<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
	<atom:link href="https://noreporter.org/note/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://noreporter.org/note/</link>
	<description>altrainformazione</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 18:31:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>

<image>
	<url>https://noreporter.org/wp-content/uploads/2023/07/cropped-noreporter-logo-32x32.png</url>
	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
	<link>https://noreporter.org/note/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">224040297</site>	<item>
		<title>Il ritorno dei draghi</title>
		<link>https://noreporter.org/il-ritorno-dei-draghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 22:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39463</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non si sono estinti</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-ritorno-dei-draghi/">Il ritorno dei draghi</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una specie da salvare</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nuova specie di lucertola-drago è stata scoperta nelle foreste montane della Thailandia occidentale e battezzata Acanthosaura syrax in omaggio a Syrax, il drago cavalcato dalla regina Rhaenyra Targaryen nella serie televisiva &#8220;House of the Dragon&#8221;.<br>A descriverla è un gruppo di ricerca guidato da Poramad Trivalairat, della Chulabhorn Royal Academy e della Kasetsart University, che ha pubblicato i risultati sulla rivista scientifica ZooKeys.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lucertola drago e il suo magico habitat in Thailandia<br>La nuova specie vive nelle foreste sempreverdi del Mae Wong National Park, nella provincia di Tak-Kamphaeng Phet, a oltre 1.300 metri di altitudine e, sulla base delle conoscenze attuali, non è stata trovata in nessun&#8217;altra area. La scoperta porta a 23 il numero delle specie conosciute appartenenti al genere Acanthosaura.<br>Le lucertole di questo gruppo sono conosciute come draghi cornuti di montagna e appartengono alla famiglia degli agamidi. Una delle loro caratteristiche più evidenti è costituita dalle creste spinose che percorrono il collo e il dorso. La nuova specie si distingue però dalle altre Acanthosaura per una combinazione di caratteristiche morfologiche e genetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un nome da fan di George R. R. Martin? Non solo<br>La scelta del nome Syrax non è stata casuale. Nell&#8217;universo fantasy di &#8220;House of the Dragon&#8221;, il drago di Rhaenyra Targaryen è caratterizzato da una vistosa colorazione gialla, dimensioni relativamente contenute rispetto agli altri draghi e dalla capacità di produrre un numero insolitamente elevato di uova.<br>I ricercatori hanno individuato caratteristiche analoghe nell&#8217;animale scoperto in Thailandia. Acanthosaura syrax presenta infatti tonalità giallo-verdi, è una delle specie di dimensioni più piccole all&#8217;interno del proprio genere e, in rapporto alle sue dimensioni corporee, depone un numero particolarmente abbondante di uova. Il gruppo di ricerca ha quindi proposto come nome comune inglese &#8220;Syrax mountain horned dragon&#8221;, accompagnato da un nome thailandese con lo stesso significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno sguardo più approfondito<br>Al di là del richiamo alla serie televisiva, sono le caratteristiche anatomiche a permettere di distinguere la nuova specie dalle sue parenti.<br>Il rettile possiede le più piccole squame delle creste del collo e del dorso finora documentate nel genere Acanthosaura, oltre ad avere dimensioni corporee complessivamente ridotte. Non presenta inoltre la macchia nera intorno agli occhi visibile in diverse specie affini ed è caratterizzata da un particolare segno scuro simile a un collare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi genetica<br>L&#8217;esame di due geni ha confermato che A. syrax è geneticamente distinta dalla specie considerata più vicina, Acanthosaura lepidogaster, e da tutte le altre specie conosciute appartenenti allo stesso gruppo.<br>La distribuzione geografica particolarmente limitata potrebbe però rappresentare un elemento di vulnerabilità. Secondo i ricercatori, la lucertola sembra essere confinata a una stretta fascia di foresta ad alta quota. Il terreno accidentato della catena montuosa contribuisce inoltre a separare naturalmente le diverse popolazioni, rendendo la specie potenzialmente più esposta alle conseguenze di eventuali ulteriori pressioni sul suo habitat.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Farne un simbolo per salvarla<br>Gli studiosi chiedono per questo una maggiore protezione delle foreste di alta quota del Mae Wong National Park e suggeriscono che Acanthosaura syrax possa diventare una specie simbolo per la conservazione dell&#8217;area. La nuova lucertola condivide infatti questo ambiente con altri animali rari indicati dai ricercatori, tra i quali la tartaruga asiatica delle foreste, la tartaruga foglia di Oldham e la tigre indocinese.<br>La scoperta aggiunge un nuovo componente a un genere che comprende ora 23 specie conosciute e mostra come gli ambienti montani della Thailandia occidentale possano custodire una biodiversità ancora da descrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-ritorno-dei-draghi/">Il ritorno dei draghi</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39463</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Messaggi dal passato</title>
		<link>https://noreporter.org/messaggi-dal-passato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 22:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39460</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche dal Tevere</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/messaggi-dal-passato/">Messaggi dal passato</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A Roma</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il livello eccezionalmente basso del Tevere svela una pagina della Roma imperiale: nei pressi del Vaticano e di Castel Sant’Angelo riaffiorano i resti del cosiddetto Ponte Neroniano, o Ponte Trionfale, una struttura risalente probabilmente al I secolo d.C., durante il regno di Nerone. Il ponte permetteva alla Via Triumphalis di attraversare il fiume e collegava la città con l’area del Vaticano quasi 2.000 anni fa. Oggi, dopo settimane di caldo e scarse precipitazioni che hanno portato il Tevere a livelli eccezionalmente bassi, i resti dei suoi piloni sono tornati visibili dalle acque. Non è una scoperta archeologica in senso stretto: le strutture sono già note e riemergono periodicamente durante le fasi di magra del fiume. Ma il basso livello raggiunto quest’estate offre una nuova, spettacolare vista su uno dei frammenti della Roma Antica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/messaggi-dal-passato/">Messaggi dal passato</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39460</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il fuoco sotto l&#8217;acqua</title>
		<link>https://noreporter.org/il-fuoco-sotto-lacqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 22:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39402</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una smoking land</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-fuoco-sotto-lacqua/">Il fuoco sotto l&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">a Panarea</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grande cratere nascosto sotto il mare e nuovi camini idrotermali sono stati individuati al largo dell’isola di Panarea, nelle Eolie. La scoperta, frutto di uno studio coordinato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) in collaborazione con la Stazione zoologica Anton Dohrn (Szn), amplia le conoscenze sul sistema vulcanico sottomarino dell’isola e apre nuovi interrogativi sulla sua evoluzione.<br>La struttura si trova a circa un miglio nautico a nord-est di Panarea, a una profondità compresa tra 60 e 80 metri. Il cratere ha dimensioni imponenti: circa 100 metri di lunghezza per 60 di larghezza. Accanto a questa formazione sono stati individuati anche nuovi camini di origine idrotermale, caratterizzati da emissioni di gas dal fondale marino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un nuovo tassello del complesso vulcanico di Panarea<br>&#8220;La scoperta di questa nuova area caratterizzata da un&#8217;intensa attività a nord-est dell&#8217;isola di Panarea suggerisce la necessità di riconsiderare l&#8217;estensione del sistema idrotermale sottomarino finora conosciuto&#8221;, spiegano i ricercatori Ingv Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, coordinatore della ricerca e responsabile della<br>Secondo gli studiosi, il risultato impone una nuova valutazione della dinamica e dell’energia del sistema vulcanico di Panarea, oltre che dello stato di attività del complesso sottomarino e del suo possibile impatto sull’ecosistema marino circostante.<br>La scoperta potrebbe quindi contribuire ad aggiornare gli scenari di pericolosità vulcanica e migliorare le attività di monitoraggio nell’area delle Eolie, uno dei territori italiani più studiati per la presenza di vulcani attivi e sistemi geotermali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il robot subacqueo conferma l’attività del cratere<br>Per verificare direttamente le strutture individuate e valutarne il livello di attività, nel luglio 2026 è stata effettuata un’indagine con un Rov (Remotely operated underwater vehicle), un robot subacqueo filoguidato dalla superficie, messo a disposizione dall’Università di Padova e pilotato da Marco Munari della Stazione zoologica Anton Dohrn.<br>Le immagini e i filmati raccolti hanno confermato la presenza di un’intensa attività di degassamento all’interno del cratere. Le emissioni sono state osservate sia lungo le pareti della struttura sia nella parte più profonda del fondale.<br>Nell’area dei nuovi camini sono state inoltre rilevate attività idrotermali recenti e un elevato flusso di gas proveniente dal sottosuolo marino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strutture simili a quelle di &#8220;Smoking Land&#8221;<br>Le nuove formazioni presentano caratteristiche morfologiche simili ai camini idrotermali già individuati nell’area conosciuta come &#8220;Smoking Land&#8221;, scoperta nel 2015 poco a sud dell’isolotto di Basiluzzo.<br>Queste strutture sono il risultato della risalita di fluidi caldi e gas provenienti dal sistema vulcanico sottomarino, un fenomeno che rende i fondali di Panarea un laboratorio naturale per lo studio dei processi geologici e biologici legati all’attività vulcanica.<br>La nuova scoperta conferma dunque che il vulcano di Panarea nasconde ancora molte aree inesplorate e che il monitoraggio dei fondali resta fondamentale per comprendere l’evoluzione di uno dei sistemi vulcanici più complessi del Mediterraneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-fuoco-sotto-lacqua/">Il fuoco sotto l&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39402</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Oltre 245 milioni anni dopo</title>
		<link>https://noreporter.org/oltre-245-milioni-anni-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[everyeye.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 22:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39393</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fossile di austronaga minuta</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/oltre-245-milioni-anni-dopo/">Oltre 245 milioni anni dopo</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Cina</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo rettile marino che nuotava negli antichi mari del Triassico, ai tempi in cui tutti i continenti erano uniti nella Pangea, ha permesso ad alcuni paleontologi di compiere una delle più importanti scoperte scientifiche legate a questi animali degli ultimi cinquant&#8217;anni.<br>A distanza di circa 245 milioni di anni dalla sua scomparsa, il suo corpo è giunto fino ai giorni nostri in uno stato di conservazione così straordinario da custodire non solo lo scheletro quasi completo, ma anche gran parte degli organi interni.<br>Si tratta di una scoperta rarissima che permette agli scienziati di osservare direttamente come fosse organizzato l&#8217;apparato digerente di un rettile vissuto in un&#8217;epoca remotissima della storia della Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fossile di Austronaga minuta<br>L&#8217;esemplare apparteneva alla specie Austronaga minuta, una piccola specie marina rinvenuta nella formazione geologica di Guanling, nella provincia cinese dello Yunnan, la cui analisi è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.<br>Il fossile dell&#8217;animale è lungo appena una sessantina di centimetri, eppure ci permette di comprendere chi popolava le acque calde dell&#8217;antico Mare della Tetide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un apparato digerente conservato in modo eccezionale<br>Oltre allo scheletro articolato, i ricercatori sono riusciti a distinguere chiaramente lo stomaco, il fegato e l&#8217;intestino.<br>Secondo gli autori dello studio, si tratta del più antico esempio conosciuto di apparato digerente quasi completamente preservato in un rettile.<br>L&#8217;analisi ha mostrato che, nonostante il corpo fosse perfettamente adattato alla vita acquatica, con arti trasformati in pinne, una lunga coda muscolosa e un collo affusolato utile per inseguire le prede, il sistema digestivo era sorprendentemente semplice.<br>Lo stomaco non presentava compartimenti specializzati come quelli osservabili in rettili più evoluti, mentre l&#8217;intestino aveva una struttura lineare e poco complessa.<br>All&#8217;interno dell&#8217;intestino posteriore sono state inoltre individuate minuscole scaglie di pesce, una prova diretta della sua dieta. Ancora più sorprendente è il fatto che il fegato conservi tuttora una tenue colorazione rossastra, dettaglio che testimonia quanto eccezionali siano state le condizioni di fossilizzazione.<br>Sebbene il suo aspetto ricordi quello di un piccolo plesiosauro, Austronaga apparteneva a un gruppo evolutivo differente. Gli studiosi ritengono che conducesse una vita quasi interamente acquatica e che probabilmente frequentasse soprattutto le acque costiere, evitando il mare aperto dove dominavano grandi predatori come gli ittiosauri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/oltre-245-milioni-anni-dopo/">Oltre 245 milioni anni dopo</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39393</post-id>	</item>
		<item>
		<title>C&#8217;è marcia in Danimarca</title>
		<link>https://noreporter.org/ce-marcia-in-danimarca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 22:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39365</guid>

					<description><![CDATA[<p>Prima nella Next Generation</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/ce-marcia-in-danimarca/">C&#8217;è marcia in Danimarca</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Efficacissimi</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Danimarca è il primo Paese dell’Unione europea a ricevere l’ultimo pagamento nell’ambito del dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), il principale strumento finanziario del pacchetto NextGenerationEU con il suo Recovery Fund. La Commissione europea ha erogato oggi (31 luglio) una tranche da 359 milioni di euro, portando a 1,63 miliardi di euro il totale dei fondi ricevuti da Copenaghen attraverso il piano.<br>La richiesta per l’ultima tranche era stata presentata dal governo danese lo scorso 21 maggio e ha ottenuto il via libera della Commissione europea il 30 giugno 2026, dopo la verifica del raggiungimento degli obiettivi e delle riforme previste dal piano nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli interventi nei programmi della Danimarca ci sono misure per ridurre le emissioni di CO₂ nel settore agricolo e sostenere lo sviluppo di tecnologie climatiche. Le risorse europee saranno inoltre destinate a riforme e investimenti per accelerare la transizione energetica, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e incentivare l’utilizzo di veicoli elettrici. Una parte significativa dei fondi sarà impiegata anche per migliorare l’efficienza energetica degli edifici: circa 28mila abitazioni sostituiranno i sistemi di riscaldamento alimentati a gasolio o gas con pompe di calore oppure saranno collegate a reti di teleriscaldamento. Il piano prevede infine investimenti a sostegno della crescita sostenibile e della competitività dell’economia danese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, istituito nell’ambito di NextGenerationEU, è stato creato per attenuare le conseguenze economiche e sociali della pandemia di coronavirus e accompagnare gli Stati membri verso economie più sostenibili, resilienti e preparate alle sfide della doppia transizione verde e digitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/ce-marcia-in-danimarca/">C&#8217;è marcia in Danimarca</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39365</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il rigeneratore muscolare presso le ossa</title>
		<link>https://noreporter.org/il-rigeneratore-muscolare-presso-le-ossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 22:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39296</guid>

					<description><![CDATA[<p>A lezioni di Giapponese</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-rigeneratore-muscolare-presso-le-ossa/">Il rigeneratore muscolare presso le ossa</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nessuna resa</p>



<p class="wp-block-paragraph">I muscoli scheletrici sono fra i primi tessuti a deteriorarsi con l&#8217;avanzare dell&#8217;età, ma ora un gruppo di ricerca guidato dalla giapponese Kyushu University ha individuato un super-alleato in grado di proteggerli dall&#8217;invecchiamento: è una molecola chiamata trisolfuro di acido lipoico (Lasss), che possiede una potente azione antiossidante e aiuta ad attivare la riparazione muscolare, come hanno dimostrato gli esperimenti condotti sui topi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, apre la strada a future strategie per preservare salute e qualità della vita, anche negli animali domestici come cani e gatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lasss interagisce con il fattore di crescita degli epatociti, o Hgf: è una molecola che, in seguito a una lesione o a una stimolazione meccanica, viene rilasciata per risvegliare le cellule staminali satelliti di quelle muscolari, in modo da riparare le fibre danneggiate. L&#8217;invecchiamento, però, interferisce con questo processo modificando l&#8217;Hgf in modo tale da impedirne il legame con le staminali. Per questo motivo, i ricercatori coordinati da Ryuichi Tatsumi hanno cercato di capire se un composto con proprietà antiossidanti potesse proteggere l&#8217;Hgf dal suo destino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le molecole testate, il Lasss è stato l&#8217;unico a produrre buoni risultati. &#8220;Ha superato le nostre aspettative&#8221;, commenta Tatsumi: &#8220;Non ci saremmo mai aspettati che la semplice miscelazione di Hgf e Lasss producesse un effetto così sorprendente&#8221;. Negli esperimenti condotti su topi affetti da atrofia muscolare, infatti, il trattamento a base di Lasss ha impedito in maniera significativa le modificazioni chimiche prodotte sull&#8217;Hgf durante l&#8217;invecchiamento, confermando così il suo ruolo protettivo nei confronti dei muscoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-rigeneratore-muscolare-presso-le-ossa/">Il rigeneratore muscolare presso le ossa</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39296</post-id>	</item>
		<item>
		<title>E luce fu</title>
		<link>https://noreporter.org/e-luce-fu-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 22:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39270</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un miracolo italiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/e-luce-fu-2/">E luce fu</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Restiamo eccellenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una donna di 67 anni è tornata a vedere dopo oltre cinque anni di cecità grazie a un intervento eseguito all’ospedale Molinette di Torino (in foto). L’operazione, realizzata dalla Clinica Oculistica universitaria guidata dal professor Michele Reibaldi, ha segnato un nuovo risultato nella chirurgia dell’occhio: per la prima volta è stato effettuato un autotrapianto da un occhio all’altro che ha coinvolto anche la parte centrale della retina, la macula.<br>La paziente, Elena, aveva perso la vista in seguito a un grave incidente stradale. L’occhio sinistro aveva subito un danno irreversibile al nervo ottico, mentre il destro presentava gravi problemi alla cornea e alla retina, che rendevano impossibile un normale trapianto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I medici hanno quindi utilizzato i tessuti ancora sani dell’occhio sinistro, trasferendo nell’altro occhio cornea, sclera, congiuntiva e la porzione centrale della retina. Un “trasloco” biologico che ha permesso di ricostruire un occhio vedente partendo da due occhi compromessi. L’intervento è durato circa sei ore.<br>I primi controlli hanno evidenziato il buon attecchimento dei tessuti trapiantati e un recupero progressivo della funzione visiva. L’équipe ora valuterà nei prossimi mesi il funzionamento della retina trasferita.<br>Oltre allo straordinario valore scientifico, la vicenda si è distinta anche per un tocco di umanità: durante il ricovero Elena è stata accompagnata dalla sua cagnolina Joe, il cane guida che da anni la assiste nella vita quotidiana. Per consentire alla paziente di mantenere questo importante legame, la direzione dell’ospedale ha autorizzato la presenza dell’animale durante la degenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato che nasce dalla collaborazione tra specialisti e personale sanitario e che apre nuove prospettive nella ricerca sulla chirurgia ricostruttiva dell’occhio.<br>&#8220;Questo intervento rappresenta una nuova frontiera nella chirurgia oculistica- ha spiegato Michele Reibaldi, direttore della Clinica Oculistica universitaria delle Molinette- Fino ad oggi, il trapianto contemporaneo del segmento anteriore era stato eseguito una sola volta al mondo dal professor Vincenzo Sarnicola e dal sottoscritto proprio qui alle Molinette, mentre mai era stato possibile trapiantare la zona centrale della retina. Adesso aspettiamo di vedere quanto la retina trapiantata sia in grado di funzionare, ma i primi riscontri sono incoraggianti. Una maratona chirurgica molto complessa, durata quasi 6 ore, che è stata possibile solo grazie ad una collaborazione straordinaria tra oculisti, anestesisti, infermieri e Direzione sanitaria. Ma il premio più grande per tutti noi è stato l&#8217;incredibile momento in cui Elena, riaprendo gli occhi, ha potuto finalmente riconoscere i volti di suo figlio e della sua fidata compagna di vita Joe&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/e-luce-fu-2/">E luce fu</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39270</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Leggi del sangue</title>
		<link>https://noreporter.org/leggi-del-sangue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 22:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39208</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come trovare le risposte in noi</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/leggi-del-sangue/">Leggi del sangue</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dalle origini le terapie future?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo di ricercatori dell’Università di Kyoto ha ricostruito la storia evolutiva delle cellule del sangue, risalendo fino a un antenato unicellulare vissuto circa 700 milioni di anni fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, offre una nuova chiave di lettura sull’origine del sistema immunitario e potrebbe contribuire a comprendere meglio malattie complesse come il cancro. Gli studiosi hanno sviluppato un metodo capace di confrontare le cellule del sangue di numerose specie animali, ricostruendone i rapporti evolutivi. L’analisi suggerisce che le prime cellule a comparire siano state i macrofagi, fondamentali per eliminare agenti patogeni e cellule danneggiate. Da questi si sarebbero evoluti, nel corso di milioni di anni, i mastociti, coinvolti nelle reazioni allergiche, e successivamente i linfociti T, i globuli rossi e le piastrine. I linfociti B, responsabili della produzione degli anticorpi, avrebbero invece seguito un percorso evolutivo distinto. Secondo gli autori, ricostruire l’albero genealogico delle cellule del sangue permette non solo di capire come si sia evoluto il sistema immunitario, ma anche di individuare i meccanismi biologici alla base di diverse patologie. Le conoscenze ottenute potrebbero favorire, in futuro, lo sviluppo di terapie sempre più mirate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/leggi-del-sangue/">Leggi del sangue</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39208</post-id>	</item>
		<item>
		<title>XI Incontro in Provenza</title>
		<link>https://noreporter.org/xi-incontro-in-provenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 23:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39243</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alix, Cleo, l'Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/xi-incontro-in-provenza/">XI Incontro in Provenza</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si è tenuto in Provenza l’undicesimo incontro estivo dei <strong>Lanzichenecchi d’Europa</strong>.<br>Noi che crediamo ai segni, sia delle parole che delle cifre, sapevamo bene che si trattava anche del primo incontro della seconda decina, il che indica un passaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Proprio nel momento dell’apertura volava via la nostra <strong>Alix</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">dopo una lunga e durissima battaglia contro una serie di mali. Essa ha resistito proprio fino all’inizio del nostro incontro, per andar via in comunione con noi e per benedire così l’inizio della nostra seconda decina di anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente la sua presenza e la sua dipartita hanno contrassegnato questa nostra edizione.<br>La sera stessa del suo congedo, il 23 luglio, abbiamo acceso una candela e l’abbiamo accompagnata col canto. In chiusura del campo, dopo l’ammaina bandiera, abbiamo dato vita a un altro cerimoniale che riporteremo in fondo a questa relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La bandiera è stata alzata a mezz’asta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si è svolto il nostro incontro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per chi non sia mai stato in Provenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">riportiamo una parte del documento di accoglienza che può aiutare a immaginare di cosa si tratti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa straordinaria, nel senso che esce dall’ordinario, è che ci si parla senza parlare la stessa lingua.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ritorno all’essenziale</strong> è il punto di forza dei nostri incontri in Provenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riteniamo che sia in atto una rivoluzione silenziosa che in larga parte ignora perfino se stessa, ma vogliamo e possiamo accompagnarla se abbiamo lo spirito sereno e se la smettiamo di restare prigionieri dei riflessi condizionati. Riflessi condizionati che, è bene dirlo, si sono sempre più spesso arresi in questi ultimi anni. Anche se non è mai abbastanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che conta è, appunto, il recupero sereno dell’essenzialità e uno stile di vita e di pensiero che l’accompagnino e ci permettano di innovare, di attualizzare, di confrontarci senza alcuna paura con chicchessia, senza cedere di un millimetro sul piano dei principi ispiratori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come ogni anno, l’incontro si è tenuto per squadre, miste per sessi, nazioni ed età</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le quattro squadre si riferiscono ogni volta a figure – storiche o simboliche – diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’anno abbiamo scelto dei condottieri dell’età moderna</p>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra GRIGIA è stata dedicata al condottiero <strong>Matias de Albuquerque</strong>, (1580-1647) nato nel Brasile portoghese e attivo nelle guerre di restaurazione nella Penisola Iberica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra BLU è stata dedicata a <strong>Turenne</strong> o <strong>Henri de la Tour d’Auvergne</strong> (1611-1675), francese, attivo nella Guerra dei Trent’anni</p>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra ROSSA è stata dedicata ad <strong>Ambrogio Spinola</strong> (1569-1630), un condottiero genovese che militò nelle truppe spagnole nella guerra di Fiandre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra BIANCA è stata dedicata a <strong>Wallenstein</strong> (1583-1634), condottiero tedesco del Sacro Romano Impero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni mattina sezione di <strong>Chi Kong</strong> e nei momenti liberi bastone <strong>Tai-Chi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima di riepilogare lo svolgimento dei tornei, soffermiamoci sui temi trattati nei momenti di riflessione e confronto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In primis si è parlato delle opportunità e delle sfide dovute ai cambiamenti in atto a livello sociale ed internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, tramite un procedimento di <strong>maieutica</strong> si è portati tutti a una prospettiva positiva e a una visione incoraggiante del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine – tramite il tema di Remigrazione – si è esposto l’insieme di trappole e di manipolazioni che sono in atto da parte di falsi amici, di provocatori di professione, di agenti nemici e la necessità di muoversi autonomamente, con lucidità e consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne è concluso che entro la fine dell’estate stileremo un documento politico che esprimerà i criteri di base per navigare in un mare minato, provando a evitare le mine, ma navigando e senza lasciare il timone ai contraffattori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Particolarmente lusinghiero e perfino in parte sorprendente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">è stato quanto detto da coloro che sono intervenuti alla tavola rotonda del sabato. Persone che non rappresentano esclusivamente se stesse ma strutture con una serie di mobilitazioni e di influenze che non è improprio contare per ordine di migliaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo le risposte alla domanda: “Quanto sono serviti gli incontri annuali in Provenza e i Lanzichenecchi?” sono state davvero illuminanti e per certi versi esaltanti. Per quanto irrituale e indefinibile sia il nostro ruolo “mercuriale”, chi ci si avvicina non solo lo comprende ma lo fa proprio e lo trasmette, fino al punto di correggerne molti atteggiamenti addirittura a sua insaputa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sopraggiunti messaggi o relazioni da Polonia, Svezia, Olanda (quest’ultimo particolarmente interessante ed istruttivo), Argentina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le competizioni che sono state svolte:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Bocce</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lancio dell’ascia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Composizione letteraria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trivial Pursuite</p>



<p class="wp-block-paragraph">Indovina il personaggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Braccio di ferro</p>



<p class="wp-block-paragraph">Calcio Balilla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classifica finale ha visto Wallenstein (bianchi) 36 punti, Spinola (rossi) e Turenne (blu) 30 punti, Albuquerque (grigi) 21 punti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma la cosa più significativa dell’incontro è stata la presenza della giovanissima poiana <strong>Cleo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">che è stata fatta volare. In onore della falconeria, di <strong>Federico II</strong> che ne è il più grande maestro, ma anche della Provenza, dato che in qualche modo essa ne è perfino figlia, visto che il suo falconiere era lì, lo scorso anno, quando fu gli fu annunciato che la falchetta era pronta per essere presa, cosa che fece durante il viaggio di ritorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una volta ammainata la bandiera abbiamo dedicato un ricordo più significativo ad <strong>Alix</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Abbiamo acceso una candela e due fiamme, abbiamo esposto la bandiera come un gagliardetto e abbiamo formato un semicerchio con le torce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo pronunciato pochissime parole, mettendo l’accento su quelle che dedichiamo ad Alix: <strong>Onore e Fedeltà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo cantato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le abbiamo dedicato un composto<strong> Presente!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo era brutto, c’era rischio di temporali e di grandine, ma abbiamo voluto mantenere la cerimonia ad ogni costo. Quando abbiamo acceso la candela si è visto un unico lampo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la canzone dedicata ad <strong>Alix</strong> “Les oies sauvages” ha parlato di “orage” (uragano) si è sentito un unico tuono. Quando, raccolto tutto, siamo tornati al chiuso, nel momento stesso che varcavamo la porta, ha iniziato a piovere a dirotto. Come se il cielo avesse atteso per rispettare il nostro ricordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La prossima edizione, la dodicesima</strong>, avrà luogo da giovedì 22 luglio a domenica 25 luglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzatevi da ora, senza troppo rimandare, perché sarà un’edizione importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/xi-incontro-in-provenza/">XI Incontro in Provenza</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39243</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Yin e Yang</title>
		<link>https://noreporter.org/yin-e-yang/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39172</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella luna di Saturno</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/yin-e-yang/">Yin e Yang</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Giapetico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un emisfero nero come la pece e uno bianco come la neve: è questa la strana dicotomia cromatica che è valsa a Giapeto il soprannome di “luna yin e yang” e che, nel lontano 2007, ha spinto la Nasa a deviare la sonda Cassini-Huygens dalla sua orbita attorno a Saturno per farle effettuare un flyby ravvicinato a soli 2000 km dalla superficie di questo peculiare corpo celeste.<br>Giapeto è la terza luna più grande di Saturno, subito dopo Titano e Rea, e venne scoperta dall’astronomo italiano Giovanni Cassini nel 1671. Cassini si accorse subito che il satellite era visibile solo quando si trovava sul lato ovest di Saturno, motivo per il quale ipotizzò correttamente che la luna avesse un lato molto più scuro dell’altro e che fosse in rotazione sincrona con il suo pianeta. Questa espressione, infatti, indica una condizione in cui il periodo di rotazione di un satellite attorno al proprio asse coincide con il periodo di rivoluzione attorno al pianeta, facendo sì che il satellite mostri sempre la stessa faccia verso quest’ultimo, come la nostra Luna con la Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine scattata dalla sonda Nasa ritrae principalmente l’emisfero chiaro, che riflette circa dieci volte di più la luce solare rispetto a quello scuro. Sul lato destro dell’immagine appare una piccola porzione dell’emisfero scuro, mentre in basso si può notare un grande cratere da impatto che si estende per oltre 500 chilometri.<br>L’origine di questa discrepanza così marcata fra i due lati della luna è stata a lungo oggetto di dibattito tra gli scienziati. Una delle prime ipotesi prevedeva che il materiale scuro provenisse da una fonte esterna, in particolare dalla luna più distante Febe: nel corso della sua orbita, Giapeto potrebbe infatti raccogliere particelle ricche di carbonio espulse dalla superficie di Febe, che si depositerebbero principalmente sull’emisfero rivolto nella direzione del moto orbitale, ovvero il leading hemisphere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due immagini di Giapeto evidenziano il contrasto di luminosità che caratterizza la superficie del satellite. Una &#8211; a sinistra &#8211; ritrae l’emisfero rivolto nella direzione del moto orbitale (leading hemisphere), mentre l&#8217;altra &#8211; a destra &#8211; mostra l’emisfero opposto, che segue il movimento della luna (trailing hemisphere).<br>Tuttavia, il processo più importante è probabilmente un fenomeno chiamato segregazione termica. A causa della sua lenta rotazione, che dura più di 79 giorni terrestri, Giapeto subisce cicli giorno-notte estremamente lunghi e il materiale scuro presente sulla superficie assorbe una quantità maggiore di radiazione solare rispetto al ghiaccio chiaro circostante, raggiungendo temperature più elevate. Questo calore provoca la sublimazione delle sostanze ghiacciate e volatili intrappolate nel terreno scuro, che migrano verso le regioni più fredde della luna, dove si depositano nuovamente sotto forma di ghiaccio.<br>Il risultato è che le aree scure diventano progressivamente più scure perché perdono il ghiaccio superficiale, mentre quelle luminose diventano ancora più brillanti grazie all’accumulo di materiale ghiacciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/yin-e-yang/">Yin e Yang</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39172</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
