
Ma, dico, lo immaginate con un antifascista cacciato da un concerto d’area cosa sarebbe successo?
Ormai non ti puoi esprimere se non per frasi standard e altrimenti si sentono tutti autorizzati a usarti violenza contro, a denunciarti e afretla pagare. Orwell nemmeno ci si era avvicinato alla realtà che ha preso corpo oggi nell’Europa occidentale.
«Abbiamo confini, non limiti», è lo slogan del GayVillage che, quest’anno, si è provocatoriamente autoproclamato “Libero Stato”. I confini sono quelli della zona dell’Eur in cui è stato realizzato il villaggio che, dal giovedì al sabato, vede scendere in pista migliaia di persone.
Nessun limite, ingresso aperto a tutti, o quasi: gli omofobi, infatti, non sono i benvenuti. In un posto che fa dellatolleranza il suo valore fondante è un’ovvietà. Non per tutti, evidentemente, se nella notte tra sabato e domenica è dovuta intervenire la direttrice artistica di questa dodicesima manifestazione, Vladimir Luxuria, per far allontanare un ragazzo che aveva scelto il contesto sbagliato in cui divertirsi. Intorno alla mezzanotte, quando era ancora in corso il concerto della cantante Velka, questi ha preso di mira un ragazzo, reo, a suo dire, di averlo guardato con insistenza (particolare poi smentito dallo stesso). «Abbassa subito lo sguardo, non sono mica frocio come te», gli ha detto, alla presenza, tra gli altri, del truccatore di Luxuria.
La quale, informata di quell’insulto, ha subito chiesto l’intervento degli addetti alla sicurezza. Il ragazzo è stato portato all’uscita, e la vigilanza ha avuto l’ordine di non farlo più entrare all’interno del villaggio. Poco dopo, Luxuria, dal palco, ha spiegato ai presenti quanto era avvenuto: «Questa persona non ha evidentemente capito dove si trova. Noi qui siamo rispettosi verso tutte le diversità e pretendiamo che lo sia anche il nostro pubblico». «Ho voluto dirlo pubblicamente – ha poi spiegato l’ex parlamentare, oggi attrice, autrice teatrale e presentatrice – perché queste cose qua dentro non passeranno mai. E ho voluto lanciare un chiaro segnale: qui non sono ammesse espressioni di questo genere».
Che poi “omofobo” è il termine con cui adesso si marchia chiunque non condivida la transessualità obbligatoria.

