
Libia: l’alcol è avvelenato. Incompetenza o attentato?
Continua a salire il bilancio dei morti per «alcol avvelenato» in Libia: le vittime sono 51 e oltre 300 gli intossicati. La stampa locale riferisce che molti degli intossicati sono in gravi condizioni, e gli ospedali sono in stato di emergenza. Tra le vittime anche diverse donne.
ALCOL FATTO IN CASA – Il centro ospedaliero cittadino «ha accolto solo sabato sera 69 persone con avvelenamento dopo aver consumato alcol adulterato», ha dichiarato il responsabile dell’informazione dell’ospedale, aggiungendo che continuano ad arrivare nuovi intossicati dalle periferie della capitale libica. Secondo il direttore sanitario del Centro i sintomi di avvelenamento sono quelli dovuti al metanolo. Più di 250 casi di intossicazione si sono verificati a Tripoli, mentre il resto in due località vicine, Zawia e Al Zahra. In Libia la vendita e il consumo di alcolici sono vietati ma il contrabbando alimenta il mercato nero. Una delle ipotesi è che gli avvelenamenti siano legati alla produzione «casalinga» di alcol, un’abitudine molto diffusa in Libia e in altri Paesi dove sono vietati la vendita e il consumo.
L’INCHIESTA – Un portavoce del ministero dell’Interno, Houssine Al-Ameri, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per determinare le cause e i responsabili di quanto accaduto. Una fonte dei servizi di sicurezza, che è voluta restare anonima, ha riferito che il ministero dell’Interno si starebbe preparando a lanciare un attacco contro i trafficanti e i fornitori di alcol.

