giovedì 19 Febbraio 2026

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A ognuno il suo

Quando alla mia generazione irrequieta  e carcerata vennero applicate le aggravanti del terrorismo nacque l’associazione Antigone.
Essa voleva offrire ai reietti che avevano violato le leggi della Polis il conforto della Pietas, così come aveva fatto appunto Antigone dando sepoltura al corpo di Polinice in sfida ai voleri del tiranno.
Sofocle ci ricordava che la legge non può mai porsi al di sopra della norma sacrale e civile, altrimenti non può essere rispettata.
La scorsa settimana Antigone invece non c’era: è morta di vecchiaia.
Non  si è quindi violata la legge in nome della sacralità e della civiltà ma la si è violata – perché è stata calpestata in tutto e per tutto – in nome dell’inciviltà e degli inferi.
Il sabba di Albano e la violenza verbale e psicologica manifestata contro una bara non avrebbero trovato posto in una tragedia greca. Neppure nel più buio rituale di un “popolo primitivo”.
Di chi la colpa?
Di una deplorevole e inarrestabile decadenza cui fa da contraltare la presa di potere, ovunque, di piccole minoranze che posseggono quantomeno la tecnica e l’anima bolscevica e che fanno e disfano sempre da sole ma immancabilmente in nome di tutti.

Pacifici e gli ebrei
Il sabba di Albano è servito a fare da emotiva rampa di lancio ad una legge liberticida che punirà con la detenzione da cinque a sette anni e mezzo di carcere chiunque neghi o perfino metta in dubbio lo sterminio degli ebrei e – così si dice – chi neghi le Foibe.
Riccardo Pacifici, leader della comunità ebraica romana, plaude all’avvento di questa legge che ha tanto caldeggiato e, in perfetta sintonia con la Boldrini, chiede punizioni esemplari verso chi manifesti un pensiero che non gli garba; nella foga si spinge a chiedere che venga chiusa la tomba del Duce a Predappio.
Parla, Pacifici, a nome di tutti gli ebrei.
Però in poche ore incassa una serie di no da decine di professori israeliti, perfino dalla pasionaria Fiamma Nirenstein.
Parla, Pacifici, a nome di tutti gli ebrei eppure non è la prima volta che colleziona figuracce e che si fa sconfessare. Nella sua visita a Roma Lieberman gli negò l’incontro definendolo “una zecca”.

Capita un po’ ovunque
Pacifici si è imposto ai suoi ma soprattutto ai media con la forza e con l’azione.
Il suo potere all’interno della comunità si fonda principalmente  sulla rappresentanza degli esagitati e perciò il clima in cui  emerge non può che essere quello dello psicodramma, dell’esaltazione e della tensione, stato d’animo in cui puntualmente cresce appunto il ricorso agli esagitati.
Dunque è un clima che non può non alimentare.
Pacifici si è imposto ai suoi ma soprattutto ai media con la forza e con l’azione.
Capita un po’ ovunque. Spesso anche tra di noi dove altri bulli esaltati e bori riescono muscolarmente ad appropriarsi di cerimonie e rituali per mandarli regolarmente in vacca.
E talvolta sono così stupidamente trinariciuti e gradassi da dar l’impressione di lavorare per qualcun altro. E’ come un malsano gioco di specchi.
Questa tipologia umana è un sintomo di questi tempi.
Il vecchio Rabino Toaf, per esempio, lui che quegli anni li visse tutti, aveva tutt’altro atteggiamento rispetto a Pacifici perché aveva quantomeno tutt’altra educazione ed era vissuto in un mondo meno virtuale e con molte meno facilitazioni. Tutt’altra autenticità.

Deriva
Viviamo in un’epoca  completamente alla deriva in cui le Idee, scadute in ideologie sono poi divenute slogan. Ci troviamo in un momento in cui  l’identità si ottiene per negazione (uno è fascista perché ci sono gli antifascisti, uno è berlusconiano perché ci sono gli antiberlusconiani, la comunità ebraica è unita perché c’è l’antisemitismo). Vaghiamo in una società farcita di presenzialismo e delega in cui alla fine nessuno si prende le proprie responsabilità (ed ecco come sia accaduto che, a scendere,  dal Papa ai sindaci al prefetto, siano stati proprio gli ignavi illustri a rendere insolubile la questione funeraria di Priebke provocando un imbroglio di cui non sono riusciti a venire a capo. Né potevano farlo perché di capo non ne hanno).

A ognuno il suo
Questa è l’epoca che ha visto sfilare i Fini e gli Alemanno, i Ferrero e i Casini a rappresentanza di gente con cui avevano in comune più niente che poco.  E’ quella in cui per trovare uno sceriffo terribile si è dovuto ricorrere a un Monti qualsiasi.
Questa è un’epoca in cui i fascisti non sanno in chi riconoscersi e i comunisti nemmeno visto che sono ben pochi ad allinearsi ai voleri delle minoranze bolsceviche che agiscono intorno a Napolitano.
Che i democratici siano costretti ad essere rappresentati in pubblico dalla Boldrini e gli ebrei da Pacifici mostra a che punto siano caduti tutti.

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