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Orrore e Disonore PDF Stampa E-mail
Scritto da di Tom Bosco da nexusitalia.com   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

Mentre tutta l’Italia è ormai sull’orlo di una crisi di nervi, bombardata com’è da settimane da telegiornali e quotidiani che inondano l’opinione pubblica con notizie, voci, comunicati, smentite e via dicendo sulla sorte delle “due Simone”, dall’Iraq giungono notizie talmente raccapriccianti e incredibili da mostrare, una volta di più e se ancora ce ne fosse bisogno, il vero volto di questa guerra: un orrore senza fine.

Sono curioso di vedere se questa storia diventerà di dominio pubblico, se ci sarà un‘inchiesta e, qualora fosse così, quale sarà la reazione del popolo americano. In breve, sembra che a Falluja sia stata trovata una fossa comune con sedici cadaveri apparentemente appartenenti alle forze di occupazione, probabilmente soldati americani

(http://www.albasrah.net/images/3loj/mass-g...us-soldiers.htm).

La fossa si trova nel settore nord-occidentale della città, e contiene i resti di sedici individui di aspetto straniero , con un taglio di capelli tipicamente militare.

Una storia simile sembra accaduta anche a Ramadi, dove sarebbero stati trovati seppelliti i resti di numerosi soldati, senza uniformi o piastrine di riconoscimento, rinchiusi nei famigerati “body bags”, quei sacchi neri tristemente famosi sin dalla guerra del Vietnam. All’apparenza erano sepolti lì da mesi.

I corpi sono stati rimossi dai membri dell’Esercito Islamico dell’Iraq e verranno appena possibile consegnati alla Croce Rossa, che cercherà di restituirli alle rispettive famiglie.

Fra le altre cose, questo video che documenta la scoperta dichiara che questi soldati sarebbero stati seppelliti per nascondere le reali cifre delle perdite statunitensi in Iraq, domandando se è questo il modo in cui l’amministrazione americana tratta i suoi uomini e puntando il dito ad un altro scandalo, un nuovo crimine di guerra perpetrato dai governi statunitense e britannico. Suggerisce alle famiglie in cerca di notizie dei propri cari di rivolgersi alla Croce Rossa o altre organizzazioni, piuttosto che alle amministrazioni militari delle truppe di occupazione.

 

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