
Putin e Belgrado scelgono l’euro e colui che è stato sacrificato perché voleva dargli un ruolo
«Ho accettato perché amo la Serbia»: così Dominique Strauss-Kahn, da oggi ufficialmente super-consigliere economico del governo serbo, ha spiegato con un sorriso ai giornalisti la ragione per ha detto sì alla consulenza offerta dal governo di Belgrado, alle prese con una situazione economico-finanziaria precaria. E quasi a fornire la prova tangibile del suo amore per il Paese balcanico l’ex capo dell’Fmi – dimessosi nel 2011 per le accuse di stupro, poi cadute, di una cameriera in un hotel di New York – ha annunciato che rinuncerà alla retribuzione per i primi tre mesi di lavoro.
Nei giorni scorsi i media di Belgrado avevano riferito di un compenso mensile di 1.900 euro per Strauss-Kahn.
I maligni tuttavia non mancano di sottolineare il debole di Dsk per le donne, e già lo immaginano a caccia di nuove avventure galanti nella capitale serba, nota fra l’altro per la sua intensa vita notturna e per la sua “Silicon Valley” tutta particolare. Malignità e congetture a parte, il governo serbo fa davvero molto affidamento sui consigli che Dominique Strauss-Kahn potrà fornire per rimettere a posto i conti pubblici della Serbia, deterioratisi sensibilmente negli ultimi mesi. Il deficit è ben al disopra del 4,5% indicato come limite dal Fondo monetario internazionale, il debito pubblico ha raggiunto il 60% del pil, la disoccupazione è al 24%, l’inflazione oltre il 7%, con l’economia che si è contratta di quasi il 2% nel 2012 e stenta a riprendersi. Il trend positivo delle esportazioni non sembra essere sufficiente da solo a rimettere la situazione a posto.
Strauss-Khan – che ha incontrato per la prima volta a Belgrado i rappresentanti del governo e i ministri economici – ha detto che sarà in grado di dare le sue prime raccomandazioni fra qualche mese. «Ci sono problemi reali, come del resto in tanti altri Paesi, ma penso che si riuscirà a uscirne», ha detto in conferenza stampa. «Io e il mio team lavoreremo a preparare dei suggerimenti, ma ci vorrà tempo per ottenere risultati». Anche perché, ha osservato, «né io né i miei collaboratori abbiamo la bacchetta magica». Dsk ha tuttavia messo l’accento sull’importanza della crescita, senza della quale non vi è alcuna soluzione.
Il vicepremier Aleksandar Vucic, uno dei politici serbi più influenti, che si è impegnato in prima persona per “ingaggiare” Dsk, ha detto che una parte della squadra di consulenti opererà a Belgrado, un’altra a Parigi, e saranno in stretto contatto fra loro. Alla domanda se i problemi giudiziari e di vita privata di Strauss-Kahn possano nuocere all’immagine del suo governo, Vucic ha poi tagliato corto: l’unica cosa che interessa la Serbia – ha osservato – sono le competenze economiche di Dsk.

