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Storia&sorte
I creatori di moneta PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni di Ar   
Martedì 20 Aprile 2004 01:00

L'origine del modus operandi del nostro sistema monetario misterioso e incostituzionale.

I CREATORI DI MONETA

Al centro di quest'opera, qui presentata nella sua prima edizione italiana, sta il problema della moneta, della sua origine e delle sue funzioni. Analizzando la questione nel contesto dell'America del New Deal e degli anni successivi alla Grande Depressione del 1929, Gertrude Coogan appunta la sua critica spietata contro il potere illegittimo di creare moneta concesso in modo fraudolento, e in spregio delle chiare disposizioni della Costituzione degli Stati Uniti d'America, a un gruppo di finanzieri internazionali e alle dodici Banche Centrali di proprietà privata della Federal Reserve. L'autrice dimostra come l'esistenza di depositi bancari creati con artifici contabili, il cosiddetto gold standard (base aurea della moneta), la manipolazione del tasso di risconto, lo spostamento da un paese all'altro di ingenti masse di valuta e di metallo prezioso, la concessione di crediti (promesse di pagamento) gravati da interesse e revocabili in modo arbitrario, siano altrettante armi micidiali con le quali l'oligarchia finanziaria opprime le forze produttive della Nazione. Un'analisi storica assai approfondita spiega poi in che modo si sia creata questa situazione perversa. La soluzione proposta consiste nel restituire allo Stato il potere sovrano di creare moneta legittima e reale, di accrescerne o diminuirne la quantità in circolazione mediante i pagamenti e l'esercizio del potere impositivo, nel ristabilire un rapporto scientificamente corretto tra beni effettivamente prodotti e disponibili per

il consumo e moneta circolante.

Gertrude Margaret Coogan (Lincoln, 1898-Chicago, 1986) fu la prima donna a conseguire un master (diploma di specializzazione) in Organizzazione Aziendale presso la Northwestern University, di Chicago, dove si laureò con menzione speciale nel 1922. Iniziò la propria carriera lavorativa alla

Northern Trust Bank e sul finire degli anni Venti aprì a Chicago uno studio privato di consulenza in materia di investimenti che rimase attivo sino al 1985.Fondò assieme ad altri il Circolo degli Analisti finanziari (The Analysts Club), un gruppo di ricerca di rilevanza nazionale.Oltre a Money Creators (I creatori di moneta, 1935), ha scritto Lawful Money Explained (Una spiegazione della moneta legale, 1939).

 
The Passion, gli ebrei ortodossi condannano il film PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Martedì 20 Aprile 2004 01:00

Secondo alcuni Rabbini il film alimenterebbe in maniera smisurata l'antisemitismo.

"The Passion", il film di Mel Gibsone' pieno di incongruenze storiche e di sottili manifestazioni di antisemitismo". A bocciare la pellicola sono i rabbini Shlomo Bekhor e Ariel Bar Tzadok che, in un documento anticipato da RTL 102.5 nella trasmissione "Viva l'Italia" del 6 aprile scorso , spiegano come, al di la' delle opinioni personali che ciascuno puo' avere, vi sono all'interno del film alcune gravi imprecisioni.
Secondo i rabbini si tratta di "imprecisioni che alimentano nuove discordie e ridanno vigore ad antichi odi, frutto di errate interpretazioni storiche che hanno generato solo morte e distruzione".
Nel film, Gibson avrebbe utilizzato elementi caratteristici del moderno ambito ebraico, ad esempio capi di vestiario del tutto sconosciuti ai tempi di Gesu': i Sacerdoti e i rabbini indossano uno scialle fatto con lunghe strisce nere, simile in apparenza al modello del talli't (indossato dagli ebrei religiosi durante le preghiere del mattino) usato in Europa Orientale, mentre i Sadducei, i torturatori di Gesu', portano i classici riccioli ai lati del viso in maniera del tutto simile agli ebrei ortodossi dell'Europa Orientale di tradizione chassidica. E cosi' gli ebrei del film di Gibson, che picchiano Gesu' senza motivo e che con il loro comportamento risvegliano risentimento e rabbia in ogni spettatore vengono direttamente collegati agli ebrei dei nostri giorni.
Aggiungono i rabbini. "Le ragioni personali del regista prevalgono su ogni reale desiderio di essere storicamente accurato e corretto. I personaggi del film parlano latino, aramaico ed ebraico. Ma, spiega Ariel Bar Tzadok, "l'aramaico che ho sentito e' pessimo; vi sono infatti errori nei dialoghi, di grammatica, uso e traduzione". (AGI) Red/Cva 061228 APR 04

 
Filippo Corridoni: sindacalista rivoluzionario PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Martedì 20 Aprile 2004 01:00

La vita inquieta di Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario; tratto dal libro edito dalla SEB.

"Io rimarrò sempre il Don Chisciotte del sovversivismo; ma un Hidalgo senza ingengno, pieno soltanto di fede. Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto, ma - se potrò - cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora"

(Filippo Corridoni, ottobre 1915)

1887

Filippo Corridoni nasce il 19 agosto a Pasula in provincia di Macerata, dal 1931 ribatezzata in suo onore Corridonia, da Enrico, operaio in una fornace, e da Enrica Paccazocchi. Con lui tre fratelli: Maria, che in seguito sposerà Amilcare de Ambris, futuro segretario del sindacato metalmeccanico durante il Fascismo e fratello del più noto Alceste de Ambris; Ubaldo(Baldino), che morirà nella Grande Guerra, e Giuseppe(Peppino), mutilato della Prima Guerra Mondiale, il quale, dopo aver aderito ai fasci di San Sepolcro ed aver subito un'aggressione bolscevica in Piazza Mercanti, morirà poco tempo dopo.

1895-1904

Grazie al prozio Filippo, frate francescano e missionario, noto predicatore, acquisisce nozioni di cultura classica ed una conoscenza base della lingua francese e latina. Studia alle elementari e viene avviato al lavoro in una fornace. la sua volontà di proseguire gli stud

 
La Passione di Cristo salva la Chiesa PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter.org   
Lunedì 19 Aprile 2004 01:00

Attori,cantori, comunisti, radical chic, ebrei, protestanti e perbenisti... tutti daccordo. Ma stavolta la Chiesa di Roma non si è allineata al fronte della critica al Film di Mel Gibson.

Mi piace pensare che un giorno si parlerà di quest'opera sulla Passione di Cristo in maniera tale da poter consegnare all'autore del Film tutti i riconoscimenti che merita..

A tal proposito, mi domando cosa sarebbe successo se tutti i signori e signorotti che tacciano di eccessiva violenza e di antisemitismo il film "la Passione" del regista Mel Gibson, avessero avuto tra le mani,durante l'adolescenza,un vangelo con illustrazioni e disegni sulla vita del cristo? Sarebbero davvero cresciuti dei filonazisti"disturbati" dalla visione delle immagini sulla Passione?

disturbati più di più di così è difficile pensarlo, ea tal propositotra gli altri vi segnalo:

- La comunità ebraica di Milano che attraverso il suo portavoce si dice indignato per la mancanza nel Film di riferimenti alla Pasqua Cristiana(!!!)

- Unogruppo di Cristiano Evangelici che accusa di eresia Mel Gibson (!!!)

- Dustin Hoffman che organizza riunioni diffamatorie nei confronti di Gibson in circoli esclusivi di Hollywood.

- Unesponente del movimento Gay che si appella alla grandezza della memoria di Pasolini per contrastare Gibson (grandezza.. di cosa???)

- Ettore Scola che dice che piuttosto avrebbe preferito vedere un western (e noi anche, caro Ettore, in mille momenti davanti ai tuoifilm)

Questi e molti, moltissimi, tristissimialtri.

E la Chiesa di Roma? Certo è che nelle affermazioni di alcuni suoi esponenti eccellentissimi è stata quantomeno contraddittoria, e non esce sicuramentea testa alta dalla querelle, tuttavia dobbiamo riconoscere che tra tutti, è stata forse l'unica a non darsi alla disperata caccia alle tracce di antisemitismo nel film.

Non è molto... e non è un gran merito...è sufficienteleggersiil Vangelo.

Ma di questi tempi...

 
Rieti, la montagna del Duce è un monumento da restaurare PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica   
Domenica 18 Aprile 2004 01:00

Ad Antrodoco, sul monte Giano "resiste" una scritta grazie a un bosco piantato nel ventennio.

Un omaggio a Mussolini sul fianco di una montagna, fatto all'epoca del Ventennio, diventa un monumento da restaurare. Vicino ad Antrodoco, un comune in provincia di Rieti, sul Monte Giano campeggia la scritta "dux", ottenuta con l'impianto ad arte di alberi. La scritta è ben visibile dalla strada statale 4, che collega Rieti alle Marche, e c'è chi si lamenta per questa apologia, temendo che si tratti di un tributo recente.

L'omaggio al duce risale agli anni tra il 1938 e il 1939 e fu fatto con un rimboschimento dalla locale sezione del Corpo forestale dello Stato. Nel comune del reatino quel dux arboreo è ormai parte integrante del paesaggio, tanto che è un bene da preservare. "Non abbiamo alcuna intenzione di far sparire la scritta - spiega l'assessore al turismo di Antrodoco, Clarice Serani - Per noi è un simbolo, non legato al significato del regime, anzi, stiamo provvedendo al restauro".

Le proteste su un presunto reato di apologia ci sono state, anche da fonti istituzionali, ma Antrodoco ha vinto la sua battaglia. "Il restauro è stato bloccato per anni - spiega l'assessore - perché qualcuno estraneo al paese voleva dare alla scritta un significato ideologico. Adesso però abbiamo ottenuto i finanziamenti dalla Regione Lazio".

 
Donna Rachele spiava per i nazisti PDF Stampa E-mail
Scritto da La Repubblica   
Giovedì 15 Aprile 2004 01:00

Il comandante Mauri e la storia della fuga

Una ricerca dello storico Carlo Gentile sul servizio di sicurezza delle SS
Con la deposizione del duce arrivarono in Italia una cinquantina di agenti, tra i "reclutati" anche Julius Evola
Spie nell´Asse: questo il tema della monografia dedicata dallo storico italo-tedesco Carlo Gentile alle operazioni segrete del SD (Sicherheitsdienst des Reichsfuhrers SS: Servizio di sicurezza del capo supremo delle SS Heinrich Himmler): Intelligence e repressione politica: storia del servizio d´informazioni SD in Italia dal 1940 al 1945. Un titolo «freddo» per una materia incandescente, investendo la rete segreta nazista nella penisola dalla fase dell´alleanza a quella dell´occupazione.
Gentile affianca all´esame del materiale tedesco la documentazione «declassificata» (cioè resa consultabile) dalla CIA, contenente gli interrogatori cui furono sottoposti gli ufficiali del SD dopo la loro cattura. Lo spionaggio in un paese amico comporta gravi rischi, poiché in caso di scoperta fa esplodere spinosi problemi politico-diplomatici. Hitler e il capo dell´Ufficio centrale di sicurezza del Terzo Reich, Reinhard Heydrich, vietarono al SD ogni operazione in Italia; nel febbraio 1940 la sospensione del divieto coincise con l´infiltrazione e il reclutamento di elementi fidati negli ambienti romani, in Vaticano, e nelle maggiori città centro-settentrionali. Nei primi tre anni di guerra la rete informativa raccolse soprattutto notizie di carattere economico e militare; ma segnalò all´ambasciata tedesca anche i preparativi di un attentato contro Mussolini. Dal 25 luglio 1943, con la deposizione del duce, il SD avviò un´azione in grande stile: nel giro di pochi giorni giunsero in Italia una cinquantina di emissari, intruppati nella divisione corazzata «SS Leibstandarte Adolf Hitler», reduce dal fronte russo e dislocata nella pianura padana. Questi agenti si dispersero alla spicciolata nel Nord Italia, dedicandosi prioritariamente al recupero delle liste di ebrei preparate a suo tempo dalle autorità fasciste. Il comando centrale del SD, localizzato a Verona, dipendeva dal generale Wilhelm Harster, che affidò il reclutamento al dottor Martin Sandberger, un giovane giurista che aveva impiantato la rete del SD in Estonia. Furono ingaggiati diversi altoatesini, in grado di parlare la nostra lingua; ad essi si aggiunsero, in veste di informatori, elementi filohitleriani tra i quali spicca il filosofo Julius Evola, tra i primi ad essere agganciato dal servizio segreto nazista a Roma. Doppiogiochista di alto livello fu il segretario personale del ministro Buffarini Guidi, Coriolano Pagnozzi. La lista degli informatori è fitta di nomi e apre scenari inediti su operazioni sinora avvolte nel mistero. A detta dell´interprete di Kappler, Aldo Franz, la spiata all´origine della cattura di Bruno Buozzi, dirigente sindacale socialista trucidato dai tedeschi al momento della ritirata da Roma, sarebbe arrivata dal vicequestore in pensione

 
Dixieland PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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