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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Note Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Quelle case evacuate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 22:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto il ponte di Genova</p>
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<p>Nuova destinazione</p>



<p>Le case degli sfollati dal crollo del ponte Morandi a Genova il 14 agosto 2018 diventano alloggi di student e social housing.<br>Saranno pubblicati oggi sul sito della partecipata comunale Spim spa due bandi per l&#8217;assegnazione di venti alloggi in via Porro 5 destinati allo student housing e di altri 20 per il social housing.<br>&#8220;Il diritto alla casa è al centro del nostro programma di governo della città &#8211; commenta l&#8217;assessore comunale alle Politiche della casa Davide Patrone &#8211; nonostante i tagli del governo a questo importante capitolo di finanza pubblica, come amministrazione stiamo investendo sulle politiche della casa, sul social housing e student housing: gli alloggi che andiamo a mettere a bando implementano l&#8217;offerta destinata non solo a studenti, ma anche a nuclei familiari che necessitano di un supporto concreto, un welfare abitativo innovativo che può contribuire anche alla rigenerazione sociale di un quartiere particolarmente colpito dal post crollo del viadotto Morandi&#8221;.<br>Tra gli immobili messi a bando da Spim nella zona tra via Porro e Campasso, 66 nuovi posti letto saranno destinati agli studenti, 28 gli alloggi per over 65, 18 per giovani coppie under 35 e altrettanti per single under 35, 21 per famiglie numerose e 12 per categorie speciali e assistenza alle persone.</p>



<p></p>
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		<title>Non solo per le ferite</title>
		<link>https://noreporter.org/non-solo-per-le-ferite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche per le dipendenze</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cerotto speciale</p>



<p>Un cerotto elastico attivato dal calore potrebbe offrire un’alternativa non invasiva alla chirurgia per il trattamento del melanoma. È quanto emerge da uno studio condotto da Xin Li, Shi Chen, Meijia Gu e Ruquan Ye, pubblicato sulla rivista ACS Nano. Il dispositivo, simile a un bendaggio, utilizza grafene prodotto con laser e arricchito con ossido di rame, inserito in un polimero flessibile.</p>



<p>Il cerotto rilascia ioni di rame che inducono stress ossidativo nelle cellule tumorali, danneggiandone il DNA e inibendone la diffusione. Nei test di laboratorio, il sistema ha eliminato la maggior parte delle cellule di melanoma coltivate e ridotto la loro capacità di movimento. In uno studio preliminare su modelli animali, della durata di 10 giorni, il trattamento ha ridotto le lesioni tumorali fino al 97% senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Le analisi hanno inoltre mostrato che le cellule tumorali non si erano diffuse oltre il sito originario e che non vi era accumulo di rame negli organi o nel sangue, suggerendo un buon profilo di sicurezza. Il melanoma, che si sviluppa negli strati superficiali della pelle, è tradizionalmente trattato con intervento chirurgico. Tecnologie come questa potrebbero consentire trattamenti più mirati e meno invasivi, riducendo effetti collaterali e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Secondo i ricercatori, la combinazione tra semplicità di utilizzo, riutilizzabilità e precisione rende il cerotto una soluzione promettente per future applicazioni cliniche, anche se saranno necessari ulteriori studi per verificarne efficacia e sicurezza nell’uomo.</p>



<p></p>
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		<title>Germania antichissima</title>
		<link>https://noreporter.org/germania-antichissima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Erdstall</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>vitelloniristogrill.it</p>



<p>Durante normali lavori di scavo legati a un futuro parco eolico, un’équipe di ricerca ha intercettato una struttura che sembrava una tomba neolitica. Poco alla volta, però, quella che appariva come una semplice sepoltura si è trasformata in qualcosa di molto diverso: un tunnel medievale scavato dentro un’area funeraria preistorica, utilizzata per migliaia di anni. Un vero “palinsesto” di epoche sovrapposte.</p>



<p>Un cunicolo medievale dove si pensava a una tomba<br>Lo scavo si trova nel distretto del Harz, zona centrale della Germania, in un’area collinare nota come Dornberg. Gli archeologi stavano eseguendo indagini preventive, pratica ormai standard prima di grandi opere come impianti energetici e infrastrutture.<br>All’inizio la struttura individuata sembrava rientrare nello schema di una classica sepoltura del Neolitico: una fossa allungata, lunga circa due metri, chiusa da una grande lastra di pietra. Tutto faceva pensare a una tomba antichissima, in linea con quanto già noto per la collina.<br>Procedendo con la rimozione dei sedimenti, però, il quadro è cambiato. La cavità non si esauriva in superficie: continuava a scendere nel terreno, curvando e allungandosi sotto il cimitero preistorico. A quel punto gli studiosi hanno capito di avere davanti non una semplice sepoltura, ma l’accesso a un sistema sotterraneo più complesso.</p>



<p>Che cos’è un “Erdstall”<br>La galleria individuata appartiene alla categoria degli “Erdstall”, termine tedesco con cui si indicano cunicoli artificiali, scavati a mano, spesso molto stretti e con piccoli allargamenti che formano camere laterali.<br>Gli Erdstall sono labirinti sotterranei medievali, distribuiti soprattutto nell’Europa centrale, difficili da datare e circondati da ipotesi sul loro uso reale.<br>Nel caso del sito del Harz, la presenza di frammenti di ceramica del basso Medioevo ha permesso di collocare il tunnel in un periodo compreso tra il XIII e il XV secolo. Le pareti mostrano piccole cavità, nicchie e blocchi di pietra sistemati in modo da sostenere parte della struttura, segnali evidenti di un lavoro pianificato.</p>



<p>Gli archeologi hanno riconosciuto alcune caratteristiche tipiche di questo tipo di gallerie:<br>sezioni molto strette, che costringono a procedere carponi o strisciando<br>cambi di direzione improvvisi, come in un piccolo labirinto<br>camere leggermente più ampie, con possibile funzione di sosta o deposito<br>assenza di veri e propri ingressi monumentali in superficie<br>Un cimitero usato per 6.000 anni<br>Il contesto rende la scoperta ancora più singolare. La collina di Dornberg era già nota per ospitare un’area funeraria molto antica. Nella stessa zona convivono:<br>Lo stesso rilievo, quindi, viene usato per millenni come luogo dei morti, poi scelto da qualcuno in epoca medievale per aprire un sistema di gallerie. Un caso da manuale di riutilizzo del paesaggio, dove ogni generazione sovrappone i propri significati a quelli precedenti, senza cancellarli del tutto.</p>



<p>Perché scavare un tunnel in un antico cimitero?<br>La domanda centrale rimane il motivo. Per quale ragione, nel Medioevo, qualcuno avrebbe dovuto intraprendere il faticoso lavoro di scavare cunicoli stretti e scomodi proprio sotto un’area funeraria preistorica?<br>Una delle spiegazioni considerate dagli studiosi è quella del rifugio. La collina di Dornberg presenta già per sua natura un profilo difendibile: rilievi, fossati antichi, dislivelli. In un periodo segnato da conflitti locali, razzie e insicurezza, un sistema di gallerie nascosto poteva offrire:<br>una via di fuga quasi invisibile da lontano<br>un luogo dove mettere al sicuro oggetti preziosi o provviste<br>uno spazio nascosto per attendere il passaggio di un esercito nemico<br>Il fatto che gli ingressi degli Erdstall siano spesso poco evidenti si adatta bene a questa funzione: non servivano a ospitare la vita quotidiana, ma a sparire per qualche ora o qualche giorno.</p>



<p>L’ipotesi rituale: tra sacro e paura<br>La seconda ipotesi tocca un aspetto più simbolico. Costruire gallerie in un antico cimitero significa intervenire in un luogo già carico di memoria e di timore. La sola presenza di tombe molto antiche poteva bastare a scoraggiare l’accesso dei curiosi, rendendo il sito una sorta di “zona proibita”.<br>Alcuni ricercatori suggeriscono che cunicoli così angusti, dove è necessario strisciare nel buio, possano aver avuto un ruolo in pratiche di tipo rituale o iniziatico. Passaggi stretti, salti di quota, camere chiuse: un ambiente ideale per creare sensazioni di limite, prova, rinascita simbolica.<br>Passare in spazi bui e soffocanti, nel silenzio sottoterra, può assumere un valore simbolico legato al mondo dei morti, al passaggio, alla trasformazione.<br>Non ci sono prove dirette – testi scritti o oggetti chiaramente legati al culto – ma il contesto funerario plurimillenario e la scelta consapevole del luogo rendono questa spiegazione plausibile per una parte almeno dell’uso del tunnel.</p>



<p>Un “puzzle” ancora aperto per l’archeologia europea<br>La scoperta nel distretto del Harz si inserisce in un quadro più ampio. In vari paesi dell’Europa centrale esistono sistemi di gallerie simili, documentati già da decenni, e spesso la discussione oscilla tra uso pratico e significato simbolico.<br>Gli archeologi tedeschi intendono proseguire lo studio del sito con analisi mirate:<br>rilievo 3D dettagliato del tunnel e delle sue ramificazioni<br>studio dei sedimenti interni, per rintracciare tracce di fumo, resti organici o impronte<br>confronto con altri Erdstall dell’area germanica e austriaca<br>Ogni nuovo dato può aiutare a capire se si tratta soprattutto di rifugi temporanei, di spazi con una forte carica rituale o di strutture che combinavano entrambe le funzioni a seconda delle circostanze storiche.</p>



<p>Perché i siti “a strati” interessano tanto gli studiosi<br>Luoghi come Dornberg, dove si sovrappongono cultura neolitica, età del bronzo e Medioevo, sono vere miniere per chi studia il rapporto fra comunità e territorio.</p>



<p>Un singolo rilievo collinare può raccontare:<br>la scelta di aree adatte ai riti funerari nel Neolitico<br>il passaggio a tombe monumentali nell’età del bronzo<br>il riuso medievale di spazi “carichi” di memoria come punti di rifugio o luoghi liminali<br>Questi “strati” materiali permettono di seguire continuità e rotture: cosa viene rispettato, cosa viene riadattato, cosa viene dimenticato. Il tunnel medievale nel cuore di un cimitero di 6.000 anni fa rende visibile, letteralmente scavandola, questa lunga relazione tra vivi, morti e paesaggio.</p>



<p>Operare in un Erdstall comporta sfide particolari. Gli ambienti sono angusti, l’aria circola poco, e ogni movimento rischia di danneggiare tracce delicate. Per questo le squadre utilizzano spesso:<br>lampade frontali a luce fredda, che non scaldano e non alterano i materiali<br>scanner laser e fotogrammetria, per registrare la forma del tunnel senza bisogno di interventi invasivi<br>sistemi di sostegno temporaneo, nel caso in cui tratti di volta risultino fragili<br>Lo scopo non è solo “vedere cosa c’è”, ma capire come il tunnel è stato scavato, quali strumenti sono stati usati, quanto tempo potrebbe essere servito e quante persone erano coinvolte. Tutti indizi che contribuiscono a ricostruire la storia sociale nascosta sotto quella collina tedesca apparentemente tranquilla.</p>



<p></p>
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		<title>Messaggi da Shambala</title>
		<link>https://noreporter.org/messaggi-da-shambala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 22:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>O dal dio serpente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>geopop.it</p>



<p>Nel sud dell&#8217;isola di Sulawesi, in Indonesia, è stato documentato il serpente selvatico più lungo mai misurato. Si tratta di una femmina di pitone reticolato (Malayopython reticulatus) lunga ben 7,22 metri e con un peso di 96,5 kg. La misurazione ufficiale avvenuta a gennaio 2026 ha fatto entrare di diritto questo esemplare nel Guinness World Record con un nuovo primato mondiale. Il pitone è stato soprannominato &#8220;Ibu Baron&#8221; che in italiano significa La Baronessa e ha battuto il record precedente del 1999 di un altro pitone reticolato di circa 25 centimetri. Infatti, la specie di serpenti costrittori (non velenosi) originaria dell&#8217;Asia sud-orientale è già nota per comprendere i serpenti più lunghi del mondo con una lunghezza media di 5-6 metri.</p>



<p>L’esemplare da record di pitone reticolato: 7,22 m di lunghezza<br>Il pitone reticolato (Malayopython reticulatus) selvatico più lungo mai misurato è stato scoperto a fine 2025 in Indonesia. Misurato con un metro e un nastro, gli esperti hanno registrato 7 metri e 22 centimetri – lungo come un camper o due utilitarie in fila – con un peso a stomaco vuoto di circa 96 kg. La Baronessa –&nbsp; Ibu Baron in lingua locale – è stata misurata completamente sveglia per evitarle i rischi dell&#8217;anestesia. Poiché i serpenti possono allungarsi fino al 10% in più quando i loro muscoli sono completamente rilassati sotto sedazione, gli scienziati sospettano che la sua lunghezza reale, se rilassata, potrebbe addirittura sfiorare gli 8 metri (7,90 m). Nel video qui sotto del Guinness dei Primati è possibile vedere la misurazione del serpente e comprenderne la lunghezza rispetto ad un uomo.<br>Il nome &#8220;reticolato&#8221; deriva proprio dal suo inconfondibile mantello &#8220;a rete&#8221; , che funge da camuffamento perfetto. Prima della recente scoperta, il primato per il serpente selvatico più lungo apparteneva a una femmina di 6,95 metri, misurata con prove ufficiali nel 1999 nel Borneo. Finora, però, abbiamo parlato solo di esemplari allo stato brado. Se passiamo ai serpenti cresciuti in cattività, il record spetta a… un altro pitone reticolato. Ospitata in Missouri (negli Stati Uniti), una femmina di nome &#8220;Medusa&#8221; ha raggiunto l&#8217;incredibile lunghezza di 7,67 metri.<br>Nonostante le loro dimensioni, i pitoni reticolati sono molto più in pericolo di quanto lo siamo noi a causa loro. Per questo motivo, gli esperti che si sono recati in Indonesia per misurare La Baronessa si sono affrettati consapevoli dei rischi che questi animali corrono a causa dell&#8217;uomo. Essendo predatori opportunisti, capita che si avvicinino ai centri abitati in cerca di prede, attaccando bestiame o animali domestici e, raramente, esseri umani. Per questo motivo, spesso vengono uccisi dagli abitanti locali per paura preventiva. Inoltre, ogni anno numerosi esemplari vengono cacciati e uccisi per alimentare il mercato della moda e delle medicine alternative.<br>Caratteristiche dei serpenti più lunghi del mondo: Malayopython reticulatus<br>Il pitone reticolato (Malayopython reticulatus) della famiglia Pythonidae&nbsp;è un serpente diffuso nel Sud-est asiatico, dal Bangladesh all’Indonesia e alle Filippine, anche se l’area che questa specie occupa non è netta e definita. La sua presenza è stata segnalata anche in alcune zone dell’India. Considerata la specie di serpente più lunga del mondo, in età adulta raggiunge una lunghezza media compresa tra i 5 e i 6 metri, ma come nel caso della Baronessa si possono anche superare i 7 metri.</p>



<p>Esemplare di pitone reticolato.<br>I numeri fuori dal comune dei pitoni reticolati non si fermano all&#8217;estensione, questi rettili infatti fanno anche registrare un peso medio di 75 kg con picchi oltre i 90. Anche Malayopython reticulatus, come altre specie di serpenti, presenta dimorfismo sessuale con le femmine che sono più grandi dei maschi. Nello specifico, le dimensioni del corpo raggiungono larghezze maggiori a parità (o quasi) di lunghezza. Nonostante queste cifre, il primato di serpente più pesante al mondo è delle femmine di anaconda verde&nbsp;(Eunectes murinus – E. akayima) che possono raggiungere addirittura i 300 kg quando sono in gravidanza o dopo aver mangiato una grossa preda.<br>La parola serpente viene subito associata nell&#8217;immaginario comune a &#8220;veleno&#8221;. Tuttavia, i pitoni reticolati non sono velenosi ma sono serpenti costrittori che immobilizzano le prede usando le possenti spire. La loro dieta è varia e comprende mammiferi, uccelli e, occasionalmente, anche altri rettili, anfibi e, essendo degli ottimi nuotatori, anche pesci.<br>Questa enorme specie non vive esclusivamente nelle foreste pluviali o nelle paludi ma è capace di adattarsi anche in aree urbane e piantagioni come le coltivazioni di palme da olio.</p>
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		<title>Non sarà sempre sala var</title>
		<link>https://noreporter.org/non-sara-sempre-sala-var/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 22:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme web non potranno più valutarsi da sole</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ottima iniziativa</p>



<p>C’è una parola che sintetizza la portata della nuova delibera dell’Autorità per le comunicazioni: certificazione. Con il provvedimento approvato il 25 marzo, Agcom interviene su uno dei nodi più delicati del mercato dei media contemporanei: chi misura davvero gli ascolti nel mondo digitale e, soprattutto, con quali criteri.<br>Finora, la risposta era semplice quanto problematica: le piattaforme misuravano sé stesse. &#8220;Era un po’ come chiedere all’oste se il vino fosse buono&#8221;, ha detto il presidente Giacomo Lasorella in un’intervista a ‘Repubblica’, chiarendo il senso di un intervento che punta a colmare una delle principali asimmetrie del mercato.<br>La delibera 87/26/Cons introduce infatti un principio destinato a cambiare gli equilibri: anche nel digitale i dati di audience devono essere trasparenti, verificabili e certificati da un soggetto terzo indipendente. Non si tratta solo di un aggiustamento tecnico, ma di una trasformazione strutturale. Gli ascolti, oggi più che mai, determinano il valore dei contenuti, il prezzo della pubblicità e, di conseguenza, la distribuzione degli investimenti. In un contesto in cui internet ha ormai superato stabilmente la televisione nella raccolta pubblicitaria, arrivando a rappresentare la quota maggioritaria dei ricavi, la mancanza di standard condivisi ha prodotto distorsioni evidenti<br>È proprio su questo punto che si innesta la riforma. L’Autorità individua nel sistema dei Joint Industry Committee, e in particolare in Audicom, il perno della nuova architettura. L’idea è costruire una misurazione realmente multipiattaforma, capace di mettere sullo stesso piano televisione lineare e contenuti distribuiti online, superando quella frattura che finora ha separato due mercati sempre più interconnessi.</p>



<p>Il nodo tecnico, tuttavia, è tutt’altro che secondario. Il sistema si fonda sull’integrazione – e soprattutto sulla comparabilità – di due approcci diversi: da un lato gli Sdk, cioè strumenti che rilevano il comportamento direttamente sul dispositivo dell’utente; dall’altro i modelli server-to-server, attraverso cui le piattaforme trasmettono i dati dai propri sistemi interni. La novità della delibera, che definisce gli Sdk il “Gold standard”, non sta tanto nell’aver riconosciuto entrambi i modelli, quanto nell’aver imposto che i dati prodotti siano ricostruibili, auditabili e allineati secondo criteri comuni, attraverso verifiche indipendenti e processi di equivalenza funzionale. Agcom ha imposto requisiti di trasparenza e verificabilità superiori a quelli che finora erano stati previsti da altri ordinamenti e per la prima volta gli OTT sembrano disposti ad accettarli.<br>È qui che emerge uno degli elementi più rilevanti del provvedimento. Come spiega all’Adnkronos Fabrizio Angelini, il mercato ha bisogno di una fotografia completa e affidabile. &#8220;Avere un mercato che ti certifica il 15% degli investimenti e non l’altro 85 è un non senso&#8221;, osserva. Il riferimento è evidente: oggi gran parte della raccolta pubblicitaria digitale, dominata dalle piattaforme, sfugge a metriche condivise.<br>La certificazione degli ascolti, prosegue Angelini, è ciò che rende davvero comparabili i diversi mezzi. Senza quel livello di affidabilità, gli inserzionisti si trovano a operare in un contesto opaco, soprattutto quando si tratta di investire su nuovi formati come la connected tv, dove i prezzi sono più elevati e la richiesta di garanzie è maggiore. Non a caso, la spinta verso la misurazione non arriva solo dai regolatori, ma anche dal mercato e, sempre più, dalle piattaforme stesse.</p>



<p>Negli ultimi anni, infatti, operatori come YouTube hanno registrato una crescita esplosiva sulla televisione connessa, mentre servizi come Netflix e Amazon hanno introdotto modelli basati sulla pubblicità accanto alle offerte tradizionali. In questo scenario, continuare a basarsi su dati interni non certificati diventa sempre meno sostenibile. &#8220;O mi dai dati certi e confrontabili oppure faccio fatica ad investire&#8221;, è, in sintesi, la posizione degli inserzionisti.<br>Il confronto tra Sdk e server-to-server riflette anche tensioni più profonde. Le grandi piattaforme globali preferiscono modelli che non implichino l’installazione di software esterni, citando ragioni tecniche, operative e legate alla privacy. Dall’altra parte, il sistema tradizionale della misurazione insiste sulla necessità di standard condivisi e controlli indipendenti. La soluzione individuata da Agcom prova a tenere insieme queste esigenze, ma alzando significativamente l’asticella: i flussi server-to-server dovranno garantire livelli di granularità, frequenza e audit molto più stringenti rispetto a quanto avvenuto finora.</p>



<p>Se questa architettura reggerà alla prova dei fatti, potrebbe rappresentare un punto di svolta non solo per il mercato italiano. La delibera si inserisce infatti nel quadro dell’European Media Freedom Act e del Digital Markets Act, ma ambisce a diventare un modello replicabile anche in altri Paesi. Non è un caso che Diego Ciulli, a capo degli affari istituzionali di Google in Italia, abbia parlato di una decisione &#8220;coraggiosa&#8221;, sottolineando la disponibilità del gigante americano a lavorare con Audicom e con l’ecosistema italiano per implementare rapidamente il nuovo sistema.<br>In controluce, resta la questione più rilevante: la redistribuzione della &#8220;torta&#8221; pubblicitaria. Rendere comparabili i dati significa rendere contendibile il mercato. E questo, inevitabilmente, apre una nuova fase di competizione tra televisione tradizionale e piattaforme digitali, ma anche all’interno dello stesso ecosistema digitale. Per la prima volta, i numeri che determinano il valore economico dei contenuti online potrebbero essere sottoposti alle stesse regole che per decenni hanno governato la tv.<br>Non è solo una questione di misurazione. È una partita di potere, appena iniziata.</p>



<p></p>
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		<title>Paul evergreen</title>
		<link>https://noreporter.org/paul-evergreen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beatles, come eravamo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un disco interessante</p>



<p>Paul McCartney è pronto a fare il suo grande ritorno a quasi sei anni dall&#8217;ultimo disco. L&#8217;ex Beatle, 83 anni, ha annunciato &#8220;The Boys of Dungeon Lane&#8221;, il suo diciannovesimo album solista, in uscita il 29 maggio su MPL/Capitol Records. Insieme all&#8217;annuncio è arrivato il singolo &#8220;Days We Left Behind&#8221;, presentato in anteprima su BBC Radio Merseyside.<br>Un disco nato per caso, cresciuto in cinque anni Tutto è partito nel 2021, durante un incontro con il produttore Andrew Watt, quando McCartney ha strimpellato un accordo di chitarra inedito. Da lì è cominciato un lavoro portato avanti tra Los Angeles e il Sussex nei ritagli tra un tour e l&#8217;altro, senza fretta né scadenze. Watt è lo stesso produttore di &#8220;Hackney Diamonds&#8221; dei Rolling Stones e di &#8220;Mayhem&#8221; di Lady Gaga.<br>Dungeon Lane: dove tutto è cominciato Il titolo rimanda a una stradina di Speke, sobborgo operaio di Liverpool dove McCartney è cresciuto a pochi passi dall&#8217;amico George Harrison. Il disco è descritto come il più introspettivo della sua carriera: 14 brani che raccontano l&#8217;infanzia nel dopoguerra, la forza dei genitori e le prime avventure con Harrison e John Lennon, molto prima che in tutto il mondo esplodesse la &#8220;Beatlemania&#8221;.</p>



<p>&#8220;Sono tanti ricordi di Liverpool. C&#8217;è una parte su John e su Forthlin Road, la via dove vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo a Speke, un posto piuttosto popolare. Non avevamo molto, ma non importava perché la gente era fantastica&#8221;, ha raccontato McCartney a proposito del singolo, che ha definito una &#8220;canzone della memoria&#8221;.<br>Rock, armonie e intimità: la tracklist completa L&#8217;album promette grande varietà: rock in stile Wings, armonie alla Beatles, groove tipicamente McCartneyani e momenti di intimità raccolta. I 14 brani in scaletta sono: &#8220;As You Lie There&#8221;, &#8220;Lost Horizon&#8221;, &#8220;Days We Left Behind&#8221;, &#8220;Ripples in a Pond&#8221;, &#8220;Mountain Top&#8221;, &#8220;Down South&#8221;, &#8220;We Two&#8221;, &#8220;Come Inside&#8221;, &#8220;Never Know&#8221;, &#8220;Home to Us&#8221;, &#8220;Life Can Be Hard&#8221;, &#8220;First Star of the Night&#8221;, &#8220;Salesman Saint&#8221; e &#8220;Momma Gets By&#8221;.<br>Per celebrare il ritorno, McCartney suonerà il 27 e 28 marzo al Fonda Theatre di Hollywood — i suoi primi concerti dal termine del Got Back Tour nel novembre 2025 — in una sala da 1.200 posti, già sold out. A 83 anni, &#8220;Sir Paul&#8221; dimostra che la storia prima dei Beatles è ancora tutta da raccontare.</p>



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		<title>Essa domina</title>
		<link>https://noreporter.org/essa-domina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 22:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Regge malgrado la concorrenza</p>
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<p>Ancora </p>



<p>Per il sesto anno consecutivo,la Sapienza Università di Roma si conferma la migliore istituzione al mondo nel campo delle Lettere Classiche e della Storia Antica. Mentre altri prestigiosi atenei registrano oscillazioni — come Oxford, scivolata al quarto posto dietro i due colossi cinesi Fudan e Pechino — la Sapienza mantiene saldamente la vetta. È quanto emerge dai QS World University Rankings by Subject 2026, pubblicati di recente, che ogni anno confrontano le università globali in base alle singole discipline.<br>Più in generale, come fa notare un&#8217;analisi del report effettuata dal portale Skuola.net, tra i giganti statunitensi e la rapida ascesa degli atenei asiatici, l’Italia vanta ben 8 piazzamenti nella Top 10 mondiale e altri 8 nella Top 20.<br>Nel contesto dell&#8217;Unione Europea, la performance italiana è superata solo dall&#8217;Olanda (15 istituti in Top 10 e 35 in Top 20). Ma l’Italia precede grandi nazioni come la Francia (6 atenei in Top 10, nessun primato assoluto e 9 nella Top 20) e la Germania (2 atenei in Top 10 e 14 nella Top 20).<br>QS World University Rankings by Subject: i piazzamenti delle italiane<br>L’ateneo romano, oltre al primato nelle discipline classiche, eccelle in altre materie dell&#8217;area umanistica, posizionandosi al settimo posto globale sia in Storia dell’Arte che in Archeologia. Oltre alla Sapienza, altri tre atenei italiani figurano tra i primi dieci al mondo nelle rispettive categorie: il Politecnico di Milano (6° in Architettura e 7° in Art &amp; Design), l&#8217;Università Bocconi (9ª nel Marketing e 10ª in Business &amp; Management) e la Scuola Normale Superiore di Pisa (10ª negli Studi Classici).<br>Il Politecnico di Milano si distingue, inoltre, con tre corsi di area STEM nella Top 20 (Ingegneria Meccanica, Aeronautica e Civile al 14° posto; Ingegneria e Tecnologia al 20°) e altri sei nella Top 50: Data Science e AI, Ingegneria Chimica, Ingegneria Elettrica ed Elettronica, Scienza dei Materiali, Ingegneria Mineraria e Matematica.<br>Anche il Politecnico di Torino si posiziona tra i leader mondiali: 18° in Architettura, 19° in Ingegneria del Petrolio e con altri quattro corsi presenti nella Top 50. La Bocconi estende il proprio prestigio oltre i due piazzamenti in Top 10, classificandosi 18ª in Economia ed Econometria, 20ª in Accounting &amp; Finance e 48ª in Social Policy &amp; Administration. In ambito politico, la Luiss raggiunge il 23° posto in Politics &amp; International Studies, seguita dall&#8217;Istituto Universitario Europeo di Fiesole (31°).<br>L&#8217;Università di Bologna (Alma Mater) vanta 9 discipline tra le prime 50 al mondo, con l&#8217;Archeologia al 19° posto e Ingegneria del Petrolio al 24°, mentre la Sapienza ne conta 6 nella medesima fascia. Tra le altre performance di rilievo, l&#8217;Università di Padova si attesta al 48° posto in Psicologia e l&#8217;Università di Torino al 42° in Filosofia. Si segnala inoltre la NABA di Milano, che entra in classifica al 41° posto per Art &amp; Design.<br>Nell&#8217;area delle Lettere e della Storia dell&#8217;Arte, emergono le ottime performance dello IUAV di Venezia (14° in Storia dell&#8217;Arte), delle università di Firenze e Roma Tre (entrambe 26ª), dell&#8217;Università di Pisa (23ª in Lettere Classiche) e della veneziana Ca&#8217; Foscari (24ª nella medesima disciplina).<br>In totale, sono 60 gli atenei italiani citati (rispetto ai 56 del 2025) compaiono 769 volte nella classifica, di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi. L&#8217;Italia è il settimo paese più rappresentato per atenei classificati.</p>
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		<title>Napul&#8217;è</title>
		<link>https://noreporter.org/napule/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Non per niente lì hanno fatto fallire la Banca Rothschild</p>
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<p>C&#8217;è sempre un&#8217;idea geniale</p>



<p>È nata e cresciuta a San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia orientale di Napoli, ed ora lavora alla Apple Academy che proprio nel Polo della Federico II decise di aprire la sua sede italiana nel 2016.<br>Roberta Napolitano è oggi una product owner, responsabile di prodotto, e, insieme a tanti altri, festeggia i dieci anni del Polo federiciano.</p>



<p>&#8220;Io sono cresciuta qui, la mia famiglia vive a San Giovanni da quattro generazioni e la nostra casa è a pochi minuti da questa struttura &#8211; racconta &#8211; ricordo che quando ero piccola mio nonno aspettava la realizzazione del campus e diceva sempre che si doveva investire in questo territorio perché sarebbe arrivata l&#8217;università&#8221;. La famiglia di Roberta gestiva il bar della zona, il bar che era il riferimento per i tanti lavoratori della fabbrica conserviera Cirio, poi dismessa.</p>



<p>&#8220;Quando la fabbrica chiuse &#8211; ricorda Roberta &#8211; si percepì subito il vuoto, un vuoto che è stato colmato dalla Federico II grazie alla quale il quartiere è rinato e tutto questo mi scalda il cuore perché qui ora si vede il futuro e questo cambiamento lo si percepisce anche nelle interazioni quotidiane: la gente del posto, che ad esempio gestisce attività commerciali, come i bar, le trattorie, prova a parlare inglese per confrontarsi con i tanti studenti anche stranieri che frequentano le Academy del Polo di San Giovanni&#8221;.</p>



<p>E così l&#8217;area ex Cirio da fabbrica abbandonata  (in foto) si è trasformata in fabbrica dei saperi considerata &#8216;best practice&#8217; a livello europeo, che ospita anche uno dei computer quantistici più potenti a livello internazionale. In quei corridoi dove nel &#8216;900 si lavorava il pomodoro oggi si sviluppano applicazioni, si realizza il futuro. E proprio in quei corridoi si muove Roberta che qui è entrata nell&#8217;anno accademico 2018-2019. &#8220;Ho imparato tutto da zero, ho scoperto un mondo completamente diverso che mi ha fatto capire come la tecnologia risolva problematiche molto umane&#8221;</p>
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		<title>Come ottenere uno sgravio</title>
		<link>https://noreporter.org/come-ottenere-uno-sgravio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal governo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>sulle bollette</p>



<p>Un bonus da 115 euro contro il caro bollette. Arrivato il via libera da Arera, che ha definito le modalità operative per l’erogazione del contributo straordinario previsto dal dl Bollette.</p>



<p>A chi spetta e come accedere al bonus<br>Il contributo riguarda i clienti domestici titolari del bonus sociale elettrico al 21 febbraio 2026, data di entrata in vigore del decreto stesso. I destinatari del provvedimento non dovranno presentare alcuna domanda; il contributo, infatti, sarà riconosciuto automaticamente e in un’unica soluzione ai clienti domestici titolari di un punto di prelievo attivo e riceventi il bonus sociale per disagio economico.<br>Il contributo &#8211; spiega Arera &#8211; sarà riconosciuto direttamente in bolletta, nella prima fattura utile successiva all’adozione del presente provvedimento, con evidenza separata rispetto alle altre voci. L’erogazione avviene a cura del fornitore o dell&#8217;esercente la maggior tutela che serviva il cliente alla data del 21 febbraio 2026, anche qualora il cliente abbia successivamente cambiato fornitore. Qualora dalla medesima bolletta risulti un credito a favore del cliente, questo sarà contabilizzato nelle bollette successive. In caso di interruzione della fornitura, il credito sarà corrisposto secondo le modalità previste dalla deliberazione 63/2021/R/com.</p>



<p>Bonus cumulabile: come funziona, Isee massimo<br>Arera ricorda inoltre che il contributo straordinario è cumulabile con altri sconti, quindi va ad aggiungersi alle riduzioni già previste per i beneficiari del bonus sociale elettrico. Con successivo provvedimento, l’Autorità definirà le modalità di erogazione del contributo volontario previsto dall&#8217;articolo 1, comma 2 del medesimo decreto-legge, destinato ai nuclei familiari non titolari del bonus sociale con Isee annuale non superiore a 25.000 euro.</p>
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		<title>Fronte della nostalgia</title>
		<link>https://noreporter.org/fronte-della-nostalgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 22:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci compravamo i giornalini e le figurine</p>
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<p>Un&#8217;iniziativa in Abruzzo</p>



<p>Contro una crisi che sembra non avere fine, un piccolo comune abruzzese corre ai ripari e si schiera a difesa delle edicole, ultimo baluardo dell&#8217;informazione tradizionale, fatta di carta e persone, di incontro e socialità.<br>Fossacesia, paese della costiera adriatica, &#8216;salva&#8217; i giornalai e vara il provvedimento che esenta i gestori dal pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico.</p>



<p>Un&#8217;iniziativa proposta dal sindaco Enrico Di Giuseppantonio &#8211; e approvata nei giorni scorsi all&#8217;unanimità dal consiglio comunale &#8211; che diventa &#8220;un esempio da seguire&#8221; e che è valsa al comune sulla costa dei Trabocchi, 6.400 abitanti, il plauso del sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri con delega all&#8217;informazione e all&#8217;editoria, Alberto Barachini. Il senatore ha telefonato al primo cittadino per esprimere il proprio apprezzamento. &#8220;Un aiuto concreto dal territorio per sostenere un comparto ancora decisivo per il sistema dell&#8217;informazione &#8211; le parole del senatore -. L&#8217;auspicio è che altri Comuni seguano questo esempio, mentre a livello nazionale prosegue il lavoro a sostegno delle edicole e dell&#8217;intero settore editoriale&#8221;.</p>



<p>Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, segnato da un calo delle vendite e da numerose chiusure di edicole in tutto il Paese. &#8220;Ho molto gradito la telefonata e le parole di stima del sottosegretario Barachini &#8211; la replica del sindaco Di Giuseppantonio -, ma ho apprezzato soprattutto il gesto istituzionale di un rappresentante del governo che chiama uno dei tanti sindaci italiani per riconoscere una scelta compiuta nell&#8217;interesse della propria città e dell&#8217;Italia. È stato un confronto lungo e significativo, nel quale abbiamo condiviso la consapevolezza di quanto le edicole rappresentino ancora oggi un presidio fondamentale di informazione, pluralismo e coesione sociale. La nostra decisione nasce dalla volontà di sostenere concretamente questi punti di riferimento per i cittadini, in una fase di grande difficoltà per l&#8217;intero comparto&#8221;.</p>



<p>Commentando il provvedimento subito dopo l&#8217;approvazione, Di Giuseppantonio ha parlato di segnale chiaro e forte evidenziando che &#8220;i comuni devono fare la loro parte per sostenere le edicole, che rappresentano un presidio fondamentale di informazione e di socialità. Offrire l&#8217;occupazione di suolo pubblico a costo zero significa creare un&#8217;opportunità concreta per chi intende investire e contribuire a mantenere vivo il centro cittadino. È un atto di responsabilità verso il commercio locale e verso il diritto dei cittadini ad avere punti di accesso all&#8217;informazione&#8221;.</p>
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