“rivedere” il tracciato di una barriera di segregazione innalzata da occupanti sui terreni confiscati ai loro nemici. Questa la sentenza della corte israeliana, ora si aspetta quella della Corte internazionale che per diritto dovrebbe dettare la distruzione di quel muro, sempre che poi la sentenza venga eseguita dagli israeliani.
Secondo la radio militare, adesso, un tratto di barriera di 30 chilometri dovrà essere smantellato e spostato. Gli abitanti palestinesi di quella zona avranno diritto a risarcimenti. Solo ieri il premier palestinese Abu Ala aveva convocato la riunione settimanale del governo dell’Anp ad Al Ram, un sobborgo di Gerusalemme, a poche decine di metri dalla barriera di sicurezza israeliana, in segno di protesta contro il Muro.
Ora l’attenzione si sposta al parere, solo consultivo, della Corte internazionale. Ai giudici è stato chiesto di chiarire “quali sono in diritto le conseguenze della costruzione di un muro che Israele, potenza occupante, sta realizzando nei territori palestinesi occupati, anche all’interno del circuito di Gerusalemme est”. In pratica i giudici dovranno stabile se la barriera non sia in contrasto con il diritto internazionale, in quanto limita gli spostamenti di centinaia di migliaia di palestinesi.
Nei mesi scorsi i giudici hanno ascoltato le posizioni di oltre venti paesi ed organizzazioni, praticamente tutte a favore dei palestinesi, e le argomentazioni scritte presentate dal governo di Sharon. Poi si sono presi del tempo per decidere. Tempo che scadrà il 9 luglio.
