Effetti inquinamento? Stampa
Scritto da tgcom24   
Martedì 14 Giugno 2022 00:32


Aumentato l'indice di mortalità

Rischio mortalità da qui al 2050 in aumento a Roma e Milano, rispettivamente dell'8% e del 6%, per effetto di una combinazione di temperature crescenti, dovute al cambiamento climatico, e di concentrazioni di inquinanti nell'aria, come l'ozono e il PM10. È quanto emerge da uno studio realizzato da 11 ricercatori Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) e pubblicato su "Science Direct".

Roma, rischio mortalità maggiore in estate - Nei prossimi decenni, secondo lo studio, a Roma le alte temperature e una concentrazione di ozono troposferico oltre i limiti (70 grammi per metro cubo) potrebbero determinare un aumento della mortalità dell'8%, a quota 591 decessi l'anno nei mesi estivi.
"Roma ha temperature più miti, un basso livello di umidità e alti livelli di ozono - spiega Maurizio Gualtieri, ricercatore del Laboratorio inquinamento atmosferico -, mentre Milano, che si trova in una delle aree più inquinate d'Europa come la Pianura Padana, è esposta a temperature più fredde, ha un tasso di umidità più alto e venti più moderati, insieme ad alti livelli di Pm10".

Milano, mortalità a rischio crescita in inverno - Nel capoluogo lombardo si stima che la mortalità legata a inquinamento e clima sarà più alta durante l'inverno (1.787 decessi su 1.977 complessivi, cioè il 90% del totale) a causa delle temperature più rigide, delle maggiori concentrazioni di Pm10, che supera la soglia giornaliera di 50 grammi per metro cubo fissata dalla Direttiva Ue sulla qualità dell'aria, e ancora a causa delle maggiori emissioni da combustione e di condizioni atmosferiche stagnanti dovute alla geomorfologia e alla localizzazione di Milano.
Le stime per le due città - Secondo la ricerca, a Roma il numero di decessi legati alle temperature più alte (principalmente in estate) tra gli over 85 da qui al 2050 è stimato in 312 casi su 1.398 annuali (il 22%), mentre a Milano è pari a 971 casi dovuti alle temperature più basse, soprattutto in inverno, su 1.057, cioè il 92%.