martedì 14 Aprile 2026

La maledizione di Valle Giulia

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Corsi e ricorsi di spiriti attivi e passivi

Ucraìna. Comprendo che alcuni non riescano proprio a capire.
Quarant’anni di emarginazione (venti dei quali però volontaria!) hanno reso le categorie del reale de tutto desuete e al loro posto sono subentrati i deliri d’identificazione protettiva e di conflittualità apocalittica. Si è venuta facendo strada la logica ultrabiblica del dualismo e del bene e del male, con tanto di Cattivo di turno. (Capovolgendo la Torah si resta nella Torah…)
E ovviamente, nelle semplificazioni, non ci si raccapezza più, se non facendo il tifo per un cavaliere che non c’è o che, se c’è, è maculato come tutti gli altri.
E’ un problema inaggirabile: chi non ha il centro in sé lo deve proiettare su di un immaginario.
Dunque, chi è afflitto se non addirittura affetto da questa fragilità, continua a replicare con beffarda polemica tirando in ballo gli interessi israeliani, occidentali e  finanziari e l’ineluttabilità del servilismo di Pravy Sektor. Con tanto di sprezzanti commenti sull’impurità, la demenza senile o il servilismo di chi, in numerosi casi, è in lotta davvero e da tempo immemore contro i mostri che per i nuovi predicatori sono solo concetti e ologrammi.

Non volevo tornarci su ma visto che si continua, volutamente e pervicacemente, a ignorare qualsiasi argomento esposto ed articolato per banalizzarlo in un tifo da derby, riepilogo esattamente il mio pensiero.
La vivacità dei popoli dell’est, rimasta intatta malgrado il comunismo o a causa di esso, e la loro sacrosanta e inestinguibile ostilità verso Mosca, ci offre due opportunità essenziali
1) quella di creare un fronte europeo alternativo, sul modello ungherese, che potrà godere dell’apporto ucraìno, polacco e baltico e darci una forte iniezione di vitalità e di naturalezza.
2) quella di fornire un potenziale geopolitico di raddrizzamento che si sviluppa come segue. L’apertura verso l’Europa dell’est passa materialmente tramite la Germania, qualunque sia il suo governo. Se la Germania finirà con l’essere la mediatrice da un lato tra i popoli dell’est e della Russia e dall’altro tra loro e l’ovest, si produrrà una dinamica riequilibratrice che potrà dare un soffio di vita e uno slancio ai nostri popoli e alla nostra civiltà.
Francamente, pur restando uno dei primi ammiratori di Putin (già nel 2001 suggerivo la nostra naturale alleanza) non vedo nessuna possibilità di raddrizzamento fondata su di un’aspettativa esterna (russa o altro) o su di uno scontro di civiltà tra poli contrapposti che in concreto non ha luogo e che, soprattutto, non interessa l’acclamato salvatore.
Il quale, d’altronde, sta tirando il massimo profitto dalla crisi ucraìna, una crisi che molto probabilmente ha contribuito a scatenare.
Il fattore inatteso (Pravy Sektor) può – ripeto: può – assumre un ruolo non indifferente nel prosieguo della crisi ucraìna. E non dimenticate che già dieci anni fa la trionfante rivoluzione arancione fallì miseramente perché non piacque agli ucraìni. Non possiamo dare per certezza assoluta che lo sviluppo delle cose sarà così scontato come lo sarebbe da noi, popoli dormienti come greggi.

Ma diamo pure per postulato il peggio. Perfino un governo di Bernard Henry-Lévy e Soros (che comunque si sarebbe prodotto senza Pravy Sektor e che se si produrrà non sarà a causa di Pravy Sektor) non potrebbe  cancellare il potenziale che si è venuto producendo in Ucraìna.
Perché la questione centrale è quella del potenziale e la visone delle cose dev’essere nella dinamica, nel divenire. Altrimenti si passa dall’aspirazione rivoluzionaria al manierismo o al paesaggismo.
Le minoranze, soprattutto se eretiche, possono e debbono intervenire con audacia superomistica, in qualsiasi caso, senza seguire gli schemi.
Chi non ha l’abitudine mentale all’interventismo, chi non è squadrista ma spettatore, ha difficoltà a comprendere l’abc della mentalità rivoluzionaria.
Mi ricordo del ’68 quando i tifosi  sputavano su Valle Giulia e davano ai camerati la patente di venduti al Kgb. Poi si sono fatti i poster con le foto di Valle Giulia…. Ora dalle pantofole il demone non è più il Kgb che anzi è divenuto un analogo dell’Ovra ma i meccanismi sono esattamente gli stessi.

 
Adesso io mi rendo conto che non posso pretendere da gente che non ha mai vissuto, intendo vissuto, una battaglia politica ma l’ha sempre immaginata e cristallizzata in ologramma, che abbia o che riesca a cogliere il senso delle cose, del loro divenire, della loro complessità e la gerarchia corretta dei valori della vita.
Potrei però pretendere (o meglio auspicare che essi pretendano da loro stessi) una  sobria umiltà e possibilmente l’accantonamento di una mentalità che pur senza dichiararlo si vuole ortodossa e antisemita ma che, a guardarla da vicino, il meno che si possa dire è che non è l’una nell’altra; anzi è una caricatura di quel che vorrebbe esorcizzare.
Potrei ma non m’illudo.
Non m’illudo neppure che terranno conto di quanto affermo e che non provino a confutarlo distorcendolo da capo a piedi, com’è consono a qualsiasi ortodossia biblica e monoteistica, anche quando s’ignora.
Si tratta di un meccanismo automatico e semplice semplice, insito nelle ortodossie bibliche e nei loro surrogati inconsci.
Esse, per costruzione interna, non possono mai fare i conti con la realtà che le costringerebbe a mettersi in discussione e per forza di cose devono trasformarla per riproporla nell’immobilità del disegno privo di prospettiva. Non potrebbero fare altrimenti per far trionfare la veridicità pietrificata dell’assioma esse devono distorcere in modo ingannevole e menzognero gli atti e i pensieri degli uomini.
La forza dominante della passività non può accettare l’attività senza fremere e senza abbandonarsi all’anatema e alla scomunica.
Rispetto all’eresia che illumina dal rogo esse si pongono a fiammifero.
Ma chi dà luce e calore è chi brucia sul rogo della propria vitalità, non chi accende i ceri su degli altari oscuri. 
La maledizione di Valle Giulia io continuo a rivendicarla e a proiettarla nell’avvenire.

 

 

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