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Infami PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Venerdì 26 Novembre 2004 01:00

I numeri della macroretata internazionale anti-pedofili sono impressionanti. I dettagli aberranti.

VENEZIA - Operazione «Canalgrande». È il nome in codice di una estesa inchiesta contro la pedofilia online condotta dalla Polizia postale di Venezia e che ha coinvolto 65 nazioni in tutto il mondo (35 in Europa, 15 in Africa, sedici in Asia, undici in America, una in Oceania). Decine di arresti e migliaia di persone coinvolte nel blitz coordinato dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci della procura di Venezia, e al quale hanno contribuito anche l'Interpol, l'Europol e la polizia delle nazioni interessate. L'operazione è scattata alle prime ore di giovedì e ha visto impegnati migliaia di persone delle forze dell'ordine, di cui 400 solo in Italia per eseguire quattro arresti e oltre cento perquisizioni in quasi tutte le regioni.
DA UN'INTERCETTAZIONE - L'indagine è partita da un'intercettazione su internet della Polizia postale veneziana effettuata nel dicembre 2003 grazie a un agente che si è inserito in un noto servizio di file-sharing. In poco tempo sono stati acquisiti 3.110 file pedopornografici. Le immagini e i film sequestrati hanno tutti come protagonisti minorenni: da neonati di pochi mesi fino a bambini di 10 anni di età di diverse etnie, che vengono costretti a rapporti tra di loro, con gli adulti e altri soggetti. Non ci sono però casi in cui i piccoli vengono percossi. L'attività investigativa ha permesso di accertare che il materiale pedofilo è più richiesto di quello pornografico ed è in aumento. La maggior parte degli indagati in Italia ha tra 49 e 57 anni, seguiti da una fascia d'età tra 18 e 28 anni. Ci sono anche una decina di minori, che per la loro età non sono perseguibili. L'attività investigativa ha permesso di aprire un altro filone di indagini che proseguirà a lungo, hanno detto gli investigatori.

Morale: giovane, la pace è terribile

 
Im...mago PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Venerdì 26 Novembre 2004 01:00

Dal Giappone le comunicazioni con gli ologrammi. Un mondo nuovo nel quale, per non perdersi inesorabilmente, bisogna tornare a centrare se stessi

TOKIO - Un videomessaggio come quello che la principessa Leila invia a Obi-Wan Kenobi. Insomma, uno dei sogni di Guerre Stellari che potrebbe diventare realtà: le comunicazioni con gli ologrammi sono fra noi. Almeno a quanto sostengono due scienziati giapponesi, Susumu Tachi e Tomohiro Endo, che hanno sviluppato una tecnologia chiamata SeeLinder all'interno del progetto Twister. L'invezione è stata mostrata alla Tokyo University. Una donna è stata fatta entrare in una cabina attrezzata con una speciale videocamera digitale capace di inquadrare il suo volto ruotando a 360°. I dati sono stati trasmessi a un cilindro che riproduce in maniera tridimensionale l'immagine acquisita. Ovvero: se si guarda l'immagine frontalmente si vedrà la faccia «piatta». Ma se ci si sposta lateralmente, ecco che si potranno scrutare anche i capelli sulla nuca della signora.
FUTURO - Tachi ed Endo hanno raggiunto questi risultati combinando nel cilindro SeeLinder fibre ottiche, chip elettronici e Ked. L'immagine ottenuta ha un diametro di circa 20 centimetri ed è alta circa 25. Non si tratta però ancora di un vero ologramma, visto che l'immagine non cambia se la si guarda dall'alto o dal basso. E la definizione è assai più bassa che su un televisore. I due inventori sono fiduciosi: «Pensiamo che sarà sul mercato nel prossimo futuro». Ma il prezzo resta al momento proibitivo: circa 75 mila per ogni cilindro, anche se il costo potrebbe diminuire rapidamente una volta avviata la produzione su scala industriale. Le prime applicazioni potrebbero essere nel settore delle videoconferenze.

Solo chi si pone all'altezza delle novità, chi s'impone una mutazione antropologica centrata su se stesso, modellata su un archetipo ancestrale, potrà dominare un futuro così "immaginifico". Gli altri si dissolveranno, che siano entusiasti o refrattari, poco cambia

 
Cornuti e scontenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Gazzetta del Sud   
Giovedì 25 Novembre 2004 01:00

Moglie, marito e amante insieme appassionatamente. Non si tratta di una commedia holliwoodiana, è quanto stabilito da un giudice che sentenziava sulla separazione di due coniugi. Un menage a trois salverà il matrimonio? Staremo a vedere

PORDENONE – Marito, moglie e amante, tutti insieme sotto lo stesso tetto ma è polemica. Fa discutere infatti una sentenza del Tribunale di Pordenone che regola la separazione tra due coniugi di Sacile (Pordenone) dopo quarant'anni di matrimonio, ma dispone anche che i due possano continuare a vivere nella stessa casa (dove risiede già anche la nuova compagna dell'uomo) perché «è abbastanza grande». La storia, nella premessa, non è particolarmente originale: due pensionati poco più che sessantenni di Sacile decidono, non senza tribolazioni, di separarsi. Il problema è rappresentato da una «terza incomoda», una vedova che aveva messo piede in casa con il compito iniziale di collaboratrice domestica. Il rapporto tra la domestica e il padrone di casa era diventato sempre più stretto, tanto che la moglie legittima aveva tentato di cacciare la rivale più volte, ma invano, soprattutto per le resistenze del marito. La seguente causa di separazione, con richiesta di danni morali e assegno mensile da parte della moglie, ma soprattutto dell'assegnazione della casa, è finita con una sentenza che ha accolto solo la richiesta dei danni morali. L'assegno mensile è stato negato perché la moglie, pensionata, non avrebbe problemi economici, ma il punto più sorprendente, almeno per la difesa della signora separata, è che il Tribunale non ha ritenuto necessario assegnare la casa esclusivamente alla donna. L'abitazione è grande, dice la sentenza riportata ieri sui giornali locali, e permette ai coniugi di vivere separatamente. Ma come si diceva prima, è polemica e la sentenza fa discutere al punto che gli avvocati difensori dell'ex moglie si dichiarano sbalorditi. I legali osservano che il Tribunale permette di fatto un «menage a trois» e annunciano di voler ricorrere in appello.
 
Scream Boy PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Mercoledì 24 Novembre 2004 01:00

Stato dell’Indiana: uno studente accoltella otto compagni di classe durante una lezione di spagnolo. La località dell’agitato episodio si Chiama valle del paradiso. American way of…

VALPARAISO (Usa) - Nuovo episodio di violenza in una scuola degli Stati Uniiti. Uno studente ha ferito a coltellate otto compagni di classe in un liceo a Valparaiso, nello Stato dell'Indiana. Nessuno dei ragazzi colpiti è in pericolo di vita, anche se alcuni hanno riportato ferite definite «serie» ha reso noto la polizia che ha fermato l'assalitore. L'episodio è avvenuto intorno alle 8 di mattina (le 15 in Italia) durante una lezione di lingua spagnola a Valparaiso, cittadina a una trentina di chilometri da Gary, città dove il 30 marzo 2001 un ragazzo venne ucciso in una scuola. Al momento si ignorano i motivi dell'assalto.

 
Oggi ammanettati, domani in carcere PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Martedì 23 Novembre 2004 01:00

Se il bambino è troppo vivace viene ammanettato. Succede continuamente in Usa. - Sono violenti e con problemi - si giustificano. Li preparano ad una vita di omologazione e controllo?

SEATTLE - Durante quest'anno scolastico le guardie in servizio alle scuole elementari di Kent (sobborgo di Seattle), nello stato americano di Washington, hanno usato per cinque volte le manette, al fine di calmare i bollenti spiriti di indisciplinati alunni. Lo scrive il Seattle Times. Le manette - hanno detto funzionari del settore - sono state applicate per impedire che gli scolari facessero male a se stessi o ad altri. In un caso un bambino è stato trovato con un coltello in tasca di quasi otto centimetri, in un altro gli stessi genitori hanno chiesto di applicare le manette al figlio.

«LE MANETTE SONO UN RIMEDIO ESTREMO» - Le guardie sono impiegati della scuola, non poliziotti, spiega il giornale. «Siamo un vasto distretto scolastico e abbiamo bambini con atteggiamenti di sfida e altri problemi, ma le manette sono assolutamente un rimedio estremo», ha detto una portavoce Becky Hanks. I cinque incidenti avvenuti tra una popolazione di 14 mila bambini (28 scuole) nei primi sei anni della scuola primaria hanno coinvolto cinque alunni, tre dei quali neri. Uno dei cinque è stato amanettato due volte. Le autorità devono da tempo affrontare critiche e citazioni in giudizio con richieste di danni dalle organizzazioni a difesa della gente di colore, secondo le quali i neri - nelle altre scuole di grado superiore - sono oggetto di norme di «disciplina aggressiva». Complessivamente dai 38 ai 49 studenti, su un totale di 26 mila, sono stati messi in manette durante questo anno scolastico a Kent.
 
Maghi di Oz PDF Stampa E-mail
Scritto da Quark   
Lunedì 22 Novembre 2004 01:00

Manipolazioni cerebrali ? Non è solo la teoria di complottisti metafisici ma anche la constataztone scientifica degli esperti di Houston: con l’immagine e poche parole ti condizionano totalmente

[…] Un nuovo sistema di indagine sulle scelte dei consumatori sembra aprire possibilità enormi, e inquietanti, per le strategie di vendita. Si chiama neuro-marketing e significa che da oggi il marketing potrebbe basarsi su quello che effettivamente succede nel cervello delle persone in risposta agli stimoli dei prodotti o della pubblicità. […]

L’estate scorsa è uscita sui giornali la notizia che Read Montague, del Baylor College of Medicine di Houston, ha trovato la risposta ad uno dei piú clamorosi paradossi della pubblicità: come mai la Coca Cola vende piú della Pepsi anche se quest’ultima, come è stato dimostrato piú volte, piace di piú nelle degustazioni “alla cieca”, in cui chi beve non conosce marca e produttore prima di esprimere il proprio giudizio. Montague ha organizzato un test di questo tipo con un gruppo di studenti e ha confermato la preferenza per la Pepsi. Ma mentre assaggiavano le due bibite ha scrutato la loro attività cerebrale utilizzando un modernissimo sistema di diagnosi, la risonanza magnetica funzionale. Ha scoperto così che quando bevevano il drink giudicato migliore si attivava la cosiddetta “porzione ventrale del putamen”, una regione del cervello coinvolta nell’elaborazione della sensazione del piacere. Se però la marca della bevanda veniva svelata prima dell’assaggio, il giudizio e il quadro dell’attività nervosa cambiavano: la maggioranza degli studenti preferivano la Coca Cola e oltre al putamen si attivava una seconda area del cervello: la corteccia prefrontale mediana, una zona implicata in processi cognitivi di alto livello, come il ragionamento, la pianificazione delle strategie comportamentali e il senso di sé.

L’interpretazione di Montague è che i soggetti si sono fatti “incantare” dai ricordi e dalle emozioni legate al marchio, mettendo il gusto in secondo piano. Creare un marchio capace di incidere così profondamente sulla volontà dei consumatori è il sogno di ogni responsabile marketing.

 
Questa pace terribile PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica   
Lunedì 22 Novembre 2004 01:00

I giovani si rifiutano di soffrire e di lottare ? Hanno insegnato loro che la felicità è un “diritto”; ecco perchè morranno disperati. A meno che...


Entriamo nella classe di una scuola di periferia: il professore vorrebbe interrogare un'allieva, due domandine su un racconto di Maupassant letto nella lezione precedente, niente di difficile. Ebbene, la ragazza si rifiuta tassativamente di farsi interrogare, non ci pensa proprio di alzarsi e rispondere. Il professore le chiede il perché di quella decisione: non ha studiato, non ricorda, pensa di essere più pronta l'indomani?
Perché adesso non vuole accettare due domande? La risposta è semplice e chiara: "Non voglio soffrire neanche un minuto: ma nessuno vuole più soffrire, non se ne è accorto professore?". In fondo questo deve essere lo stesso pensiero che ha portato i quattro studenti del Parini di Milano a di allagare la scuola per evitare un compito di greco. Non volevano soffrire. Ecco la verità centrale della nostra civiltà, ciò che prima l'ha resa straordinaria e ora la rende così fragile. Contro la crudeltà della Natura, contro la violenza degli uomini, contro i sensi di colpa e contro ogni dolore, la nostra civiltà ha trovato mille soluzioni.
I nostri padri e i nostri fratelli maggiori hanno inventato l'anestesia, lo stato sociale, il tempo libero, il divorzio e l'aborto, le medicine, il cinema e la televisione, i centri anziani e le ferie, i bar e il campionato di calcio, il laicismo e il diritto al piacere: e il mondo è diventato migliore, tanta inutile pena è stata sconfitta. Siamo vissuti a lungo in un tempo che ha quasi realizzato il sogno di una vita più felice, di una rosa quasi senza spine. Certo, la sofferenza non può mai essere debellata totalmente perché le prepotenze sociali restano, perché la morte alla fine arriva, perché la vita comunque è dura. E soprattutto non si può cancellare la fatica che ognuno deve fare per dare una forma alla propria esistenza. Ognuno sa di avere un destino da compiere, e questo costa un impegno e dunque anche una sofferenza. Se non la spremiamo, dalla nostra arancia non uscirà alcun succo. Insomma, abbiamo costruito un modello di società dove non dobbiamo patire insensatamente: dobbiamo solo cercare di essere felici esprimendo il meglio di noi stessi, e forse possiamo anche farcela. Ma ora questo modello traballa per lo stesso motivo per cui si è imposto. Come ha dichiarato quell'alunna, noi non vogliamo soffrire mai, neppure per un momento, neppure per misurare le nostre forze. Ancora una volta dai ragazzi, avanguardia del tempo, ci arriva il messaggio più nitido, quello ci costringe a riflettere sul centro della questione. La nostra capacità di sopportare le difficoltà, di raccogliere le energie di fronte a una piccola salita, di pretendere qualcosa di più da noi stessi grazie a uno sforzo anche esiguo, ormai si sta esaurendo. Andiamo avanti a pasticche che sollevano dalla depressione o smorzano l'ansia, beviamo per non sentirci inadeguati, abbassiamo ogni giorno gli obiettivi, ci ritiriamo da ogni confronto, anche dal confronto con la nostra vita e con i nostri sogni. Tutto va bene così come è, e se non va bene ci si può sempre voltare dall'altra parte, distrarsi, stordirsi, evitarsi. Non c'è grappolo che non sia comunque troppo in alto, non c'è uva che non sia acerba. Persino la malinconia, sentimento capace di allargare l'anima per farle accogliere tanta altra vita, viene respinta dal nostro modello imperante. E così questa civiltà, che tante battaglie ha combattuto e vinto contro ogni dolore, ora si sta afflosciando. Ogni nobile illusione viene immediatamente scartata perché prevede una fatica che non si desidera più compiere.
Anche una semplice interrogazione o un compitino in classe diventano vette impervie da sp

 
Molto più efficaci di Erode PDF Stampa E-mail
Scritto da MSNBC   
Lunedì 22 Novembre 2004 01:00

Quello dei Vangeli, contrariamente alle fole, non mandò a morte alcun neonato. Questi invece riescono a spingere i fanciulli a togliersi di mezzo da soli.

WASHINGTON - The Food and Drug Administration, venerdì ha ordinato che tutti gli antidepressivi abbiano un "black box" (riquadro nero) con l'avvertenza:

"Aumenta il rischio di pensieri e comportamenti tendenti al suicidio nei bambini che ne fanno uso."

Ai pazienti e ai loro genitori con ogni nuova confezione verranno date delle istruzioni per l'uso che includono l'avvertenza.

Il Dr. Lester Crawford, sovrintendente in carica della FDA afferma che la sua decisione è fondata sugli "ultimissimi e migliori risultati scientifici"

"Comunque noi continueremo a credere che questi farmaci forniscono dei benefici significativi per i pazienti della pediatria quando sono usati in modo appropriato. " ha riferito ai giornalisti.

"Gli antidepressivi aumentano il rischio di pensieri e comportamenti tendenti al suicidio ... in bambini e adolescenti con significativi disturbi di depressione e altri disturbi psichiatrici," così inizia l'avvertimento. Questi rischi devono essere soppesati con l'effettiva necessità, le indicazioni nell'etichetta devono essere inserite in un riquadro nero

(black box) da quì il nome "black box".

La guida informativa, che sarà a disposizione dei pazienti e i loro genitori entro poche settimane, ripete questi avvertimenti.

L'azione della FDA, che segue alla lettera una raccomandazione dei suoi consiglieri, è stata spronata da dati che mostrano che mediamente dal 2 al 3 per cento dei bambini che prendono gli antidepressivi hanno un incremento di pensieri e azioni tendenti al suicidio. Degli esperti indipendenti, in collaborazione con la Columbia University, per i loro ritrovamenti si sono

basati sulla revisione di informazioni provenienti da 24 cause processuali riguardanti più di 4.400 pazienti che hanno preso antidepressivi. Il rischio maggiore è stato riscontrato nei primissimi mesi del trattamento. Crawford ha affermato che i suicidi fra i giovani sono diminuiti del 25% nell'ultima decade dato che le prescrizioni di antidepressivi ai bambini si sono

innalzate. Attualmente le prescrizioni di antidepressivi che riguardano bambini da 1 a 17 anni d'età ammontano al 7% del totale.

L' American Psychiatric Association (APA) ha espresso preoccupazione perchè

 
Cybermen PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Venerdì 19 Novembre 2004 01:00

Presto saremo strettamente legati ai computer che riconosceranno le nostre impronte dell’iride e quelle digitali. Welcome to paradise !

Le password faranno presto parte della nostra storia. Per ironia della sorte, a lanciare la crociata contro i codici alfa-numerici è lo stesso Bill Gates, l’uomo che più di ogni altro ha legato la propria fortuna all’accoppiata username-password. A mandare in archivio «una tecnologia ormai moribonda», ha detto Gates ieri al Futurshow, saranno le smart card e la biometria, l’identificazione legata alle impronte digitali o al riconoscimento dell’iride, ritenute più sicure e affidabili oltre che più pratiche. Dunque, presto non avremo più bisogno di ricordare a memoria il codice pin del cellulare, quello del bancomat o della carta di credito. E anche l’accesso ai siti internet che richiedono una registrazione - dalla posta elettronica al conto corrente online - sarà possibile sfiorando con un dito lo «scanner» del pc, in grado di riconoscere l’utente e di farlo accedere ai siti a cui è registrato.


SICUREZZA - Così, se «il problema della sicurezza è legato alla debolezza delle password» - come sostiene Bill Gates - il nostro dito diventerà la chiave d’accesso universale per il web. In effetti, le combinazioni con data di nascita, nome dei figli, della mamma, della fidanzata o del gatto non ci hanno mai fatto sentire al sicuro. La biometria - cioè l’utilizzo di tratti distintivi del corpo umano (voce, retina, riconoscimento facciale, impronte digitali) come «chiave» di accesso - non manderà in archivio solo le password. Già utilizzati in alcuni aeroporti per motivi di sicurezza, questi sistemi si stanno diffondendo rapidamente ad altre applicazioni. Nella Carolina del Sud, la catena di supermercati Piggy Wiggly ha adottato un sistema di pagamento via impronte digitali. I clienti, dopo aver fatto la spesa, possono pagare il conto, senza code e senza mettere mano al portafoglio, semplicemente passando il pollice su appositi scanner sistemati alle casse.

TELEFONINI COME BANCOMAT - Dopo aver sorpassato nel 2003 il vecchio denaro contante, anche carte di credito e bancomat rischiano così in futuro di perdere il primato ad opera di nuovi sistemi di pagamento. Fantascienza? Forse, ma intanto in Giappone la compagnia di telefonia mobile DoCoMo ha lanciato una nuova linea di cellulari dotati di chip speciali che consentono di utilizzare i telefonini come carta di credito. Nel vecchio continente la risposta alla supremazia tecnologica del Sol Levante è affidata alla finlandese Nokia, che all’inizio del 2005 partirà con una sperimentazione nella cittadina tedesca di Hanau, vicino a Francoforte. I cittadini dotati di un cellulare sperimentale potranno pagare l’autobus semplicemente passando il proprio telefonino davanti a un lettore in grado di registrare i dati del viaggio e di addebitare il relativo costo via telefono.
L’utilizzo di chip per motivi di sicurezza si sta diffondendo anche negli ospedali: in Inghilterra, già dal 2003, undicimila dipendenti del servizio sanitario nazionale, distribuiti in 60 ospedali, utilizzano l’impr

 
Le bestie di Sion PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 19 Novembre 2004 01:00

Giocavano a calcio con le teste di chi ammazzavano, poi si facevano fotografare o riprendere e vendevano foto e video. Terroristi arabi? No, l'esercito israeliano sui palestinesi. Quanto ancora beatificheremo la loro "civiltà" democratica?

GERUSALEMME - Un ufficiale aveva scoperto i soldati mentre si accanivano sui corpi e li aveva puniti, rimproverandoli aspramente: "Non siete degli animali". I membri di un'unità combattente che aveva appena ucciso alcuni "terroristi palestinesi", prima disposero accuratamente in fila le loro teste tagliate, poi si misero in posa per la foto ricordo. Non pago, un soldato si fa fotografare mentre infila nella bocca di una di quelle teste la sua sigaretta appena accesa.

Dalla Valle del Giordano alla striscia di Gaza, da Hebron a Nablus: la piccola disgustosa geografia della vergogna di Tsahal - acronimo di Tsva Haganà Le Israele, cioè Armata di difesa di Israele - è apparsa oggi in prima pagina sul quotidiano conservatore Yedioth Ahronoth, il più popolare di Israele. Con immagini e titoli che gridano indignazione: "Documenti orribili".

Altra foto ricordo, stavolta a Gaza, l'anno scorso, con cadavere di poliziotto palestinese da esibire come trofeo di guerra. Poi, le foto si vendono a mezzo Euro l'una. Il commercio è florido, vanno a ruba anche i video. Di un civile palestinese sappiamo che per sua disgrazia si era trovato troppo vicino ad un tank con la stella di David. Dal carro armato non ci pensano due volte: lo uccidono a bruciapelo. Dopo un'ispezione sul corpo, scoprono che era disarmato. Abbiamo fatto questo nel timore che ci attaccasse, si giustificheranno più tardi i soldati.

Dimenticando di aggiungere che, subito dopo, quel corpo di vittima innocente l'avevano issato su un veicolo, l'avevano portato alla base e ci avevano "giocato".
 
Com’era verde la mia vallata PDF Stampa E-mail
Scritto da Contributo a noereporter   
Giovedì 18 Novembre 2004 01:00

Nostalgia di un tempo che fu, eppure era appena ieri. Una cittadina che muta forma e cerca anima, preda dell’amministrazione distratta e superficiale di giunte inadeguate ai tempi. In un contributo di un lettore

La mia città natale non esiste più! Me la ricordavo come la classica cittadina toscana, con il Corso perennemente frequentato da ragazzi in cerca di svago, signore affaccendate nella spesa, gruppi di anziani intenti a chiacchierare dei ricordi di gioventù.

C’era il ritrovo in Piazza del Duomo alla domenica alla messa di mezzogiorno, c’erano i personaggi storici, dal fornaio al macellaio, dal sarto al pasticcere.

Oggi la mia città e scomparsa o quantomeno è assolutamente snaturata: il centro storico è stato abbandonato agli immigrati anche negli orari più tradizionali.

Al posto del più vecchio forno c’e’ un negozio con l’insegna “Al vecchio forno” ma con le sottoinsegne in cinese, e dentro si vendono solo prodotti cinesi; i capannelli di anziani sono stati sostituiti da gruppi di cinesi ambulanti con i loro tappeti pieni di DVD o VHS di contrabbando.

La popolazione locale sembra aver abbandonato la città: ho domandato a degli amici come mai il centro storico fosse deserto e mi hanno risposto “Ormai in centro ci vanno solo gli stranieri. Se usciamo andiamo nei centri commerciali”.
L’amministrazione comunale, composta essenzialmente da esponenti DS ormai pienamente inseriti in logiche di potere, si vanta del suo operato, sostenendo di aver creato una città multirazziale, senza tener conto del fatto che ormai sono proprio gli italiani a essere emarginati.

Il fenomeno dell’immigrazione cominciò con l’arrivo della comunità cinese, stimolata dall’amministrazione per garantire all’imprenditoria tessile manodopera a basso costo: oggi i cinesi rappresentano una città nella città con i loro negozi, le loro aziende, la loro “malavita” sempre più organizzata, con il loro tasso di mortalità estremamente basso (denunciato più volte dall’anagrafe comunale) dovuto alle mancate denunce di morte (una carta di identità cinese si può sempre riciclare). Ai cinesi preponderanti si sono aggiunte le altre immigrazioni classiche dell’Italia settentrionale, da quella nordafricana a quella albanese.

Il risultato non si può descrivere: dovreste farvi un giro in centro la domenica pomeriggio!

 
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