martedì 17 Marzo 2026

Questa ha proprio rotto i coglioni

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So ben io quel che faccio plebe suddita, ignorante e inferiore

«Stanno cambiando le regole, le istituzioni, ma dobbiamo cambiare mentalità e comportamenti. Senza un cambiamento anche questo disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, che mi auguro che il Parlamento approvi al più presto, resterà sulla carta». Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero torna sul tema più caldo tra quelli sul tavolo del governo in occasione al convegno sull’apprendistato a Torino.
Apprendistato. «Nessun cambiamento di regole – ha spiegato – è utile se non è accompagnato dalla consapevolezza che qualcosa non ha funzionato». In particolare sull’apprendistato il ministro ha sottolineato l’esigenza di capovolgere l’impostazione secondo cui «gli apprendisti si prendevano non tanto per formarli ma perché costavano meno e non si dovevano necessariamente assumere. Deve venire prima l’apprendimento professionale con competenze spendibili sul mercato, poi la flessibilità e il minor costo». «Lo Stato, le Regioni, il pubblico ci devono mettere del loro per ridurre gli oneri contributivi. L’obiettivo è la riduzione del costo del lavoro e quindi la società investe in capitale umano».
«Cambio di mentalità». «L’apprendistato deve essere la premessa per relazioni di lavoro più produttive e più stabili», ha osservato Fornero che ha riconosciuto il lavoro fatto dal suo predecessore Maurizio Sacconi con il Testo Unico che «metteva l’apprendistato al centro». «La logica di utilizzo che ha prevalso – ha sottolineato – è stata quella dell’ingresso flessibile a costi più bassi. È questa mentalità che deve cambiare».
«Giovani ignoranti». «I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l’italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto», ha anche detto Fornero nel suo intervento. Il ministro ha citato alcuni dati sui giovani della fascia d’età fra 18 e 24 anni, con titolo di scuola media inferiore e non inseriti in altri percorsi formativi: la media europea – ha spiegato – è del 14%, in Italia del 18,8%, in Spagna dell’11% e in Francia del 12%.
I dati. Una percentuale troppo alta di giovani è lasciata a se stessa, vive in uno stato d’abbandono. Anche nella fascia d’età 30-34 anni se si guarda ai giovani che hanno un titolo universitario la situazione non è migliore: la percentuale media europea è del 33,6%, in Italia 19,8%, in Francia 43,5%, in Spagna 40%, in Germania 30% e nel Regno Unito 43% «Se andiamo a guardare la qualità della nostra istruzione – ha osservato – si vede che i nostri ragazzi sanno troppo poco. È un mondo abbastanza sconsolante». Fornero ha anche detto che l’università ha sempre tenuto un atteggiamento snob nei confronti delle imprese.
 

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