martedì 21 Aprile 2026

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Il rischio è fare la fine della vecchia Alitalia o di Tirrenia. E’ questo l’allarme lanciato dal direttore centrale risorse umane delle Ferrovie dello Stato, Domenico Braccialarghe, in una mail inviata qualche giorno fa ai 68 mila dipendenti del gruppo.
Questo, scrive MF, non significa che le ferrovie navighino in cattive acque oggi anzi anche il bilancio 2011 si è chiuso in utile, ma in prospettiva, senza un cambio netto di mentalità, il rischio di soccombere e’ reale, spiega il manager. E non e’ un caso, probabilmente, che il messaggio sia arrivato proprio mentre si faceva più serrata la trattativa sul rinnovo del contratto dei dipendenti Fs, scaduto nel 2007.
D’altronde, il paragone con la vecchia compagnia di bandiera era stato sollevato qualche mese fa proprio dal numero uno delle Ferrovie, Mauro Moretti, in un momento di tensione con i sindacati, quando l’amministratore delegato si era spinto addirittura a minacciare la disdetta del vecchio contratto. “Non vogliamo fare la fine di Alitalia, non possiamo competere in un mercato liberalizzato se il nostro costo del lavoro orario è superiore del 40-50% rispetto agli altri operatori, dobbiamo trovare forme di flessibilità”, aveva avvertito il manager.
E nella lettera Braccialarghe, rincara la dose. Il manager ha prima di tutto ricordato che, sebbene il gruppo si sia da tempo preparato all’arrivo della concorrenza, il quadro è stato di recente modificato da almeno tre interventi. Si tratta della messa a gara dal 2013 dei contratti di servizio regionali, che annulla la garanzia spuntata nel 2008 da Trenitalia per un rinnovo automatico di sei anni; dell’allungamento dei tempi per il pensionamento del personale, dovuto alla riforma Fornero; e della cancellazione dell’obbligo del contratto unico per il settore ferroviario.
 

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