
San Lorenzo: piangere con le stelle o ridere di cuore?
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Un cielo senza più false illusioni.
Alle quali però ci si continua ad aggrappare mentre si piange.
L’antagonismo internazionale? Il fronte anti-occidentale?
Una barzelletta.
Per certuni la guerra ucraìna sarebbe scontro est-ovest, sarebbe scontro popoli-capitalismo o anche lotta per la liberazione dalle oligarchie. Non si tratta per niente di qualcosa di simile: è una spartizione sulla via energetica da parte di una potenza (Russia) e una superpotenza (Usa) sulle spalle e sulle spoglie delle comunità etniche. Con un solo perdente, oltre a queste, l’Europa, e in particolare Berlino. Quella stessa Europa che la turbativa psichica dello scontro di civiltà vedrebbe nemica della Russia ma che semmai è vittima del cambiamento radicale del Cremlino.
La realtà è impietosa. Nelle relazioni di potenza, che sono da sempre e per sempre un insieme di concorrenza, rivalità, complicità e sinergia, da almeno tre anni in qua la Russia, che deve far fronte al suo interno a condizioni economiche, finanziarie e sociali disastrose, ha cambiato direzione e come sempre avviene in questi casi, quanto più ha scelto la strada del consociativismo tanto più ha alzato i toni dello scontro verboso, appunto per mascherare lo strappo prodotto.
Ma a chi vive di illusioni e di trip tutto va bene meno che aprire gli occhi. E’ il “Non è Francesca” di Lucio Battisti.
“Chi sta sbagliando di certo sei tu, no non può essere lei”.
Eppure è proprio lei. È proprio Mosca ad aver siglato accordi operativi strategici diretti con Tel Aviv e a aver dato il semaforo verde per l’eccidio dei palestinesi, come abbiamo più volte documentato. Ma tanto per tornarci su: http://www.israelmagazine.co.il/vladimir-poutine-je-soutiens-israel/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=vladimir-poutine-je-soutiens-israel&cb=010504138609394431
E’ proprio Mosca che ha firmato in Israele l’accordo operativo per l’attacco legislativo e politico contro i socialnazionalismi e che ha fatto schierare commandos speciali israeliani a fianco dei suoi mercenari nell’operazione d’intossicazione di “tensione alta = tensione yalta” a est di Kiev.
Ma non è finita qui. E’ sempre Mosca che ha fatto da garante perché i greco-ciprioti offrissero a Tel Aviv lo sfruttamento del loro gas sottomarino. E’ ancora Mosca che ha siglato lo scorso febbraio un’intesa con il generale e attuale presidente egiziano al-Sisi (quello che sta pappa e ciccia con Israele e che ha chiuso i tunnel ai palestinesi) per la fornitura di caccia da combattimento Mig-29M, sistemi di difesa anti-missili, elicotteri Mi-35, missili anti-nave, armi leggere e munizioni per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari.
E non è tutto; fin dallo scorso novembre la Russia ha negoziato la vendita di armi all’Arabia Saudita (essa!) per la modica cifra di 9 miliardi di dollari, armi che finiscono direttamente nelle mani dei tagliagole dell’Isis e dei maniaci del Califfato stermina-tutti (quelli, sì, loro).
Insomma Mosca ha preso il posto di Washington un po’ ovunque.
Ma “Chi sta sbagliando di certo sei tu, no non può essere lei”.
Il problema ovviamente non è Mosca , che nella geometria delle prospettive future resta da considerare seriamente, ma sono quelli che si foderano gli occhi di prosciutto perché non sono capaci di andare a letto con una donna che non vedano virtuosa e innamorata di loro.
Invece da uomini, se ce ne fossero ancora, instaurerebbero un rapporto virile con Mosca. Un rapporto che tra delusi, sconfitti, dissociati e sbandati proprio non c’è.
Il problema è il centro e l’asse: insomma il problema non è Mosca ma sei tu, perché il primo nemico sei tu.
L’antagonismo nazionale e popolare?
Una pietà.
Il nazionalpopulismo nostrano si è sciolto come neve al sole proprio mentre ovunque si condensa.
Ma si è sciolto qui prima che altrove perché qui, prima che altrove, si era manifestato ed era stato messo alla prova. Mancanza di consistenza, di Weltanschauung, di criteri, di selezione corretta, di consapevolezza del nemico, di programmi, di visione strategica. Ora è il caos dopo il crollo della Torre di Babele costruita da chi in cielo pensava di andarci a piedi e senza neppure esserseli lavati.
Non tanto meglio sta il nazionalpopulismo in giro per l’Europa dove, con l’eccezione di Alba Dorata, non c’è radicamento di contropotere ma soltanto cavalcamento dell’onda psichica degli scontenti. Con quali programmi e prospettive? Prendere voti e soldi. E poi? E poi niente: ci penserà il dio di Mosé a inviare la salvifica manna.
E così s’inseguono le tentazioni finiane e alemanniane: lo ha fatto il Vlaams Belaan, lo hanno fatto gli austriaci, lo fa il Front National: tutti verso una Rue de la Scrofa nella speranza che il disagio comune permetta agli “antagonisti” di banchettare un po’ meglio, insieme con le segretarie, a casa e a Bruxelles.
Che si fa per il popolo? Niente: s’insulta Bruxelles, si urla contro l’Euro, si addita la finanza in un ventaglio di accuse che variano tra il corretto e il qualunquista ma che, soprattutto, non forniscono risposte nell’hic et nunc ma soltanto aspettative che variano tra l’Apocalisse e l’Arrivano i nostri.
Non ritornerò a infilare il coltello nella piaga su quanto tutto questo sia manovrato dalla City; alla fin fine, tra tutti, questo è il male minore. Il principale è sempre lo stesso: mancanza di centro e di asse e quindi della volontà e della disponibilità a muoversi, affondando le mani nel fango, senza aspettare sovvenzioni e sponsor, nell’hic et nunc. Eccezione: Alba Dorata.
Perfino se ci si lasciasse ipnotizzare nell’anti-euro e nell’anti-europeismo si potrebbe fare qualcosa. Sarebbe qualcosa di errato ma anche nelle scelte errate si può aprire una bella rotta. Il guaio è che qui ci si affida ai flutti, dimentichi che Poseidone non ama gli inerti e che si naufraga, tutti, tranne gli escrementi che galleggiano.
La salvifica reazione del popolo che si sveglierà?
Un’overdose.
L’Argentina è al suo secondo default e lo ha deciso un giudice americano, così come tutte le nostre crisi le decidono le agenzie americane di rating e gli speculatori angloamericani. (ma noi ce la prendiamo con Bruxelles e Francoforte…). La prima volta gli argentini, che a differenza nostra non si suicidano per disperazione, scesero in piazza con i fucili e scoprirono con raccapriccio che non sapevano su chi dovevano sparare.
La Grecia è stata inginocchiata, si è ribellata, perché i greci si ribellano anziché piagnucolare al bar. Hanno votato in massa contro la trojka; Alba Dorata e Tsipras. Hanno costruito contropotere e autonomie e hanno retto l’impatto. Le previsioni vedono in futuro la Grecia meno peggio di noi ma anche perché così è stato deciso altrove. Neppure la forza greca è stata in condizioni di scalfire lo strapotere del Grande Fratello.
Da noi, De Bortoli, prima di essere licenziato, ha scritto sul Corriere della sera che Renzi non sa di cosa parla, che sarà obbligato a mettere le mani nei conti bancari degli italiani con un prelievo forzoso ma che non basterà; tra pochi mesi faremo default, saremo commissariati e interverrà la trojka. Finiremo quindi peggio della Grecia.
Per fare la rivoluzione? No.
Perché la Lega o qualche partito di estrema destra prenda voti? E chi se ne frega?
Per fare contropotere? Ne dubito molto. Quello sì che sarebbe un salto di qualità. Ma qualcuno lo compirà? O passeremo il tempo a dirci che domani…
Il problema è il centro e l’asse: insomma il problema sei tu, perché il primo nemico sei tu.
San Lorenzo,
io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Siamo stati messi impietosamente a confronto con tutti i feticci che ci eravamo creati. Dal fronte antagonista al liberatore Putin, dai partiti nazionalpopulisti alla rivolta popolare.
Siamo soli, orfani e senza davvero più nulla. A nessuno servirà continuare a dirsi e a strillare per poi farsi forza dell’eco della propria disperazione, che non è Francesca, perché si tratta proprio di lei. E’ Francesca e ti ha accannato bello mio! Quando avrai smesso di fare lo struzzo non ti resterà che piangere come il cielo stellato di questi giorni.
Invece di piangere, io gioisco.
Perché gli imperativi si stanno imponendo da soli e per quanti giri di capoccia e di budella tu dia, alla fine a quelli dovrai rispondere.
Eccoli qui, lapidari ed eterni.
Rimboccarsi le maniche. Fare perno su di sé senza nessuna protesi psicologica e nessun parassita che ti succhia energie; ripartire dallo stile e dal fare sistema (che oltretutto abbatte i costi e moltiplica le possibilità); affrontare idealmente, esistenzialmente e filosoficamente la riaffermata precarietà della vita nella prospettiva nicciana della nuova aristocrazia, povera ma libera dalle schiavitù delle necessità e nella consapevolezza jungeriana del passare al bosco, non politicamente ma come relazioni nei confronti del leviatano. Rispondere all’eteronomia con l’autonomia, all’illusionismo con il disincanto di chi è incantato da sé e mai dalle sirene, preparare e allargare il contropotere.
Hic Rhodus hic salta. E salutateci Francesca!
San Lorenzo: il tuo pianto di stelle è finalmente la gioa del mio serenissimo sole.
Con le stelle cadono i golem e l’aria si fa più pulita. Si dovrà lottare di più, anzi: si dovrà infine lottare. Che vuoi di più dalla vita?

