
Forse Dio non gioca ai dadi ma il Tesoro gioca d’azzardo?
Narrano ministri e solerti cantori di regime che lo Stato italiano è avviato su un sentiero di risanamento grazie al risparmio sulla spesa per interessi generato dalla discesa dei tassi.
Quello che costoro omettono di raccontare è tuttavia che buona parte di questi risparmi sarà vanificata da operazioni su strumenti finanziari derivati (Derivatives) effettuate dal Tesoro1 negli ultimi anni.
In base a un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) operazioni su derivati darebbero infatti luogo a una minusvalenza monstre stimata in 42 miliardi di Euro al 31 dicembre 2014.
E’ presumibile che, visto l’andamento dei tassi da dicembre a oggi, la perdita sia ancora superiore. In particolare è la minusvalenza di 9 miliardi su 19,5 miliardi di controvalore di swaptions a destare perplessità.
Inoltre non è desumibile quale sia l’ammontare delle perdite degli esercizi precedenti, perdite analoghe per modalità o importo a quella che ha scatenato un pagamento di 2,5 miliardi di euro nel 2012 per un’operazione con Morgan Stanley.
Cosa è accaduto?
Il Tesoro dichiara di essersi protetto da oscillazioni dei tassi di interesse, ed è quanto ogni soggetto avverso al rischio dovrebbe fare.
In base al Teorema di Von Neumann-Morgenstern un soggetto avverso al rischio compra opzioni, pagando un premio certo, per tutelarsi da rischi di perdite. Il comportamento è lo stesso di quello messo in atto da ogni buon padre di famiglia che paga il premio di assicurazione per proteggere la propria casa contro il rischio di incendio e di calamità naturali, eventi poco probabili ma devastanti nel caso in cui dovessero verificarsi.
Il funzionamento delle opzioni, in questo senso, è simile a quello di un’assicurazione.
L’operazione contraria, la vendita di opzioni, a nessuna persona di normale prudenza verrebbe nemmeno in mente; sarebbe come incassare un premio di 1000 euro per assicurare la casa del vicino del valore di 200 mila euro: finché tutto va bene incassiamo il premio, ma se la sua casa va in fiamme dobbiamo risarcirgli 200 mila euro e siamo rovinati.
Un soggetto avverso al rischio dunque compra opzioni, e mai le vende.
Se un soggetto vende opzioni incassa il premio derivante dalla vendita ma si espone a rischi potenzialmente infiniti di perdita finanziaria: si tratta di un soggetto propenso al rischio o, in altri termini, di un giocatore d’azzardo.
Ebbene, il Tesoro ha comprato opzioni (in particolare swaptions) e ha in questo modo posto lo Stato italiano al riparo dai rischi finanziari o le ha, al contrario, vendute, mettendo a repentaglio il bilancio dello Stato?
In base al documento non è dato sapere, ma la quantificazione e l’andamento della minusvalenza (oltre 9 miliardi di perdita su 19,5 miliardi di controvalore) lascerebbero intuire il profilo di una vendita di opzioni, attività, si ricorda, dei soggetti propensi al rischio e dei giocatori.
C’è forse qualcuno che gioca d’azzardo con i risparmi del popolo italiano?

