compiuti i primi studi in Palestina, all'età di sedici anni Muhammad Amîn frequentò l'università islamica dell'Azhar, al Cairo, dove fu tra gli animatori e gli organizzatori del movimento antibritannico. Dopo la prima guerra mondiale, nel corso della quale fu ufficiale nella 46a divisione dell'esercito ottomano, diventò l'ispiratore della lotta dei Palestinesi contro l'occupazione inglese e l'immigrazione sionista. Sfuggito alla polizia militare britannica che era andata ad arrestarlo, riparò in Transgiordania, dove proseguì nella sua attività rifornendo i Palestinesi di armi e munizioni e guadagnandosi una condanna in contumacia a dieci anni di carcere. Diventato Gran Muftì di Gerusalemme e presidente del Supremo Consiglio Islamico, al-Husaynî intensificò la lotta organizzando le sollevazioni del 1929 e del 1936, che videro i Palestinesi insorgere contro la presenza anglo-sionista. Successivamente continuò l'azione nella Siria sottoposta al controllo francese; poi, nel 1939, passò in Iraq.