Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Luglio 2020  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Tempi Moderni
Troppi consumi, il pianeta è stanco PDF Stampa E-mail
Scritto da ANTONIO CIANCIULLO   
Sabato 16 Ottobre 2004 01:00

Auto, carta, energia: la corsa allo spreco continua a crescere.




Negli Stati Uniti ci sono più automobili che cittadini con patente, i grandi fuoristrada dai consumi spropositati tirano la volata delle vendite, le compagnie minerarie mangiano le montagne ridecendone l'altezza anche di decine di metri. E la Cina cresce a un ritmo impressionante: a questa velocità nel 2015 avrà 150 milioni di automobili, 18 milioni in più rispetto a quelle he giravano nel 1999 negli Stati Uniti.

Sono due dei flash contenuti nello "State of the World 2004", il rapporto del Worldwatch Institute appena uscito in Italia con le Edizioni Ambiente. Il rapporto ha cambiato formula: è diventato una monografia quest'anno dedicata ai consumi. Un settore caratterizzato da una crescita che non basta a far uscire l'economia da una lunga crisi strisciante ma che è sufficiente a produrre un impatto ambientale devastante il cui costo non viene inserito nei conteggi ufficiali.

Mentre due quinti della popolazione mondiale (2, 8 miliardi di persone) vivono con meno di due dollari al giorno, il mercato dei consumatori si allarga anche nei paesi in via di sviluppo e la pressione sugli ecosistemi cresce. Ad esempio l'uso della carta è sestuplicato tra il 1950 e il 1997 e raddoppiato dalla metà degli anni Settanta a oggi: gli Stati Uniti consumano un terzo della carta prodotta nel mondo, 300 chili l'anno a testa, contro un quarto di un indiano. Entro il 2050 - prevede il Worldwatch Institute - la produzione di carta e pasta da legno potrebbe arrivare a rappresentare più della metà della domanda mondiale industriale di legno.

Nell'arco di un terzo di secolo (tra il 1960 e il 1995) l'uso dei minerali è aumentato di due volte e mezza, quello dei metalli del 210 per cento, del legname del 230 per cento, dei materiali sintetici del 560 per cento. E contemporaneamente è cresciuta la potenza del sistema estrattivo: negli Stati Uniti tra il 1960 e i primi anni Novanta la capienza degli autotreni è aumentata di otto volte passando da 32 a 240 tonnellate; nello stesso periodo, sempre negli Usa, il minerale estratto da ogni minatore è triplicato; e gli impianti di lavorazione del legname sono arrivati a inghiottire fino a cento autotreni di legno al giorno.

E' un sistema che si regge su un doppio errore. Il primo è ecologico: i rifiuti vengono eliminati con scarsa attenzione all'impatto sugli ecosistemi producendo un inquinamento significativo. Il secondo è economico: il mancato riutilizzo degli scarti di produzione comporta un formidabile spreco, ad esempio per ogni tonnellata di rame utilizzata si creano 110 tonnellate di materiali di scarto.

L'alternativa alla cultura dello sperpero è il ciclo chiamato "dalla culla alla culla": anziché limitarsi a rincorrere la marea montante dei rifiuti, si punta a una struttura produttiva in cui "i cicli della natura fungono da modelli per un design umano a impatto solo positivo. All'interno di questa struttura possiamo creare economie che dipendano dalla disponibilità di energia solare, che non producano rifiuti tossici, che usino materiali sicuri e sani, che siano di alimento per la terra o che possano avere un riciclo illimitato".

Lo "State of the World 2004" non si limita a tracciare il profilo teorico del nuovo modello produttivo, ma elenca decine di esempi di innovazioni vincenti sia sotto il profilo economico che sotto quello ecologico. Si va dal successo del tessuto per tappezzeria Climatex Lifecycle, una miscela di lana priva di residui antiparassitari colorata e lavorata senza usare sostanze tossiche, alla moquette Zeftron Savant basata su una fibra illimitatamente riutilizzabile. Dalle potenzialità del riciclo (con i 32 miliardi di lattine buttate via nel 2002 dagli statunitensi si potrebbe ricavare l'alluminio necessario a ricostruire l'intera flotta aerea commerciale del mondo una volta e mezza) a quelle del passaggio dalla proprietà dell'uso de

 
In pieno nell’età oscura PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Gli scienziati avvisano: cresce l'inquinamento luminoso, in Italia addio alle notti stellate tra un quarto di secolo.

MILANO - Ci attende un cielo sempre più buio. Ancora 25 anni di luci sempre più intense, diffuse e accese per tutta la notte e la Via Lattea scomparirà dai cieli italiani. O, meglio, dalla nostra vista.

Già adesso per tre italiani su quattro la notte non scende mai e oltre la metà non riesce più ad ammirare il cielo: la colpa è dell'aumento delle sorgenti di luce artificiale, un fenomeno che, quando assume particolare concentrazione, viene definito «inquinamento luminoso». Dalle aree urbane si sta estendendo all'intera penisola. Astrofili, astronomi e ambientalisti si preparano quindi a scendere di nuovo in campo in difesa delle notti buie e stellate di un tempo, nella giornata nazionale contro l'inquinamento luminoso in programma sabato 16 ottobre.

GIORNATA NAZIONALE INQUINAMENTO LUMINOSO - La giornata, osserva l'Unione astrofili italiani (UAI), «è una delle occasioni durante le quali viene posta l'attenzione di tutti sullo spreco energetico perpetrato da quelle fonti che disperdono la luce verso l'alto: globi luminosi nelle città e nei parchi urbani, torri-faro che puntano verso il cielo e fari rotanti che contaminano le bellezze del firmamento». Luci della città sempre più intense e rivolte verso il cielo a cancellare stelle e costellazioni, tanto che in meno di 25 anni la nostra galassia, la Via Lattea, potrebbe diventare del tutto invisibile da qualunque punto del territorio italiano a livello del mare. Lo ha calcolato l'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso (ISTIL), confrontando una mappa della luminosità del cielo ottenuta nel 1971 da tre astronomi della Specola Vaticana con i dati attuali, ottenuti utilizzando i dati forniti dai satelliti del Defence Meteorological Satellite Program dell'aeronautica militare statunitense, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

LE REGIONI PIU' PENALIZZATE - «Il cielo notturno in Italia è molto più degradato di quanto si creda normalmente», ha osservato l'astronomo Pierantonio Cinzano, che si occupa di ricerca sull'inquinamento luminoso presso l'università di Padova e l'Istil, autore del primo atlante dell'inquinamento luminoso insieme al fisico Fabio Falchi. Secondo i dati più aggiornati raccolti dall'Istil, un bel cielo stellato è ormai un ricordo in Lombardia, Campania e Lazio, dove la popolazione non riesce più a vedere la Via Lattea nemmeno nelle notti più serene. Troppo luminosi anche i cieli di Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, e in Sicilia, Veneto, Piemonte, Puglia e Friuli Venezia Giulia un abitante su due non riesce a distinguere la

 
11 settembre, ed ora il marchio della bestia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Un codice a barra a impianto sottocutaneo per registrare l’identità di ogni individuo, oramai androide: questa la migliore trovata per dare corpo a quella “civiltà” che si sarebbe scontrando con la barbarie… Ufficialmente per combattere il terrorismo, questa misura spiega in realtà una delle ragioni per cui è stato alimentato il terrorismo laddove si puote quel che si vuole

WASHINGTON - Ci aveva gia' pensato Steven Spielberg in 'Minority Report'. Il governo messicano ne ha munito un migliaio di persone, tra cui 200 funzionari del Ministero della Giustizia, per proteggere informazioni riservate. Una discoteca di Barcellona, in Catalogna, l'ha offerta ai propri clienti come dispositivo per prepagare le consumazioni.
Ora tocca agli Stati Uniti, dove la carta di identita' sottocutanea, con un microchip grande come la capocchia di uno spillo impiantato nell'avambraccio sta diventando realta'.
La Food and Drug Administration (Fda) statunitense, l'agenzia federale che da' il via libera o boccia i nuovi medicinali, ha autorizzato oggi la commercializzazione del VeriChip, una vera e propria carta di identita' in miniatura, da portare su di se' in maniera permanente.
Per il momento il VeriChip, messo a punto dalla Applied Digital, una societa' di Delray Beach in Florida , servira' soprattutto a medici e pazienti, perche' conterra' informazioni come il gruppo sanguigno, la lista dei medicinali non tollerati, eventuali allergie o diabete.
Ma, visto l'allarme terrorismo che continua ad incombere sugli Stati Uniti, se il sistema si confermera' affidabile e sicuro, il prossimo passo sara' quello dei documenti di identita' (cioe' la patente di guida negli Usa) e forse anche dei passaporti, in un secondo tempo.
Il VeriChip non piace molto alle organizzazione di difesa dei diritti civili, convinte che attraverso la nuova e futura carta di identita' elettronica, le liberta' saranno di nuovo a rischio.
COME I CODICI A BARRA - Il sistema funziona in modo analogo a quello dei codice a barra, con uno speciale lettore ottico in grado di leggerne le informazioni.
Il microchip e' praticamente indistruttibile e non e' pericoloso per la salute, ha stabilito l'Fda. E' contenuto in una speciale minicapsula in polietilene, un materiale inerte che si incolla alla pelle e permette al VeriChip di rimanere al suo posto.
Il VeriChip non possiede batterie, non
 
Morta la bimba ferita a Gaza PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa.it   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Della serie non e' colpa nostra,e' lei che si e' messa in mezzo...

E' deceduta nella notte la bambina palestinese di dieci anni colpita ieri da un proiettile israeliano mentre era a scuola a Khan Yunes (Gaza). Fonti militari israeliane hanno detto ieri che i soldati hanno sparato nella direzione di Khan Yunes dopo essere stati bersagliati dal fuoco di un mortaio palestinese. E intanto e' stato sospeso l'ufficiale sospettato di aver crivellato di colpi una bambina palestinese. "L'incidente" avvenne una settimana fa in una zona tra Rafah e il territorio egiziano.
 
Aridatece Mao! PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Mercoledì 13 Ottobre 2004 01:00

I cinesi non sono più quelli di una volta: dopo le operazioni per eliminare gli occhi a mandorla e quelle – dolorosissime – per diventare più alti, ora vanno di moda gli impianti al silicone per aumentare i pettorali degli uomini. Narcisisti, rampanti, individualisti, alienati: la nuova Cina ha il volto dell’incubo occidentale

L'impianto del seno sta diventando sempre più popolare In Cina. Secondo alcuni quotidiani, la strana moda ha decisamente preso piede a Shangai, dove un gruppo di cittadini ha già fatto ricorso alla chirurgia estetica per avere pettorali più.....sviluppati.Secondolo "Shanghai Daily"la maggior parte dei pazienti maschi vogliono l'operazione per cercare di impressionare le donne o i clienti, oinalcuni casi i loro capi.

Gli impianti sono simili a quelli usati dalle donne, ma hanno una forma diversa e sono più rigidi. I medici avvisano che l'intervento comporta un certo rischio e che le persone con allergie e problemi di cuore dovrebbero trovare un altro modo per assomigliare ad Arnold Schwarzenegger."Per essere franchi, la chirurgia non è necessaria", dice Liu Chunlong, dello Shanghai Ren'ai Hospital. "L'esercizio fisico può creare lo stesso effetto in modo più sicuro".L'ospedale ha ricevuto 40 pazienti quest'anno e ne ha operat
i 10, rispetto alle uniche due o tre operazioni dello scorso anno.Molti pazienti hanno in realtà problemi psicologici dovuti alla mancanza di muscoli e in questi casi la chirurgia serve da terapia psicologica.

 
Sulle orme dei Samurai PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Ahimè in modo troppo moderno. Dilagano i suicidi nipponici, ma si tratta di rispondere tragicamente a nevrosi e depressione e non più di troncare il fiore di ciliegio

Tokyo, 12 ott. - Sette giovani giapponesi sono stati trovati morti nelle ultime ore nei pressi di Tokyo; la polizia sospetta che si sia trattato di un suicidio collettivo.
La macabra scoperta e' stata fatta nella provincia di Saitama, 50km a ovest a nord della capitale giapponese: all'interno di un'automobile affittata sono stati trovati i corpi senza vita di quattro uomini e tre donne, che secondo i primi indizi sembrano essersi suicidati respirando monossido di carbonio. I corpi sono stati trovati all'alba, in una zona boscosa che la polizia stava rastrellando in cerca del gruppo, dopo che un messaggio di posta elettronica inviato da uno dei sette ragazzi a un amico preannunciava che il gruppo aveva deciso di morire insieme. Dentro il veicolo e' stato trovato un barbecue portatile, utilizzato per bruciare carbone, la cui combustione ha prodotto il micidiale monossido di carbonio.
Apparente suicidio anche per due donne ventenni trovate morte a Kanagawa, a sud della capitale, sempre all'interno di un veicolo preso in affitto.
Nel 2003 il Giappone ha registrato una cifra record di suicidi (34.427), con un tasso di aumento del 22% tra giovani con meno di vent'anni. La polizia sta cercando di capire quali fossero i rapporti tra i giovani suicidi, considerato che decine di adolescenti giapponesi si 'incontrano' via web su un sito Internet che incoraggia l'autodistruzione
 
Divisione Erode PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Questa volta la vittima del fuoco israeliano aveva solo 10 anni. Colpevole di trovarsi in una scuola Onu per profughi palestinesi è stata trafitta al petto. "non sappiamo nulla", l'ovvia risposta dei militari di Tel Aviv

GAZA, 12 OTT - Una bambina palestinese e' stata ferita oggi in modo grave dal fuoco di militari israeliani in un campo profughi di Khan Yunes (Gaza). Adir Dir Muhammad, 10 anni, si trovava in una scuola dell'ONU per profughi palestinesi quando e' stata raggiunta da un proiettile al petto. Fonti militari a Tel Aviv hanno detto all'Ansa di non avere informazioni dirette. Pare che al momento dell' incidente i soldati israeliani stessero sparando contro una cellula della intifada proprio vicino alla scuola.
 
Baciamo le mani PDF Stampa E-mail
Scritto da tgcom.it   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Se tutti uscissero dalla carceri per permessi premio, queste resterebbero vuote. Il sistema ha pensato bene di porre dei paletti. é stato così previsto che chi ha confessato 100 omicidi, non solo potrà godere di detti vantaggi, ma potrà anche ottenere i domiciliari. é facile: basta pentirsi!

Giovanni Brusca, l'ex capomafia di San Giuseppe Jato, in carcere dal 20 maggio del 1996, è un detenuto modello, tanto da meritarsi un giorno di libertà ogni 45 di cella. Giovanni Brusca siè autoaccusato di un centinaio di omicidi tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, strangolato e sciolto nell'acido. L'ex boss in prigione ha ottenuto permessi premio per andare in visita dalla famiglia.

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso a Brusca la possibilità di ottenere permessi premio per uscire dal carcere ogni 45 giorni o al massimo ogni due mesi, motivata con la buona condotta del detenuto. L'ex boss, in cella dal giorno del suo arresto, avvenuto il 20 maggio del 1996, ha trascorso fino ad ora i permessi concessigli dal tribunale romano con la sua famiglia che vive in una località protetta, come rivela il Giornale di Sicilia. Scortato, in stato di detenzione domiciliare, l'ex capomafia di San Giuseppe Jato ha lasciato la cella per alcuni giorni.

Brusca, l'uomo che ha premuto il telecomando causando la strage di Capaci, era uscito dal carcere soltanto in seguito ad un'autorizzazione straordinaria per motivi familiari. "Anche lui è entrato nel circuito dei benefici carcerari", ha commentato il suo legale, l' avvocato Luigi Li Gotti. Nelle prossime settimane i giudici del tribunale di sorveglianza dovranno decidere sull'istanza di scarcerazione del pentito. I pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze dovranno esprimersi sugli effetti del pentimento di Brusca. Sulla scarcerazione, a cui dovrebbero seguire gli arresti domiciliari, si pronuncerà anche la Direzione Nazionale Antimafia.

 
L’insopportatile. Ovvero: Evola aveva ragione. PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere.it   
Lunedì 11 Ottobre 2004 01:00

Il cellulare domina le nostre vite. Lo dice una ricerca australiana (ma ci arrivavamo anche da soli). Più il telefonino è multifunzione e avveniristico, più noi stessi ci abbandoniamo a lui, diventando superficiali, incapaci, vuoti. È nato l'uomo approssimativo...

SYDNEY - Non solo telefonate. Orologio, sveglia, campanello di casa, calcolatrice, macchina fotografica: il cellulare è anche questo e molto altro. Christine Satchell dello Smart Internet Technology Research Centre di Sydney, in uno studio sull'impatto del telefonino sui comportamenti sociali e culturali, mostra come nell'uso effettivo degli utenti il telefonino sia ormai diventato multi-funzione.

L'UOMO APPROSSIMATIVO - La ricerca mostra inoltre come l'inseparabile e onnipresente «mobile phone», sia entrato così pervasivamente nelle nostre vite da modificare comportamenti e abitudini e tanto da renderci, dice Christine Satchell, molto più approssimativi, preda di una strana fobia, la «fobia degli impegni precisi». Si tende infatti sempre più a fare programmi vaghi e imprecisi e ci si accorda poi progressivamente attraverso brevi telefonate e, soprattutto, messaggini. Più approssimazione quindi e nuove regole sociali. Secondo la ricercatrice il telefonino cambiano anche le regole di cortesia: «Data la disponibilità del cellulare, diventa un obbligo telefonare prima di arrivare a casa di un amico, magari da fuori del portone». Le implicazioni sono profonde: le interazioni faccia a faccia tendono sempre più ad essere mediate e precedute dall'interazine tecnologica.

INDUSTRIA IN ALLARME - E se l'avvento dell'uomo approssimativo e la progressiva incapacità di ricordare numeri di telefono, tutti salvati nella rubrica del telefonino non sembrano agli scienzieti fenomeni seriamente preoccupanti, c'è invece chi si allarma. Come ad esempio i fabbricanti di orologi da polso e l'industria delle cartoline d'auguri. I veloci sms stanno sostituendo, oltre al fedele orologio, anche l'invio di bigliettini e cartoline d'auguri, abitudine diffusa specialmente nei paesi anglosassoni. In Australia sono stati ben 12 milioni gli Sms inviati solo dal principale server Telstra, in occasione dell'ultimo Natale. La Hallmark Cards Australia per ora non sembra troppo preoccupata, «Non ci sono stati cali nelle vendite», spiega Olivia Choi, «ci rivolgiamo ad un target più anziano di quello che manda messaggini». Ma forse anche alla Hallmark sanno che piccoli uomini approssimativi crescono
 
Addio vecchia e cara privacy PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 11 Ottobre 2004 01:00

Presto ci arriveremo. Passo dopo passo, intrusione dopo intrusione, presto avremo un Grande Fratello, ma questa volta "reality" per davvero. Sarà l'esistenza di tutti ad essere osservata e commentata. Entri in un cinema? Sarai spiato e filmato. Compri qualcosa al supermercato? Schedato tu e la tua lista della spesa.

NEW YORK, 11 OTT - Vecchio contante addio? In alcuni supermercati americani si e' gia' iniziato a pagare con le impronte digitali. Gia' utilizzati - e criticati - negli aeroporti Usa per ragioni di sicurezza, gli 'scanner' che leggono e memorizzano le impronte cominciano a fare la loro comparsa in alcune catene di grande distribuzione: basta premere il pollice su un lettore appoggiato alla cassa. Per ora a provare il nuovo metodo e' la catena Piggy Wiggly, nella Carolina del Sud.
 
Deadmakers PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Domenica 10 Ottobre 2004 01:00

Il nobel della pace riprende un tema noto: l’aids sarebbe stato creato in laboratorio e sarebbe il frutto di una scelta stragista programmatica. Probabilmente è fantasioso, ma moralmente quelli ne sono capacissimi.

Nairobi, 9 ott. - Il giorno dopo la notizia che il Comitato dei Nobel di Oslo l'ha insignita del Premio per la Pace, Wangari Maathai e' tornata a rilanciare la tesi che il virus dell'Aids sia un agente batteriologico creato deliberatamente. "Alcuni dicono che l'Aids sia arrivato dalle scimmie e io non ci credo perche' vivo con le scimmie da tempo immemorabile; altri dicono che sia una maledizione di Dio, ma sostengo che non possa essere". "La nostra gente nera muore piu' di chiunque altro nel pianeta", ha detto l'ecologista keniana nel corso di una conferenza stampa a Nairoobi. "E' vero invece che si sono persone che creano agenti (batteriologici) per far fuori altra gente. Se non ci fossero costoro, non potremmo aver invaso l'Iraq. Il virus dell'Aiv e' stato creato da uno scienziato per la guerra batteriologica".
Le accuse dell'ecologista erano note: ad agosto, Maathai aveva detto a un quotidiano keniano che il virus dell'Hiv/Aids e' stato creato in laboratorio come arma di sterminio. Un'accusa che a molti non e' piaciuta, tanto che ieri nel giorno in cui le e' stato assegnato l'ambito riconoscimento, gli Stati Uniti si sono congratulati, ma hanno temperato l'entusiasmo ricordando proprio le sue accuse all'Occidente sull'Aids. "Maathai ha detto che il virus dell'Hiv/Aids e' un'arma batteriologica elaborata in qualche laboratorio occidentale", ha ricordato un funzionario del Dipartimento di Stato, "e noi non siamo d'accordo".
Su circa 38 milioni di sieropositivi al mondo, 25 milioni sono africani, la stragrande maggioranza donne.

 
<< Inizio < Prec. 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.