martedì 14 Aprile 2026

Il centenario che stiamo per celebrare

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rischia di essere un volgare insulto

Il nostro (intendo degli Italiani) Centenario della Grande Guerra inizierà l’anno veniente. Ma le avvisaglie non sono confortanti. La guerra (ogni guerra) è un’esperienza terribile, e non augurabile, tanto che l’epos greco ci dice che gli stessi eroi omerici non volevano partire per Troia: Ulisse si finse pazzo, Achille se ne stava travestito da femmina a Sciro… La guerra è piena di capi politici e militari che disprezzano la vita umana, quella dei propri soldati prima ancora di quella dei soldati nemici, è piena di atti disumani neanche necessari, è piena di gente che non regge al fronte e diserta, che si arrende quando non dovrebbe, o esce fuori di testa. Ma è piena anche di sacrifici accettati con pazienza, di atti semplici e straordinari di coraggio, di gesti di umanità verso i propri compagni e verso lo stesso nemico, e di gesta che decidono dell’onore di un popolo di fronte agli altri popoli e alla storia. Ora, sembra che per molti in Italia il Centenario debba essere solo la celebrazione del disertore, dell’arreso, del matto di guerra. Il ragazzo di questa lettera non ne sarebbe contento.

“Carissimo papà, per te purtroppo non sarà un Natale allegro, io voglio invece che la mia lontananza non ti apporti tristezza; ricordati che per un buon soldato non v’è miglior Natale che quello passato faccia a faccia con il nemico…”, Ermes Aurelio Rosa. Ragazzo del ‘99. Aspirante Ufficiale M.A.V.M. dell’VIII poi del VI e del XVIII Reparto d’Assalto. (Ermes Aurelio Rosa, Arditi sul Grappa, VI, 2011)

Motivazione della medaglia d’Argento al Valor Militare

ROSA Ermes, da Iseo (Brescia) aspirante ufficiale 18° reparto assalto – Con ardente entusiasmo, coraggiosamente slanciavasi all’attacco di un forte caposaldo. Superati a viva forza i reticolati nemici, strappandone con le mani i grovigli, piombava sulla posizione contesa, e ne affrontava in accanita lotta corpo a corpo i difensori. Il giorno successivo in un nuovo aspro assalto di altra posizione, dava ancora prova del suo mirabile valore. Ferito e contuso alla testa, non abbandonava il proprio posto di combattimento, condividendo con i compagni sino all’ultimo le dure vicende di tre giorni di lotta. – Monte Pertica (Monte Grappa), 25-27 ottobre 1918. 

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