È ufficiale: non ci capiscono niente Stampa
Scritto da insideover.com   
Venerdì 13 Novembre 2020 00:06


Chi e come contagia di Covid?

Una donna americana di 71 anni è risultata positiva al virus SARS-CoV-2 per almeno 105 giorni ed ha diffuso particelle virali per almeno 70 giorni. Si tratta, al momento, del più lungo periodo di contagiosità documentato (il caso è stato riportato da fanpage.it). Si tratta, però, di un evento più unico che raro a causa delle peculiari condizioni della paziente. La donna, che è sempre rimasta asintomatica, è immunodepressa a causa di una forma di leucemia che le è stata diagnosticata oltre 10 anni fa. La signora risiedeva in una casa di riposo  di Kirkland, nello stato di Washington, dove è scoppiato un focolaio di Covid-19 ed è risultata positiva ad un tampone di controllo. La paziente è stata sottoposta ad altri tredici tamponi di controllo, nel corso di alcuni mesi, senza mai negativizzarsi.

I dati scientifici
Il dottor Francis Riedo, che si è occupato del caso, si è insospettito ed ha deciso di contattare il virologo Vincent Munster, impiegato presso un laboratorio dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, per sapere se la donna stesse continuando ad espellere particelle infettive. Una serie di analisi hanno determinato che la paziente ha espulso virus infettivo per almeno 70 giorni mentre gli altri, di solito, non lo fanno per più di otto giorni. Secondo Munster sarebbe l’immunodepressione di cui soffre la donna ad aver generato questa situazione, che però merita di essere approfondita per il possibile ruolo giocato dagli immunodepressi nella diffusione del virus.
Il sito del Ministero della Salute italiano segnala che sulla base delle attuali conoscenze, la trasmissione del virus avviene principalmente da persone sintomatiche ma può verificarsi anche poco prima dell’insorgenza della sintomatologia, quando sono in prossimità di altre persone per periodi di tempo prolungati. Le persone che non manifestano mai sintomi possono trasmettere il virus anche se non è ancora chiaro in che misura tale eventualità si verifichi: sono necessari ulteriori studi. Lo stesso portale riporta che il periodo infettivo può iniziare uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi e che, più in generale, può durare 7-12 giorni nei casi moderati e fino a due settimane in quelli gravi. Il sito dei Centers for Disease Control and Prevention, un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica negli Stati Uniti, segnala che i pazienti lievi e moderati possono diffondere il virus SARS-CoV-2 fino a 10 giorni dopo la comparsa dei sintomi mentre quelli più gravi, tra cui ci sono gli immunocompromessi, possono farlo fino a 20 giorni dopo la comparsa dei sintomi. La reale durata del periodo di infettività non è comunque del tutto chiara.

Il Covid è (ancora) un mistero
La lotta al Covid-19 passa, inevitabilmente, dalla capacità delle autorità di contenere la malattia individuando, precocemente, chi la diffonde. Non sempre e non in tutti i Paesi questo è possibile. In primis perché una seria attività di tracciamento richiede la presenza di un sistema sanitario avanzato ed in grado di organizzarsi e coordinarsi in maniera capillare sul territorio. In molte nazioni, basti pensare a numerosi Stati africani oppure all’India, ciò è semplicemente utopico. Una volta perso il controllo dell’infezione, purtroppo, l’unico modo per contenerla resta quello di imporre misure restrittive di carattere generale, i famigerati lockdown. Questi ultimi riescono ad appiattire, nel giro di qualche settimana, la curva dei contagi ma sono decisamente nocivi per le ricadute economiche, sociali e psicologiche che generano nella popolazione che li subisce.
I lockdown generalizzati, inoltre, colpiscono indistintamente tutti i cittadini di un determinato territorio, sia i sani che i guariti che i malati senza fare alcuna distinzione tra di essi. La contagiosità degli asintomatici è, tutt’oggi, un argomento controverso anche perché il virus è comparso solo pochi mesi fa e deve essere studiato in maniera approfondita. La ricerca dovrà cercare di risolvere nel più breve tempo possibile questa problematica per consentire ai governi di elaborare un piano d’azione snello, mirato ed efficace che potrebbe consentire a tutti i noi di convivere, senza particolari problemi, con la pandemia.