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Noi in bancarotta PDF Stampa E-mail
Scritto da wallstreeitalia.com   
Lunedì 23 Novembre 2020 00:29


Piano piano

Terzo trimestre del 2020 da dimenticare per la redditività delle banche italiane, che tra luglio e settembre hanno visto gli utili netti segnare  un crollo degli superiore al 93%. Lo afferma la Uilca sulla base di un’analisi curata dal centro studi Orietta Guerra.
Per gli otto maggiori istituti di credito, rispetto a luglio-settembre del 2019, c’è stata “una contrazione complessiva dell’utile contabile pari a 8,532 miliardi (5,229 miliardi se si considera il goodwill negativo dell’incorporazione di Ubi Banca in Intesa Sanpaolo)”.
Banche italiane, che cosa è successo
Secondo lo studio la riduzione complessiva del 93,2% “si determina principalmente per l’impatto degli oneri d’integrazione del piano industriale e altre operazioni straordinarie di Unicredit e per l’aumento delle rettifiche di valore (3,036 miliardi), di cui una parte è originata per fronteggiare il deterioramento del credito a causa dell’impatto negativo del Covid-19 nell’economia nazionale e internazionale”.
In questo scenario negativo “la performance del settore bancario, a livello di margine operativo, è da considerarsi soddisfacente (-7,2%), seppure in maniera differenziata tra i diversi istituti”.
“Sono tempi straordinari – sostiene il segretario generale della Uilca, Massimo Masi – e ci vogliono misure straordinarie per evitare il fallimento del sistema bancario, non solo in Italia ma in Europa. Meccanismi quali il calendar provisioning sui crediti deteriorati, che in situazione di normalità poteva avere una logica, nello scenario attuale rischia di distruggere il tessuto economico dell’Europa originando ulteriore disoccupazione e instabilità politica, in un contesto sociale già molto teso”.
“Dobbiamo rivedere – aggiunge il responsabile del centro studi Orietta Guerra, Roberto Telatin – molti dei meccanismi che regolano il sistema bancario, non solo nella valutazione dei crediti ma anche nelle tutele e remunerazione degli azionisti e nel ruolo che possono svolgere gli aiuti di Stato nel sostenere il sistema creditizio ed economico in Europa. Il totale degli attivi di Mps è pari al 70% dei fondi che dovremmo ricevere con il Recovery fund: mettere in sicurezza una banca serve anche a rilanciare un paese”.

 

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