
Chi vince in Sicilia ha sì e no il 14% del voto
Mentre aumentano le sezioni scrutinate, per le regionali siciliane (3401 su 5308), non cambia di molto la mappa, provvisoria, dell’assemblea regionale siciliana: spostamenti di un seggio avvengono all’interno della stessa coalizione per ora. Così il Movimento 5 Stelle, che è il partito più votato alle regionali siciliane, rimane con 14 deputati all’Ars. Le liste che appoggiano Rosario Crocetta, otterrebbero 30 deputati: 14 il Pd, 5 Crocetta presidente, 11 l’Udc. Le liste che appoggiano Nello Musumeci raccoglierebbero 23 seggi: Pdl 14, Musumeci presidente 4 seggi, Cantiere popolare 5 seggi. Gianfranco Micciché otterrebbe 13 seggi all’Ars: Grande sud avrebbe 4 seggi, il Partito dei siciliani-Mpa 9. Restano fuori i partiti della sinistra che appoggiavano Giovanna Marano, Idv e Fli.
COALIZIONE VINCENTE NON AVRA’ MAGGIORANZA ALL’ARS – Secondo le percentuali ottenute finora dai partiti (lo scrutinio delle sezioni ha quasi raggiunto il 50%, 2.290 su 5.308), la coalizione vincente – qualunque essa sia – non otterrà la maggioranza dei deputati all’Ars (46 su 90). Le liste che hanno superato lo sbarramento del 5% sono 9 su 20: Per la coalizione di Rosario Crocetta, al Pd andrebbero 14 seggi, 12 all’Udc, 5 alla lista Crocetta presidente, per un totale di 31 seggi. In caso di vittoria, Crocetta farebbe parte dell’Ars e potrebbe contare sugli 8 nomi del listino, raggiungendo così 40 deputati a sala d’Ercole. Nella coalizione di Musumeci il Pdl otterrebbe 14 parlamentari, il Pid 4 e la lista Musumeci 4, per un totale di 22, oltre allo stesso Musumeci che se arrivasse secondo (come pare ormai probabile) avrebbe diritto al seggio. I partiti della coalizione di Gianfranco Micciché avrebbero 13 deputati (3 di Grande Sud e 10 del Pds – ex Mpa – di Raffaele Lombardo). Infine, il Movimento 5 Stelle si attesterebbe a 14 deputati. Tra i partiti che resterebbero fuori dall’Ars, anche Fli (apparentato con Micciché); Idv, Federazione della sinistra e Sel che sostengono Giovanna Marano.
FORTE L’ASTENSIONISMO – Soltanto il 47,4% degli aventi diritto è andato alle urne, contro il 66,68% del 2008. La maggioranza dei siciliani ha disertato il voto, come non era mai accaduto dal ’48 ad oggi. Dal 2001, quando si svolsero le prime elezioni dirette del governatore, il dato più basso di affluenza si è registrato nel 2006, con il 59,16%. Chiunque sarà il vincitore di queste elezioni (il primo non democristiano o ex democristiano), nessuno avrà una maggioranza all’Assemblea regionale dove saranno eletti 89 deputati, oltre al presidente della Regione.
La legge elettorale siciliana dà alla coalizione vincente la possibilità di attingere dal cosiddetto listino fino a un massimo di 8 deputati, qualora la coalizione stessa non elegga nella quota proporzionale 54 parlamentari. Stavolta i nomi del listino saranno utilizzati tutti (nel 2008 Raffaele Lombardo non vi fece ricorso perché ottenne oltre il 65%) ma probabilmente non basteranno neanche a raggiungere la maggioranza di 46 deputati. I dati reali ridimensionano di molto un exit-poll che ieri sera dava in testa (a Palermo) il candidato del Movimento 5 Stelle, addirittura al 25-27%. L’ottima performance di Cancelleri, invece, conferma fin quasi ai decimali le previsioni di Beppe Grillo, che alla vigilia del voto aveva parlato di un risultato del 15% per il suo movimento.
Il 31% del 47,5% equivale sì e no al 14% degli aventi diritto al voto.
Significativo che nell’era del golpe oligarchico chiunque amministri è una stretta minoranza a comandare.
Emblematico.

