domenica 12 Aprile 2026

Gli dei giocano a dadi

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e frantumano le certezze degli uomini

Il dramma ucraìno ha se non altro un risvolto positivo e in qualche misura divertente: è stato e rappresenterà una lezione di vita.
Noi uomini di oggi non abbiamo più orizzonti precisi perché non viviamo più secondo natura e nei modi più elementari e genuini. Quindi, per farci un’idea, per trovare una bussola, ricorriamo a costruzioni mentali; non necessariamente prive di senso, ma sempre e comunque costruite mentalmente e non sul piano tangibile. Sono ideologie: non idee o esperienze.
Per noi uomini d’oggi, tutto è chiaro.
Ad esempio sappiamo chi è il buono e chi è il cattivo. Non è lo stesso per tutti, anzi per molti il cattivo è il fascista o il totalitario. Per noi lo è l’occidente nel suo insieme. E lo è (o lo era?) la democrazia.
Tutto è facile da identificare in questo scontro di civiltà.
Anche gli schemi sono semplici. In occidente, noi ne siamo fermamente convinti, la classe dirigente inganna e disinforma il popolo; quindi ne deduciamo che altrove i popoli sono più liberi e partecipativi. Anche se, magari, fuori dal nostro “paradiso” infernale le condizioni di vita e la dignità umana sono così mal considerate che non riusciremmo a sopportarle per più di due minuti. Eppure, visto che “geopoliticamente” la Cina è avversaria degli Stati Uniti (il che resta tutto da provare), allora c’è chi arriva a dedurne che chi difende il Tibet è un servo del Pentagono, e così via. Tutto semplice, sulla carta.

Quello che non ti saresti mai aspettato
Sempre sulla carta i popoli non si rivoltano mai.
Perché qui sono ingannati e lì, in qualunque lì che non sia qui, non possono avere motivo di farlo, quindi a infiammare le piazze sono solo e sempre dei contractors dei venduti.
Poi scopri che non tutto va come lo avevi incasellato.
Che tra i nostri “salvatori” (posto che si siano mai messi in testa di salvarci) ci sono anche dei tiranni, anche dei cani rabbiosi, anche degli stupidi repressori di folle.
Scopri che il popolo, quello a cui ci rifacciamo, e la sua vocazione alla rivoluzione nazionale, talvolta confligge con lo schema che ci siamo prefigurati.
E scopri che i nostri, quelli che si rifanno agli stessi miti, agli stessi simboli, agli stessi programmi a cui sosteniamo di rifarci noi, stanno con il popolo, contro le forze repressive.
Solo che, visto che le forze repressive nel nostro schemino sono con noi, allora andiamo in confusione.
E che facciamo allora? Cosa scegliamo: di allearci con l’odiato occidente per restare a fianco dei nostri fratelli e di un popolo orgoglioso e scoprirci improvvisamente antirussi?
Oppure liquidiamo il popolo in lotta e i fratelli in armi come servi dell’occidente e battiamo le mani alle guardie che sparano sul popolo o a un esercito invasore che lo schiaccia?
Come la mettiamo la mettiamo, una cosa è certa: la realtà ha messo in profonda crisi ogni costruzione che ce ne eravamo fatti e ci mette di traverso rispetto alle cose.

Gli dei e noi
Potrebbe essere persino salutare: questo potrebbe insegnarci a recuperare il senso del reale che non è scritto su un foglio di carta; farci capire che molto nella vita e nella storia risiede nel volontarismo, nell’improvvisazione, nell’istinto e nella natura.
Come dicevano a suo tempo gli squadristi, ha poca importanza cosa si farà, se monarchia o repubblica, se ordine o disordine, l’importanza è che lo facciamo. Si chiama autenticità.
Che poi si colleghi con una linea logica e con una visione d’insieme è altrettanto importante, però senza la prima la seconda non esiste. E non viceversa; mai viceversa.
Gli dei giocano a dadi e non rispettano i nostri programmi.
Stavolta il dado ha scombussolato il nostro tavolo e ci pone ad un bivio: con il popolo o con i tiranni; con i camerati o con la crociata antifascista; ma anche: con Usa, Gran Bretagna e Israele o con l’est.
Stavolta ci è chiaro che i teoremi non funzionano e abbiamo una scelta tra due sole possibilità.
Cedere e, cedendo, forzare la realtà, mistificare e odiare comunque – dall’una o dall’altra parte – colui a cui dovremmo invece tendere la mano, oppure essere interi e continuare a procedere per l’et et. Per affermare una terza posizione che superi le logiche anguste della strategia duale della tensione. Che nello specifico, almeno da parte mia, significa essere con Pravy Sektor e augurarsi che prevalga; essere con Kiev e sperare che lì non soccomba la linea che diffida dell’ovest e che si sente legata nel sangue ad est, in particolare proprio con i russi.
Altro è farsi rispettare e non mettersi in ginocchio, altro è diventare nemici giurati dei russi. Il che è ancora evitabile, anche e soprattutto per ragioni profonde, che stanno nel gene e che sono le stesse che hanno spinto il popolo alla rivolta.
Si può, e possiamo arrivarci anche noi se si acquisiscono al contempo empatia e logica protagonista, accantonando quella del tifo.
Nel frattempo però gli dei ridono di noi e delle nostre frantumate certezze e già questo è un buon segno.
Magari ci stanno costringendo ad uscire dai nostri recinti e dai nostri rifugi per riprendere ad essere veri. Forse. Ma questo non dipende più da loro, dipende da noi.

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