giovedì 19 Febbraio 2026

Il cielo è terso anche se Foggia brucia

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Settembre 1943: l’onore e l’infamia

 

Sessantanove anni fa, in una bella mattinata di settembre dal cielo terso, i nostri alleati tedeschi liberavano con un colpo di mano il Duce dalla prigionia sul Gran Sasso a Campo Imperatore. La sua cattività era il frutto del colpo di Stato e del tradimento consumato quarantanove giorni prima.

Da quattro giorni il quadro era poi ulteriormente cambiato perché il re fellone e  fuggiasco (poundianamente noto con il nome che più si appropria alla sua statura fisica e morale, Mezzo Feto) ed il pallone gonfiato Badoglio avevano firmato la resa al nemico invasore e si erano impegnati di fatto a cambiar campo e a collaborare con esso per assassinare i nostri alleati, quegli alleati che proprio il re aveva invocato prima e dopo il 25 luglio perché ci aiutassero a difendere la nostra gente e il nostro territorio dagli invasori. 
Un tradimento in piena regola che ancora nessun popolo al mondo ci ha mai perdonato. Men che meno quelli a vantaggio dei quali pretendemmo di tradire che sono proprio quelli che, giustamente, tuttora ci disprezzano di più.

E quanto il nemico invasore apprezzasse questo nostro voltar gabbana lo aveva manifestato alla vigilia della liberazione di Mussolini, l’11 di settembre del 1943, ovvero tre giorni dopo il nostro rovesciamento di fronte.
La città, non munita di contraerea, venne martirizzata dai bombardieri dei “liberatori” che fecero strazio di ventiduemila civili in un vero e proprio crimine contro l’umanità.
Il massacro avvenne dopo che l’armistizio era stato firmato.

Per fortuna dell’Italia la liberazione di Mussolini permise alla nostra gente di sollevare la testa e di battersi fieramente per riscattare l’onore.

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