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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Essa domina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 22:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Regge malgrado la concorrenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ancora </p>



<p>Per il sesto anno consecutivo,la Sapienza Università di Roma si conferma la migliore istituzione al mondo nel campo delle Lettere Classiche e della Storia Antica. Mentre altri prestigiosi atenei registrano oscillazioni — come Oxford, scivolata al quarto posto dietro i due colossi cinesi Fudan e Pechino — la Sapienza mantiene saldamente la vetta. È quanto emerge dai QS World University Rankings by Subject 2026, pubblicati di recente, che ogni anno confrontano le università globali in base alle singole discipline.<br>Più in generale, come fa notare un&#8217;analisi del report effettuata dal portale Skuola.net, tra i giganti statunitensi e la rapida ascesa degli atenei asiatici, l’Italia vanta ben 8 piazzamenti nella Top 10 mondiale e altri 8 nella Top 20.<br>Nel contesto dell&#8217;Unione Europea, la performance italiana è superata solo dall&#8217;Olanda (15 istituti in Top 10 e 35 in Top 20). Ma l’Italia precede grandi nazioni come la Francia (6 atenei in Top 10, nessun primato assoluto e 9 nella Top 20) e la Germania (2 atenei in Top 10 e 14 nella Top 20).<br>QS World University Rankings by Subject: i piazzamenti delle italiane<br>L’ateneo romano, oltre al primato nelle discipline classiche, eccelle in altre materie dell&#8217;area umanistica, posizionandosi al settimo posto globale sia in Storia dell’Arte che in Archeologia. Oltre alla Sapienza, altri tre atenei italiani figurano tra i primi dieci al mondo nelle rispettive categorie: il Politecnico di Milano (6° in Architettura e 7° in Art &amp; Design), l&#8217;Università Bocconi (9ª nel Marketing e 10ª in Business &amp; Management) e la Scuola Normale Superiore di Pisa (10ª negli Studi Classici).<br>Il Politecnico di Milano si distingue, inoltre, con tre corsi di area STEM nella Top 20 (Ingegneria Meccanica, Aeronautica e Civile al 14° posto; Ingegneria e Tecnologia al 20°) e altri sei nella Top 50: Data Science e AI, Ingegneria Chimica, Ingegneria Elettrica ed Elettronica, Scienza dei Materiali, Ingegneria Mineraria e Matematica.<br>Anche il Politecnico di Torino si posiziona tra i leader mondiali: 18° in Architettura, 19° in Ingegneria del Petrolio e con altri quattro corsi presenti nella Top 50. La Bocconi estende il proprio prestigio oltre i due piazzamenti in Top 10, classificandosi 18ª in Economia ed Econometria, 20ª in Accounting &amp; Finance e 48ª in Social Policy &amp; Administration. In ambito politico, la Luiss raggiunge il 23° posto in Politics &amp; International Studies, seguita dall&#8217;Istituto Universitario Europeo di Fiesole (31°).<br>L&#8217;Università di Bologna (Alma Mater) vanta 9 discipline tra le prime 50 al mondo, con l&#8217;Archeologia al 19° posto e Ingegneria del Petrolio al 24°, mentre la Sapienza ne conta 6 nella medesima fascia. Tra le altre performance di rilievo, l&#8217;Università di Padova si attesta al 48° posto in Psicologia e l&#8217;Università di Torino al 42° in Filosofia. Si segnala inoltre la NABA di Milano, che entra in classifica al 41° posto per Art &amp; Design.<br>Nell&#8217;area delle Lettere e della Storia dell&#8217;Arte, emergono le ottime performance dello IUAV di Venezia (14° in Storia dell&#8217;Arte), delle università di Firenze e Roma Tre (entrambe 26ª), dell&#8217;Università di Pisa (23ª in Lettere Classiche) e della veneziana Ca&#8217; Foscari (24ª nella medesima disciplina).<br>In totale, sono 60 gli atenei italiani citati (rispetto ai 56 del 2025) compaiono 769 volte nella classifica, di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi. L&#8217;Italia è il settimo paese più rappresentato per atenei classificati.</p>
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		<title>Napul&#8217;è</title>
		<link>https://noreporter.org/napule/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Non per niente lì hanno fatto fallire la Banca Rothschild</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C&#8217;è sempre un&#8217;idea geniale</p>



<p>È nata e cresciuta a San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia orientale di Napoli, ed ora lavora alla Apple Academy che proprio nel Polo della Federico II decise di aprire la sua sede italiana nel 2016.<br>Roberta Napolitano è oggi una product owner, responsabile di prodotto, e, insieme a tanti altri, festeggia i dieci anni del Polo federiciano.</p>



<p>&#8220;Io sono cresciuta qui, la mia famiglia vive a San Giovanni da quattro generazioni e la nostra casa è a pochi minuti da questa struttura &#8211; racconta &#8211; ricordo che quando ero piccola mio nonno aspettava la realizzazione del campus e diceva sempre che si doveva investire in questo territorio perché sarebbe arrivata l&#8217;università&#8221;. La famiglia di Roberta gestiva il bar della zona, il bar che era il riferimento per i tanti lavoratori della fabbrica conserviera Cirio, poi dismessa.</p>



<p>&#8220;Quando la fabbrica chiuse &#8211; ricorda Roberta &#8211; si percepì subito il vuoto, un vuoto che è stato colmato dalla Federico II grazie alla quale il quartiere è rinato e tutto questo mi scalda il cuore perché qui ora si vede il futuro e questo cambiamento lo si percepisce anche nelle interazioni quotidiane: la gente del posto, che ad esempio gestisce attività commerciali, come i bar, le trattorie, prova a parlare inglese per confrontarsi con i tanti studenti anche stranieri che frequentano le Academy del Polo di San Giovanni&#8221;.</p>



<p>E così l&#8217;area ex Cirio da fabbrica abbandonata  (in foto) si è trasformata in fabbrica dei saperi considerata &#8216;best practice&#8217; a livello europeo, che ospita anche uno dei computer quantistici più potenti a livello internazionale. In quei corridoi dove nel &#8216;900 si lavorava il pomodoro oggi si sviluppano applicazioni, si realizza il futuro. E proprio in quei corridoi si muove Roberta che qui è entrata nell&#8217;anno accademico 2018-2019. &#8220;Ho imparato tutto da zero, ho scoperto un mondo completamente diverso che mi ha fatto capire come la tecnologia risolva problematiche molto umane&#8221;</p>
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		<title>Come ottenere uno sgravio</title>
		<link>https://noreporter.org/come-ottenere-uno-sgravio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal governo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>sulle bollette</p>



<p>Un bonus da 115 euro contro il caro bollette. Arrivato il via libera da Arera, che ha definito le modalità operative per l’erogazione del contributo straordinario previsto dal dl Bollette.</p>



<p>A chi spetta e come accedere al bonus<br>Il contributo riguarda i clienti domestici titolari del bonus sociale elettrico al 21 febbraio 2026, data di entrata in vigore del decreto stesso. I destinatari del provvedimento non dovranno presentare alcuna domanda; il contributo, infatti, sarà riconosciuto automaticamente e in un’unica soluzione ai clienti domestici titolari di un punto di prelievo attivo e riceventi il bonus sociale per disagio economico.<br>Il contributo &#8211; spiega Arera &#8211; sarà riconosciuto direttamente in bolletta, nella prima fattura utile successiva all’adozione del presente provvedimento, con evidenza separata rispetto alle altre voci. L’erogazione avviene a cura del fornitore o dell&#8217;esercente la maggior tutela che serviva il cliente alla data del 21 febbraio 2026, anche qualora il cliente abbia successivamente cambiato fornitore. Qualora dalla medesima bolletta risulti un credito a favore del cliente, questo sarà contabilizzato nelle bollette successive. In caso di interruzione della fornitura, il credito sarà corrisposto secondo le modalità previste dalla deliberazione 63/2021/R/com.</p>



<p>Bonus cumulabile: come funziona, Isee massimo<br>Arera ricorda inoltre che il contributo straordinario è cumulabile con altri sconti, quindi va ad aggiungersi alle riduzioni già previste per i beneficiari del bonus sociale elettrico. Con successivo provvedimento, l’Autorità definirà le modalità di erogazione del contributo volontario previsto dall&#8217;articolo 1, comma 2 del medesimo decreto-legge, destinato ai nuclei familiari non titolari del bonus sociale con Isee annuale non superiore a 25.000 euro.</p>
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		<title>Fronte della nostalgia</title>
		<link>https://noreporter.org/fronte-della-nostalgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 22:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci compravamo i giornalini e le figurine</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un&#8217;iniziativa in Abruzzo</p>



<p>Contro una crisi che sembra non avere fine, un piccolo comune abruzzese corre ai ripari e si schiera a difesa delle edicole, ultimo baluardo dell&#8217;informazione tradizionale, fatta di carta e persone, di incontro e socialità.<br>Fossacesia, paese della costiera adriatica, &#8216;salva&#8217; i giornalai e vara il provvedimento che esenta i gestori dal pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico.</p>



<p>Un&#8217;iniziativa proposta dal sindaco Enrico Di Giuseppantonio &#8211; e approvata nei giorni scorsi all&#8217;unanimità dal consiglio comunale &#8211; che diventa &#8220;un esempio da seguire&#8221; e che è valsa al comune sulla costa dei Trabocchi, 6.400 abitanti, il plauso del sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri con delega all&#8217;informazione e all&#8217;editoria, Alberto Barachini. Il senatore ha telefonato al primo cittadino per esprimere il proprio apprezzamento. &#8220;Un aiuto concreto dal territorio per sostenere un comparto ancora decisivo per il sistema dell&#8217;informazione &#8211; le parole del senatore -. L&#8217;auspicio è che altri Comuni seguano questo esempio, mentre a livello nazionale prosegue il lavoro a sostegno delle edicole e dell&#8217;intero settore editoriale&#8221;.</p>



<p>Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, segnato da un calo delle vendite e da numerose chiusure di edicole in tutto il Paese. &#8220;Ho molto gradito la telefonata e le parole di stima del sottosegretario Barachini &#8211; la replica del sindaco Di Giuseppantonio -, ma ho apprezzato soprattutto il gesto istituzionale di un rappresentante del governo che chiama uno dei tanti sindaci italiani per riconoscere una scelta compiuta nell&#8217;interesse della propria città e dell&#8217;Italia. È stato un confronto lungo e significativo, nel quale abbiamo condiviso la consapevolezza di quanto le edicole rappresentino ancora oggi un presidio fondamentale di informazione, pluralismo e coesione sociale. La nostra decisione nasce dalla volontà di sostenere concretamente questi punti di riferimento per i cittadini, in una fase di grande difficoltà per l&#8217;intero comparto&#8221;.</p>



<p>Commentando il provvedimento subito dopo l&#8217;approvazione, Di Giuseppantonio ha parlato di segnale chiaro e forte evidenziando che &#8220;i comuni devono fare la loro parte per sostenere le edicole, che rappresentano un presidio fondamentale di informazione e di socialità. Offrire l&#8217;occupazione di suolo pubblico a costo zero significa creare un&#8217;opportunità concreta per chi intende investire e contribuire a mantenere vivo il centro cittadino. È un atto di responsabilità verso il commercio locale e verso il diritto dei cittadini ad avere punti di accesso all&#8217;informazione&#8221;.</p>
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		<title>Quella Britannia romana che riaffiora</title>
		<link>https://noreporter.org/quella-britannia-romana-che-riaffiora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acqua calda con latte o limone?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>stilearte.it</p>



<p>Il silenzio tranquillo di un quartiere residenziale. Poi, sotto pochi decimetri di terra, una linea di pietre appare improvvisamente regolare, troppo precisa per essere naturale. Per poter fare qualcosa, in quell’area, devono finanziare uno scavo archeologico completo.<br>Gli archeologi di Guard Archaeology iniziano a scavare con cautela e la forma che emerge dal suolo è sorprendente: resti di un piccolo presidio militare romano, rimasto nascosto per quasi duemila anni sotto il prato. Un frammento di frontiera imperiale che riemerge all’improvviso e modifica la mappa di uno dei più grandi sistemi difensivi costruiti da Roma nel nord dell’Europa.<br>La scoperta proviene da indagini archeologiche condotte nei giardini di alcune abitazioni lungo Boclair Road, nella località scozzese di Bearsden. Durante lavori edilizi e verifiche preventive, gli archeologi hanno individuato i resti di un fortino romano sconosciuto, un piccolo presidio militare collegato al grande sistema difensivo del Vallo di Antonino, la barriera che segnava il limite settentrionale dell’impero romano in Britannia.</p>



<p>Il cosiddetto Vallo Antonino attraversava la Scozia centrale per circa sessantadue chilometri, collegando il Firth of Clyde con il Firth of Forth. Fu costruito a partire dal 142 d.C. durante il regno dell’imperatore Antoninus Pius e rappresentava un tentativo ambizioso di spostare più a nord la frontiera dell’impero. L’opera fu realizzata sotto la direzione del governatore della provincia di Britannia, il generale Quintus Lollius Urbicus, che coordinò la costruzione di un sistema difensivo complesso destinato a controllare e organizzare il territorio conquistato.<br>A differenza del più celebre Hadrian’s Wall, costruito quasi interamente in pietra, il Vallo Antonino era formato principalmente da un alto terrapieno di terra e zolle erbose appoggiato su una base di pietra larga poco meno di cinque metri. Sul lato settentrionale correva un ampio fossato difensivo, mentre alle spalle del muro si sviluppava una strada militare che consentiva il rapido spostamento delle truppe lungo l’intera linea di frontiera. Questo sistema non era una semplice barriera, ma un vero paesaggio militare organizzato, composto da una serie di installazioni: forti principali disposti a intervalli regolari, piccoli fortini intermedi, torri di osservazione, campi temporanei, depositi logistici e infrastrutture di comunicazione.<br>Il fortino individuato a Bearsden appartiene proprio a questa rete capillare di presidi minori. Gli archeologi hanno riconosciuto la prima struttura durante gli scavi di fondazione di una casa.<br>È emersa una base muraria lineare in pietra arenaria, orientata nord-ovest/sud-est, lunga circa sei metri e larga poco meno di tre. Le pietre non erano legate da malta, ma disposte con grande regolarità, con una fila di blocchi che delimitava il margine occidentale della struttura. La muratura conservata è oggi molto bassa, tra diciotto e venticinque centimetri, ma la disposizione dei blocchi e la posizione rispetto al tracciato del Vallo indicano chiaramente un’origine romana.</p>



<p>Poco distante, durante altri lavori edilizi, è emersa una seconda struttura: un fossato rettilineo, con pareti ripide e fondo piatto. La porzione scavata dagli archeologi è lunga poco più di tre metri e profonda circa mezzo metro, ma si tratta chiaramente di un segmento di una trincea più ampia. L’orientamento del fossato coincide perfettamente con quello della base muraria. Questa corrispondenza ha portato gli studiosi a interpretare le due strutture come parti dello stesso sistema difensivo, probabilmente il perimetro di un piccolo fortino militare destinato al controllo della frontiera.<br>La posizione topografica del sito rafforza questa interpretazione. Il punto scelto per la costruzione si trova su un leggero rilievo, da cui si domina il territorio circostante e soprattutto le regioni situate a nord del Vallo, cioè le aree che non facevano parte dell’impero. Da qui i soldati romani potevano osservare i movimenti delle popolazioni locali e segnalare eventuali spostamenti sospetti lungo la frontiera.<br>Un elemento particolarmente interessante è la vicinanza con il forte romano di Bearsden, situato circa settecento metri più a ovest. Questo grande presidio faceva parte della catena principale di fortificazioni che sorvegliavano il Vallo Antonino. Il nuovo fortino doveva essere intervisibile con il forte maggiore, permettendo comunicazioni rapide tramite segnali visivi, fuochi o fumi. In questo modo la frontiera romana funzionava come un sistema coordinato di osservazione e difesa, capace di trasmettere rapidamente informazioni lungo decine di chilometri.</p>



<p>Le analisi scientifiche effettuate sul sito hanno permesso di ricostruire anche la storia ambientale del fossato. Campioni di materiale organico prelevati dal fondo sono stati sottoposti a datazione al radiocarbonio. I risultati indicano che il fossato fu utilizzato tra la metà del II secolo e la metà del III secolo d.C., un periodo che coincide con la fase di attività del Vallo Antonino. Le analisi statistiche suggeriscono che la vegetazione presente sul fondo del fossato si sviluppò tra il II e il III secolo, mentre gli strati superiori si formarono successivamente, quando la struttura era ormai abbandonata e iniziava a riempirsi di sedimenti naturali.<br>Il contenuto del fossato ha restituito informazioni molto dettagliate sull’ambiente antico. Nei sedimenti sono stati identificati muschi di palude, frammenti di betulla e salice, semi di piante erbacee, gusci di nocciola e semi di rovo. La presenza di resti di insetti acquatici e di piccole pulci d’acqua indica che il fossato rimase pieno d’acqua per lunghi periodi, trasformandosi progressivamente in una piccola zona umida.<br>Questo quadro botanico suggerisce che l’area fosse circondata da boschetti di betulla e salice, tipici dei paesaggi umidi della Scozia centrale. Dopo l’abbandono della struttura militare, la vegetazione colonizzò rapidamente il fossato e le sue sponde, cancellando lentamente le tracce dell’occupazione romana.</p>



<p>Nel fondo del fossato sono stati recuperati anche quattro frammenti di legno, conservati in condizioni anaerobiche grazie all’umidità del terreno. Si tratta probabilmente di rami o piccoli tronchi di salice o pioppo. Il loro stato di conservazione è molto degradato e non consente analisi dendrocronologiche precise, ma questi resti testimoniano comunque il tipo di vegetazione presente nell’area e il processo naturale di riempimento del fossato nel corso dei secoli.<br>La scoperta del fortino di Boclair Road è importante perché lungo il Vallo Antonino sono stati identificati circa diciassette forti principali e numerosi fortini minori, ma non tutti sono stati localizzati con precisione. Ogni nuova scoperta contribuisce quindi a definire meglio la struttura della frontiera romana nel nord della Britannia.<br>Il sistema difensivo non era soltanto una linea militare. Era anche uno strumento di controllo del territorio, regolazione dei movimenti e gestione economica delle regioni di confine. Attraverso questi presidi Roma controllava il passaggio di persone e merci, esercitava pressione sulle popolazioni locali e organizzava la presenza militare lungo un limite geopolitico che separava il mondo romano dalle comunità dell’estremo nord.</p>



<p>Facciamo un po’ di passi indietro e torniamo alla conquista romana della Britannia. Quando le legioni di Claudius invasero l’isola nel 43 d.C., l’obiettivo non era soltanto militare. Roma voleva integrare progressivamente il territorio nel sistema economico e amministrativo dell’impero, controllando le vie di comunicazione, le risorse minerarie e le popolazioni locali. Nel corso dei decenni successivi l’occupazione romana avanzò verso nord, incontrando però una resistenza sempre più forte nelle regioni montuose della Britannia settentrionale.<br>Per stabilizzare questa frontiera instabile, l’imperatore Adriano decise di costruire una grande barriera difensiva: il celebre Vallo di Adriano. Realizzato a partire dal 122 d.C., questo muro segnava il limite settentrionale della provincia romana e costituiva una linea di controllo permanente. Non era semplicemente un muro difensivo: era un sistema organizzato di posti di sorveglianza, porte di passaggio, forti militari e torri, che permetteva di regolare i movimenti di persone e merci tra le zone sotto controllo romano e i territori oltre il confine.</p>



<p>Circa vent’anni dopo, però, la politica imperiale cambiò. Durante il regno di Antoninus Pius Roma tentò una nuova avanzata verso nord. L’esercito conquistò una fascia di territorio più settentrionale della Britannia e costruì una nuova linea di frontiera: il grande terrapieno noto come Vallo Antonino.<br>Questo vallo correva attraverso la Scozia centrale per circa sessanta chilometri, collegando il Firth of Clyde con il Firth of Forth. A differenza del muro di Adriano, costruito prevalentemente in pietra, il Vallo Antonino era formato soprattutto da terra e zolle erbose, accumulate sopra una solida base in pietra. Sul lato settentrionale correva un ampio fossato difensivo, mentre alle spalle del terrapieno si sviluppava una strada militare che consentiva alle truppe di spostarsi rapidamente lungo tutta la linea di confine.<br>Il sistema non era costituito soltanto da una barriera lineare. Era una vera infrastruttura militare complessa, composta da una rete di installazioni coordinate: forti principali che ospitavano intere unità militari, piccoli fortini intermedi, torri di osservazione, strade e campi temporanei. I forti maggiori erano distanziati tra loro di circa tre chilometri e ospitavano centinaia di soldati. Tra questi grandi presidi venivano inseriti fortini più piccoli, con guarnigioni ridotte, destinati a controllare porzioni specifiche del territorio o a garantire collegamenti visivi tra le diverse basi.</p>



<p>Il fortino scoperto sotto il giardino di Bearsden potrebbe appartenere proprio a questa categoria. Strutture di questo tipo erano generalmente occupate da piccoli distaccamenti di soldati, forse poche decine di uomini. Il loro compito principale non era sostenere grandi battaglie, ma osservare il territorio, controllare i movimenti lungo la frontiera e trasmettere rapidamente segnali ai forti maggiori. Spesso erano posizionati in punti strategici, su piccoli rilievi o in luoghi da cui era possibile dominare visivamente vaste aree.<br>Questi presidi funzionavano come nodi di un sistema di sorveglianza diffuso. Se un gruppo ostile attraversava il confine o se si verificavano movimenti sospetti, il fortino poteva avvisare il forte più vicino tramite segnali visivi o messaggeri a cavallo. In questo modo l’esercito romano poteva reagire rapidamente, concentrando le truppe dove necessario.<br>Il Vallo Antonino rappresentava però un progetto ambizioso e relativamente breve nella storia dell’impero. La frontiera rimase attiva solo per alcuni decenni. Intorno alla metà del II secolo d.C. le difficoltà logistiche e la pressione delle popolazioni locali spinsero Roma ad abbandonare la nuova linea difensiva e a ritirarsi nuovamente verso sud, riutilizzando il più solido e meglio organizzato muro di Adriano.</p>



<p>Questo significa che molti dei piccoli presidi costruiti lungo il Vallo Antonino ebbero una vita relativamente breve, forse una o due generazioni di soldati al massimo. Dopo l’abbandono, le strutture furono progressivamente smantellate, riutilizzate o semplicemente inghiottite dalla vegetazione e dai sedimenti.<br>Il piccolo fortino emerso sotto il giardino scozzese potrebbe essere stato proprio uno di questi avamposti effimeri. Un luogo dove pochi soldati romani trascorrevano le loro giornate osservando la frontiera, pattugliando i sentieri e mantenendo il contatto con i forti vicini.</p>
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		<title>Uova enormi del Guadalajara</title>
		<link>https://noreporter.org/uova-enormi-del-guadalajara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 22:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Spagna dei sauri</p>
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<p>tamoristorante.it</p>



<p>Nella provincia di Guadalajara, presso la località di Poyos, una squadra di paleontologi ha identificato un giacimento che potrebbe diventare un riferimento europeo per lo studio della riproduzione dei dinosauri titanosaurei. Il progetto è stato finanziato dalla Regione di Castiglia-La Mancha attraverso un programma dedicato alla ricerca scientifica e alla tutela del patrimonio culturale. Gli esperti del Museo Paleontologico di Castiglia-La Mancha (MUPA) hanno inserito i reperti nella collezione permanente dell’istituto di Cuenca, dopo mesi di analisi mineralogiche e microscopia condotte dal gruppo di biologia evolutiva dell’Università Nazionale a Distanza (UNED).</p>



<p>Una scoperta eccezionale nel cuore della Mancia<br>Le uova appartengono a sauropodi erbivori lunghi fino a 15 metri e con peso superiore alle 20 tonnellate. La loro colorazione rossastra e l’eccellente stato di conservazione derivano dalle particolari condizioni sedimentarie del sito, che hanno permesso la fossilizzazione quasi integrale del materiale originale. Secondo i ricercatori Francisco Ortega e Fernando Sanz, la presenza simultanea di due differenti morfologie sulle stesse stratificazioni suggerisce la coesistenza di più specie nella stessa area — un evento raro nella paleontologia dei dinosauri.<br>Il laboratorio del MUPA ha individuato due categorie distinte: una riconducibile alla specie già nota Fusioolithus baghensis, l’altra nuova per la scienza, denominata Litosoolithus poyosi. Quest’ultima si distingue per dimensioni maggiori, guscio sottile e porosità ridotta. I dati microstrutturali delle conchiglie sono stati confrontati statisticamente con campioni europei e asiatici, confermando differenze significative.</p>



<p>Durante la presentazione ufficiale al MUPA, la viceconsejera regionale alla Cultura e allo Sport, Carmen Teresa Olmedo, ha definito la scoperta “di portata mondiale”. L’interesse non riguarda solo il progresso accademico: le autorità regionali intendono trasformare il sito in un polo educativo capace di attrarre scuole e famiglie. L’obiettivo è rendere accessibile al pubblico l’intero processo scientifico — dallo scavo all’esposizione museale — come strumento per comprendere l’evoluzione della vita sulla Terra.<br>Il museo stima che il nuovo allestimento potrà generare un incremento delle visite fino al 25% nel prossimo anno. Per la regione, abituata a competere con le destinazioni costiere o urbane, una valorizzazione culturale di questo tipo rappresenta anche uno strumento economico concreto. In parallelo sono previsti laboratori didattici per studenti e corsi brevi per insegnanti dedicati alle scienze naturali.<br>I geologi spiegano che la conformazione argillosa dei terreni ha agito come camera naturale di conservazione. Ciò consente oggi analisi ad alta risoluzione sulla struttura interna delle uova senza alterarne la forma originaria — un vantaggio raro nei reperti mesozoici europei. Le immagini microscopiche evidenziano canali porosi ben definiti e sferoliti calcitici intatti.</p>



<p>Un laboratorio naturale a cielo aperto<br>Gli studiosi ipotizzano che il deposito fosse una zona umida abituale per la nidificazione dei titanosaurei iberici poco prima dell’estinzione del Cretaceo. La varietà morfologica osservata indica strategie riproduttive differenti all’interno dello stesso ambiente ecologico. Questo dato rafforza l’idea che l’area della Mancia fosse allora un corridoio biologico tra Europa occidentale e Africa settentrionale.<br>I nuovi dati ampliano la distribuzione geografica nota dei titanosaurei nel continente: da rinvenimenti sporadici si passa ora a evidenze diffuse nella penisola iberica orientale. Gli studiosi collegano queste informazioni ad altri siti francesi e portoghesi c</p>



<p>Dietro le vetrine del museo : il lungo lavoro invisibile degli archeologi<br>Nelle sale climatizzate del MUPA gli esemplari vengono mantenuti a temperatura costante tra i 18 e i 20 gradi con umidità controllata al 45%. Ogni frammento è catalogato digitalmente con codice QR collegato ai dati stratigrafici originali. Questo approccio consente non solo tracciabilità ma anche replicabilità degli studi futuri da parte della comunità internazionale.<br>L’interesse globale per questi fossili conferma quanto l’archeologia possa contribuire alla conoscenza collettiva quando ricerca scientifica e politiche pubbliche procedono nella stessa direzione. Fra i sedimenti rossi della Mancia riaffiora così un pezzo remoto ma tangibile della storia terrestre — prezioso tanto per gli studiosi quanto per chi domani vi porterà i propri figli davanti alle vetrine illuminate del museo.</p>
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		<title>L&#8217;Europa cerca alloggio</title>
		<link>https://noreporter.org/leuropa-cerca-alloggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 22:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facilitare il processo</p>
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<p>Forse in modo troppo teorico</p>



<p>In Europa mancano 10 milioni di abitazioni, gli affitti sono aumentati di oltre il 30% e sono i giovani e le famiglie a pagarne il prezzo. Per la prima volta, il Parlamento europeo definisce una tabella di marcia. Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato il rapporto sulla crisi abitativa nell’Ue, che propone una serie di misure per garantire alloggi dignitosi, sostenibili e accessibili ai cittadini europei. La relazione, elaborata dalla commissione speciale Hous, è stata adottata con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni.<br>Il testo chiede nuove iniziative europee per affrontare l’aumento dei prezzi e la carenza di abitazioni, sostenendo sia la costruzione sia la ristrutturazione. I deputati sollecitano che le future proposte legislative della Commissione prevedano fondi specifici per le ristrutturazioni, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e contrastare la povertà energetica. Le nuove abitazioni dovrebbero rispettare standard elevati in materia di isolamento, efficienza energetica e qualità dell’aria.<br>L’Eurocamera chiede inoltre una quota adeguata di edilizia pubblica e sociale nelle città, per aumentare l’offerta e l’accessibilità economica degli alloggi, soprattutto per le persone vulnerabili. Il rapporto condanna con fermezza l’occupazione abusiva di immobili e invita a misure più severe per tutelare i proprietari.</p>



<p>“Oggi dimostriamo che il Parlamento europeo sta agendo per affrontare questa urgente crisi sociale ed economica, proponendo soluzioni pratiche e innovative. Tutti meritano un luogo da chiamare casa”, ha dichiarato Irene Tinagli (Pd), presidente della commissione speciale Hous ai microfoni dell&#8217;AGI.</p>



<p>Tra le proposte figurano anche la riduzione della burocrazia, con procedure digitali semplificate e un termine massimo di 60 giorni per il rilascio dei permessi, oltre a un maggiore sostegno fiscale per le famiglie a basso e medio reddito. I deputati chiedono la rimozione di ostacoli fiscali, come le elevate tasse di registrazione per l’acquisto della prima casa, e condizioni che rendano più accessibili gli affitti a lungo termine.<br>Il Parlamento sottolinea inoltre che una revisione delle norme sugli aiuti di Stato dovrebbe facilitare gli investimenti pubblici nell’edilizia sociale, rispettando le specificità dei mercati nazionali. Il rapporto chiede anche interventi per migliorare le condizioni dei lavoratori qualificati del settore, attraverso formazione, salari equi, maggiore mobilità all’interno dell’Ue, riconoscimento reciproco delle qualifiche e, se necessario, reclutamento di personale da Paesi terzi.</p>



<p>Il rapporto dedica attenzione anche al tema degli affitti brevi, chiedendo che la prossima normativa europea trovi un equilibrio tra sviluppo turistico e accessibilità degli alloggi. La norma, sottolinea l’Eurocamera, dovrebbe fissare obiettivi comuni a livello Ue, lasciando però flessibilità a Stati, regioni e autorità locali.<br>Il testo è frutto di un compromesso con il centrodestra, che ha suscitato l’opposizione dei gruppi The Left e Verdi. Leila Chaibi (The Left) ha denunciato l’influenza dei lobbisti del settore immobiliare e tecnologico, mentre i Verdi accusano il rapporto di riflettere le posizioni del Ppe. Favorevoli invece i liberali di Renew, che salutano l’approvazione come un passo avanti.</p>



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		<title>Stage nel futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 22:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assume Bruxelles</p>
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<p>Neanche mal pagato</p>



<p>Uno stipendio da 1.538,16 euro al mese per cinque mesi per fare esperienza nella Commissione europea. È questa l&#8217;opportunità offerta dal programma di tirocinio Blue Book, che mette a disposizione circa mille posti per giovani laureati. Dunque, un&#8217;ottima possibilità per cominciare la propria carriera lavorativa, facendo esperienza in una delle istituzioni europee.<br>Le candidature possono essere inviate dal 16 marzo al 7 aprile e permettono di partecipare alla selezione per uno stage che si svolgerà dall&#8217;1 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027. Il programma è aperto ai cittadini dell’Unione europea, con un numero limitato di posti anche per cittadini di Paesi terzi, e non prevede limiti di età. Per partecipare è necessario aver conseguito almeno una laurea triennale, in qualsiasi indirizzo, conoscere almeno due lingue ufficiali dell&#8217;Ue e non aver già lavorato per più di sei settimane presso istituzioni od organi dell&#8217;Ue.</p>



<p>I due tipi di tirocinio disponibili La Commissione Europea propone due percorsi di tirocinio. Il primo è quello amministrativo; il secondo è il tirocinio di traduzione, organizzato presso la Direzione generale della Traduzione (Dgt). I tirocinanti possono essere assegnati a strutture con sede soprattutto a Bruxelles, ma anche a Lussemburgo e in altre città dell&#8217;Unione europea.<br>Cosa fa un tirocinante e cosa si impara Durante i cinque mesi di stage i partecipanti vengono coinvolti direttamente nelle attività quotidiane degli uffici. Tra i vari compiti previsti ci sono organizzare e partecipare a riunioni, gruppi di lavoro e audizioni pubbliche; svolgere lavori di ricerca, redigere e revisionare documenti; rispondere alle domande dei cittadini e contribuire alla gestione di progetti. A seconda dell&#8217;ufficio di destinazione si può anche lavorare su traduzioni, revisione delle traduzioni o ricerche terminologiche. Con un&#8217;esperienza di questo tipo i neolaureati potranno mettersi alla prova con un lavoro di squadra, sviluppando competenze fondamentali in ogni ambito, come organizzazione e comunicazione, senza considerare che si troveranno in un ambiente internazionale, multiculturale e multilingue.</p>



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		<title>Oggi o lunedì vota Sì!</title>
		<link>https://noreporter.org/oggi-o-lunedi-vota-si/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assolutamente Sì!</p>
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		<title>Domani o lunedì vota Sì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 23:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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