
Bagnasco e i suoi prelati che appoggiano Monti si ritrovano snobbati
La campagna elettorale entra nel vivo e il mondo cattolico si scopre deluso, delusissimo oltre che disorientato. La composizione delle liste che i partiti hanno presentato, la scarsa presenza di candidati provenienti dai movimenti o dalle fila dell’associazionismo, sembrano riflettere i timori dell’episcopato che teme il rischio dell’irrilevanza cattolica in Parlamento con la conseguente impossibilità di difendere i valori fondamentali. Vale a dire la tutela della vita e della famiglia formata da un uomo e una donna. A questo si aggiunge lo spauracchio dell’astensionismo, tanto che l’Azione Cattolica ha chiesto esplicitamente ai suoi aderenti di non cedere il «passo alla rassegnazione astensionista, alla protesta o alla polemica fine a se stessi». Analoga preoccupazione l’ha manifestata il Movimento dei Focolari («resta elevato il rischio di un fortissimo astensionismo»).
Il metro con il quale la base del mondo cattolico misurerà i candidati l’ha sintetizzato l’Azione Cattolica con quattro parole: «responsabilità, sobrietà, equità e solidarietà». Nessuno pare ormai intenzionato a firmare preventive cambiali in bianco. Proprio come ha lasciato intuire alcuni giorni fa il cardinale Bertone, auspicando una salomonica equidistanza da tutti i partiti. Nonostante non sia passato molto in termini temporali, i giorni dell’endorsement a Monti sembrano lontani benché resti immutata nei suoi confronti la stima personale. I nodi si concentrano semmai sul programma definito dall’economista di riferimento della Cei, Stefano Zamagni, «una agenda senz’anima» perchè troppo concentrato sull’emergenza economica, senza espliciti riferimenti alla bioetica, alla sussidiarietà, alla filosofia che sta dietro al no profit e per la quale sopravvive il sistema dell’associazionismo e del volontariato. Anche se dopo una prima tornata di critiche è stato fatto qualche piccolo aggiustamento sul fronte della famiglia, lo scontento ormai serpeggia ed è incontenibile. E non sono bastati nemmeno i segnali fatti arrivare preventivamente ai leader di partito a proposito delle liste; a Bersani, per esempio, avvicinato da emissari della Cei non troppo tempo fa, ma anche a Monti che ha avuto un colloquio a tu per tu con il cardinale Bagnasco. Si trattava di una richiesta di maggiore attenzione, magari per lasciare spazio a candidati capaci di rappresentare le varie anime della Chiesa. «La base cattolica sta vivendo il disincanto rispetto alla generale offerta politica che da un lato tende a marginalizzare i temi etici e dall’altro non ha assicurato spazio ad una nuova generazione di credenti impegnati nella vita pubblica, vista l’età media e l’esiguità dei cattolici candidati in posizioni di rilievo» ha annotato l’associazione «Cattolici in Movimento». Così la Chiesa, ad un mese dal voto, si appresta a fare un passo indietro e a valutare ogni singolo candidato per quello che è tenendo conto delle storie personali e dei programmi. “Non vi saranno indicazioni. Lasceremo libertà di coscienza ad ognuno” afferma un autorevole prelato di curia. Lunedì 28 gennaio il cardinale Bagnasco terrà il discorso di apertura al consiglio Permanente della Cei dando spazio ad una riflessione sulle necessità più urgenti del Paese. La coesione nazionale, le riforme, tra cui quella elettorale, l’attenzione allo sviluppo e al lavoro, il bisogno di una attenzione ai temi etici. Stamattina il cardinale è stato ricevuto dal Papa per la consueta udienza di tabella che precede la riunione con il parlamentino della Cei. Con Benedetto XVI ha affrontato l’argomento portandogli in dono una copia del libro che raccoglie tutte le prolusioni dal 2007 al 2012 intitolato «La porta stretta». Lo presenterà assieme al cardinale Tarcisio Bertone, giovedì 24 gennaio. Un evento di per sè insolito visto che il presidente della Cei e il Segretario del Papa in passato non hanno lavorato sempre in sintonia. Stavolta, invece, il passaggio sta ad indicare l’esistenza di una posizione univoca tra Segreteria di Stato e Cei. I vertici sono intenzionati a valutare minuziosamente i singoli programmi e tutto ciò che sta a cuore alla Chiesa. Senza firmare cambiali in bianco a nessuno. La crisi dell’Italia è al centro del libro e nella lettura che Bagnasco dà di questi cinque anni alla guida dell’episcopato affiora il timore che il Paese possa cadere in balìa del «populismo e della facile demagogia». Difficile però che nella prolusione di lunedì prossimo Bagnasco possa spingersi oltre e andare dritto al tema delle elezioni. Più probabile che lo farà il 7 febbraio, all’Ergife, durante un convegno del Movimento Cristiano Lavoratori, una delle realtà più lodate da Bagnasco per l’impegno profuso in questi anni a difendere i valori irrinunciabili del Magistero. Lì potrebbero esserci sorprese.

