giovedì 23 Aprile 2026

L’Ingroia a fumetti

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Che voglia scavalcare Grillo occhieggiando a Casa Pound?

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Molto spesso su questo blog ci siamo occupati della grafica e della gestione di campagne elettorali (come ad esempio quella recente di Bersani), del loro impatto sociale, della cura nel design e sopratutto di come si presentano gli eventuali candidati.
Siamo rimasti quindi a bocca letteralmente aperta quando abbiamo visto la campagna elettorale realizzata (non siamo riusciti a capire da chi) per Ingroia/Rivoluzione CIvile, siamo rimasti talmente sbigottiti che per qualche giorno abbiamo atteso la conferma sperando che il tutto che potesse essere NON vero.
Purtroppo è vero.
La campagna si basa sull’utilizzo di alcuni noti personaggi del mondo del cartoon e del fumetto per lanciare gli slogan del movimento, guardando i manifesti ti chiedi immediatamente come sia stato possibile che un magistrato abbia potuto fare una cosa del genere? Tralasciamo per un momento i diritti di immagini di questi personaggi (cosa però da non sottovalutare), la grafica è approssimativa, il messaggio sembra essere stato pensato dal cugino di un grafico che passava di lì per caso, nulla ha senso, il font, le scritte, le didascalie, le professioni inventate.
Come ti viene di utilizzare Peppa Pig per presentarti in parlamento come paladino dei diritti civili? Peppa Pig, 18 anni studentessa? Thor, 25 anni Militante antimafia? Grande Puffo, Alluvionato? Ariel, bagnina stagionale?
Scusa Ingroia, ma tu che valore dai alla grafica, all’estetica, alla tua stessa immagine? ai diritti di chi lavora in un settore e si vede sputtanato il suo lavoro per una campagna elettorale davvero pessima? Scusa Ingroia ma tu pensi davvero che la gente ha gli occhi foderati di prosciutto e pensa che una cosa del genere sia “simaptica”?
Io spero vivamente che tutti, ma proprio tutti i proprietari dei diritti di immagine di questi personaggi denuncino Ingroia e il presento grafico che ha realizzato questo scempio.

liberazione.it

170mila visite in sette giorni. La campagna informale che trasforma i personaggi di fumetti famosi in testimonial involontari per il quarto polo, nata sulla pagina facebook “Anche noi votiamo Ingroia-Rivoluzione civile”, è un successo inaspettato per i due giovani creativi che l’hanno lanciata. La vignetta più fresca è quella con Jeeg robot: «L’uomo d’acciaio è Antonio Di Luca, sono i compagni di Pomigliano, uomini di ferro che combattono l’ingiustizia – spiegano i due chiedendo di mantenere l’anominato.
«E’ meglio così – spiega uno di loro – un po’ perché c’è una nostra sovresposizione sul tema del diritto d’autore, la Bonelli ci ha diffidato, ma soprattutto perché non è tanto importante chi fa una campagna del genere quanto che finalmente s’è iniziato a parlare di temi come il fiscal compact: era sparito dalla campagna elettorale ma grazie al nostro Wolverine ritorna alla ribalta proprio sulle pagine di Repubblica, uno dei giornali che ha spianato la strada al fiscal compact. Ci sono grandi campagne di stampa costruite per nascondere. La nostra funziona al contrario. Grazie a Supermario, idraulico, faccio un altro esempio, abbiamo denunciato la condizione delle partite Iva e delle condizioni lavorative di un free lance, grafico o giornalista che sia. Sarebbe importante sapere che, anche dietro alle campagne di Bersani, ci sono ragazzi sfruttati. Proprio come noi».
Se non è possibile sapere i loro nomi, è possibile immaginare dove vivono i due pubblicitari informali: il grafico ha 24 anni, vive al Sud, tra l’Appennino e il Tirreno e l’altro, il copy (l’autore delle parole della pubblicità?, è trentenne e vive nell’Italia di mezzo. Il meridionale studia scienze politiche, è assessore alla Cultura nel suo paese di 2500 abitanti e, per vivere, fa il cameriere al nero in un ristorante: «Ho provato a fare il fotoreporter ma mi volevano far lavorare gratis in cambio solo del mio nome sui giornali». L’altro è disoccupato, mancano cinque esami per laurearsi in filosofia, «e restare disoccupato». Abita in una cittadina cittadina che s’affaccia su un grande lago dell’Italia centrale. Anche per lui «lavoretti di strapuntino» gestendo blog e scrivendo articoli nell’anonimato.
«Ci scambiamo spesso delle idee su fb – raccontano – una sera, in chat, parlavamo di quanto fosse poco incisiva finora la campagna di Rivoluzione civile». «Un po’ come quella dei partiti di riferimento», aggiunge il “compare” del Centr’Italia. Da lì, l’idea: «Proviamo a fare una campagna virale!».
Il giorno dopo, dal Sud è arrivato il “template” (lo scheletro, il format dell’immagine, l’indicazione del carattere): «Abbiamo scelto di usare il simbolo con la fascia arancione e la scritta “Insieme vinciamo” ma, al posto delle immagini circolate fino a quel momento, abbiamo messo i personaggi dei fumetti». «A ispirare la strategia di comunicazione – aggiunge il copy – sono stati i Gc di Torino che avevano usato i personaggi dei videogames per una loro campagna. Abbiamo voluto ragionare sui modi per parlare le con generazioni più disilluse dalla politica». E’ così che sono arrivati Homer Simpson, operaio in una centrale nucleare, Otto che guida gli scuolabus, Peter Parker, fotografo precario e decine di altri. Il bello è che tutt’e due non sono maniaci dei fumetti ma, come ha colto Luca Boschi, uno che se ne intende, è «tutto perfetto e in linea, anche, con lo spirito dei personaggi sgraffignati (Boschi ha il suo blog nel sito del Sole24ore e non ama il copyleft, ndr)».
Gc sta per giovani comunisti perché entrambi i nostri sono giovani, carini, più o meno disoccupati e pure militanti di questa organizzazione (Liberazione non lo sapeva, li ha scovati spedendo una mail su fb). «La grafica è un modo di fare politica, imparato per necessità perché il Prc non ha soldi per permettersi degli addetti ai lavori costosi». «Col tempo – continua il grafico – abbiamo affinato gli strumenti e ci scambiamo continuamente consigli con altri compagni». Nel suo curriculum spiccano alcune grandi campagne per l’autofinanziamento del partito, campagne elettorali, loghi per liste civiche e la campagna della Fds per le comunali di Genova, la prima con i codici Qr, quelli che se punti lo smartphone ti forniscono altri contenuti.
Il picco di accessi alla pagina è stato quando è arrivata la diffida di Bonelli, la casa editrice di Dylan Dog e, a seguire, c’è stata una vera sovraesposizione mediatica. «Prima i giornali più vicini a noi, Liberazione e il manifesto, poi perfino la Rai, Repubblica e Libero si sono accorti di noi. Ci aspettavamo il boom di condiviosioni sui social network ma non la ribalta nazionale».
E, se i giornali mainstream li accusano di essere ladri, per loro è una «medaglia al valore». «Il fatto – dice il copywriter – è che le idee girano da sempre vorticosamente, sulla rete è anche più evidente ma l’intelligenza era collettiva anche prima. Se tutti peschiamo da un immaginario già a disposizione di tutti di chi è il copyright? Il concetto è quello che Troisi spiega nel “Postino”: la poesia non è di chi la scrive ma dichi la sente. Anche nelle curve si rimasticano le canzoni pop per trasformarle in qualcos’altro. Lo facevano anche i contadini, i partigiani, tutta la cultura popolare». L’altro fronte è quello delle critiche da parte degli addetti ai lavori, agenzie blasonate, autori consacrati. «Dicono che la nostra campagna, per il suo stile rudimentale, sarebbe un crimine contro la grafica. Noi saremmo i ragazzini che giocano e quelli del Pd dei veri professionisti, hanno creduto in tanti che fosse la campagna ufficiale, hanno cercato di attaccare Ingroia. Invece, la nostra scelta di realizzare immagini a bassa definizione, quasi imperfette, è stato un modo consapevole per smarcarci dall’ufficialità della comunicazione del candidato».

Ti piace il simbolo di Rivoluzione civile? domanda il cronista. «Per niente!! bleah! Credo che certe volte siamo tristi dentro, che non siamo capaci di usare i colori, non siamo capaci di comunicare. M’è piaciuta, invece – dice ancora il grafico tra i due – la campagna di Vendola, il sogno utile contro il voto utile, “la poesia è nei fatti” quando l’hanno accusato di essere un poeta e pifferaio. Butto sempre un occhio a come lavora Proforma, l’agenzia che gli cura la comunicazione».
La campagna andrà avanti, «assolutamente, questa è solo la prima – assicura il copy – ora si sta riproducendo da sola».

“La poesia è di chi la sente” dicono. E non ha bisongo di copyright.
Interessante vedere come i compagni sbiaditi (da rossi ad arancioni) abbiano preso le stesse  posizioni di Casa Pound quando rispose ai forcaioli del diritto di immagine – o meglio di figurine nel loro caso – che si era
no levati indignati e strilloni contro chi omaggiava da fascista personaggi come Che Guevara, Rino Gaetano, Ray Bradbury o Corto Maltese, reclamando un diritto non ben chiaro secondo cui solo la sinistra poteva parlare di certi personaggi. Le stesse posizioni poi che Casa Pound ha tenuto nella querelle sul diritto di usare il nome del Poeta.
Non è che la lista di Ingroia vuole fare concorrenza a Grillo anche nell’occhieggiare a Casa Pound? 

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