
Assurdo fuori programma nel campo di Auschwitz per Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, Fabio Perugia, portavoce della stessa Comunità, il giornalista David Parenzo e due tecnici del programma televisivo “Matrix”, Gaetano Mazzarella e Matteo Raimondi. Rimasti chiusi nel campo di concentramento dopo la registrazione di un servizio televisivo regolarmente autorizzato, nel tentativo di uscirne sono stati bloccati dalla polizia polacca e tenuti per ore in stato di fermo. La vicenda è stata risolta dopo diverse ore con l’intervento dell’ambasciata italiana in Polonia e della Farnesina.
“Siamo bloccati da ore”, ha detto Pacifici raggiunto telefonicamente. “Dopo tre quarti d’ora al gelo abbiamo cercato di uscire e siamo stati fermati dalla polizia”, ha aggiunto Fabio Perugia.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti i rappresentanti della comunità ebraica romana, il giornalista e la troupe sono stati lasciati soli dai custodi che si sono allontanati. Dopo aver atteso il gruppo ha cercato di venir via, forse da un’uscita non autorizzata. Qui sono stati fermati dalla polizia che li ha trattati come dei criminali, portati al commissariato locale e tenuti in stato di fermo per parecchie ore prima di poter ripartire per Roma.
Pacifici e Parenzo hanno definito la vicenda kafkiana. “Certamente non si tratta di un’azione antisemita ma piuttosto – ha spiegato il presidente della Comunità ebraica di Roma – di una falla nel campo. Chiaramente la struttura non è protetta, come dimostrano le finestre aperte”. “Non è stato un episodio piacevole – ha aggiunto – anche perché accaduto nel luogo in cui sono morti mio nonno e mia nonna. Mi ha dato fastidio emotivamente tanto che ho detto ai poliziotti: ‘O mi arrestate o mi lasciate libero perché sono profondamente turbato’. Una storia surreale”.