
Però si può fare almeno un po‘ di giustizia
In quest’Italia che naufraga serve un po‘ di giustizia.
Il comandante della petroliera Enrica Lexie, Umberto Vitelli, che ha sbarcato e consegnato agli indiani i due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che difendevano la sua nave, dovrebbe essere messo agli arresti e restarvi almeno fino alla liberazione dei due militari insieme a chiunque gli abbia dato ordini o dipsosizioni in tal senso.
In quanto a Francesco Schettino che ha abbandonato equipaggio e passeggeri della sua nave che stava affondando, fuggendo con il più classico stile del si salvi chi può (di voi perché io mi salvo), non si può ignorare che ha imitato modelli autorevolissimi e un esempio fulgido. Così si comportarono l’otto settembre del 43 il capo del governo golpista, maresciallo Badoglio, e quello che fino ad allora era stato il nostro capo di Stato, Vittorio Emanuele III.
„Si salvi chi può, intanto mi salvo io“; con un popolo e un esercito abbandonti a se stessi senza ordini né comandi, tanto che la nostra flotta subì in un solo giorno ben quattro bombardamenti aerei sia dai tedeschi che dagli angloamericani perché nessuno sapeva da che parte si sarebbe schierata.
Per punire il comandante del Costa Concordia allora si dovrebbe pretendere la sua adozione da parte della famiglia Savoia.
Francesco Schettino Savoia suona bene.
Poi magari tra una sessantina d’anni il nipote di suo fratello potrà anche avere successo facendo la pubblicità delle olive e cantando e ballando in televisione perché questo è il Bel Paese.
Ad ognuno la sua punizione. Poi si giudicherà quale è la peggiore se quella proposta per il Vitelli o quella per lo Schettino Savoia.

