mercoledì 18 Febbraio 2026

Luddisti di seconda mano

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altViaggio nel disagio della sinistra terminale

Chissà cosa direbbe il buon Marx davanti alla rivolta No-Tav che infiamma le valli valsusine.
Anche se non è dato sapere, è indubbio, che al di là delle motivazioni  alcune anche condivisibili che spingono molti abitanti della Valle a contestare la megaopera legata al corridoio europeo dell’alta velocita’, di marxista nei contestatori legati all’ultrasinistra e ai centri sociali si rinviene ben poco.
Le frange autonome ed anarchiche che da anni hanno ormai riposto ogni speranza “insurrezionale” nel ridotto valsusino , infatti, non avrebbero certo molto da condividere con il “libero sviluppo delle forze produttive” del barbuto di Treviri né tantomeno con l’ “elettrificazione del paese” di leniniana memoria.
Prevale in questi gruppuscoli più che altro lo spirito di NED LUDD, operaio inglese che diede nome al movimento “luddista”  ove si intende un movimento popolare sviluppatosi i Inghilterra all’inizio del XIX secolo caratterizzato dalla lotta all’introduzione delle macchine.
Al contrario dei loro padri illustri, che vedevano nel progresso e nell’industrializzazione la fase necessaria al passaggio dalla fase contadina e semi-feudale, all’economia  borghese che avrebbe creato le condizioni per il futuro socialismo ,orfani di una classe operaia che gli ha da tempo voltato le spalle, lottano ora  contro il progresso ed i tributi ad esso necessari per lo sviluppo economico.
E’ paradossale che nessuno abbia colto questa involuzione dell’estrema sinistra europea in atto sin dagli anni Settanta e che si nutre piu’ di un socialismo pre-marxista alla Owen o alla Saint-Simon che ai dettami marx-leninisti.
Neppure la nozione gramsciana di “egemonia” sembra più tanto in voga: dove per egemonia Gramsci intendeva la necessità per il Partito e per la classe operaia di avviare un processo culturale e politico di guida degli altri ceti, ma una rancorosa e disordinata voglia di ribellione sottoprodotto della societa’che tanto dicono di detestare.
In questo sono in linea con quando cambiano maschera e si dichiarano “indignados”:anche in questo caso la loro azione non va al di là di un fastidioso rivendicazionismo da minimo sindacale , di un’esistenza più agiata e priva di problemi, che non tiene in minimo conto  che solo attraverso il recupero di un’indipendenza economica e di una sovranita’ nazionale , da pagare a duro prezzo, si otterra’ un futuro per le prossime generazioni.
Se vogliamo, questi sono il “rovescio della medaglia” dei loro alter ego liberali e liberisti a cui rimproverano semplicemente di averli esclusi o di aver preso troppo alla lettera i dettami mercatisti, di cui i centri sociali sono l’antitesi complementare, che porta alla sintesi perfetta dell’idealismo dialettico di cui entrambi si nutrono.
La lotta di questi residuati bellici degli anni settanta, non edifica, non costruisce un’ alternativa che non sia chiacchiericcio confuso di stampo “solidaristico”, ma al contrario corrode, distrugge ed alimenta ribellismo giovanile allo stato brado. Proprio per questo è facilmente manovrabile .
I loro maestri non sono né Marx, né Lenin, né Gramsci, per rimanere in quello che dovrebbe essere il loro “brodo culturale” ma semmai la sottocultura  banlieusarde, a sua volta importata dai ghetti americani, senza radici e quindi senza futuro.
Coccolati e vezzeggiati dalla sinistra in questi anni, come negli anni Settanta,  i   “nuovi partigiani” vengono scaricati  dalla realpolitik  che impone che l’opera si faccia , pena ulteriori sanzioni in sede europea, e in questo senso qualcuno ha deciso che il gioco a rimpiattino debba  finalmente  cessare.
L’Italia non può permettersi di essere esclusa dai “corridoi ” del commercio intereuropeo  sull’asse Nord-Ovest , pena il rafforzamento del progressivo depauperamento industriale e produttivo del Paese :processo questo gia’ in atto e che trova sicuramente degli sponsor anche oltralpe .
E se il motivo che si oppone è la ricorrente corruzione e spreco insita in qualsiasi opera pubblica che si cerca di costruire in Italia, opponiamo il fatto che questa non puo’ essere una scusante valida  per rimanere paralizzati nei nostri vizi congeniti.
Il dilemma oggi per l’Italia è quello di restare una semicolonia paradiso dei turisti oppure  cercare di restare al passo dei tempi, in modo da poter un domani riconquistare una sovranità nazionale oggi fortemente limitata: restare fermi su posizioni di retroguardia è fatale.
Quanto alla massa di burattini  luddisti fuori tempo massimo :si facciano da parte una volta per sempre, loro e chi ne muove le fila.
 

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