
Taranto sotto il bombardamento alleato, come nel 1941
L’Ilva ha comunicato ai sindacati di categoria che chiederà la cassa integrazione straordinaria nei confronti di 6.500 lavoratori (di cui 6.417 per lo stabilimento di Taranto). La cassa integrazione, secondo fonti sindacali, comincerà il 3 marzo prossimo e avrà la durata di 24 mesi.
Le motivazioni. L’istanza è motivata dalla ristrutturazione in atto nell’ambito della procedura per la bonifica degli impianti inquinanti, secondo quanto prevede l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Attualmente lo stabilimento di Taranto ha in cassa integrazione 2.600 lavoratori circa, per i quali la Cig scade il 2 marzo.
Taranto. Saranno le Aree di laminazione a caldo e a freddo i reparti dello stabilimento Ilva di Taranto che dovrebbero reggere il peso maggiore della cassa integrazione guadagni straordinaria. Questo il quadro prospettato dall’azienda su Taranto, per un totale di 6.417 lavoratori: area ghisa 957; area acciaieria 940; area laminazione a caldo/freddo 1.574; area tubifici/rivestimenti tubi 607; area servizi/staff 1.249; area manutenzioni centrali 1.090. «La fermata – scrive l’azienda – sarà totale e completa per l’intero periodo per lo stabilimento di Patrica e il Centro Servizi di Torino».
Gli altri impianti. A Patrica (Frosinone) saranno interessati dalla Cigs 23 dipendenti, a Torino 67. Quanto alle altre unita produttive – gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, il porto di Marghera e i Centri Servizi di Legnaro (Padova) e Paderno Dugnano (Milano) – «ogni valutazione potrà essere effettuata a valle dell’eventuale influenza sulle specifiche attività dalle modificazioni degli assetti produttivi dello stabilimento ionico». Se necessario, l’azienda «attiverà procedure a livello territoriale per gestire eventuali ricadute occupazionali temporanee».
Investimenti per due miliardi e 250 milioni di euro. Nel piano di ristrutturazione aziendale presentato oggi ai sindacati di categoria, l’Ilva annuncia l’investimento di due miliardi e 250 milioni di euro per gli interventi di risanamento in ottemperanza alle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministero dell’Ambiente. Con la chiusura dell’altoforno 5 la produzione dovrebbe passare a diecimila tonnellate al giorno. Saranno collocati in cassa integrazione anche lavoratori degli impianti di Novi Ligure e Pratica di Mare.
Allo stato attuale «non si ravvisano situazioni che potranno determinare esuberi di natura strutturale». Lo scrive l’Ilva nel piano consegnato oggi ai sindacati di categoria. «Il piano – scrive l’azienda – permetterà di adeguare tempestivamente le produzioni di acciaio al livello della domanda di prodotto attesa dal mercato di riferimento, consentendo, anche attraverso la drastica riduzione dei costi, di limitare e, in un secondo tempo, annullare le perdite di esercizio». Nell’auspicare una ripresa del mercato dell’acciaio, l’azienda ipotizza che «entro il termine di ricorso alla cigs per ristrutturazione, terminati gli adempimenti richiesti dall’Aia con riferimento agli investimenti per il ripristino e adeguamento degli impianti nelle more cessati, si perverrà gradualmente ai livelli produttivi programmati ed al richiamo in attività di tutto il personale sospeso».

