giovedì 19 Febbraio 2026

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E infatti al giorno d’oggi…

In piccolo è come se il Parlamento chiudesse per mancanza di atti da discutere e approvare. Una roba dirompente, al limite del sovversivo. Eppure è quello che è stato costretto a fare il presidente dell’assemblea capitolina, Mirko Coratti, d’accordo con i capigruppo dei vari partiti presenti in Campidoglio: il consiglio comunale previsto per oggi è stato cancellato per assenza di delibere in calendario.
Coratti era stato chiaro, lunedì sera, al termine dell’ennesima seduta inconcludente: “D’ora in avanti non convocherò più l’Aula se all’ordine dei lavori sono iscritte solo mozioni”. Oltre a essere una perdita di tempo, “è un costo per l’amministrazione che ci possiamo risparmiare”, aveva tagliato corto. Una presa di posizione che, col bilancio in profondo rosso, non fa una piega.
Basta tuttavia leggere i numeri per capire che, se l’assemblea capitolina è rallentata al punto da essersi riunita solo 10 volte dal primo luglio a oggi (davvero troppo poco anche considerando la pausa estiva), la colpa è innanzitutto della giunta. Finora l’emiciclo intitolato a Giulio Cesare ha infatti approvato appena 17 delibere, soltanto cinque licenziate dall’esecutivo, le altre di iniziativa consiliare; le mozioni sono state invece 37 e le interrogazioni presentate la bellezza di 108. Uno stallo che preoccupa l’opposizione: “La città va a rotoli e l’amministrazione se ne sta con le mani in mano, incapace di produrre atti di governo” attacca Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini. “Parafrasando lo slogan della campagna elettorale del sindaco: non è politica, è la giunta Marino!”.
La risposta è arrivata a stretto giro dall’esecutivo. Che ieri, in fondo a una riunione molto tesa durante la quale è stato chiesto all’assessore al Bilancio di fare chiarezza sui tagli, ha varato la delibera di alienazione del patrimonio comunale per un valore di “247 milioni a base d’asta”, ha spiegato il vicesindaco Luigi Nieri. “Il ricavato sarà utilizzato per il 75% in opere pubbliche e per il 25 in nuove case popolari”. Elenco che comprende 597 immobili, di cui 295 residenziali, ma non quelli di edilizia popolare né le botteghe storiche. “Si tratta in gran parte di singoli appartamenti in condomini privati”, fermo restando che gli inquilini con redditi bassi verranno comunque tutelati.
Il problema è che i proventi della maxidismissione non andranno “a risanare il bilancio 2013 ma saranno iscritti per il 2014”: prima, non si fa in tempo. E neppure sifaranno i 4mila prepensionamenti che sarebbero scattati qualora fosse stata accolta la deroga alla legge Fornero chiesta dall’Anci ma stoppata dal ministro Saccomanni. “Un errore”, attacca Nieri, perché “da una parte abbiamo un’amministrazione anziana e bloccata, dall’altra un mondo giovanile che spinge alla porta”. Resta dunque insoluto il rebus su come far quadrare i conti e soprattutto dove tagliare i 160200 milioni che mancano per riportare in equilibrio il Dpf.

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