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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Artificiali ma vivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 22:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Neuroni</p>
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<p class="wp-block-paragraph">fnob.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo della Northwestern University ha sviluppato neuroni artificiali stampati su materiali flessibili e a basso costo capaci di generare segnali elettrici abbastanza realistici da attivare neuroni vivi. Nei test i dispositivi hanno prodotto impulsi con tempi e forma compatibili con quelli richiesti per interagire direttamente con cellule nervose biologiche. Secondo il team guidato da Mark Hersam, il risultato supera un limite tecnico importante: altri approcci risultavano troppo lenti o troppo rapidi per dialogare davvero con il tessuto nervoso. La prospettiva è duplice: da un lato bioelettronica più compatibile con il cervello, dall’altro sistemi di calcolo neuromorfico più efficienti sul piano energetico. Per ora si tratta di ricerca sperimentale preclinica, ma il lavoro apre alla possibilità di interfacce ibride più raffinate tra dispositivi artificiali e sistema nervoso.</p>
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		<title>Ritornare a scuola!</title>
		<link>https://noreporter.org/ritornare-a-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 22:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma per davvero</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">rivistastudio.com</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Svezia ha deciso di reintrodurre carta e penna nelle aule scolastiche. Con lo slogan “från skärm till pärm” (che in svedese significa “dallo schermo al raccoglitore”, e siamo sicuri che in originale lo slogan suoni assai più accattivante che in italiano), il governo di Stoccolma sta smantellando il primato degli schermi per riportare carta, penne e volumi cartacei al centro della didattica. Dopo aver imposto l’uso dei dispositivi digitali persino negli asili nel 2019, la nuova coalizione di destra ha invertito bruscamente la rotta, stanziando oltre 200 milioni di dollari per riacquistare libri di testo e introducendo un divieto totale sui dispositivi. È un paradosso geografico: una delle nazioni più digitalizzate al mondo sta scommettendo sul ritorno all’analogico per salvare i propri studenti da un declino “accademico” che si fa ogni anno più preoccupante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta non è una questione di nostalgia, ma una risposta ai preoccupanti dati ricavati dei test PISA (indagine internazionale che valuta le competenze dei 15enni in lettura, matematica e scienze), che hanno visto crollare le competenze svedesi in lettura e matematica. Come scrive Bbc, supportato da neuroscienziati del Karolinska Institute di Solna, il governo sostiene che gli schermi agiscano come un costante elemento di disturbo, frammentando l’attenzione e ostacolando la capacità del cervello di elaborare informazioni complesse. Per il governo, leggere su carta e scrivere a mano non sono esercizi obsoleti, ma condizioni necessarie per acquisire conoscenze che la digitalizzazione sembra aver polverizzato, portando quasi un quarto dei 15enni svedesi a non raggiungere i livelli minimi di comprensione del testo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il ritorno all’analogico ha portato a un acceso dibattito tra gli educatori e le aziende tecnologiche, preoccupate che un distacco eccessivo dal digitale possa minare la competitività economica della nazione(e la loro, soprattutto). Sebbene l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico) confermi l’elevata presenza di distrazioni digitali nelle classi svedesi, molti esperti avvertono che il problema risiede nel metodo, non nel mezzo, e che limitare l’accesso alla tecnologia potrebbe lasciare gli studenti impreparati a un mercato del lavoro sempre più digitale.</p>
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		<title>Batman story</title>
		<link>https://noreporter.org/batman-story/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 22:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A sorpresa</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Per pochi </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una specie ritenuta vulnerabile in Italia e raramente monitorata in Abruzzo è stata scoperta nelle Grotte di Stiffe, nel territorio di San Demetrio ne&#8217; Vestini, in provincia dell&#8217;Aquila: si tratta del Rhinolophus euryale, noto come &#8216;pipistrello ferro di cavallo&#8217;.<br>Una colonia è stata individuata tra i circa 350 esemplari di pipistrello che popolano il complesso di grotte, uno dei siti carsici più visitati in Italia, situato nell&#8217;area del Parco regionale Sirente Velino e in prossimità del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo ha coperto lo studio di Andrea Valeri, 24 anni, studente magistrale in Biologia Ambientale all&#8217;Università dell&#8217;Aquila, pubblicato sulla rivista Check List- The Journal of Biodiversity Data, nell&#8217;ambito di un progetto sulla chirotterofauna coordinato da Enrico Lunghi, del dipartimento di Medicina clinica, Sanità pubblica, Scienze della vita e dell&#8217;ambiente dello stesso ateneo.<br>&#8220;La specie è detta ferro di cavallo per la caratteristica foglia nasale, che consente l&#8217;emissione di ultrasuoni, a differenza di altre specie che utilizzano la bocca&#8221;, dice Valeri.<br>La presenza di questa specie in Abruzzo è scarsamente documentata, probabilmente a causa della mancanza di monitoraggi mirati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo &#8220;l&#8217;osservazione sistematica nel tempo è fondamentale&#8221;, sottolinea Valeri. Secondo lo studioso, R. euryale è classificato come specie vulnerabile in Italia e la presenza di una colonia numerosa nelle Grotte di Stiffe conferisce al sito un rilevante valore conservazionistico a livello regionale.<br>&#8220;Non esistono dati completi sulla consistenza della popolazione in Italia, ma si ipotizza un declino dovuto all&#8217;impatto delle attività umane e alla perdita di habitat&#8221;, aggiunge Valeri. Tra i fattori di rischio vengono indicati l&#8217;agricoltura intensiva e l&#8217;uso di pesticidi e fertilizzanti. &#8220;La presenza di un rifugio come quello delle Grotte di Stiffe è quindi di grande rilievo, soprattutto in Abruzzo, dove la specie non era stata segnalata in modo significativo&#8221;, conclude Valeri. Lunghi osserva infine che &#8220;la conoscenza è la nostra arma migliore per proteggere la biodiversità&#8221; e che lo studio rappresenta un primo passo per salvaguardare questa specie e rafforzare le attività di monitoraggio e tutela della chirotterofauna nella regione. Nel complesso delle Grotte di Stiffe, con questa scoperta salgono a quattro le specie di pipistrelli presenti, su circa 24 segnalate in Abruzzo.</p>
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		<title>Inventiva indoeuropea</title>
		<link>https://noreporter.org/inventiva-indoeuropea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 22:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I russi a qualcosa servono</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono queste le circostanze in cui dimostriamo tutto il nostro valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2019 è iniziata la costruzione di un canale con l&#8217;obiettivo di rendersi indipendenti dalla Russia: una via d&#8217;acqua che aggirasse lo Stretto di Pilawa, sotto controllo russo, e collegasse la Laguna della Vistola con il Golfo di Danzica. Si è deciso di creare poi un&#8217;isola con il materiale scavato<br>Cosa fare con la sabbia e il limo lasciati dagli scavi di un canale in Polonia? Si è pensato di creare una zona artificiale che, alle necessità delle geopolitica, aggiungesse un habitat per gli uccelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra polemiche sull&#8217;investimento e molta attenzione, la nuova isola Aestian (Wyspa Estyjska in polacco, il nome è stato votato dal pubblico), ha cosi raggiunto una forma circolare nel 2024 e da allora è in fase di ulteriore riempimento.<br>Isola nata dalla riqualificazione della Penisola della Vistola<br>La Mierzeja Wiślana, nota in italiano come Penisola della Vistola o Spiedo della Vistola, è un sottile cordone sabbioso situato in Polonia che separa la Laguna della Vistola (a sud) dal Mar Baltico (a nord), estendendosi per circa 65 km, con una parte del territorio che ricade in Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022 è stato inaugurato un canale, un&#8217;infrastruttura strategica lunga 1.305 metri che permette alle navi di raggiungere il porto di Elbląg direttamente dal Mar Baltico, evitando le acque russe.<br>Durante i lavori di scavo sono state tuttavia estratte enormi quantità di sabbia e terra, ponendo il problema di come gestire questo materiale di scarto senza causare problemi ambientali.<br>La soluzione è stata di creare un&#8217;isola artificiale a circa 2,5 km dalla riva, all&#8217;altezza di Przebrno, che servisse da rifugio per gli uccelli.<br>Nel corso degli anni la struttura è stata rafforzata: nel 2020 è iniziata l&#8217;installazione di pareti in acciaio e nel 2024 l&#8217;isola ha preso forma. Secondo Wikipedia, a metà luglio 2025 era piena per circa il 20 per cento.<br>Il nuovo territorio amplierà l&#8217;area territoriale della Polonia. Si prevede che l&#8217;isola avrà una circonferenza di circa 4,9 km e si troverà a due o tre metri sopra il livello del mare. La sua costruzione utilizza anche pietre idrotecniche e geotubi per rafforzarne la stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se il nome non è ancora ufficiale, &#8220;Isola di Aestian&#8221; è ormai accettato dopo avere vinto un concorso organizzato nel 2020 dall&#8217;allora ministro degli Affari marittimi e delle vie d&#8217;acqua interne, Marek Gróbarczyk.<br>La scelta deriva dal nome medievale della laguna, Estmere, che combina il nome delle tribù estoni e la parola &#8220;laguna&#8221;.<br>Il completamento dell&#8217;isola è previsto per il 2034 e non sarà comunque la prima isola artificiale dell&#8217;area. Secondo il National Geographic, ne esiste già una nella laguna della Vistola: Nasypnoj, creata negli anni Trenta, nell&#8217;oblast di Kaliningrad, l&#8217;exclave russa tra Polonia, Lituania e Baltico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;oasi per gli uccelli tra le polemiche<br>Il progetto ha attirato molte polemiche fin dall&#8217;inizio per l&#8217;alto costo dell&#8217;investimento (oltre due miliardi di zloty, quasi mezzo miliardo di euro, più del doppio del previsto) e dalla mancanza di una sufficiente giustificazione economica.<br>La Camera Suprema di Controllo ha inviato una notifica alla Procura della Repubblica e sono state sollevate anche questioni di interferenza con l&#8217;ecosistema e di deforestazione.<br>Lo Spiedo della Vistola è stato per molti anni un importante habitat per gli uccelli: vi sono state registrate più di 300 specie, tra cui cormorani, anatre, oche, gabbiani, ma anche sterne e aquile. Sono presenti anche gru, pavoncelle, allodole e cicogne bianche.<br>Non si sa ancora come gli uccelli si adatteranno alla vita sull&#8217;isola creata artificialmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Un frammento di Thule</title>
		<link>https://noreporter.org/un-frammento-di-thule/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 22:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove potrebbe essere anche avvenuta un'Iliade</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">sportoutdoor24it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso sottovalutato, il Mar Baltico è la culla di frammenti di terra che sembrano appartenere a epoche geologiche lontane, luoghi dove l’intervento umano si è fermato per lasciar parlare il vento e le maree. Nella parte meridionale della celebre Isola di Rügen, incastonata nel Greifswalder Bodden, sorge l’Isola di Vilm, minuscola scheggia di terra emersa che rappresenta uno dei santuari naturalistici più preziosi dell’intera Germania.<br>Estesa per appena 94 ettari, la sua genesi risale a 6000 anni fa, durante l’ultima glaciazione. All’epoca, infatti, venne plasmato un territorio che oggi appare come un museo a cielo aperto della natura costiera nordeuropea. Protetta fin dal 1936, Vilm gode di una tutela rigidissima all’interno della Riserva della Biosfera del Sud-est di Rügen, fattore che ne ha preservato l’aspetto primordiale.<br>Un protocollo di sbarco per pochi eletti: come visitare l‘Isola di Vilm<br>L’accesso a questo ecosistema fragilissimo avviene via mare partendo dal porto di Lauterbach. Il tragitto è garantito dalla motonave Little Freedom o dai mezzi della Flotta Bianca, i quali trasportano i visitatori verso il molo settentrionale. Le regole di sbarco risultano ferree: sono ammessi massimo 30 visitatori contemporaneamente e solo tramite escursioni autorizzate.<br>Gli animali domestici non possono calpestare il suo suolo, mentre la balneazione e l’attracco privato entro i 100 metri dalla riva sono severamente proibiti. Partecipare a queste spedizioni richiede una registrazione preventiva online, scegliendo itinerari che durano circa 2,5 ore su un percorso di 3,2 chilometri tra boschi fitti e terreni impervi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La foresta vergine salvata dagli zar e dai principi<br>La particolarità di Vilm risiede nella sua foresta vergine. Querce colossali e faggi maestosi crescono indisturbati da secoli, poiché il principe Wilhelm Malte zu Putbus impedì già nel 1812 alle truppe napoleoniche di abbattere gli alberi per ricavarne legname. Tale continuità ecologica ha permesso la sopravvivenza di specie rarissime come il fungo Hericium coralloides, soprannominato barbetta spinosa, oltre a particolari famiglie di coleotteri tenebrionidi.<br>Il suolo, coperto da uno spesso strato di humus ricchissimo di carbonio, testimonia un ciclo vitale che non conosce la mano dell’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradiso blindato dei leader della DDR<br>Oltre al valore biologico, Vilm possiede una storia politica quasi surreale: dal 1959 al 1990, il governo della Repubblica Democratica Tedesca la trasformò in un ritiro blindato per l’élite del Partito. Erich Honecker amava soggiornare nella casa numero 2 della piccola colonia di villette in stile Fischer, e persino Brežnev trascorse del tempo in queste stanze isolate.<br>La stampa occidentale dell’epoca definì scherzosamente il posto come una “riserva naturale ad uso esclusivo dei funzionari“. E, volente o nolente, proprio tale interdizione totale al pubblico per tre decenni ha protetto l’isola dal turismo di massa, consegnandoci oggi un territorio intatto.<br>Attualmente le vecchie residenze del Politburo ospitano l’Accademia Internazionale per la Conservazione della Natura. L’arte continua a vivere nel vecchio edificio del generatore, trasformato in galleria. Lungo i sentieri si incontrano sculture in quercia di Hans Werner Kratzsch, sedute pensate per stimolare la riflessione durante le pause dei congressi scientifici<br>Pure la fauna selvatica locale interagisce col territorio in modo curioso: quando la marea si abbassa e il canale verso Rügen raggiunge appena i 30 centimetri di profondità, gruppi di cinghiali selvatici attraversano il tratto di mare per raggiungere le sponde dell’isola. Visitare Vilm richiede scarpe robuste e un buon repellente per insetti, ma la ricompensa consiste nel respirare l’aria di un mondo che ha deciso di restare selvaggio.</p>
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		<title>Dedicato ai Pink Floyd</title>
		<link>https://noreporter.org/dedicato-ai-pink-floyd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 22:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fan a otto zampe</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Aracnide</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dedicato ai Pink Floyd un nuovo ragno scoperto in Colombia: è lungo pochi millimetri ma è in grado di catturare prede fino a sei volte più grandi.<br>Il suo nome è Pikelinia floydmuraria, un chiaro riferimento sia all&#8217;habitat in cui vive, le fessure dei muri, sia al celebre album della band &#8216;The wall&#8217;.<br>L&#8217;identikit è pubblicato sulla rivista Zoosystematics and Evolution da un gruppo di ricerca sudamericano guidato dall&#8217;Istituto venezuelano di ricerche scientifiche.<br>Il nuovo ragno misura dai 3 ai 4 millimetri di lunghezza, ma nonostante le dimensioni contenute potrebbe svolgere un ruolo significativo nel controllo dei parassiti domestici. Analisi condotte su P. floydmuraria e su una popolazione affine indicano che la sua una dieta è composta principalmente da formiche, mosche, zanzare e coleotteri. I ricercatori hanno scoperto che i ragni Pikelinia catturano e consumano formiche fino a sei volte più grandi del proprio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori ipotizzano che, costruendo le loro tele vicino alle luci artificiali, i ragni abbiano sviluppato un adattamento strategico per intrappolare efficacemente gli insetti che sono attratti dalla luce.<br>La scoperta di P. floydmuraria rappresenta la seconda specie del genere Pikelinia registrata in Colombia. I ricercatori auspicano ulteriori analisi molecolari e dietetiche basate sul Dna per ricostruire la storia evolutiva del ragno, determinarne con certezza l&#8217;origine biogeografica e quantificarne appieno il potenziale come regolatore naturale dei parassiti urbani.</p>
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		<title>La ricchezza protostorica della Germania</title>
		<link>https://noreporter.org/la-ricchezza-protostorica-della-germania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 22:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'anima  profonda e la terra ancor di più</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">hdblog</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono ottime notizie per quanto riguarda le riserve minerarie del nostro continente, poiché è notizia recente che sotto il suolo della Germania settentrionale, a profondità che sfiorano i 4200 metri, si nasconde un tesoro rimasto intatto per 300 milioni di anni.<br>Ha preso così il via un progetto di ricerca che vorrebbe esplorare nuove vie per tentarne i recupero, e non sarà cosa semplice se pensiamo alle profondità e alle condizioni da affrontare. Un gruppo di ricercatori ci sta lavorando e ha avviato il progetto RoLiXX, fondamentale perché questa risorsa che potrebbe cambiare le sorti della produzione di batterie per veicoli elettrici in Europa.<br>Il bacino si troverebbe nella Germania settentrionale, dove le stime parlano di circa 43 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente. Eppure, questa enorme quantità di minerale si trova disciolta in acque di formazione situate all&#8217;interno delle arenarie del Rotliegend, ovvero uno strato roccioso risalente al periodo Permiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fa davvero strano sapere che il deposito individuato nella zona settentrionale della Sassonia-Anhalt è considerato uno dei più grandi al mondo, tuttavia estrarre questo metallo non sarà affatto una passeggiata. Come anticipato, questa acque ricche del minerale si trovano tra i 3000 e i 5000 metri di profondità e presentano una miscela chimica complessa. Un altro problema da considerare è che quando queste soluzioni vengono portate in superficie, i cambiamenti di pressione e temperatura rischiano di far precipitare i minerali, il che rischia di creare incrostazioni solide che possono bloccare le pompe e danneggiare gli impianti di estrazione.<br>L&#8217;unica soluzione per ora è capirne di più sulla chimica dei campioni di roccia estratti a chilometri di profondità, e così grazie alla spettrometria di massa laser e la diffrazione a raggi X, gli esperti cercano di capire come il litio si sposti dalla roccia all&#8217;acqua. Oltre alla fattibilità tecnica, lo studio si occupa anche di valutare l&#8217;eventuale impatto economico e la sostenibilità ambientale dell&#8217;intero processo. Perché non si tratta solamente di riuscire a estrarlo, ma anche di trovare metodi che permettano di ridurre al minimo i residui solidi.</p>
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		<item>
		<title>Quelle case evacuate</title>
		<link>https://noreporter.org/quelle-case-evacuate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 22:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto il ponte di Genova</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nuova destinazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le case degli sfollati dal crollo del ponte Morandi a Genova il 14 agosto 2018 diventano alloggi di student e social housing.<br>Saranno pubblicati oggi sul sito della partecipata comunale Spim spa due bandi per l&#8217;assegnazione di venti alloggi in via Porro 5 destinati allo student housing e di altri 20 per il social housing.<br>&#8220;Il diritto alla casa è al centro del nostro programma di governo della città &#8211; commenta l&#8217;assessore comunale alle Politiche della casa Davide Patrone &#8211; nonostante i tagli del governo a questo importante capitolo di finanza pubblica, come amministrazione stiamo investendo sulle politiche della casa, sul social housing e student housing: gli alloggi che andiamo a mettere a bando implementano l&#8217;offerta destinata non solo a studenti, ma anche a nuclei familiari che necessitano di un supporto concreto, un welfare abitativo innovativo che può contribuire anche alla rigenerazione sociale di un quartiere particolarmente colpito dal post crollo del viadotto Morandi&#8221;.<br>Tra gli immobili messi a bando da Spim nella zona tra via Porro e Campasso, 66 nuovi posti letto saranno destinati agli studenti, 28 gli alloggi per over 65, 18 per giovani coppie under 35 e altrettanti per single under 35, 21 per famiglie numerose e 12 per categorie speciali e assistenza alle persone.</p>



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		<title>Non solo per le ferite</title>
		<link>https://noreporter.org/non-solo-per-le-ferite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche per le dipendenze</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Cerotto speciale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cerotto elastico attivato dal calore potrebbe offrire un’alternativa non invasiva alla chirurgia per il trattamento del melanoma. È quanto emerge da uno studio condotto da Xin Li, Shi Chen, Meijia Gu e Ruquan Ye, pubblicato sulla rivista ACS Nano. Il dispositivo, simile a un bendaggio, utilizza grafene prodotto con laser e arricchito con ossido di rame, inserito in un polimero flessibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cerotto rilascia ioni di rame che inducono stress ossidativo nelle cellule tumorali, danneggiandone il DNA e inibendone la diffusione. Nei test di laboratorio, il sistema ha eliminato la maggior parte delle cellule di melanoma coltivate e ridotto la loro capacità di movimento. In uno studio preliminare su modelli animali, della durata di 10 giorni, il trattamento ha ridotto le lesioni tumorali fino al 97% senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Le analisi hanno inoltre mostrato che le cellule tumorali non si erano diffuse oltre il sito originario e che non vi era accumulo di rame negli organi o nel sangue, suggerendo un buon profilo di sicurezza. Il melanoma, che si sviluppa negli strati superficiali della pelle, è tradizionalmente trattato con intervento chirurgico. Tecnologie come questa potrebbero consentire trattamenti più mirati e meno invasivi, riducendo effetti collaterali e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Secondo i ricercatori, la combinazione tra semplicità di utilizzo, riutilizzabilità e precisione rende il cerotto una soluzione promettente per future applicazioni cliniche, anche se saranno necessari ulteriori studi per verificarne efficacia e sicurezza nell’uomo.</p>



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		<title>Germania antichissima</title>
		<link>https://noreporter.org/germania-antichissima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Erdstall</p>
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<p class="wp-block-paragraph">vitelloniristogrill.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante normali lavori di scavo legati a un futuro parco eolico, un’équipe di ricerca ha intercettato una struttura che sembrava una tomba neolitica. Poco alla volta, però, quella che appariva come una semplice sepoltura si è trasformata in qualcosa di molto diverso: un tunnel medievale scavato dentro un’area funeraria preistorica, utilizzata per migliaia di anni. Un vero “palinsesto” di epoche sovrapposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cunicolo medievale dove si pensava a una tomba<br>Lo scavo si trova nel distretto del Harz, zona centrale della Germania, in un’area collinare nota come Dornberg. Gli archeologi stavano eseguendo indagini preventive, pratica ormai standard prima di grandi opere come impianti energetici e infrastrutture.<br>All’inizio la struttura individuata sembrava rientrare nello schema di una classica sepoltura del Neolitico: una fossa allungata, lunga circa due metri, chiusa da una grande lastra di pietra. Tutto faceva pensare a una tomba antichissima, in linea con quanto già noto per la collina.<br>Procedendo con la rimozione dei sedimenti, però, il quadro è cambiato. La cavità non si esauriva in superficie: continuava a scendere nel terreno, curvando e allungandosi sotto il cimitero preistorico. A quel punto gli studiosi hanno capito di avere davanti non una semplice sepoltura, ma l’accesso a un sistema sotterraneo più complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cos’è un “Erdstall”<br>La galleria individuata appartiene alla categoria degli “Erdstall”, termine tedesco con cui si indicano cunicoli artificiali, scavati a mano, spesso molto stretti e con piccoli allargamenti che formano camere laterali.<br>Gli Erdstall sono labirinti sotterranei medievali, distribuiti soprattutto nell’Europa centrale, difficili da datare e circondati da ipotesi sul loro uso reale.<br>Nel caso del sito del Harz, la presenza di frammenti di ceramica del basso Medioevo ha permesso di collocare il tunnel in un periodo compreso tra il XIII e il XV secolo. Le pareti mostrano piccole cavità, nicchie e blocchi di pietra sistemati in modo da sostenere parte della struttura, segnali evidenti di un lavoro pianificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli archeologi hanno riconosciuto alcune caratteristiche tipiche di questo tipo di gallerie:<br>sezioni molto strette, che costringono a procedere carponi o strisciando<br>cambi di direzione improvvisi, come in un piccolo labirinto<br>camere leggermente più ampie, con possibile funzione di sosta o deposito<br>assenza di veri e propri ingressi monumentali in superficie<br>Un cimitero usato per 6.000 anni<br>Il contesto rende la scoperta ancora più singolare. La collina di Dornberg era già nota per ospitare un’area funeraria molto antica. Nella stessa zona convivono:<br>Lo stesso rilievo, quindi, viene usato per millenni come luogo dei morti, poi scelto da qualcuno in epoca medievale per aprire un sistema di gallerie. Un caso da manuale di riutilizzo del paesaggio, dove ogni generazione sovrappone i propri significati a quelli precedenti, senza cancellarli del tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché scavare un tunnel in un antico cimitero?<br>La domanda centrale rimane il motivo. Per quale ragione, nel Medioevo, qualcuno avrebbe dovuto intraprendere il faticoso lavoro di scavare cunicoli stretti e scomodi proprio sotto un’area funeraria preistorica?<br>Una delle spiegazioni considerate dagli studiosi è quella del rifugio. La collina di Dornberg presenta già per sua natura un profilo difendibile: rilievi, fossati antichi, dislivelli. In un periodo segnato da conflitti locali, razzie e insicurezza, un sistema di gallerie nascosto poteva offrire:<br>una via di fuga quasi invisibile da lontano<br>un luogo dove mettere al sicuro oggetti preziosi o provviste<br>uno spazio nascosto per attendere il passaggio di un esercito nemico<br>Il fatto che gli ingressi degli Erdstall siano spesso poco evidenti si adatta bene a questa funzione: non servivano a ospitare la vita quotidiana, ma a sparire per qualche ora o qualche giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ipotesi rituale: tra sacro e paura<br>La seconda ipotesi tocca un aspetto più simbolico. Costruire gallerie in un antico cimitero significa intervenire in un luogo già carico di memoria e di timore. La sola presenza di tombe molto antiche poteva bastare a scoraggiare l’accesso dei curiosi, rendendo il sito una sorta di “zona proibita”.<br>Alcuni ricercatori suggeriscono che cunicoli così angusti, dove è necessario strisciare nel buio, possano aver avuto un ruolo in pratiche di tipo rituale o iniziatico. Passaggi stretti, salti di quota, camere chiuse: un ambiente ideale per creare sensazioni di limite, prova, rinascita simbolica.<br>Passare in spazi bui e soffocanti, nel silenzio sottoterra, può assumere un valore simbolico legato al mondo dei morti, al passaggio, alla trasformazione.<br>Non ci sono prove dirette – testi scritti o oggetti chiaramente legati al culto – ma il contesto funerario plurimillenario e la scelta consapevole del luogo rendono questa spiegazione plausibile per una parte almeno dell’uso del tunnel.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un “puzzle” ancora aperto per l’archeologia europea<br>La scoperta nel distretto del Harz si inserisce in un quadro più ampio. In vari paesi dell’Europa centrale esistono sistemi di gallerie simili, documentati già da decenni, e spesso la discussione oscilla tra uso pratico e significato simbolico.<br>Gli archeologi tedeschi intendono proseguire lo studio del sito con analisi mirate:<br>rilievo 3D dettagliato del tunnel e delle sue ramificazioni<br>studio dei sedimenti interni, per rintracciare tracce di fumo, resti organici o impronte<br>confronto con altri Erdstall dell’area germanica e austriaca<br>Ogni nuovo dato può aiutare a capire se si tratta soprattutto di rifugi temporanei, di spazi con una forte carica rituale o di strutture che combinavano entrambe le funzioni a seconda delle circostanze storiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché i siti “a strati” interessano tanto gli studiosi<br>Luoghi come Dornberg, dove si sovrappongono cultura neolitica, età del bronzo e Medioevo, sono vere miniere per chi studia il rapporto fra comunità e territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un singolo rilievo collinare può raccontare:<br>la scelta di aree adatte ai riti funerari nel Neolitico<br>il passaggio a tombe monumentali nell’età del bronzo<br>il riuso medievale di spazi “carichi” di memoria come punti di rifugio o luoghi liminali<br>Questi “strati” materiali permettono di seguire continuità e rotture: cosa viene rispettato, cosa viene riadattato, cosa viene dimenticato. Il tunnel medievale nel cuore di un cimitero di 6.000 anni fa rende visibile, letteralmente scavandola, questa lunga relazione tra vivi, morti e paesaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Operare in un Erdstall comporta sfide particolari. Gli ambienti sono angusti, l’aria circola poco, e ogni movimento rischia di danneggiare tracce delicate. Per questo le squadre utilizzano spesso:<br>lampade frontali a luce fredda, che non scaldano e non alterano i materiali<br>scanner laser e fotogrammetria, per registrare la forma del tunnel senza bisogno di interventi invasivi<br>sistemi di sostegno temporaneo, nel caso in cui tratti di volta risultino fragili<br>Lo scopo non è solo “vedere cosa c’è”, ma capire come il tunnel è stato scavato, quali strumenti sono stati usati, quanto tempo potrebbe essere servito e quante persone erano coinvolte. Tutti indizi che contribuiscono a ricostruire la storia sociale nascosta sotto quella collina tedesca apparentemente tranquilla.</p>



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