giovedì 19 Febbraio 2026

Achtung Italia?

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La colpa è dei tedeschi o siamo invece noi che, randellandoci gli attributi, strisciamo dietro gli anglosassoni?

La vulgata ricorrente vuole l’economia italiana sotto scacco della Cancelleria tedesca. Una sorta di rivincita (utilizziamo un gergo sportivo per dare un “tocco” meno truce) rispetto agli eventi di 67 anni fa. 
Non ci stancheremo di dirlo; l’economia delle Nazioni è stata sostituita dalla finanza internazionale (primo effetto della spoliazione di sovranità nazionale) e la politica ha abdicato il proprio ruolo, vuoi per manifesta incapacità, vuoi perché costretta a farlo dalle oligarchie di cui sopra.
L’Italia economica, minata nelle proprie fondamenta (riscontri, please!), sembrerebbe quindi, terra di conquista per le aziende tedesche pronte ad approfittare di una presunta debolezza (indotta) del sistema industriale pubblico e privato.
Siamo davvero convinti che taluni eventi siano determinati dalla Germania? Che la sola Germania, per quanto economicamente forte, abbia potuto mettere in ginocchio il sistema economico mondiale?
Analizziamo i fatti, circoscrivendoli all’ultimo lustro:
La più grande crisi finanziaria della storia mondiale, dai vari crack “Lehman Brothers” ai nostri giorni, si è generata dentro le banche di stampo anglosassone. Non ci soffermeremo sugli strumenti operativi che l’hanno generata; quello che interessa è che queste sofferenze provengono da quel modo di condurre gli affari, da quel modo di vedere il mondo. Una “cannibalizzazione” delle economie e del genere umano. 
Altre istituzioni finanziarie (Deutsche Bank una su tutte), anche per non morire, si sono dovute adeguare a questi tipi di business. 
Le perdite ingenti – poiché l’economia/finanza non è una scienza esatta e proprio per questo i mercati prima o poi presentano il conto – hanno destabilizzato parecchi “giocatori”; taluni spazzati via (vedi Lehman), molti salvati più per giochi di potere e opportunità politiche (Merryl Linch, Royal Bank of Scotland, Bearn Stearn tanto per citare alcuni nomi). Purtroppo le perdite sono rimaste nei bilanci e nei portafogli delle banche salvate e/o di quelle aziende acquisite da altre banche.
Classificate da alcuni come società filantrope (caso IMU/Fondazioni bancarie), ma sicuramente non nei loro scopi sociali, le istituzioni finanziarie e hedge fund hanno cercato e trovato il modo (ma è prassi consolidata della finanza anglosassone di  “impacchettare i problemi” e scaricarli fuori dalle loro aree geografiche) di rientrare delle perdite.
Terreno fertile di queste attività, sono le economie più deboli o strutturate male (casi Grecia, Spagna e Italia). 
Pertanto abbiamo in questa Europa, economie vicine o prossime al collasso per due fattori: attacchi speculativi di origine finanziario o di merito di credito (i famosi rating che tanto terzi non sono, considerato che Warren Buffet e il suo mega-mostruoso hedge fund sono azionisti di Moody’s) e in minor misura per l’incapacità politica di ammodernare il funzionamento delle rispettive Nazioni.
E’ notizia dell’ultima ora (23/07/2012) che il famoso differenziale Btp/Bund sia schizzato ben oltre la sogli adi guardia dei 500 (530 per la precisione) punti base. 
Il Super Mario Presidente BCE, in una recente intervista (sabato 21 u.s.) ha confermato che i fondamentali dell’Italia non hanno mai smesso di funzionare correttamente (disavanzo primario) e che lo spread non riflette l’effettiva realtà economica italiana.
Altra notizia riporta che Super Mario Monti sia in terra Russa per avviare una seria di attività commerciali (energetici per caso? L’ex presidente Berlusconi era stato messo, fisicamente, in croce per aver avviato e sostenuto partnership con la Russia di Putin).
Ci siamo impegnati con manovre di bilancio da € 45/50= Mld. ciascuna per i prossimi 20 anni, manovre che i mercati metabolizzeranno nell’arco di mezza giornata; quando sarebbe stato sufficiente una manovra “shock” per il complessivo ammontare di € 300 / 400= Mld.   “una tantum” (o come amano definire gli inglesi one shot), con una vendita in blocco di tutto il patrimonio pubblico non utilizzato o utilizzato male. 
Così, giusto per dimostrare che abbiamo le palle!
A ben guardare ci torna in mente la gag del trio AldoGiovannieGiacomo; tal Tafazzi che con una clava si bastonava gli attributi.
Ecco forse più di ogni altra immagine, questa rappresenta l’Italia. Abbiamo le potenzialità e riscontri di un’economia sana e florida, ma grazie ai continui tentativi di nascondere tali evidenze, abbiamo scaricato il lavandino con tutto il bambino dentro.
Achtung Italia, se veramente diventassimo, l’oggetto del desiderio della Germania potrebbe dispiacermi, ma non più di tanto.
Se invece sarà come penso, le mire di espansionistiche non arrivano dal vecchio continente ma dal mondo anglosassone (e dalla finanza internazionale in generale) la cosa dovrebbe, e personalmente già lo sono, indignarci maggiormente.
Ma questa è un’altra storia!
 
 
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