mercoledì 15 Aprile 2026

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Un No molto diverso per il referendum greco

Se fossi greco domenica voterei NO.

Voterei NO pur sapendo che si tratta di una tragica pagliacciata destinata, in un modo o nell’altro, a peggiorare la realtà. Ma non potrei votare SI perché significherebbe avallare una condizione di schiavitù e non credo che lo farebbe neppure un ilota.

Osservando dunque da fuori, da elleno-romano, auspicherei una sconfitta di misura del NO per togliermi di mezzo Tsipras, Syriza e il circo graeculo e perché nel dramma successivo potrei contare su Alba Dorata.

Da europeo. Dunque da elleno, da romano, da germano e perfino con l’ingenuità del celta, non accetterei la logica dominante dello scontro Trojka-Grecia perché è doppiamente falsato.
Da un lato in quanto Tsipras, Syriza e il circo graeculo non rappresentano che alcuni interessi parassitari, nel nome dei quali vanno a colpire i generali, e perché rispondono a delle centrali cosmopolite anti-europee, Dall’altro perché la Trojka, con tutti i poteri che ha, rappresenta pur sempre un compromesso. Un compromesso nel quale la Germania, per la sua energia traboccante e per la sua forza diplomatica, organizzativa e industriale, è sempre la sola in grado di esprimere una voce politica unificatrice e quindi è indicata da tutti come la responsabile ma non è essa a decidere tutto. In minoranza nella Bce, dove spesso la Bundesbank è costretta a piegarsi, sconfitta nell’Fmi e braccata dagli americani, la Germania, in Grecia come in Ucraìna, media, non comanda.
A sprofondare la Grecia nell’abisso sono state infatti le agenzie di rating, sono stati gli speculatori, sono stati gli operatori del dollaro e della sterlina.

L’eccezionalità referendaria di domenica in Grecia con tutta probabilità andrà a vantaggio della Trojka – anche e soprattutto in caso di vittoria del NO – e in ultima analisi mirerà a ridurre ulteriormente l’influenza tedesca in Europa a tutto vantaggio degli Usa, dell’Inghilterra e poi della nostra terzomondizzazione e quartomondizzazione, esiti scontati nelle scelte anti-tedesche che si continuano a propagandare in modo scriteriato soprattutto dove si dovrebbe fare l’opposto.
A meno che la mobilitazione non produca in Grecia effetti a catena che spostino la lancetta dal cupo tramonto verso l’aurora. 

L’alternativa auspicabile è che la Germania possa allora a pensare di scegliere, infine, un’alleanza organica con le economie più massacrate da quegli stessi speculatori che, dopo averle spogliate, ora si fanno censori della politica di austerità. Una politica che, effettivamente, non paga ma che qui a sud ha un suo perché, visto che abbiamo trasformato lo stato sociale nel paradiso dei falsi ciechi, degli stipendi d’oro accumulati, nel bengodi dei parassiti e che di una ghigliottina sul collo abbiamo proprio necessità.

In poche parole non sono  speranzoso per il referendum di domenica. Avvenisse in luoghi di addomesticamento avanzato, come l’Italia, non farei altro che vomitare fin d’ora. In Grecia però c’è ancora qualcosa di solido nelle fibre della gente e possiamo allora auspicare che ci sia un contraccolpo. Che i greci, affamati ma non umiliati,  dicano delle loro armi come delle loro libertà, non tanto ai tedeschi quanto agli americani, agli inglesi, ai cinesi, ai banchieri, ai democratici, agli europarlamentari, quel che Leonida disse a Serse: “venitele a prendere!”

E così, finalmente, faremo l’Europa Nazione. Con Atene, Roma e Berlino e senza la Lagarde, le Commissioni, le Boldrini, gli Tsipras e tutti questi Soros’ boys.

 

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